La settimana scorsa abbiamo parlato delle 10 emozioni positive che si possono sperimentare al lavoro per aumentare il benessere delle persone. In questo articolo faremo un passo avanti e andremo ad approfondire il concetto di intelligenza emotiva e flow.

L’intelligenza emotiva può essere definita come la capacità di un individuo di riconoscere, distinguere, etichettare e gestire le emozioni proprie e degli altri. E’ un costrutto relativamente recente poiché è stato introdotto nel 1990, dai professori Peter Salovey e John D. Mayer. Nel 1995 lo psicologo Daniel Goleman ha ripreso il costrutto di intelligenza emotiva rendendolo famoso grazie al suo libro “Intelligenza emotiva: che cos’è e perché può renderci felici.”

Secondo il modello introdotto da Goleman, l’intelligenza emotiva comprende una serie di capacità e competenze che guidano l’individuo, soprattutto nel campo della leadership, e che permettono di instaurare migliori rapporti sociali, prendere decisioni in linea con le proprie motivazioni e mantenere un livello di autostima elevato.

Secondo Goleman, i 5 pilastri che costituiscono l’intelligenza emotiva sono:

  1. Consapevolezza di sé: è intesa come la capacità di riconoscere le proprie emozioni, i propri punti di forza, i propri limiti e le proprie debolezze, e come queste caratteristiche personali siano in grado di influenzare gli altri.
  2. Gestire le proprie emozioni: è la capacità di gestire le proprie emozioni e sentimenti, adattandoli alle diverse situazioni che possono presentarsi, al fine di raggiungere gli obiettivi prefissati.
  3. Motivazione: è la capacità di riconoscere i pensieri negativi e di trasformarli in pensieri positivi che siano in grado di motivare sé stessi e gli altri, impegnandosi e restando costante nonostante le possibili avversità.
  4. Empatia: è la capacità di comprendere e percepire le emozioni delle altre persone, ascoltando in modo attivo, senza farsi condizionare dai pregiudizi.
  5. Abilità sociali: consiste nella capacità di gestire le relazioni con le persone allo scopo di indirizzarle verso il raggiungimento di un determinato obiettivo, comunicando in modo efficace, gestendo i conflitti e cooperando in team.

Riuscire a riconoscere e gestire le proprie emozioni e quelle delle altre persone non è semplice, serve un allenamento costante. Quindi, come possiamo fare pratica?

La mappa del Flow

Un modo per allenare la propria intelligenza emotiva è utilizzare un serious game come Fligby, in cui attraverso una simulazione, il partecipante assumerà il ruolo di Direttore Generale di un’azienda, gestendo un team di 7 persone, raggiungendo obiettivi e dando feedback.
Alla fine della partita, il gioco restituisce un report molto dettagliato su 29 abilità di leadership essenziali per diventare un buon leader, tra queste è presente l’intelligenza emotiva.
E’ possibile capire il proprio livello osservando il punteggio ottenuto su una scala da 1 a 100 e confrontandosi con il punteggio medio ottenuto dagli altri giocatori. Essere consapevoli del proprio livello di intelligenza emotiva è il primo step per potenziare questa competenza.

L’intelligenza emotiva è una skill importante per un leader, per questo motivo i giocatori di Fligby possono avvalersi di uno strumento molto utile per allenarsi: la mappa del Flow.

intelligenza emotiva e flow

 

Possiamo definire la mappa del Flow come un “radar delle emozioni”, in cui sono presenti otto stati emotivi che possono essere sperimentati dalle persone del proprio team:

  • Apatia: paragonabile a uno stato di indifferenza e mancanza di interesse
  • Preoccupazione: preoccupandosi, l’attenzione si sposta verso la negatività; i problemi diventano più grandi e le soluzioni sembrano non esistere
  • Ansia: è il timore per qualcosa che non è ancora successo e può causare il congelamento di qualcuno
  • Eccitazione: aumentando gli stimoli, le persone rispondono in modo più attento al loro ambiente
  • Flow: stato mentale in cui le persone sono completamente concentrate sull’attività o sul compito
  • Controllo: praticando, le abilità alla fine verranno applicate in modo routinario, con il rischio che il livello di abilità sia superiore alla sfida per eseguire un certo compito
  • Rilassamento: calma e assenza di eccitazione
  • Noia: nessun interesse per l’ambiente circostante, noioso, affaticato

Ogni volta che viene presa una decisione, il gioco mostra quale stato mentale sia stato assunto dai propri collaboratori. L’obiettivo principale è quello di capire come portare le persone nello stato di Flow. Più le persone sperimentano il Flow, più saranno coinvolte e soddisfatte delle proprie attività e di conseguenza raggiungeranno le loro migliori performance.

