È davvero una bella notizia, una notizia che farà felici gli appassionati di leadership e chiunque voglia intraprendere un business etico e sostenibile. La versione in italiano del libro Buon Business del prof. Csikszentmihalyi è nelle librerie dal 27 Luglio scorso.

Per il sottoscritto e per il team di CapoLeader è il coronamento di un progetto che ci ha impegnati a fondo, che ci darà la possibilità di diffondere la filosofia nella quale crediamo ad una platea molto più importante. Con questo articolo vorrei condividere con te la storia di come Buon Business sia diventato realtà. Prima di farlo però ti voglio spiegare perché, per me e per gli altri membri di CapoLeader, il libro sia così importante.

Il titolo completo del libro è “Buon Business – La leadership, il Flow e la creazione del significato” e l’unione di questi 3 elementi è la chiave per dare la possibilità al mondo aziendale di contribuire al miglioramento della società attraverso il raggiungimento della felicità personale. Comprendere il concetto di Flow ci permette di raggiungere la piena realizzazione del nostro potenziale e di dare significato alla nostra vita.

La scoperta del Flow

Personalmente ho scoperto e formalizzato il concetto di Flow all’interno del mio percorso di formazione nel coaching, anche se dal lato pratico la mia vita ne era già molto ricca. Sport, hobby e gioco mi avevano esercitato a sperimentarlo. Era però una conoscenza non consapevole, sapevo viverlo e raggiungerlo, ma mai mi ero fermato a formalizzarlo a livello teorico/scientifico. Per approfondire mi sono soffermato sulla lettura di “Flow. Psicologia dell’esperienza ottimale” e ho colto qualcosa di geniale e arricchente, ma che ancora non sapevo declinare in ambito Business. In questo mi ha aiutato il secondo contatto con il Flow qualche anno più tardi. Nel corso della mia certificazione in qualità di Facilitatore Lego Serious Play mi è stato presentato come teoria scientifica alla base del metodo. “Quando le persone costruiscono con i mattoncini, entrano facilmente nello stato di Flow e questo le porta ad essere più coinvolte, presenti, creative e produttive”. In questa spiegazione avevo catturato il collegamento tra Flow e Business. Vuoi liberare il potenziale di un gruppo di lavoro? Metti le persone in Flow e lasciale agire. Il terzo e definitivo contatto, quello che ha completato la mia visione è avvenuto proprio leggendo Buon Business. Era appena iniziata l’emergenza sanitaria e tutti i miei progetti in presenza erano stati bloccati o posticipati, ero alla ricerca di uno strumento da poter utilizzare durante la pandemia e ho preso contatti con Zad Vecsey uno dei fondatori di Aleas Simulation per valutare Fligby. Zad mi ha suggerito di leggere Buon Business per comprendere la filosofia che stava alla base del gioco. Ovviamente ho provveduto con la versione in inglese e sono rimasto completamente sedotto dalla potenza del contenuto del libro. Si univano i puntini: leadership, flow e creazione del significato; si delineava un modello di leadership completamente innovativo basato su pieno coinvolgimento, sviluppo del potenziale umano, etica e sostenibilità aziendale. La leadership che promuove il Flow è un modello che fornisce un’alternativa al modo tradizionale di gestire gli affari e sposta il focus sulla qualità dell’esperienza lavorativa. Un buon leader deve principalmente preoccuparsi di rimuovere gli ostacoli al Flow e permettere alle proprie persone di esprimersi al meglio e trovare godimento interiore in quello che fanno.

La storia di Buon Business

Quando ci si innamora di un approccio filosofico e lo si trova vincente si vorrebbe urlarlo al mondo intero per permettere a chiunque abbia l’ambizione di essere leader di poterne trarre giovamento. Immediatamente ho deciso di cercare di mettere a disposizione dei miei clienti una versione in italiano. La cosa, tra l’altro, era possibile già nel 2008 quando il Sole 24 Ore aveva pubblicato la traduzione italiana. Mi sono messo in moto per recuperare quante più copie possibili da condividere con gli altri futuri membri di CapoLeader e con i clienti che apprezzavano l’approccio di Fligby. Le mie speranze sono state gelate velocemente, ho reperito 3 sole copie del formato cartaceo (non era prevista una copia formato Kindle). Ho preso il telefono in mano e ho cercato di sollecitare l’editore a fare qualcosa, ma tutto fu vano, “il libro non risulta di interesse per il pubblico italiano, non prevediamo di fare ristampe….”

