È davvero una bella notizia, una notizia che farà felici gli appassionati di leadership e chiunque voglia intraprendere un business etico e sostenibile. La versione in italiano del libro Buon Business del prof. Csikszentmihalyi è nelle librerie dal 27 Luglio scorso.

Per il sottoscritto e per il team di CapoLeader è il coronamento di un progetto che ci ha impegnati a fondo, che ci darà la possibilità di diffondere la filosofia nella quale crediamo ad una platea molto più importante. Con questo articolo vorrei condividere con te la storia di come Buon Business sia diventato realtà. Prima di farlo però ti voglio spiegare perché, per me e per gli altri membri di CapoLeader, il libro sia così importante.

Il titolo completo del libro è “Buon Business – La leadership, il Flow e la creazione del significato” e l’unione di questi 3 elementi è la chiave per dare la possibilità al mondo aziendale di contribuire al miglioramento della società attraverso il raggiungimento della felicità personale. Comprendere il concetto di Flow ci permette di raggiungere la piena realizzazione del nostro potenziale e di dare significato alla nostra vita.

La scoperta del Flow

Personalmente ho scoperto e formalizzato il concetto di Flow all’interno del mio percorso di formazione nel coaching, anche se dal lato pratico la mia vita ne era già molto ricca. Sport, hobby e gioco mi avevano esercitato a sperimentarlo. Era però una conoscenza non consapevole, sapevo viverlo e raggiungerlo, ma mai mi ero fermato a formalizzarlo a livello teorico/scientifico. Per approfondire mi sono soffermato sulla lettura di “Flow. Psicologia dell’esperienza ottimale” e ho colto qualcosa di geniale e arricchente, ma che ancora non sapevo declinare in ambito Business. In questo mi ha aiutato il secondo contatto con il Flow qualche anno più tardi. Nel corso della mia certificazione in qualità di Facilitatore Lego Serious Play mi è stato presentato come teoria scientifica alla base del metodo. “Quando le persone costruiscono con i mattoncini, entrano facilmente nello stato di Flow e questo le porta ad essere più coinvolte, presenti, creative e produttive”. In questa spiegazione avevo catturato il collegamento tra Flow e Business. Vuoi liberare il potenziale di un gruppo di lavoro? Metti le persone in Flow e lasciale agire. Il terzo e definitivo contatto, quello che ha completato la mia visione è avvenuto proprio leggendo Buon Business. Era appena iniziata l’emergenza sanitaria e tutti i miei progetti in presenza erano stati bloccati o posticipati, ero alla ricerca di uno strumento da poter utilizzare durante la pandemia e ho preso contatti con Zad Vecsey uno dei fondatori di Aleas Simulation per valutare Fligby. Zad mi ha suggerito di leggere Buon Business per comprendere la filosofia che stava alla base del gioco. Ovviamente ho provveduto con la versione in inglese e sono rimasto completamente sedotto dalla potenza del contenuto del libro. Si univano i puntini: leadership, flow e creazione del significato; si delineava un modello di leadership completamente innovativo basato su pieno coinvolgimento, sviluppo del potenziale umano, etica e sostenibilità aziendale. La leadership che promuove il Flow è un modello che fornisce un’alternativa al modo tradizionale di gestire gli affari e sposta il focus sulla qualità dell’esperienza lavorativa. Un buon leader deve principalmente preoccuparsi di rimuovere gli ostacoli al Flow e permettere alle proprie persone di esprimersi al meglio e trovare godimento interiore in quello che fanno.

La storia di Buon Business

Quando ci si innamora di un approccio filosofico e lo si trova vincente si vorrebbe urlarlo al mondo intero per permettere a chiunque abbia l’ambizione di essere leader di poterne trarre giovamento. Immediatamente ho deciso di cercare di mettere a disposizione dei miei clienti una versione in italiano. La cosa, tra l’altro, era possibile già nel 2008 quando il Sole 24 Ore aveva pubblicato la traduzione italiana. Mi sono messo in moto per recuperare quante più copie possibili da condividere con gli altri futuri membri di CapoLeader e con i clienti che apprezzavano l’approccio di Fligby. Le mie speranze sono state gelate velocemente, ho reperito 3 sole copie del formato cartaceo (non era prevista una copia formato Kindle). Ho preso il telefono in mano e ho cercato di sollecitare l’editore a fare qualcosa, ma tutto fu vano, “il libro non risulta di interesse per il pubblico italiano, non prevediamo di fare ristampe….”

Le mie speranze di condividere la leadership che promuove il Flow attraverso il libro sono state facilmente infrante. Dovevo trovare il modo per poterlo ripubblicare. Circa un anno fa è arrivata l’opportunità che stavo cercando. Insieme a Marco Diodato, un altro fervente entusiasta del Flow nel team di CapoLeader, abbiamo organizzato un evento sul Flow e, fornendo la bibliografia ai partecipanti, abbiamo citato Buon Business preavvisandoli che fosse disponibile solo in inglese. È stato così che Teresa Tardia, una coach che partecipava all’evento mi ha preannunciato: “Conosco la persona che fa al caso vostro…. so chi può far uscire il libro nella versione italiana è Michele Riva! Ti do il suo numero vedrai che è interessato”. Ecco ora posso dire; Grazie Teresa!

Michele Riva è il CEO di ROI Edizioni, e allora aveva da qualche mese pubblicato la versione italiana di “Flow psicologia della prestazione ottimale”, il libro che ha portato il Flow alla conoscenza delle masse. Ci ho messo veramente poco ad alzare il telefono e chiamarlo, con la chiara sensazione che ero vicino al tanto ambito risultato. Michele è stato veramente gentilissimo e ha dovuto contenere il mio entusiasmo, “sai Stefano, io nel 2008 lavoravo per il precedente editore e ho curato la precedente edizione, però devo verificare lo stato dei diritti del libro, non so se qualcuno detiene ancora l’esclusiva per l’Italia. Ti faccio sapere.”

Sono rimasto in sospeso una settimana prima di sentirmi dire “ok Stefano, possiamo pubblicarlo! Visto che ci tieni così tanto e che sei così coinvolto con il contenuto del libro potrebbe anche valer la pena che ne scrivessi la prefazione,,,, che ne dici?” Ero completamente in estasi, non stavo nella pelle per l’entusiasmo, non solo ero riuscito a riportarlo in Italia, ma ne avrei scritto la prefazione…. WOW! Ora posso dire grazie Michele! Quando ho comunicato la notizia agli altri membri di CapoLeader il mio entusiasmo è stato veramente contagioso e il morale è andato alle stelle.

Mi sono preso un mese per scrivere la prefazione, in attesa della conferma ufficiale dell’acquisto dei diritti da parte di Roi Edizioni. Questa effettivamente tardava ad arrivare, ma si trattava solo di una formalità, perché avrebbero dovuto rifiutare?  È stato così che, dopo aver ricevuto l’ok da numerosi amici al quale avevo chiesto una mano per scriverla, ho inviato a Michele la prefazione in attesa di conferma. Era il 18 di ottobre, esattamente tre giorni prima che il Prof. Csikszentmihalyi mancasse. La notizia mi ha colpito profondamente. Ora era ancora più importante diffondere in Italia il suo approccio e dare rilevanza al suo ultimo libro, il suo testamento: definire come il mondo degli affari possa contribuire al miglioramento del genere umano e alla felicità individuale.