“Riuscire a entrare nel Flow è la massima espressione dell’intelligenza emotiva”, scrive Goleman, “nel flow le emozioni non sono solamente contenute e incanalate, ma positive, energizzate e in armonia con il compito cui ci si sta dedicando […] La caratteristica del Flow è una sensazione di gioia spontanea, perfino di rapimento. Poiché il flow ci fa sentire così bene, esso è di per se stesso gratificante.”
Uno strumento come la mappa del Flow è molto utile per capire l’impatto delle proprie decisioni sugli altri. Conoscere lo stato mentale attuale delle proprie persone permette di capire come aiutarle ad avvicinarsi allo stato di Flow. Per esempio se vediamo che un collaboratore sta sperimentando uno stato di ansia, possiamo decidere di diminuire la difficoltà del compito che sta svolgendo, oppure possiamo aiutarlo a sviluppare nuove competenze per far fronte alle sfide.

Ogni nostro comportamento, decisione o discorso avrà delle conseguenze emotive sulle altre persone. Nella realtà non è possibile avere un radar che ci indichi le emozioni che le altre persone stanno provando, però, molti leader, dopo aver concluso i percorsi con noi, decidono di inventare degli strumenti che li possano aiutare a migliorare la comunicazione con il proprio team. Riuscire a far sentire le persone accolte e comprese creerà un clima di fiducia, che a sua volta migliorerà la soddisfazione, l’engagement e la produttività.

Siamo arrivati a fine dicembre, quel momento dell’anno in cui si ripensa a quello che è stato fatto nei mesi precedenti e si fa un bilancio di cosa è andato bene, cosa è andato male e cosa si potrebbe migliorare nell’anno successivo.
In questo articolo vogliamo darti qualche suggerimento per pianificare i tuoi obiettivi per il nuovo anno nel miglior modo possibile, per far si che il flow possa accompagnarti nelle tue giornate, donandoti felicità, soddisfazione e motivazione:

  •  Chiarezza degli obiettivi: prendi un foglio di carta e scrivi nel modo più dettagliato possibile il tuo obiettivo. Ricordati di porti obiettivi smart. Il tuo obiettivo è specifico? E’ misurabile? E’ rilevante per te? Ha una scadenza ben definita?
  • Bilanciamento sfida e abilità: poniti un obiettivo che sia abbastanza sfidante, ma che tu senta di poter affrontare. Se pensi al tuo obiettivo cosa provi? Se provi ansia o noia vuol dire che non c’è equilibrio tra la difficoltà del compito e le tue competenze, prova a ridurre o aumentare la sfida o pensa ad un modo per accrescere le tue competenze.
  • Feedback: cerca sempre di ottenere un feedback sul tuo andamento, ti può aiutare a capire se stai percorrendo la giusta strada verso la tua meta. Quali indicatori possono farti capire se stai performando bene? C’è qualcuno di esperto e competente in quell’ambito a cui chiedere? Quali sensazioni provi tu?
  • Focus: per raggiungere il tuo obiettivo devi essere concentrato solo sul suo svolgimento, la tua mente e il tuo corpo devono essere in perfetta armonia. C’è qualcosa che potrebbe distrarti? Cosa puoi fare per mantenere la tua attenzione solo sul compito che stai svolgendo?
  • Senso di controllo: devi sentirti padrone delle tue azioni. Prova a chiederti: l’obiettivo che ti sei posto, ti permette di avere il pieno controllo? Quali iniziative devi prendere? Hai la piena libertà nel suo raggiungimento?
  • Motivazione intrinseca: l’obiettivo che hai scelto deve darti la giusta carica motivazionale. Pensando ai tuoi obiettivi per il nuovo anno, cosa provi? Ti senti motivato? Provi un senso di pura energia? Sei innamorato del processo e non solo del raggiungimento dell’obiettivo?