Le mie speranze di condividere la leadership che promuove il Flow attraverso il libro sono state facilmente infrante. Dovevo trovare il modo per poterlo ripubblicare. Circa un anno fa è arrivata l’opportunità che stavo cercando. Insieme a Marco Diodato, un altro fervente entusiasta del Flow nel team di CapoLeader, abbiamo organizzato un evento sul Flow e, fornendo la bibliografia ai partecipanti, abbiamo citato Buon Business preavvisandoli che fosse disponibile solo in inglese. È stato così che Teresa Tardia, una coach che partecipava all’evento mi ha preannunciato: “Conosco la persona che fa al caso vostro…. so chi può far uscire il libro nella versione italiana è Michele Riva! Ti do il suo numero vedrai che è interessato”. Ecco ora posso dire; Grazie Teresa!

Michele Riva è il CEO di ROI Edizioni, e allora aveva da qualche mese pubblicato la versione italiana di “Flow psicologia della prestazione ottimale”, il libro che ha portato il Flow alla conoscenza delle masse. Ci ho messo veramente poco ad alzare il telefono e chiamarlo, con la chiara sensazione che ero vicino al tanto ambito risultato. Michele è stato veramente gentilissimo e ha dovuto contenere il mio entusiasmo, “sai Stefano, io nel 2008 lavoravo per il precedente editore e ho curato la precedente edizione, però devo verificare lo stato dei diritti del libro, non so se qualcuno detiene ancora l’esclusiva per l’Italia. Ti faccio sapere.”

Sono rimasto in sospeso una settimana prima di sentirmi dire “ok Stefano, possiamo pubblicarlo! Visto che ci tieni così tanto e che sei così coinvolto con il contenuto del libro potrebbe anche valer la pena che ne scrivessi la prefazione,,,, che ne dici?” Ero completamente in estasi, non stavo nella pelle per l’entusiasmo, non solo ero riuscito a riportarlo in Italia, ma ne avrei scritto la prefazione…. WOW! Ora posso dire grazie Michele! Quando ho comunicato la notizia agli altri membri di CapoLeader il mio entusiasmo è stato veramente contagioso e il morale è andato alle stelle.

Mi sono preso un mese per scrivere la prefazione, in attesa della conferma ufficiale dell’acquisto dei diritti da parte di Roi Edizioni. Questa effettivamente tardava ad arrivare, ma si trattava solo di una formalità, perché avrebbero dovuto rifiutare?  È stato così che, dopo aver ricevuto l’ok da numerosi amici al quale avevo chiesto una mano per scriverla, ho inviato a Michele la prefazione in attesa di conferma. Era il 18 di ottobre, esattamente tre giorni prima che il Prof. Csikszentmihalyi mancasse. La notizia mi ha colpito profondamente. Ora era ancora più importante diffondere in Italia il suo approccio e dare rilevanza al suo ultimo libro, il suo testamento: definire come il mondo degli affari possa contribuire al miglioramento del genere umano e alla felicità individuale.

Ci siamo confrontati subito con Michele ed abbiamo capito perché la conferma alla vendita dei diritti tardava ad arrivare. Ora dovrà darci l’ok uno degli eredi, i tempi potrebbero dilatare. Ed in effetti c’è stato silenzio per diversi mesi….

Mi ero quasi rassegnato a dover aspettare a lungo ed invece nei primi giorni di giugno è arrivata la chiamata di Michele, “ci hanno dato i diritti! Noi ci siamo anche portati avanti, partiamo con la stampa a brevissimo, saremo nelle librerie a Luglio”

Il 27 luglio è uscito in Italia Buon Business e credo che il professore da lassù sia orgoglioso di noi!