Ci siamo confrontati subito con Michele ed abbiamo capito perché la conferma alla vendita dei diritti tardava ad arrivare. Ora dovrà darci l’ok uno degli eredi, i tempi potrebbero dilatare. Ed in effetti c’è stato silenzio per diversi mesi….

Mi ero quasi rassegnato a dover aspettare a lungo ed invece nei primi giorni di giugno è arrivata la chiamata di Michele, “ci hanno dato i diritti! Noi ci siamo anche portati avanti, partiamo con la stampa a brevissimo, saremo nelle librerie a Luglio”

Il 27 luglio è uscito in Italia Buon Business e credo che il professore da lassù sia orgoglioso di noi!

Se ti è piaciuta la storia di come siamo riusciti a far uscire Buon Business? ora non ti resta che leggerlo!

La filosofia della Pura Vida e il Flow sono poi così tanto diversi? In questo articolo andremo ad approfondire cos’hanno in comune questi due approcci alla vita.

Ho da poco finito di leggere Pura Vida, un libro molto interessante di Gianluca Gotto, in cui viene presentata in modo semplice e chiara la filosofia di vita degli abitanti della Costa Rica.
L’espressione “Pura Vida” non viene solo usata come augurio, ringraziamento o saluto, rappresenta un vero e proprio stile di vita che può essere riassunta in sei pilastri.

I sei pilastri della Pura Vida

  • Primo Pilastro: Fiducia: verso se stessi e verso gli altri. Fiducia non vuol dire credere che tutto andrà sempre bene, ma non partire dal presupposto che tutto andrà male. Il modo migliore per raggiungere questa consapevolezza è non isolarsi. Appartenere ad una comunità ci permette di ricevere un supporto e un aiuto nei momenti di bisogno, ci aiuta ad abbassare le nostre difese ed aprirci agli altri. Noi possiamo contare sugli altri membri della comunità, ma allo stesso modo gli altri conteranno su di noi. Questo ci farà sentire sempre utili e importanti.
  • Secondo Pilastro: Passione: vuol dire vivere la vita con il cuore, godersi ogni istante, essere pienamente presente in quello che si fa. Bisogna godersi il processo senza aver paura dell’obiettivo finale. Per raggiungere questo stato è necessario pensare meno e vivere di più, abbandonando ansia, fretta e superficialità.
  • Terzo Pilastro: Lentezza: bisogna imparare a rallentare nella vita. La vita vissuta lentamente permette di godersi ogni sfumatura di colore. Vivere sempre di corsa ci proietta nel futuro, invece noi dobbiamo imparare a rimanere nel presente. La Pura Vida insegna a godersi il viaggio senza essere ossessionati dall’arrivare a destinazione.
  • Quarto Pilastro: Natura: coltivare un rapporto profondo con la natura ci aiuta a superare il senso di solitudine e paura che a volte proviamo. Riconnetterci con la Pachamama, ovvero la Madre Terra, con una passeggiata in un bosco, osservando il cielo stellato o fermandoci ad assaporare la sensazione del sole sulla nostra pelle, ci permette di sentirci tutti parte di qualcosa di più grande. Noi siamo parte del tutto, non siamo soli.
  • Quinto Pilastro: Semplicità: quando abbiamo dei problemi tendenzialmente iniziamo a pensare troppo, ci facciamo sopraffare dalle paranoie, dai rancori e dall’orgoglio dimenticandoci che spesso la soluzione si trova nella semplicità. Analizzando i nostri problemi ci renderemmo conto che la soluzione più semplice spesso è quella giusta. Inoltre, la Pura Vida ci insegna che ciò che ci rende più felice non è la ricchezza o gli oggetti materiali, ma la compagnia delle persone care e fare ciò che ci fa stare bene.
  • Sesto Pilastro: Spontaneità: così come la vegetazione continua a crescere ed espandersi ininterrottamente seguendo il flusso della vita, anche noi dovremmo imparare a seguire il moto della spontaneità e continuare a crescere. Per farlo dobbiamo superare le nostre resistenze al cambiamento che tendono a farci rimanere nella nostra comfort zone. Vivere con spontaneità vuol dire seguire il nostro cuore, fare quel viaggio che abbiamo sempre voluto fare e realizzare il nostro sogno nel cassetto. Potrà capitare di andare incontro a qualche fallimento e delusione, ma almeno il nostro cuore sarà libero dai rimpianti.

La semplicità, la spensieratezza e la passione che caratterizza i ticos, ovvero gli abitanti della Costa Rica, mi ha molto incuriosito. Ho scoperto che sono tra i popoli più felici al mondo, allora mi sono chiesta: è possibile vivere la Pura Vida anche qui da noi?

Lo stato di Flow

Secondo me è possibile vivere in modo felice seguendo i pilastri della Pura Vida anche senza mare caraibico, foreste tropicali e animali di ogni tipo (ovviamente questi aspetti aiutano molto!). Come?

Vivendo il più possibile nello stato di Flow.

Il Flow è uno stato mentale, ideato dal Prof. Csíkszentmihályi, in cui una persona si trova completamente immersa, concentrata e coinvolta in un’attività. Le sensazioni tipiche di questo stato sono piena felicità, benessere e godimento. Vediamo come possiamo associare alcuni degli elementi del Flow ai pilastri della Pura Vida:

  • Primo pilastro (Fiducia) – Bilanciamento sfide-abilità: se le difficoltà del compito che stiamo svolgendo sono in equilibrio con le nostre capacità, riusciremo ad entrare in Flow. Il Flow permette di migliorare le nostre performance in maniera significativa, raggiungendo delle prestazioni ottimali e donandoci un senso di appagamento e di fiducia in noi stessi. Se le sfide sono troppo elevate proveremo un senso di ansia e la fiducia nelle mie capacità sarà inferiore. Per tornare in equilibrio basterà abbassare il livello di sfida o aumentare le mie capacità.
  • Secondo pilastro (Passione) – Motivazione intrinseca: l’attività che svolgiamo è autotelica, cioè mi piace farla a prescindere delle ricompense che ne otterrò. Quando svolgiamo un compito con passione riusciamo ad apprezzarne ogni momento. Ciò che ci fa stare bene è svolgere l’attività stessa e non il suo completamento o il raggiungimento dell’obiettivo. Apprezziamo di più il viaggio rispetto ad arrivare a destinazione.
  • Terzo pilastro (Lentezza) – Distorsione del tempo: siamo abituati a riempire il nostro tempo di attività spesso inutili o poco soddisfacenti, controlliamo costantemente l’ora e programmiamo tutto nei minimi dettagli. Se non abbiamo niente da fare spesso accendiamo la televisione e trascorriamo il nostro tempo passivamente. Quando invece facciamo qualcosa in cui mettiamo la nostra attenzione e le nostre energie, proviamo un senso di felicità. Quello che proviamo in quel momento ci assorbe così tanto da non accorgerci del tempo che passa, non abbiamo bisogno di guardare continuamente l’orologio perché siamo in perfetta armonia, abbiamo trovato il nostro ritmo interiore. Questo ci consente di goderci ogni istante vivendo nel qui e ora.
  • Quarto pilastro (Natura) – Perdita della coscienza del sé: quando siamo in Flow abbassiamo tutte le protezioni che solitamente servono a proteggerci dal giudizio e dai pensieri degli altri nei nostri confronti. Ciò che è importante è la connessione profonda con ciò che stiamo facendo e ciò che ci circonda. Raggiungendo questo stato ci sentiamo parte del tutto, siamo in profonda armonia con noi stessi e con l’ambiente che ci circonda.
  • Quinto Pilastro (Semplicità) – Unione tra azione e pensiero/Attenzione focalizzata: quando siamo in Flow la nostra mente e il nostro corpo sono in perfetta armonia, ciò che con la mente immagino di fare, riesco a metterlo in pratica con il corpo. Questo è possibile mantenendo una piena concentrazione sull’azione che stiamo svolgendo. Quando si raggiunge questo stato tutto sembra semplice, i pensieri che ci distraggono spariscono ed esiste solo quello che stiamo facendo.
  • Sesto Pilastro (Spontaneità) – Senso di controllo: riusciamo ad avere il pieno controllo delle nostre azioni, sappiamo esattamente quello che serve fare e le nostre azioni fluiranno spontaneamente, passo dopo passo. Se non abbiamo la piena libertà di agire secondo la nostra volontà perché siamo controllati in modo rigido, difficilmente riusciremo ad entrare in Flow.