Questi sono alcuni dei suggerimenti che ti possono guidare nella pianificazione dei tuoi obiettivi per il nuovo anno. Ricordati che dichiarare i tuoi obiettivi aumenta notevolmente la possibilità di raggiungerli. Puoi scegliere tra due modalità per farlo:

  1. Scrivere i tuoi obiettivi su un foglio o su un post-it da tenere in un posto ben visibile
  2. Prenderti un impegno pubblicamente, commentando questo articolo.

obiettivi nuovo anno

Buona pianificazione dei tuoi obiettivi e buon 2023!

La sfida che vi proponiamo oggi è quella di trovare tutte le parole del Flow presenti del puzzle qui sotto.
Le parole possono andare in qualsiasi direzione.

 

Chi riuscirà a trovarle tutte?

parole del flow

Trova maggiori indizi all’interno delle pagine del nostro sito.

Mettiti alla prova e scrivi nei commenti quante ne hai trovate!

Che cos’è l’Ikigai? Non esiste una traduzione vera e propria per questa parola giapponese, ma il suo significato letterale può essere inteso come il “senso della vita” o “ragione per cui vale la pena esistere”. In altre parole l’ikigai rappresenta il motivo per cui ci alziamo ogni mattina con entusiasmo.

L’ikigai è considerato come uno dei predittori di una vita lunga, attiva e sana, infatti molte ricerche hanno dimostrato che le persone dotate di un forte ikigai presentano un’aspettativa di vita superiore rispetto a chi non ha ancora trovato il proprio senso della vita.
Questo è il motivo per cui nel villaggio giapponese di Ogimi, nel nord dell’isola di Okinawa, le persone presentano l’aspettativa di vita più alta del mondo. In particolare, secondo l’ultimo censimento, 15 dei 3.000 abitanti del villaggio di Ogimi sono centenari e centosettantuno sono ultranovantenni. Okinawa è chiamata l’isola dei centenari proprio perchè non è insolito vedere per le strade gente molto anziana girare in bicicletta, ballare, coltivare l’orto e godersi la vita.

Secondo la cultura giapponese, ognuno di noi possiede un ikigai. Ci vuole tempo per trovarlo, non è sempre facile, ma quando lo si trova, ogni giornata diventa ricca di soddisfazione e felicità. È come se fosse un tesoro nascosto dentro di noi e per cercarlo abbiamo bisogno di una mappa che ci indichi la strada.
In particolare, per trovare il proprio ikigai bisogna riflettere su quattro principali aree tematiche:

  1. Ciò che amiamo fare
  2. Ciò in cui siamo bravi
  3. Ciò di cui il mondo ha bisogno
  4. Ciò per cui possiamo essere pagati

Intersecando queste quattro aree troviamo il nostro personale ikigai, che ci guiderà come una bussola verso le cose che ci donano più entusiasmo, motivazione e rispecchino i nostri valori più profondi.
Lo scopo di questa ricerca è quello di arrivare alla conoscenza di sé, alla scoperta di ciò che dà senso e realizzazione alla propria quotidianità così da sentire di condurre un’esistenza piena, soddisfacente e degna di essere vissuta.

ikigai

 

Per capire meglio cosa intendiamo, facciamo un esempio concreto di ikigai: la musica per un pianista.

  • Un pianista quando suona fa una cosa che ama
  • Essendo portato per la musica sarà molto bravo o comunque dedicherà molto tempo alle prove per migliorare sempre di più
  • Quando si esibisce in un concerto, il pianista fa una cosa utile per il resto del mondo, perché gli spettatori in sala apprezzeranno la sua musica lasciandosi trasportare dall’intensità del momento
  • Infine, viene pagato per la sua performance.

Ikigai e Flow

Il concetto di Ikigai è strettamente connesso a quello di Flow.
Trovare il proprio ikigai, cioè trovare il punto di incontro tra ciò che ami, ciò che sai fare bene, ciò che serve al mondo e ciò per cui potresti farti pagare, è la ricetta perfetta per trovare le attività che ci facciano entrare nello stato di Flow. In altre parole il flow è il modo in cui mettiamo in azione il nostro ikigai.