Se ti è piaciuta la storia di come siamo riusciti a far uscire Buon Business? ora non ti resta che leggerlo!

La filosofia della Pura Vida e il Flow sono poi così tanto diversi? In questo articolo andremo ad approfondire cos’hanno in comune questi due approcci alla vita.

Ho da poco finito di leggere Pura Vida, un libro molto interessante di Gianluca Gotto, in cui viene presentata in modo semplice e chiara la filosofia di vita degli abitanti della Costa Rica.
L’espressione “Pura Vida” non viene solo usata come augurio, ringraziamento o saluto, rappresenta un vero e proprio stile di vita che può essere riassunta in sei pilastri.

I sei pilastri della Pura Vida

  • Primo Pilastro: Fiducia: verso se stessi e verso gli altri. Fiducia non vuol dire credere che tutto andrà sempre bene, ma non partire dal presupposto che tutto andrà male. Il modo migliore per raggiungere questa consapevolezza è non isolarsi. Appartenere ad una comunità ci permette di ricevere un supporto e un aiuto nei momenti di bisogno, ci aiuta ad abbassare le nostre difese ed aprirci agli altri. Noi possiamo contare sugli altri membri della comunità, ma allo stesso modo gli altri conteranno su di noi. Questo ci farà sentire sempre utili e importanti.
  • Secondo Pilastro: Passione: vuol dire vivere la vita con il cuore, godersi ogni istante, essere pienamente presente in quello che si fa. Bisogna godersi il processo senza aver paura dell’obiettivo finale. Per raggiungere questo stato è necessario pensare meno e vivere di più, abbandonando ansia, fretta e superficialità.
  • Terzo Pilastro: Lentezza: bisogna imparare a rallentare nella vita. La vita vissuta lentamente permette di godersi ogni sfumatura di colore. Vivere sempre di corsa ci proietta nel futuro, invece noi dobbiamo imparare a rimanere nel presente. La Pura Vida insegna a godersi il viaggio senza essere ossessionati dall’arrivare a destinazione.
  • Quarto Pilastro: Natura: coltivare un rapporto profondo con la natura ci aiuta a superare il senso di solitudine e paura che a volte proviamo. Riconnetterci con la Pachamama, ovvero la Madre Terra, con una passeggiata in un bosco, osservando il cielo stellato o fermandoci ad assaporare la sensazione del sole sulla nostra pelle, ci permette di sentirci tutti parte di qualcosa di più grande. Noi siamo parte del tutto, non siamo soli.
  • Quinto Pilastro: Semplicità: quando abbiamo dei problemi tendenzialmente iniziamo a pensare troppo, ci facciamo sopraffare dalle paranoie, dai rancori e dall’orgoglio dimenticandoci che spesso la soluzione si trova nella semplicità. Analizzando i nostri problemi ci renderemmo conto che la soluzione più semplice spesso è quella giusta. Inoltre, la Pura Vida ci insegna che ciò che ci rende più felice non è la ricchezza o gli oggetti materiali, ma la compagnia delle persone care e fare ciò che ci fa stare bene.
  • Sesto Pilastro: Spontaneità: così come la vegetazione continua a crescere ed espandersi ininterrottamente seguendo il flusso della vita, anche noi dovremmo imparare a seguire il moto della spontaneità e continuare a crescere. Per farlo dobbiamo superare le nostre resistenze al cambiamento che tendono a farci rimanere nella nostra comfort zone. Vivere con spontaneità vuol dire seguire il nostro cuore, fare quel viaggio che abbiamo sempre voluto fare e realizzare il nostro sogno nel cassetto. Potrà capitare di andare incontro a qualche fallimento e delusione, ma almeno il nostro cuore sarà libero dai rimpianti.

La semplicità, la spensieratezza e la passione che caratterizza i ticos, ovvero gli abitanti della Costa Rica, mi ha molto incuriosito. Ho scoperto che sono tra i popoli più felici al mondo, allora mi sono chiesta: è possibile vivere la Pura Vida anche qui da noi?