Come abbiamo visto ci sono molti aspetti in comune tra la filosofia della Pura Vida e il Flow. La chiave per raggiungere la felicità sembra essere quella di fare ciò che amiamo, mantenendo la nostra presenza nel qui ed ora e svolgendo con passione e in modo semplice un compito alla volta, e ricordandoci che la vita va presa con leggerezza. Vivere queste sensazioni anche sul luogo di lavoro è possibile ed è ciò che permette alle aziende di avere alti risultati e allo stesso tempo le proprie persone soddisfatte e felici.

Ridere, giocare, divertirsi sono gli ingredienti essenziali per raggiungere la felicità nella nostra vita privata e lavorativa.

 

Pura Vida a tutti!

 

Sara Cascio

Nelle scorse settimane abbiamo iniziato un viaggio che ci ha portato alla scoperta di molte lezioni presenti nei film. Oggi ci soffermeremo sugli insegnamenti di leadership nei film d’animazione e sulle importanti riflessioni che possiamo trarre da essi.

  1. KUNG FU PANDA:

    è la storia di Po, un panda pigro e pasticcione a cui piace molto mangiare, che lavora nel ristorante del padre, ma sogna di diventare un esperto di kung fu. Un giorno, in seguito a una predizione del saggio Oogway, viene indicato come l’eletto Guerriero Dragone, colui che salverà il villaggio dal nemico Tai Lung. Da quel momento Po viene affidato alla scuola di kung fu del Maestro Shifu. Dopo un percorso ricco di ostacoli e un duro lavoro su sé stesso, prenderà coscienza delle proprie capacità nascoste e grazie alla fiducia in se stesso riuscirà a salvare il suo villaggio.
    Quello che possiamo imparare da questo film d’animazione è:

  • Trasformare i propri punti deboli in punti di forza: il maestro Shifu, dopo numerosi fallimenti, riesce a trovare la chiave per allenare Po: il cibo. Po è corpulento e ama mangiare, usando il cibo come ricompensa per gli allenamenti, Shifu è riuscito a scoprire ciò che lo motiva e che quindi lo spinge a migliorarsi. Così come ha fatto Shifu, anche i leader in azienda dovrebbero cercare di capire cosa motiva i propri dipendenti, senza fermarsi alla prima difficoltà. Spesso ciò che consideriamo una nostra area di miglioramento può trasformarsi nel nostro più grande punto di forza.
  • L’ingrediente segreto non esiste: “L’ingrediente segreto è niente. Non esiste un ingrediente segreto. Non serve. Per rendere una cosa speciale devi solo credere che sia speciale” (vedi video sotto). Il padre di Po svela al figlio che la sua zuppa in realtà non contiene nessun ingrediente speciale come invece aveva sempre creduto Po. Questa riflessione lo porterà a prendere consapevolezza del fatto che per essere un vero guerriero non servono poteri speciali, bastava credere in se stesso. Ecco il motivo per cui nella pergamena, che doveva contenere il segreto per essere un vero guerriero, non c’è scritto niente, ma guardando dentro, Po vede solo il suo riflesso. L’ingrediente segreto siamo noi stessi, credere in noi è ciò che fa la differenza. Spesso ci dimentichiamo che il nostro potere è la nostra unicità.
  • Vivere nel presente: “Ti preoccupi troppo di ciò che era e di ciò che sarà; ieri è storia, domani è un mistero ma oggi è un dono. Per questo si chiama presente”. Preoccuparsi troppo di ciò che è stato e ciò che sarà ci distoglie dal vivere nel momento presente, ovvero la nostra unica certezza. Il passato può aiutarci ad imparare dagli errori, il futuro ci permette di fare progetti e migliorare la nostra vita, ma vivere nel qui ed ora ci permette di assaporare la vita in ogni suo aspetto.
  1. INSIDE OUT:

    Nella mente di Riley, una bambina di 11 anni, sono presenti 5 personaggi che rappresentano le emozioni di base della bambina e che l’aiuteranno ad affrontare le sfide e gli ostacoli della vita. Le lezioni che si possono apprendere dal film sono:

  • Tutte le emozioni sono necessarie: Gioia è il personaggio che ha assunto il ruolo di leader, coordina tutti gli altri e vuole avere il controllo su tutto e tutti. È così convinta di essere l’unica a poter mantenere uno stato di benessere in Riley da non accorgersi del valore che tutte le altre emozioni potevano portare per garantire la sopravvivenza e il benessere emotivo della bambina, in particolare della tristezza. Fin da piccoli siamo portati a ricercare la felicità evitando il più possibile la tristezza. Spesso durante il film, Gioia cerca di allontanare Tristezza dalla “postazione di comando” per evitare che Riley sperimenti quell’emozione. Solo alla fine del film capirà che Tristezza è necessaria nella vita della bambina e solo lei potrà salvare la situazione critica che si era creata. La tristezza infatti è stata una delle ragioni principali per cui Riley è stata felice per tutto quel tempo, assume quindi una funzione adattativa. Ogni emozione è fondamentale in un preciso momento della vita e ci aiuta a preparaci e proteggerci da una minaccia diversa.
  • Non puoi gestire tutto da solo: Gioia pensa di riuscire ad avere sempre tutto sotto controllo, ma nel momento in cui per uno sfortunato incidente viene trasportata fuori dal “centro di comando” le altre emozioni si trovano spiazzate e non sanno come gestire il lavoro. Senza di lei si sentono perse perché il messaggio che Gioia ha sempre trasmesso è che solo la sua presenza fosse fondamentale per la vita di Riley. Solamente quando Tristezza riuscirà a riportare a casa Riley e riunire la famiglia capirà che la persona migliore per gestire la situazione non è lei, ma Tristezza. La collaborazione tra i personaggi è la strategia vincente per aiutare Riley ad affrontare la vita. Le emozioni sono come un team di lavoro, ognuno ha il suo ruolo, ognuno ha i suoi strumenti e i suoi obiettivi, ma solo lavorando insieme e valorizzando le differenze di ciascuno si raggiungono i risultati migliori. Un buon leader sa di non essere sempre la persona adatta per risolvere ogni problema, per questo ha bisogno di un team di esperti che sappiano affrontare diverse tipologie di situazioni.
  • Le emozioni sono importanti per prendere le decisioni: siamo abituati a pensare che le migliori decisioni vengano prese razionalmente, lasciando fuori le emozioni. Invece, le emozioni sono essenziali nel processo decisionale. Non sono un ostacolo, ma rappresentano delle sentinelle che ci consentono di connetterci con noi stessi e fare scelte che ci facciano stare bene.
  1. COCO:

    racconta la storia di Miguel un bambino messicano che ama cantare e suonare la chitarra. Miguel vive in un paesino insieme alla sua famiglia di calzolai sulla quale aleggia una sorta di maledizione per la quale la musica è stata totalmente bandita. Per rincorrere il suo sogno si ritroverà a vivere numerose avventure nel regno dei morti, dove conoscerà i suoi vecchi parenti. Quello che possiamo imparare da questo film è:

  • Insegui il tuo sogno: Miguel ama fare musica, ma la sua famiglia vorrebbe che lui diventasse calzolaio come loro. Il bambino però sente di dover seguire il suo sogno e cercherà in ogni modo di realizzarlo senza aver paura di deludere le aspettative di chi ci vuole bene. A volte ci lasciamo condizionare da chi ci circonda su cosa sia meglio per noi, senza darci la possibilità di ascoltarci veramente per capire quale sia la nostra direzione. Questo può capitare ad esempio nella scelta del lavoro, amiamo fare qualcosa, ma scegliamo ciò che ci rende più sicuri e allo stesso tempo meno felici.
  • I grandi leader si assumono la responsabilità: Hector, il trisavolo di Miguel si è reso conto di aver commesso un grave errore durante la sua vita, ovvero aver scelto una vita da musicista lontano dalla sua famiglia. Dopo aver compreso di essere stato l’unico responsabile di questa scelta e aver capito quali fossero state le conseguenze delle sue azioni sulle persone che gli volevano bene, decide di chiedere scusa a chi aveva ferito. A volte ammettere i propri errori con umiltà può cambiare la situazione, come è successo tra Hector e la sua sposa Imelda. I grandi leader sanno che le proprie scelte hanno delle conseguenze e sono disposti a convivere con esse.
  • Lasciati ispirare: nonostante nella famiglia di Miguel non ci fosse nessuno capace di ispirarlo nelle sue attività musicali, il bambino non ha abbandonato il suo sogno e ha trovato una figura di riferimento dalla quale prendere spunto: Ernesto de la Cruz. Grazie ai suoi film e alla sua musica ha studiato ed è diventato esperto nel suo campo. Trovare una figura d’ispirazione può essere utile per iniziare il primo passo verso il proprio obiettivo. Dovremmo tutti cercare di essere di ispirazione per gli altri diventando la migliore versione di noi stessi.

imparare dai film d'animazione

  1. ONWARD:

    racconta l’avventura di due fratelli, Ian e suo fratello maggiore Barley, che vivono in un mondo magico e sono alla ricerca di una particolare gemma che gli consentirà di far tornare in vita il padre per un giorno. Il film è ricco di significati, vediamone alcuni:

  • La magia è fiducia: Ian scopre di essere uno stregone, ma è molto intimorito e ha poca fiducia in se stesso, quindi non riesce facilmente a far funzionare gli incantesimi che prova. Solo con la guida del fratello, che lo aiuterà a credere nelle proprie capacità, Ian riuscirà a sbloccarsi diventando bravo ad utilizzare la magia. La magia, come la fiducia è qualcosa che si apprende con il tempo ed è molto facile dissiparla, ma grazie al suo potere può essere un valido aiuto per risolvere ogni tipo di problema.
  • Ognuno ha i suoi poteri: Quando Barley ha provato a prendere in mano il bastone magico e formulare l’incantesimo non è successo niente. Quindi i due fratelli hanno pensato che fosse rotto. Dopo un po’ Ian ha fatto la stessa cosa, ma il bastone si è illuminato e lui è riuscito a fare la magia desiderata. Barley non aveva le giuste competenze, mentre Ian sì. Ognuno di noi ha dei punti di forza che gli consentono di svolgere efficacemente determinati compiti. Le competenze di Barley erano altre, il suo ruolo era quello di guidare il fratello grazie alla sua conoscenza della storia della magia. Ognuno di noi è diverso, ma allo stesso tempo essenziale. Spesso siamo convinti che tutti debbano sapere fare tutto, ma non è così. Abbiamo tutti abilità diverse e ognuno contribuisce al risultato con un ruolo diverso, è proprio questa la ricchezza del lavoro di squadra.
  • Ritrovare se stessi: per Ian il viaggio è stato utile per scoprire se stesso e le sue competenze e per superare le sue insicurezze. Per un altro personaggio, la Manticora, il viaggio è servito a ri-scoprire se stessa. Dopo molti anni in cui ha represso la sua natura, nascondendosi dietro un’immagine che non le apparteneva, con l’aiuto dei protagonisti riesce finalmente a ricordare chi era e ciò che la faceva stare bene, ritornando a vivere una vita che sente sua nonostante gli ostacoli che dovrà incontrare. A volte nella vita e nel lavoro può capitare di perdersi e allontanarsi da ciò che ci motiva e ci permette di vivere in modo soddisfacente. L’importante è rendersene conto e sapere che noi siamo gli attori della nostra vita, noi possiamo cambiare le cose e scrivere il nostro percorso.

 I film d’animazione possono rendere semplici dei concetti difficili, fanno ragionare e allo stesso tempo divertire. Quando ci si diverte si è aperti all’apprendimento e si è più propensi ad accogliere il cambiamento. Utilizzare questa tipologia di film nella formazione risulta molto efficace, proprio come succede nel caso di utilizzo di tecniche di gamification. Il film d’animazione e il gioco sono generatori di esperienze trasformative e il più delle volte generano l’esperienza di Flow, e come sappiamo, quando sperimentiamo il Flow siamo all’apice delle nostre prestazioni. In questo modo l’apprendimento risulta super efficace.

Ti vengono in mente altri insegnamenti di leadership nei film d’animazione che possano stimolare interessanti riflessioni? Scrivilo nei commenti.

 

Sara Cascio

Proseguiamo il nostro viaggio nel mondo cinematografico per scovare le lezioni di leadership (clicca qui per la prima parte) dai film con un altro film di successo, che ci aiuta a cogliere la differenza tra un leader evoluto e un pessimo leader:

 

Il Gladiatore

Numerose anche in questo caso le lezioni di leadership che possiamo apprendere:

  1. Usa l’autorevolezza non l’autorità. Nel film i due protagonisti principali sono Commodo che è l’imperatore e Massimo il generale romano diventato schiavo e gladiatore. Uno è il capo supremo di tutta Roma, con un potere immenso, che usa la sua posizione per comandare e guidare. Le persone lo seguono solo per la sua posizione, i benefici che può concedere o il timore di ritorsioni che potrebbe infliggere loro. La maggior parte delle persone lo segue per paura piuttosto che per lealtà. Senza la sua posizione non lo avrebbero mai seguito. Massimo, d’altra parte, non ha una posizione formale, è solo un gladiatore. Eppure, anche tra gli altri gladiatori è chiaramente il capo, gli altri lo seguono nel rispetto delle sue capacità, del suo onore, della sua autenticità. È fidato e rispettato.
  2. Guida con l’esempio. il film si apre con il personaggio di Russell Crowe, Maximus, sull’orlo di una battaglia mortale con i suoi soldati contro un nemico determinato. Fa un discorso commovente per motivare gli uomini, ma la visuale di Massimo che galoppa a cavallo ruggendo “Tieni la linea! Resta con me!” mentre guida le sue truppe in battaglia, chiarisce che Massimo non avrebbe mai chiesto ai suoi uomini di correre un rischio che non era disposto a correre lui stesso. Commodo, invece, si presenta intenzionalmente dopo che la battaglia è stata vinta e non c’è più alcun pericolo. Si finge sorpreso: “Mi sono perso? Ho perso la battaglia?“.
  3. Lavora per l’organizzazione non per te stesso. Dopo la sua vittoria finale, quando Marco Aurelio gli chiese: “Come posso premiare il più grande generale di Roma?” Massimo risponde semplicemente: “Lasciami andare a casa“. L’imperatore risponde: “C’è un altro dovere che ti chiedo prima di tornare a casa. Voglio che tu diventi il ​​protettore di Roma dopo la mia morte… accetterai questo grande onore che ti ho offerto?” Dopo una pausa pensierosa Massimo risponde: “Con tutto il cuore, no“. Marco Aurelio prende delicatamente il viso di Massimo tra le mani, lo guarda profondamente negli occhi come farebbe un padre amorevole con il suo figlio prediletto e dice: “Massimo, ecco perché devi essere tu“. I grandi leader assumono il ruolo di leader quando credono che sia ciò che è meglio per l’organizzazione. Non è ciò che è meglio per sé stessi. Paradossalmente non cercano di essere il capo, sono riluttanti al potere perché riconoscono che la posizione di leadership è al tempo stesso un privilegio e un peso. Commodo brama il potere, fa politica, trama, manovra le persone solo per raggiungere il vertice e solo per sé stesso.
  4. Il team è più forte dell’individuo. Massimo alla prima battaglia nel colosseo dice al suo gruppo di gladiatori: “Qualunque cosa venga fuori, abbiamo maggiori possibilità di sopravvivenza se lavoriamo insieme“. Le parole chiave qui sono “lavorare insieme”. In diverse scene organizza i suoi uomini sul campo di battaglia, dice loro quando attaccare e quando mettersi al riparo. A un certo punto, devono sconfiggere nemici più equipaggiati di loro. I nemici avversari viaggiano su carri, hanno molte più armi e un ingiusto vantaggio nei confronti di Massimo e della sua squadra. Ciò non ferma la sua capacità di leadership. Ecco la potente lezione: non abbiamo sempre bisogno di più risorse, ma dobbiamo imparare a diventare più intraprendenti. Non abbiamo bisogno di più strumenti, abbiamo semplicemente bisogno di sviluppare di più le nostre capacità interne. L’efficacia di un leader sta anche nella sua capacità di prendere le risorse, prendere tutto ciò che gli è stato dato e trasformarle in un capolavoro. Non concentrarti sulle risorse che non hai, ma concentrati sul diventare più intraprendente con ciò che hai. Non puoi farcela da solo. Ci vuole una squadra per superare gli ostacoli, battere la concorrenza e ottenere risultati sorprendenti. Puoi assicurarti successo e importanza solo quando hai sviluppato la tua squadra verso la grandezza.

Coach Carter

Anche questo film narra una storia collegata con lo sport, vengono narrate le vicende di Coach Carter, un allenatore di pallacanestro che deve guidare una squadra di ragazzi nello sport come nella vita.

  • La leadership non è una gara di popolarità. L’allenatore Carter vuole cambiare la vita delle persone nella squadra di basket e crede di conoscere l’approccio migliore per farlo. Inizialmente questo non lo rende popolare tra i giocatori poiché chiede loro di firmare contratti sul loro comportamento come giocatori, studenti e uomini. Ma sa che è nel loro interesse e alla fine lo avrebbero ringraziato. In quanto leader, uno dei nostri ruoli è quello di guidare il cambiamento e il miglioramento, spesso ciò comporta il cambiamento della cultura. Le persone sono spesso resistenti a questo tipo di cambiamento e, mentre cerchiamo di portare avanti le nostre idee, questo può renderci impopolari. Ma dobbiamo mantenere la rotta, non dovremmo mai cercare di sottrarci al compito o diluire ciò che stiamo cercando di ottenere solo per essere popolari.
  • Dobbiamo spingere le persone fuori dalla loro zona di comfort. la squadra ha il talento, ma non ha la capacità di utilizzarlo al meglio. Aumentando significativamente la propria forma fisica migliorano il record di 4 vittorie e 20 sconfitte, nella stagione precedente, fino a rimanere quasi imbattuti nella stagione successiva. Ciò ha richiesto loro di allenarsi più duramente di quanto non si fossero allenati prima, di lasciare le loro vecchie zone di comfort e crearne di nuove. Per portare le persone al livello successivo, abbiamo bisogno che escano dalle loro zone di comfort. Quando le persone rimangono nelle loro zone di comfort, manteniamo lo status quo.
  • Le persone possono ottenere molto di più se riusciamo a creare la giusta convinzione. L’allenatore Carter crede che con la giusta istruzione i suoi giocatori sarebbero stati in grado di sfruttare i loro talenti nel basket per ottenere borse di studio per andare al college. Questo può dare ai suoi giocatori la possibilità di una vita migliore. Il suo obiettivo è quello di creare questo desiderio, mostrare cosa possono diventare e poi come poterlo realizzare. Come leader dobbiamo aiutare le persone a raggiungere il loro pieno potenziale, anche quando questo non è pienamente visibile. Dobbiamo creare il desiderio, stabilire gli obiettivi, mostrare la strada e quindi aiutare a creare la convinzione nel team che sia possibile raggiungerli e quindi supportarli nel loro viaggio.
  • I leader devono prendere posizione. L’allenatore Carter crede che i suoi giocatori siano studenti e atleti, l’enfasi è però sullo studente prima di tutto. Quindi, quando i suoi studenti non riescono a raggiungere i livelli accademici che hanno concordato, annulla gli allenamenti e le partite di basket finché non raggiungono il livello richiesto. Questo crea un conflitto tra lui, i giocatori, i loro genitori e il consiglio scolastico, ma anche lui mantiene la sua posizione, impegnato in ciò in cui crede. La leadership può spesso richiederci di prendere una posizione, di sostenere le nostre convinzioni anche di fronte alle crescenti critiche, anche se potremmo essere una minoranza. Dobbiamo difendere le nostre convinzioni, essere fedeli ai nostri valori. La leadership non è mai stata pensata per essere facile e spesso richiede il coraggio delle nostre convinzioni per farcela.