Riprendendo l’esempio del pianista, per lui suonare il pianoforte sarà un’attività piacevole, sfidante e coinvolgente. Suonando si farà trasportare dalla musica, sarà completamente assorbito da quell’attività, sarà così concentrato da non accorgersi delle distrazioni intorno a lui. Il suo ikigai lo porterà a raggiungere lo stato di Flow.
Trovare il nostro ikigai vuol dire passare la maggior parte del nostro tempo nello stato di Flow ottenendo moltissimi benefici:

  • La nostra attenzione sarà focalizzata solo sul compito che stiamo svolgendo, raggiungendo alti livelli di concentrazione
  • Saremo nel qui ed ora, non proveremo nessuna preoccupazione per il futuro o tristezza per il passato
  • Non saremo distratti da ciò che capita attorno a noi (notifiche, social, rumori…)
  • Il tempo passerà velocemente perché ci staremo divertendo. Non guarderemo l’orologio ogni due minuti per vedere quanto tempo manca alla fine della giornata perché ci stiamo annoiando
  • Avremo il controllo di quello che stiamo facendo, ci sentiremo padroni delle nostre azioni in ogni istante
  • Mente e corpo lavoreranno in perfetta armonia, quello che pensiamo di fare riusciremo a farlo. Ogni dubbio, preoccupazione o paura di non essere all’altezza sparirà
  • Saremo soddisfatti, motivati e felici durate tutta la giornata

 

Trovare la propria “ragion d’essere” può dimostrarsi un viaggio lungo e impegnativo, ma ne vale la pena poiché permette di capire come rendere ogni giorno ricco di senso e di felicità.
I percorsi di CapoLeader sono pensati per guidare le persone alla scoperta delle attività che conducano allo stato di Flow e che permettano di innamorarsi dell’attività stessa e non solo del risultato finale.

 

Sara Cascio

 

In un articolo di Forbes, Alessandro Zollo, amministratore delegato di Great Place to Work Italia, azienda di consulenza e leader nell’analisi del clima aziendale, spiega cosa voglia dire essere leader al giorno d’oggi: “Essere leader significa essere una fonte d’ispirazione e, soprattutto, un grande ascoltatore […] Emerge la figura del leader gentile, ovvero colui che motiva i propri collaboratori, invitandoli a dare il meglio”.
La leadership gentile è uno stile manageriale fondato sul valore della gentilezza e dell’ascolto attivo, capace di creare relazioni efficaci attraverso atteggiamenti di fiducia reciproca, sensibilità ed empatia. Al giorno d’oggi è il modello di leadership più efficace in azienda perché è l’unico in grado di valorizzare le persone migliorando il benessere lavorativo.

In un articolo del Sole 24 Ore viene evidenziato come gli stili di leadership evolvano di pari passo con i cambiamenti dei modelli organizzativi.
Ad esempio negli anni ‘60 la funzione del leader era quella di pianificare e controllare, poiché la necessità del momento era quella di aumentare il profitto. Le persone lavoravano essenzialmente per ricevere un salario e il loro valore veniva attribuito in quanto fattore produttivo.
Negli anni ‘90 nasce la “leadership collaborativa”, caratterizzata da stili di relazione orizzontali e improntati al networking per far fronte al passaggio da un approccio gerarchico ad un approccio focalizzato sulla collaborazione fra soggetti adulti.
Da quel momento in avanti l’evoluzione dello stile di leadership prevalente nelle aziende di successo ha avuto un andamento lineare fino ad arrivare a parlare, ai nostri giorni, di leadership gentile.

Quali sono le 10 skill imprescindibili per un leader gentile?

  1. Ascolto attivo: un buon leader deve dare importanza alle opinioni di tutti coloro che compongono l’azienda.
  2. Motivational speaking: è importante che sappia motivare i collaboratori ispirando positività e fiducia
  3. Empatia: necessaria per comprendere le esigenze dell’azienda e dei colleghi
  4. Interpersonal skill: ovvero la gentilezza per sviluppare buone relazioni in ufficio.
  5. Gestione dei conflitti: saper gestire e valutare le cause dei conflitti favorisce uno scambio di opinioni più efficace
  6. Leadership collettiva: un buon leader deve far sentire importanti i propri collaboratori, rendendoli un punto di riferimento per attività aziendali di rilievo, ad esempio delegando compiti e attività specifiche
  7. Comunicazione efficace: deve essere in grado di comunicare in maniera efficace e chiara con i suoi collaboratori e clienti.
  8. Time management: è la capacità di saper gestire e organizzare il lavoro rispettando le scadenze previste
  9. Feedback: i giudizi altrui sono fondamentali per aiutare le persone che ci circondano a migliorare sia dal punto di vista professionale che personale
  10. Flessibilità: un buon leader deve sapere adattarsi alle diverse situazioni lavorative e trovare soluzioni ad eventuali problemi di percorso.