Lo stato di Flow

Secondo me è possibile vivere in modo felice seguendo i pilastri della Pura Vida anche senza mare caraibico, foreste tropicali e animali di ogni tipo (ovviamente questi aspetti aiutano molto!). Come?

Vivendo il più possibile nello stato di Flow.

Il Flow è uno stato mentale, ideato dal Prof. Csíkszentmihályi, in cui una persona si trova completamente immersa, concentrata e coinvolta in un’attività. Le sensazioni tipiche di questo stato sono piena felicità, benessere e godimento. Vediamo come possiamo associare alcuni degli elementi del Flow ai pilastri della Pura Vida:

  • Primo pilastro (Fiducia) – Bilanciamento sfide-abilità: se le difficoltà del compito che stiamo svolgendo sono in equilibrio con le nostre capacità, riusciremo ad entrare in Flow. Il Flow permette di migliorare le nostre performance in maniera significativa, raggiungendo delle prestazioni ottimali e donandoci un senso di appagamento e di fiducia in noi stessi. Se le sfide sono troppo elevate proveremo un senso di ansia e la fiducia nelle mie capacità sarà inferiore. Per tornare in equilibrio basterà abbassare il livello di sfida o aumentare le mie capacità.
  • Secondo pilastro (Passione) – Motivazione intrinseca: l’attività che svolgiamo è autotelica, cioè mi piace farla a prescindere delle ricompense che ne otterrò. Quando svolgiamo un compito con passione riusciamo ad apprezzarne ogni momento. Ciò che ci fa stare bene è svolgere l’attività stessa e non il suo completamento o il raggiungimento dell’obiettivo. Apprezziamo di più il viaggio rispetto ad arrivare a destinazione.
  • Terzo pilastro (Lentezza) – Distorsione del tempo: siamo abituati a riempire il nostro tempo di attività spesso inutili o poco soddisfacenti, controlliamo costantemente l’ora e programmiamo tutto nei minimi dettagli. Se non abbiamo niente da fare spesso accendiamo la televisione e trascorriamo il nostro tempo passivamente. Quando invece facciamo qualcosa in cui mettiamo la nostra attenzione e le nostre energie, proviamo un senso di felicità. Quello che proviamo in quel momento ci assorbe così tanto da non accorgerci del tempo che passa, non abbiamo bisogno di guardare continuamente l’orologio perché siamo in perfetta armonia, abbiamo trovato il nostro ritmo interiore. Questo ci consente di goderci ogni istante vivendo nel qui e ora.
  • Quarto pilastro (Natura) – Perdita della coscienza del sé: quando siamo in Flow abbassiamo tutte le protezioni che solitamente servono a proteggerci dal giudizio e dai pensieri degli altri nei nostri confronti. Ciò che è importante è la connessione profonda con ciò che stiamo facendo e ciò che ci circonda. Raggiungendo questo stato ci sentiamo parte del tutto, siamo in profonda armonia con noi stessi e con l’ambiente che ci circonda.
  • Quinto Pilastro (Semplicità) – Unione tra azione e pensiero/Attenzione focalizzata: quando siamo in Flow la nostra mente e il nostro corpo sono in perfetta armonia, ciò che con la mente immagino di fare, riesco a metterlo in pratica con il corpo. Questo è possibile mantenendo una piena concentrazione sull’azione che stiamo svolgendo. Quando si raggiunge questo stato tutto sembra semplice, i pensieri che ci distraggono spariscono ed esiste solo quello che stiamo facendo.
  • Sesto Pilastro (Spontaneità) – Senso di controllo: riusciamo ad avere il pieno controllo delle nostre azioni, sappiamo esattamente quello che serve fare e le nostre azioni fluiranno spontaneamente, passo dopo passo. Se non abbiamo la piena libertà di agire secondo la nostra volontà perché siamo controllati in modo rigido, difficilmente riusciremo ad entrare in Flow.

Come abbiamo visto ci sono molti aspetti in comune tra la filosofia della Pura Vida e il Flow. La chiave per raggiungere la felicità sembra essere quella di fare ciò che amiamo, mantenendo la nostra presenza nel qui ed ora e svolgendo con passione e in modo semplice un compito alla volta, e ricordandoci che la vita va presa con leggerezza. Vivere queste sensazioni anche sul luogo di lavoro è possibile ed è ciò che permette alle aziende di avere alti risultati e allo stesso tempo le proprie persone soddisfatte e felici.

