ARTICOLO DEL BLOG:
TRATTATO SEMISERIO
SULL'APPRENDIMENTO
Istruzioni per non dimenticare tutto subito
C’è un momento in cui tutti ci sentiamo dei fuoriclasse.
Succede a metà di un corso: annuiamo convinti, prendiamo appunti come se stessimo scrivendo il manifesto del nostro futuro da manager stellare e pensiamo:
“Ok, questa la provo SUBITO lunedì in ufficio.”
Poi arriva lunedì.
E… puff. Come per magia, tutto svanisce.
Ci resta solo un vago ricordo di slide colorate e la certezza di essere stati molto ispirati… da qualcosa che ora non ricordiamo più.
Benvenuti nel magico mondo dell’apprendimento… e della sua misteriosa evaporazione.
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IL CERVELLO, QUESTO DISTRATTO COMPAGNO DI VIAGGIO
Il nostro cervello non è nato per i corsi in aula o su Zoom.
È un organo antico, pensato per ricordare dove c’erano le bacche buone e dove i leoni erano pronti a saltare fuori, non per memorizzare le cinque fasi del change management.
Dimenticare non è colpa nostra, è sopravvivenza.
Quando l’informazione non sembra “vitale”, il cervello la mette nel cassetto del tipo “vediamo se serve più avanti”… che, tradotto, significa mai più.
Ecco perché dopo il corso sul nuovo CRM, ti ricordi solo il colore delle slide e il nome del formatore.
APPRENDERE È UN VERBO, NON UN FILE ZIP
Molti trattano l’apprendimento come un download:
“Scarico → installo → uso al bisogno.”
La realtà? La mente funziona più come un muscolo che come un hard disk.
Serve allenamento, ripetizione, feedback, emozione. Serve trasformare la nozione in esperienza.
Per questo ricordiamo molto di più quando impariamo sbagliando o giocando.
Pensate a quando avete provato a lanciare il vostro primo report mensile da soli, alle 23:00. O a quando avete simulato il pitch di vendita davanti ai colleghi: quelle sono lezioni che restano.
LA CURVA DELL’OBLIO (O DEL “MA COME, LO SAPEVO IERI!”)
Ebbinghaus, uno studioso tedesco, ha scoperto che dimentichiamo circa l’80% di ciò che apprendiamo entro 48 ore.
Ottanta percento.
Tradotto: dopo un workshop aziendale ci restano solo i coffee break e le chiacchiere sul catering. ☕
Come combattere la dimenticanza? Piccoli richiami: micro-pillole, riflessioni rapide, esercizi pratici, applicazioni reali.
Imparare non finisce quando chiudi Zoom o lasci l’aula — comincia lì.
EMOZIONE, IL MOTORE DELL’APPRENDIMENTO EFFICACE
Ciò che ci emoziona resta.
Ridiamo, ci stupiamo, ci commuoviamo… e il cervello pensa: “Ok, questa la segno col pennarello dorato!” ✨
Per questo i formatori che fanno ridere non sono “leggeri”: sono dei veri ninja dell’apprendimento.
E la gamification funziona perché non ci mette solo alla prova: ci fa provare qualcosa mentre impariamo… e il cervello lo registra come una scena cult di un film.
Un esempio aziendale? Il lancio del nuovo software diventa un mini-gioco a squadre: chi inserisce correttamente i dati prima, vince un punto bonus. Il team fa il tifo, qualcuno urla “Vai, vai!”, e tutti ricordano la procedura come se fosse la finale dei Mondiali di Excel.
Slide statiche? Meh… il cervello le ignora come pubblicità su YouTube.
SE NON LO USI, LO PERDI
Imparare senza applicare è come iscriversi in palestra e limitarsi a guardare gli attrezzi… mentre mangi la pizza di consolazione. 🍕
Il sapere serve a fare, non a sapere di sapere.
Ogni volta che provi una nuova competenza, la rinforzi.
Ogni volta che la ignori, va in letargo… e quando torni a cercarla, sembra che abbia fatto le valigie e sia partita per le Maldive. 🏖️
E poi ci chiediamo perché il corso sull’ascolto attivo non ha funzionato… o perché il nuovo CRM resta lì, intoccabile dai team, come il vaso prezioso di un museo aziendale.
L’APPRENDIMENTO È UN GIOCO A LUNGO TERMINE
Non serve essere campioni del lunedì, serve costanza.
Imparare è curiosità, esperimenti, piccoli fallimenti e tanti “ah, ora ho capito!”.
È una danza tra ciò che sappiamo e ciò che scopriamo.
Se lo facciamo con leggerezza e ironia, diventa un gioco: a volte un passo falso, a volte un giro perfetto… ma sempre divertente. 💃🕺
Perché chi impara gioca. E chi smette di giocare… smette anche un po’ di imparare. 🎲
Se questo tema ti ha incuriosito, tieni gli occhi aperti.
Sta per arrivare una novità nel mondo HR e Learning & Development che cambierà il modo in cui pensiamo, progettiamo e viviamo la formazione.
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(Non è il solito corso. E no, non te lo dimenticherai dopo due giorni 😉)
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IL FLOW PER LA FELICITA' E IL SUCCESSO
LA LEADERSHIP NELLA VITA E NEL LAVORO.
IL LIBRO DI STEFANO SELVINI
“Si legge in un soffio: è un romanzo, ma è anche una guida assistita al lavoro per arrivare a padroneggiarlo.”
“Questo romanzo unisce la teoria alla pratica, invitandoci a rispondere a una questione di fondo: quando il lavoro vale la pena di essere vissuto?”
“Pagina dopo pagina familiarizzerete – passo al voi, avendole già lette in anteprima – con Marco Riva, il protagonista, rispecchiandovi nella sua costante ricerca di felicità. Perché tutti, nessuno escluso, cerchiamo la piena realizzazione.”
FILIPPO POLETTI – Top Voice Linkedin e influencer del benessere al lavoro
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ARTICOLI DEL BLOG

