ARTICOLO DEL BLOG:

IL FLOW:
UN NUOVO LINGUAGGIO PER I PARTECIPANTI DEI NOSTRI PERCORSI

Il Flow diventa non solo un obiettivo, ma un vero e proprio linguaggio comune tra i partecipanti

Nei nostri percorsi di sviluppo, osserviamo con entusiasmo un fenomeno straordinario: il Flow diventa non solo un obiettivo, ma un vero e proprio linguaggio comune tra i partecipanti. 

Durante i nostri corsi, come l’esperienza FLIGBY, i partecipanti entrano gradualmente negli schemi del meccanismo che muove il Flow e iniziano a utilizzare termini come “apatia”, “noia”, “ansia” per descrivere le loro esperienze personali e professionali. 

Questo nuovo vocabolario riflette una comprensione più profonda del legame tra apprendimento, complessità e le sfide che affrontano.

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COMPRENDERE IL FLOW ATTRAVERSO LE ESPERIENZE

Un partecipante del nostro ultimo corso ha raccontato: “Mi sono reso conto che molte delle mie giornate erano dominate dall’apatia. Non era colpa del lavoro, ma del fatto che non vedevo significato in ciò che facevo.” Questo insight dimostra come il Flow spinga a riflettere non solo sulla sfida tecnica di un’attività, ma anche sul senso di significato che le attribuiamo.

Un altro partecipante ha condiviso: “Quando il lavoro diventa troppo semplice, subentra la noia, ma quando è troppo complesso senza supporto, l’ansia prende il sopravvento. Ora so che posso trovare equilibrio con l’aiuto del feedback.”

IL RUOLO DEL FEEDBACK

Durante un esercizio del percorso FLIGBY, molti partecipanti notano come il feedback immediato sia un catalizzatore per il Flow. Un team leader ha dichiarato: “Nel mio ruolo, pensavo che dare feedback fosse solo una formalità. Ora capisco che è un ponte tra il presente e il miglioramento, essenziale per aiutare il mio team a sentirsi motivato e in controllo.” Questo cambiamento di prospettiva si traduce in una gestione più consapevole e in relazioni lavorative più efficaci.

L’ATTENZIONE FOCALIZZATA E IL SENSO DI CONTROLLO

Un aspetto che emerge spesso è l’importanza dell’attenzione focalizzata. Un partecipante ha descritto: “Ero distratto da mille cose: email, notifiche, riunioni. Poi ho imparato che il Flow richiede di essere presenti, concentrati. Quando mi dedico a un compito per volta, mi sento finalmente in controllo.” Questo senso di controllo non è dato dall’eliminazione delle difficoltà, ma dalla capacità di affrontarle con un mindset positivo.

LA MOTIVAZIONE INTRINSECA E IL SIGNIFICATO

Un manager di lunga esperienza ha detto: “Non mi ero mai chiesto perché facessi il mio lavoro. Durante questo percorso ho capito che la motivazione intrinseca nasce dal vedere un significato più grande nelle mie azioni.” Il Flow non è una condizione che possiamo forzare, ma qualcosa che emerge quando ci impegniamo in attività che percepiamo come significative e allineate ai nostri valori.

DAL VOCABOLARIO ALLA TRASFORMAZIONE

Ciò che rende unico il linguaggio del Flow è che non si limita a una terminologia teorica, ma diventa uno strumento pratico per interpretare e trasformare le esperienze quotidiane. I partecipanti non solo comprendono i concetti, ma li applicano attivamente: parlano di superare l’apatia pianificando sfide adeguate, di uscire dalla noia cercando opportunità di apprendimento, di gestire l’ansia con supporto e feedback. Un esempio concreto è stato condiviso da un partecipante che, tornando al lavoro dopo il corso, ha raccontato: “Ho iniziato a chiedere ai miei collaboratori come si sentono rispetto alle sfide che affrontano. Parlare di flow ha cambiato il modo in cui comunichiamo.”

UN INVITO AL CAMBIAMENTO

Il Flow non è solo un obiettivo individuale, ma un fenomeno collettivo che può trasformare il modo in cui i team collaborano, apprendono e crescono. La sua forza sta nel legame tra significato, motivazione e attenzione focalizzata. Nei nostri percorsi, il linguaggio del Flow diventa una guida per superare gli ostacoli e creare un ambiente in cui ognuno possa esprimere il proprio potenziale.

E voi, in quale quadrante della mappa del Flow vi trovate oggi? Quali sfide vi stanno motivando e quali significati stanno dando energia al vostro percorso?

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Sei interessato a partecipare alle Pillole di Flow. Il prossimo evento sarà giovedì 23 gennaio ore 18-19.

L’argomento è la Paura del giudizio.