Patch Adams

Quando si tratta di leader, è difficile trovarne uno paragonabile a Patch Adams. Aveva i suoi difetti come tutti i leader, ma le sue eccezionali qualità di leadership li oscurano nella maggior parte delle situazioni.  Ecco alcune delle lezioni di leadership che possiamo trarre dal film che narra la sua vita:

  1. Sii compassionevole. Le sue parole quando parla del suo approccio sono significative: “Quando curi una malattia, puoi vincere o puoi perdere. Quando curi le persone, ti garantisco, che tu vincerai, non importa quale sia il risultato.” La compassione alla fine conquista i cuori. La lezione per i leader viene proprio da questo aspetto, non occuparti di risultati e di numeri, occupati delle persone, prenditi cura di loro e falle star bene, in questo modo vincerai sempre. Le persone sono al centro di tutto dimostrare comprensione e compassione per loro le conquista.
  2. Scopri la tua vera missione. Patch Adams rielabora l’essenza del proprio lavoro e del proprio scopo e la presenta attraverso delle parole molto profonde: “Il lavoro del medico è aumentare la qualità della vita non semplicemente ritardare la morte”. Tutti noi possiamo riscoprire l’essenza profonda del nostro lavoro creando un senso di scopo e riuscendo a scoprire il nostro contributo verso un mondo migliore. Riuscire a trasmettere una mission profonda ai propri collaboratori è fondamentale per un leader che voglia ispirare e motivare.
  3. L’humor è l’antidoto per tutti i mali. L’allegria e il senso dello humor facilitano le nostre esperienze migliori: “L’humour è l’antidoto per tutti i mali. Credo che il divertimento sia importante quanto l’amore. Alla fin fine, quando si chiede alla gente che cosa piaccia loro della vita, quello che conta è il divertimento che provano, che si tratti di corse di automobili, di ballare, di giardinaggio, di golf, di scrivere libri. La vita è un tale miracolo ed è così bello essere vivi che mi chiedo perché qualcuno possa sprecare un solo minuto! Il riso è la medicina migliore.” Un buon leader apprezza la leggerezza in quello che fa, non è serioso e riesce a trasferire il buon umore in chi ha attorno. E’ consapevole che chi possiede la leggerezza di sorridere dei propri problemi, possiede anche la capacità di poterli risolvere.
  4. Guarda quello che gli altri ignorano. Patch è capace di guardare oltre le apparenze di comprendere il suo interlocutore oltre i pregiudizi e il conformismo. “Guarda quello che nessun altro vede. Guarda quello che ognuno sceglie di non vedere… al di fuori delle paure, del conformismo e della pigrizia. Elevati dalla mediocrità.” Un buon leader sa riconoscere i particolari importanti, sospende il giudizio, apre la mente alla comprensione del proprio interlocutore, accoglie le idee innovative anche se stravaganti.

L’attimo Fuggente

L’incomparabile Robin Williams impersona lo stravagante professor Keating in uno dei film di maggior ispirazione e motivazione. Cosa può apprendere un leader? Ecco le lezioni di leadership che abbiamo elaborato:

  1. Non è chi sei, ma cosa fai che ti definisce. Keating trasmette questo messaggio ai suoi studenti perché non vuole che siano trattenuti da idee preconcette. Non si tratta di razza, sesso, età o persino esperienza. Le persone sono misurate da ciò che realizzano. Keating incoraggia l’azione da parte dei suoi studenti. Vuole che perseguano incessantemente le loro passioni. E proprio questo è quello che ogni leader dovrebbe volere per il proprio team. Far diventare il lavoro quotidiano piacevole e divertente, qualcosa di molto simile ad una passione. L’agire fa la differenza, perché solo vivendo situazioni ed esperienze si procede nel percorso di crescita.
  2. Agisci come se non avessi nulla da perdere. Gli studenti di Keating sono giovani ragazzi con la vita di fronte a loro, ma li incoraggia all’assunzione di rischi. Spinge i suoi studenti a muoversi al di fuori dei loro livelli di comfort. Cerca costantemente di dimostrare che la cosa peggiore che può accadere in realtà non è poi così male. E attraverso il suo incoraggiamento, i ragazzi scoprono di essere capaci di molto più di quanto pensassero possibile. Il leader dovrebbe essere capace di pensare che le sue persone siano capaci di fare di più di quello che già fanno oggi. Agevola l’assunzione di rischi e concede la possibilità di sbagliare, ed è proprio in questo modo che libera il loro potenziale.
  3. Modifica la prospettiva. Keating dice ai suoi studenti che quando si pensa di aver capito qualcosa, è il momento di guardarlo da una nuova prospettiva. Incoraggia il pensiero indipendente: “Ci teniamo tutti ad essere accettati ma dovete credere che i vostri pensieri siano unici e vostri, anche se ad altri sembrano strani ed impopolari. Come ha detto Frost: Due strade trovai nel bosco e io scelsi quella meno battuta, ed è per questo che sono diverso“. Vuole che i suoi studenti evitino il conformismo. Il leader lavora in organizzazioni che hanno la loro cultura e dove c’è un modo consolidato di fare le cose, e forse, un modo di pensare consolidato. Se vuole davvero sfondare lo status quo, deve far sì che la sua gente pensi in modi nuovi e innovativi. Deve farli guardare le cose da una nuova prospettiva.
  4. Carpe diem: cogli l’attimo.Cogli l’attimo, cogli la rosa quand’è il momento”… Perché il poeta usa questi versi? …perché siamo cibo per i vermi, ragazzi…” Va bene parlare e sognare, ma alla fine è l’azione che ci permetterà di afferrare il successo. È necessario incoraggiare l’azione nelle persone. Tutte le conversazioni, la pianificazione e le strategie non ci porteranno da nessuna parte a meno che non vengano generate azioni concrete. Un buon leader incoraggia le persone a orientarsi all’azione. Non è importante che questo le porterà a commettere più errori o a sostenere sforzi senza risultati immediati, perché agendo stanno facendo accadere qualcosa. Il tempo che sprechiamo oggi è sparito per sempre.

Invictus

Invictus ci racconta le gesta della squadra di rugby sudafricana per la Coppa del Mondo e la visione di un paese culturalmente unificato, vista da Nelson Mandela (Morgan Freeman) e Francois Pienaar (Matt Damon), che, come presidente e capitano della squadra di rugby, hanno lavorato insieme per la squadra e in definitiva per la nazione. Ecco le lezioni di leadership individuate all’interno del film:

  1. Guida con l’esempio. Una delle frasi più significative di Nelson Mandela è “Se io non so cambiare quando le circostanze lo impongono come posso chiedere agli altri di cambiare?”. Se all’odio e all’incomprensione si reagisce ricambiandoli come si può interrompere l’escalation? Mandela guida attraverso l’esempio e fa partire il cambiamento proprio da sé stesso. Un leader che vuole interrompere un circolo vizioso che porta all’inefficienza deve essere in grado di essere il primo a cambiare.
  2. Unisci le persone anziché dividerle. Mandela quando si fa riferimento alla sua famiglia dice “La mia famiglia è composta da 42 milioni di persone” e nessuno deve rimanere indietro, la sua visione è inclusiva, aggregante, non ammette distinzioni e discriminazioni. È volta a ispirare tutta la popolazione e la squadra di rugby ne diventa il simbolo. Quanto più un leader è capace di creare una visione ampia che unisce tutti i membri dell’organizzazione tanto più avrà persone capaci di impegnarsi e spendersi per arrivare al successo.
  3. Lascia andare il passato. Mandela capisce che se vuole avere successo nel suo piano di riunificazione del Sudafrica deve fare la pace con il passato, lasciar andare tutti i torti subiti e perdonare il proprio interlocutore, questa forza morale viene riconosciuta da Pienaar che durante la visita a State Island dice “Come si fa a passare 30 anni in una piccola cella e uscirne pronto a perdonare chi ti ci ha rinchiuso.”. Lasciar andare il passato è fondamentale se si vuole costruire un futuro nuovo. L’odio per i torti o le ingiustizie subite e l’utilizzo del proprio potere per vendicarsi non aiuterà un leader ad avere successo.
  4. Abbraccia il rischio. Mandela è consapevole che il suo ruolo comporta anche l’assunzione di rischi e responsabilità e riconosce il coraggio come una delle sue caratteristiche vincenti: “Il giorno in cui avrò paura di rischiare, non sarò più adatto a fare il leader.” Inevitabilmente quando parliamo di trasformazione si parla di rischio ed errore. Una cultura aziendale incentrata sul controllo e sulla sicurezza porta sicuramente a privilegiare concetti e comportamenti legati alla stabilità, alla pianificazione e all’organizzazione. In questo contesto si teme il rischio perché si finisce per confonderlo con il pericolo. Il ruolo del leader è quello di vigilare sul rischio e trasformarlo in opportunità. Bisogna ricordarsi che solo dove c’è rischio c’è rendimento.