LEADERSHIP NELL’ERA DELL’AI: IL VERO ERRORE CHE STAI FACENDO
C’è un errore che molti leader stanno commettendo in questo momento.
Non è rumoroso, non fa titoli, ma lavora sotto traccia. E rischia di presentare il conto molto presto.
Trattare l’Intelligenza Artificiale come se fosse l’ennesimo software da installare.
Un tool in più.
Una licenza da acquistare.
Un corso veloce da far fare al team “così siamo a posto”.
Peccato che no, non siamo a posto per niente.
Perché abbiamo già visto questo film.
CRM, cloud, piattaforme collaborative… ogni volta la stessa storia: “facciamo le stesse cose di prima, ma un po’ più velocemente”.
E ogni volta ci siamo convinti che fosse innovazione.
Questa volta è diverso.
L’AI non è un nuovo martello.
È una nuova forma di energia.

QUANDO MOTIVARE DIVENTA UN ROMPICAPO: 4 GENERAZIONI, 4 LEVE
C’è stato un tempo in cui nei team le differenze erano (relativamente) semplici: ruoli diversi, competenze diverse, personalità diverse.
Oggi no.
Oggi entri in un ufficio (o in una call) e sembra di attraversare un portale temporale:
qualcuno ha iniziato a lavorare quando si usavano i fax, qualcuno quando è nato Facebook, qualcuno quando TikTok era già una carriera.
Benvenuti nel mosaico temporale del lavoro moderno.
Baby Boomer
Generazione X
Millennial
Generazione Z
Tutti insieme.
Tutti competenti.
Tutti… motivati in modo diverso.
E qui arriva il problema vero:
molti leader motivano gli altri come vorrebbero essere motivati loro.
Spoiler: funziona malissimo.

MOTIVAZIONE: IL VERO MOTORE DELLA PERFORMANCE
Diciamoci la verità: se bastasse lo stipendio per motivare le persone, avremmo uffici pieni di individui entusiasti, sorridenti e pronti a conquistare il mondo alle 9:01 del lunedì mattina.
Spoiler: non è così.
La motivazione è un po’ come il Wi-Fi in ufficio. Quando c’è e funziona bene, nessuno ci fa caso. Quando manca… tutti impazziscono.

LA CHIAVE DELLA MOTIVAZIONE: CAPIRE LE PERSONE
Diciamoci la verità: se bastasse lo stipendio per motivare le persone, avremmo uffici pieni di individui entusiasti, sorridenti e pronti a conquistare il mondo alle 9:01 del lunedì mattina.
Spoiler: non è così.
La motivazione è un po’ come il Wi-Fi in ufficio. Quando c’è e funziona bene, nessuno ci fa caso. Quando manca… tutti impazziscono.

TRA LAVORO E VITA: QUELLO CHE SUCCEDE IN MEZZO
C’è una convinzione molto diffusa tra i manager:
il problema dell’equilibrio vita-lavoro è, in fondo, una semplice questione di tempo.
“Se avessi meno riunioni…”
“Se le giornate fossero più corte…”
“Se il team fosse più autonomo…”
Eppure, nella maggior parte dei casi, il nodo non è organizzativo.
È molto più profondo. E anche un po’ più scomodo da guardare.
Non riguarda solo quanto lavori.
Riguarda quanto ti identifichi nel tuo ruolo.

IL VERO PROBLEMA NON È IL TEMPO. È L’ENERGIA.
“Non ho tempo.”
Se lavori con manager, questa frase la senti più spesso del “come stai?”.
Ed è anche una delle più grandi illusioni organizzative del nostro tempo.
Perché il problema, quasi mai, è davvero il tempo.
Il problema è che alle 11:30 del mattino… la batteria mentale è già in riserva. 🔋
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