IL FLOW PER LA FELICITA' E IL SUCCESSO

LA LEADERSHIP NELLA VITA E NEL LAVORO.

IL LIBRO DI STEFANO SELVINI

“Si legge in un soffio: è un romanzo, ma è anche una guida assistita al lavoro per arrivare a padroneggiarlo.”

“Questo romanzo unisce la teoria alla pratica, invitandoci a rispondere a una questione di fondo: quando il lavoro vale la pena di essere vissuto?”

“Pagina dopo pagina familiarizzerete – passo al voi, avendole già lette in anteprima – con Marco Riva, il protagonista, rispecchiandovi nella sua costante ricerca di felicità. Perché tutti, nessuno escluso, cerchiamo la piena realizzazione.”

FILIPPO POLETTI – Top Voice Linkedin e influencer del benessere al lavoro

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E SE L’AI FOSSE LA SOLUZIONE PIU’ VELOCE PER ENTRARE IN FLOW?

Lunedì, 9:12. Hai bloccato due ore per il piano del prossimo anno.

Alle 9:14 arriva una mail. Oggetto: «URGENTE».

Alle 9:20 ti scrivono su Teams. «Hai un minuto?» Non è mai un minuto.

Alle 11 il piano è ancora una pagina bianca. In compenso hai risposto a ventitré messaggi e ti senti stanco come dopo una giornata intera.

Mihaly Csikszentmihalyi, lo psicologo che ha scoperto il flow, lo studiava dando un cercapersone ai suoi volontari. Il cercapersone suonava a caso e chiedeva loro cosa stessero facendo. Oggi il cercapersone ce l’hai in tasca. Solo che non fa ricerca. Ti interrompe e basta.

Adesso riavvolgiamo il nastro.

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QUANDO SCOPPIA LA CRISI, PERCHÉ OGNUNO SI CHIUDE NEL SUO REPARTO?

Venerdì, ore 17.40. Un fornitore chiave comunica che la consegna di lunedì salta. In dieci minuti il telefono del responsabile di produzione squilla tre volte. Il commerciale vuole sapere cosa dire ai clienti. Gli acquisti cercano un fornitore alternativo. La logistica riorganizza i turni. Tutti lavorano. Tantissimo. Nessuno si parla.

Lunedì mattina il commerciale ha promesso consegne che la produzione non può garantire. Gli acquisti hanno ordinato materiale che il magazzino non sa dove mettere. E c’è una mail in copia a quattordici persone che inizia con «Come già detto…».

Ognuno ha gestito la sua crisi. Nessuno ha gestito quella dell’azienda.

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SE OGNI REPARTO FUNZIONA, PERCHÉ L’AZIENDA NO?

Lunedì, ore 9. La produzione presenta i suoi numeri: tutto in linea. La logistica presenta i suoi: tempi rispettati. Il commerciale ha chiuso il trimestre sopra target.

Poi qualcuno legge la mail di un cliente storico. È furioso. L’ordine è arrivato in ritardo, incompleto, e nessuno lo ha avvisato. Silenzio. «Da noi è uscito tutto nei tempi.» «Il problema è a monte.» «Io l’avevo segnalato.»

Ognuno ha fatto il suo lavoro. Il cliente, intanto, sta facendo il suo: cercare un altro fornitore. I silos aziendali non si vedono negli organigrammi. Si vedono il lunedì mattina, in riunione.

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LA MAPPA DEL FLOW: IN CHE STATO LAVORA IL TUO TEAM?

Ti è mai capitato di avere troppo da fare e sentirti comunque di non essere all’altezza? Oppure, al contrario, di avere così poco stimolo da chiederti perché stai facendo proprio quel lavoro?

Sono due situazioni molto diverse, ma hanno qualcosa in comune: ci dicono che sfida e competenze non sono in equilibrio.

È proprio qui che entra in gioco uno degli strumenti più interessanti di Fligby: la Mappa del Flow. Si basa sulla teoria del flow di Mihaly Csikszentmihalyi, lo psicologo che ha ideato Fligby insieme ad Aleas Simulations.

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LE 4 COMPETENZE CHE DECIDONO SE UN MANAGER VA IN FLOW

C’è un tipo di manager molto comune: si descrive come “bravo a dare feedback”. Lo dà spesso, con calma, di solito a fine riunione. Tipo: ottimo lavoro, andiamo avanti così.

Poi arriva la simulazione. E i dati raccontano un’altra storia: quel feedback è generico, arriva tardi, e nessuno cambia mai comportamento dopo averlo sentito.

Non è un caso reale, è solo un tipo umano molto diffuso. Quello che pensiamo di saper fare e quello che facciamo davvero, sotto pressione, spesso non coincidono.

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