Il nostro viaggio tra i film ispiratori di lezioni di leadership finisce qui, e proprio qui parte il vostro. La sfida è trovare altri esempi di film che guidino in una comprensione più approfondita del ruolo del leader.

Ti chiedo di aggiungere qui di seguito tra i commenti qualche altro film che reputi significativo in materia di leadership, magari citandone la lezione imparata.

Si può imparare poco sulla leadership da un manuale o da un istruttore che ti indichi cosa fare per essere un buon leader, la leadership si impara dall’esperienza, dal vivere situazioni particolari, entrare in contatto con persone speciali. Tutto questo succede anche quando ci guardiamo un film. Ci caliamo nel ruolo del personaggio, viviamo con lui esperienze entusiasmanti e condividiamo scelte e decisioni. I film, quindi, sono palestre di addestramento per la leadership e da buon cinefilo mi soffermo spesso a riflettere sulle lezioni di leadership dei film. In questo articolo passerò in rassegna i miei preferiti, ma sono già consapevole che non potrò prendere in considerazione tutte le innumerevoli lezioni di leadership dei film. Mi affido al lettore per integrare nei commenti ciò che non ho incluso nella seguente lista.

Partiamo subito con uno dei miei film preferiti in ambito di leadership, e il fatto che narri una storia realmente accaduta non fa altro che rinforzare le lezioni che possiamo cogliere:

Apollo 13

La figura molto interessante del film è il direttore della Nasa Gene Kranz, un leader che è capace di trasformare un fallimento in un successo. Le 4 lezioni che possiamo apprendere sono le seguenti:

  • Risolvi il problema. Kranz parte dal presupposto che ogni problema ha una soluzione, la metodocità nell’affrontarli fa la differenza. E’ necessario smettere di preoccuparsi di ciò che non funziona e focalizzarsi nel trovare soluzioni. Una volta compreso il problema, bisogna concentrarsi nel rispondere a queste domande: cosa è possibile fare? Quali sono le variabili fuori dal controllo? Dove è possibile ottenere aiuto.
  • Non arrenderti al fallimento. “Non abbiamo mai perso un americano nello spazio, siamo sicuri che (diamine) non ne perderemo uno sotto il mio controllo!” Kranz non considera Il fallimento come un’opzione. E’ importante mantenere tenacia e resilienza.
  • Usa la creatività.  “Non mi interessa per cosa sia stato progettato. Mi interessa cosa possiamo fare per farlo atterrare”. Kranz chiede agli scienziati della NASA di andare fuori dagli schemi, di utilizzare la loro intelligenza fluida e di essere creativi nella risoluzione dei problemi. Abbattere i pregiudizi e rimodellare la realtà è una caratteristica fondamentale per un leader.
  • Dietro ad ogni fallimento si nasconde un successo. Quando viene prospettato che la situazione potrebbe portare al peggior disastro nella storia della NASA, Kranz interrompe il suo superiore con queste parole: “Con tutto il rispetto, signore, penso che questa sarà la nostra ora migliore.”  Un messaggio di ottimismo e di consapevolezza che il leader è tale quando riesce a navigare con il mare in burrasca, e dà il meglio di sé tra le difficoltà. Il modo in cui affronti le avversità avrà un grande impatto sulle altre persone e sarà capace di generare fiducia e ottimismo.

Erin Brokovich – Forte come la verità.

Altro film ispirato da una storia vera, narra la storia di colei che è diventata un’eroina dei nostri giorni. Madre di tre bambini, con due divorzi alle spalle, Erin Brockovich (Julia Roberts) è alle strette: vittima di un incidente automobilistico, la situazione peggiora quando non riesce ad ottenere nessun risarcimento. Ormai disperata, chiede di essere assunta dal suo avvocato e ottiene il posto. Ecco le lezioni che possiamo ricavare:

  • La conoscenza non è tutto. Erin non è un avvocato, non ha studiato il diritto, non è esperta di cause legali ma il coraggio delle proprie convinzioni la portano a ribaltare i rapporti di forza tra una multinazionale e un piccolo studio di avvocati. Un leader può provenire da esperienze anche al di fuori di quelle tradizionali ed Erin ne è un preciso esempio, ha maturato la sua esperienza e rinforzato il suo carattere attraverso le numerose avversità affrontate nella vita.
  • Capacità di persuasione. La fermezza nelle proprie convinzioni e il costante impegno nell’argomentare la propria posizione, non accontentandosi di un no come risposta, portano Erina a risvegliare le coscienze sociali degli abitanti della cittadina di Hinkley. Un leader non si accontenta della prima risposta negativa, trova alternative, modifica il proprio approccio e fa della tenacia la sua arma principale nell’ispirare le persone.
  • La motivazione principale che muove Erin è l’empatia nei confronti dei propri clienti. Questi sono sempre visti come esseri umani, con emozioni ed esigenze concrete non come numeri. Comprendere e apprezzare le emozioni dei propri interlocutori sono le qualità di un leader compassionevole e fanno in modo che le persone si sentano al centro delle scelte e delle decisioni.
  • Leadership femminile. Erin è un esempio di come sia possibile rompere il muro di gomma che frena i percorsi di crescita delle donne e le allontana da incarichi di vertice. Il suo stile di leadership guida le decisioni del suo capo e rivela gli stereotipi e i pregiudizi presenti nel mondo lavorativo tradizionale.