Qualcuno potrebbe pensare che una leadership basata sulla gentilezza si discosti troppo dall’ideale collettivo di imprenditore di successo e che la gentilezza sia un sintomo di debolezza in un mondo lavorativo basato sulla spietatezza e competitività. Nella ricerca condotta da InfoJobs è stato dimostrato che il 65% degli intervistati considera la gentilezza sul lavoro un punto di forza, per il 20% circa è addirittura un elemento imprescindibile. In netta minoranza chi ne evidenzia gli aspetti negativi identificando la gentilezza come illusione (6,2%), debolezza (1,5%) o una tattica per trarne vantaggi (7,4%). La gentilezza non è un segnale di debolezza, ma esattamente il contrario, per comprenderlo meglio pensiamo ad una metafora tratta dalla natura. Guido Stratta, nel suo libro Ri-evoluzione. Il potere della leadership gentile, prende come esempio l’acacia.

“L’acacia è una pianta che, quando nasce, sembra un cactus: un piccolo filamento di tronco pieno di spine. Ce le ha perché è debole: quando è così snella, sarebbe divorata dai ruminanti. Poi, questa pianta cresce, mette un tronco nodoso, diventa molto accogliente, e non ha più una spina. Ecco, questa è una metafora dell’animo umano: gli animi deboli, critici curano le proprie debolezze e paure con l’aggressività verso gli altri; la persona molto forte, molto capace, molto realizzata, invece, è assolutamente garbata verso gli altri. La debolezza interiore si trasforma in aggressività, la forza interiore in gentilezza.”

Possiamo riassumere dicendo che la leadership gentile si poggia sui tre pilastri:

  1. Ascoltare chi ci circonda, facendogli le domande giuste e dedicandogli il tempo necessario;
  2. Accogliere le persone creando rapporti basati sulla fiducia e ambienti in cui ciascuno si senta libero di condividere pensieri, emozioni e paure;
  3. Accompagnare le proprie persone in un percorso di crescita, sostenendole, aiutandole ad imparare dai propri errori ed incoraggiandole ad uscire dalla propria zona di comfort.

 

La leadership gentile e il Flowflow e leadership gentile

I tre pilastri della leadership gentile possono essere allenati e sviluppati applicando i principi della Teoria del Flow. Secondo il Prof. Csikszentmihalyi un buon leader è colui che riesce a creare un ambiente lavorativo in cui le persone stiano bene, si divertano lavorando e raggiungano risultati ambiziosi.

Il leader gentile è la persona più appropriata per accompagnare le persone nel percorso emotivo verso lo stato di Flow. Come possiamo vedere dal grafico delle emozioni, il Flow si trova in alto a destra, all’opposto dell’apatia. Per raggiungere questa situazione ottimale un buon leader dovrà aiutare le persone a bilanciare alti livelli di sfida del proprio compito con alti livelli delle proprie competenze. Se il livello di sfida rimane alto, ma le capacità del lavoratore sono più basse, potrà sperimentare uno stato di eccitazione (arousal), per poi passare ad uno stato di ansia e di preoccupazione, man mano che il livello di competenze diminuisce, fino a raggiungere l’apatia. Se al contrario le competenze delle persone rimangono alte, ma quello che diminuisce è il livello di sfida del compito, il lavoratore passerà da uno stato di controllo della situazione, ad uno stato di noia, fino ad arrivare al rilassamento e all’apatia.
Il ruolo del leader gentile, quindi, è quello di ascoltare attivamente le proprie persone, accogliere le emozioni che provano, senza giudicare e accompagnarle in un percorso di crescita verso lo stato di Flow, dosando sfida e apprendimento, dando un senso e un significato a quello che fanno e aiutandole ad uscire dalla propria zona di comfort e allargarla sempre di più.

La leadership che promuove il Flow ha come obiettivo principale quello di creare un clima di benessere in cui ogni persona svolga un’attività che gli piace e che l’appassioni.
I percorsi di CapoLeader sono pensati per aiutare i leader a comprendere come applicare nel loro contesto la Teoria del Flow, aiutando le proprie persone a crescere, stare bene e raggiungere obiettivi di performance elevati.

 

Sara Cascio