42 – La vera storia di una leggenda americana

In 42 , il direttore generale dei Brooklyn Dodgers Branch Rickey (interpretato da Harrison Ford) infrange la “barriera del colore” non ufficiale della Major League Baseball ingaggiando Robinson (Chadwick Boseman). Scatena una valanga di resistenza all’interno della sua squadra e in tutto lo sport.  A parte gli ovvi temi della disuguaglianza razziale, 42 affronta principalmente la sfida di ispirare e guidare il cambiamento:

  • Il cambiamento richiede visione. Rickey è un visionario che sfrutta il mutato ambiente del dopoguerra per guidare il cambiamento sociale. Non c’è nulla di casuale nel suo approccio: non si imbatte semplicemente in un eccezionale giocatore di colore e decide spontaneamente di assumerlo. Al contrario, è una visione consapevole sfidare la regola non scritta della “barriera del colore” e infrangere le convenzioni. “Non so chi sia, o dove sia, ma sta arrivando”, dice ai suoi consiglieri.
  • Il cambiamento richiede sacrificio. Rickey sa che incontrerà un’ondata di resistenza. “Siamo una nave senza capitano, e sta arrivando un tifone“, dice al suo amico Bert quando lo convince a essere il loro nuovo manager. Per Robinson, il prezzo di un colpo al suo sogno è un assalto alla sua dignità personale. “Voglio un giocatore che ha il coraggio di non reagire“, gli dice Rickey durante il suo colloquio di reclutamento. “Vinceremo se convinciamo il mondo di due cose: che sei un bravo gentiluomo e un grande giocatore di baseball”. Robinson deve superare una serie di ostacoli, molti dei quali riguardano anche i suoi compagni di squadra: arbitri che barano, tifosi arrabbiati, abusi razzisti  da parte degli avversari, tattiche intimidatorie da parte dei lanciatori, squadre avversarie che minacciano di non scendere in campo, persino un direttore d’albergo che si rifiuta di lascia che la squadra rimanga. Ogni volta deve porgere l’altra guancia.
  • Il cambiamento riguarda spesso l’identità. Il sacrificio non è sempre tangibile, ma piuttosto un cambiamento nel modo in cui una persona vede il mondo o se stessa. In 42 , come per la maggior parte dei cambiamenti, gruppi diversi mostrano atteggiamenti diversi. Alcuni lo accolgono. Per coloro che lottano, è perché l’arrivo di Robinson sfida il loro senso di appartenenza e la loro identità personale. “Tu non appartieni a questo ambiente“, viene costantemente detto a Robinson. Un compagno di squadra si rifiuta di giocare con lui perché “i suoi amici a casa non lo perdonerebbero mai”. Il suo senso di appartenenza alla sua comunità di origine è un legame più forte di quello della sua squadra attuale.
  • Il cambiamento richiede coraggio personale. Di fronte all’opposizione, il cambiamento richiede coraggio personale e capacità di convivere con il disagio. In una scena memorabile (che puoi guardare qui sotto), il moderato compagno di squadra di Robinson, Pee Wee Reese, dice a Rickey che non può giocare la prossima partita a Cincinnati perché ha ricevuto una lettera minatoria. In risposta, Rickey va al suo schedario e tira fuori diverse enormi cartelle piene di minacce di morte contro Jackie Robinson. Fa una dichiarazione potente. “Voglio solo giocare a baseball“, dice Pee Wee. “Scommetto che anche Jackie vuole solo giocare a palla“, risponde Rickey. Quando Pee Wee si presenta alla partita, fa finta di mettere il braccio intorno alle spalle di Robinson per mostrare alla sua famiglia e ai suoi amici tra la folla cosa rappresenta.
  • Il cambiamento richiede perseveranza. Non sorprende che Rickey e la squadra affrontino pregiudizi ad ogni turno. Nelle parole dell’esperto di cambiamento John Kotter , devono assicurarsi di “non mollare” – spingendo attraverso ogni ostacolo piuttosto che essere deragliati. Tra gli ostacoli che incontrano c’è una ribellione di squadra, in cui un gruppo di giocatori avvia una petizione dicendo che non giocherà al fianco di Robinson. Il loro manager chiarisce che la questione non è in discussione. È anche chiaro che Robinson è solo il primo giocatore di colore di molti e suggerisce di concentrarsi sulla propria prestazione. “A meno che voi ragazzi non prestiate un po’ più di attenzione al vostro lavoro“, dice loro, “vi porteranno fuori dal campo da baseball!”

Moneyball -L’arte di vincere

Anche Moneyball narra una storia realmente accaduta in ambientazione sportiva. Viene rappresentato un profilo di leadership trasformativa. Billy Beane il general manager della squadra di baseball di Oakland affronta una sfida improba, far fronte ad una stagione sportiva con molte aspettative ma con un budget risicato all’osso.  Proprio da questo vincolo stringente parte il segreto del loro successo. Anche in questo caso le lezioni di leadership da apprendere sono diverse:

  • Riconosci il vero valore delle persone. Invece che affidarsi all’esperienza e all’intuizione degli osservatori, Beane seleziona giocatori basandosi quasi esclusivamente sulla OBP, ossia la percentuale che indica il numero delle volte in cui il giocatore conquista una base senza aiuto di penalità. Trovando giocatori con un’alta OBP, ma con caratteristiche che hanno portato gli osservatori a scartarli, Brand riesce a mettere insieme una squadra con molto più potenziale rispetto a quanto le casse in difficoltà degli Athletics avrebbero permesso. Un buon leader sa riconoscere il talento e ha il coraggio di fare scelte rischiose per valorizzarlo.
  • Fissa la tua strategia. Beane ridefinisce la propria strategia: “I Manager delle squadre di baseball, pensano all’acquisto di buoni giocatori. Il tuo obiettivo non dovrebbe essere quello di acquistare giocatori. Il tuo obiettivo dovrebbe essere quello di acquistare vittorie”. Ridefinire i problemi per trovare nuove soluzioni è una delle lezioni più preziose che chiunque può imparare, del resto se continui a fare le stesse cose, otterrai sempre gli stessi risultati. Beane ha selezionato una strategia che credeva avrebbe funzionato meglio per la sua squadra e ha messo insieme una squadra di giocatori sottovalutati per aiutarlo a vincere con la strategia. Quando un leader fissa la sua strategia non lo fa perché è popolare ma perché è convinto che lo aiuterà ad avere successo.
  • Trova pazienza e perseveranza. All’inizio della nuova stagione gli Athletics non convincono. La tensione tra Beane e l’allenatore Art Howe, già alta a causa di questioni contrattuali, cresce. Howe non rispetta la nuova strategia e non fa giocare i giocatori scelti da Beane e Brand. Beane decide di cedere l’unica stella della squadra per costringere Howe ad impiegare i nuovi acquisti. I risultati deludenti degli Athletics portano i critici, sia all’esterno che all’interno della squadra, a giudicare il nuovo sistema come un triste fallimento. Beane convince il proprietario della squadra a mantenere questo cammino, e alla fine la squadra comincia a dare migliori risultati, arrivando addirittura vincere 20 partite consecutive, record ineguagliato nella storia del baseball.
  • Per ogni problema c’è una soluzione. Nella fase iniziale della stagione Beane allarga la propria visuale: “Non stai risolvendo il problema. Non lo stai nemmeno guardando”. Un buon leader deve identificare il problema fondamentale e quindi concentrarsi sulla sua risoluzione. Semplice in teoria. Tuttavia, non bisogna lasciarsi distrarre dal pensiero a breve termine, pensare a come risolverlo a lungo termine e scomporlo per trovare la soluzione migliore. Beane riesce attraverso le domande giuste per identificarlo: “Qual è il problema? Come possiamo competere con altre squadre? Come vinciamo le partite?

Per questa settimana ci fermiamo qui ma nella seconda parte di questo articolo avremo ancora la possibilità di analizzare le lezioni di leadership dai film Il Gladiatore, Coach Carter, Patch Adams e L’attimo fuggente e Invictus. L’appuntamento è a settimana prossima….

Commenta pure se nei film che abbiamo analizzato trovi ulteriori lezioni che non abbiamo considerato.