Ridere, giocare, divertirsi sono gli ingredienti essenziali per raggiungere la felicità nella nostra vita privata e lavorativa.

 

Pura Vida a tutti!

 

Sara Cascio

Come ogni anno arriva quel momento di fine luglio in cui con la testa si è proiettati verso le vacanze, ma è necessario ancora far fronte alle ultime incombenze lavorative, alle chiusure, alle ultime riunioni in cui tutti sono agitati e ansiosi di riuscire a terminare in tempo i loro compiti. Questo periodo stressante e caotico porta le persone a perdere le ultime energie ritrovandosi spesso ad avere “le batterie quasi al minimo”. In questo articolo vedremo come ricaricare le batterie con il Flow.

ricaricare batterie con flow

Come possiamo ricaricare le nostre batterie?

Un modo per recuperare energia e sentirci felici e appagati arriva dal Prof. Mihaly Csikszentmihalyi, ovvero la Teoria del Flow.

Quando siamo in Flow riusciamo ad ottenere uno stato di completo benessere mentale raggiungendo una sensazione di concentrazione energica, pieno coinvolgimento e godimento.
Quindi, il modo migliore per ricaricare le nostre batterie durante le vacanze è quello di trovare delle attività che ci consentano di raggiungere questo stato mentale, vediamo come:

  • Obiettivi chiari:  bisogna innanzitutto trovare qualche cosa da fare, scegliendo l’attività più adatta per noi, come visitare qualche posto, fare una partita a racchettoni o leggere un buon libro.
  • Bilanciamento sfide e abilità: dobbiamo scegliere un’attività che non ci faccia annoiare, ma allo stesso tempo che non sia troppo difficile per noi. Bisogna trovare il giusto livello di sfida. Per esempio se decidiamo di fare una partita a tennis, assicuriamoci che il nostro avversario non sia Djokovic!
  • Feedback non ambiguo: è importante tenere sotto controllo tutti i segnali in modo da capire se stiamo continuando nella direzione desiderata.
  • Attenzione focalizzata: dedichiamo tutta la nostra attenzione all’attività che abbiamo scelto, lasciamo da parte il cellulare e cerchiamo di vivere nel momento presente. Occupiamoci di un’attività alla volta.
  • Unione tra azione e consapevolezza: la mia mente e il mio corpo dovranno essere in perfetta armonia. Nel momento in cui penso di fare una cosa, il mio corpo la metterà in pratica.
  • Senso di controllo: cerchiamo di svolgere un’attività in cui ci sentiamo padroni delle nostre azioni, qualcosa che ci dia la libertà di poter scegliere come agire.
  • Perdita della coscienza del sé: sentiamoci liberi di agire. Quando siamo in flow, tutte le protezioni che ergiamo per proteggere il nostro ego crollano. Se abbiamo voglia di fare un castello di sabbia in spiaggia, lo faremo senza pensare a cosa potrebbero pensare di noi, divertiamoci!
  • Distorsione del tempo: se troviamo l’attività giusta il tempo passerà in fretta e noi ci renderemo conto di non aver guardato neanche una volta l’orologio.
  • Motivazione intrinseca: scegliamo un’attività autotelica, ovvero che ci faccia stare bene durante tutto il tempo in cui la svolgiamo. Innamoriamoci del processo, non solo del risultato. Se la nostra attività è fare una camminata in montagna, godiamoci la salita, ogni sensazione positiva che proviamo, concentriamoci sulle piccole cose che vediamo, come i fiori, le farfalle, il ruscello che scorre lungo il sentiero, solo così potremmo poi goderci la vista dalla cima.

Siamo ossessionati dal dover ricaricare il nostro cellulare appena vediamo che la batteria è bassa, senza pensare che anche noi, come persone, consumiamo la nostra energia e abbiamo, quindi, bisogno di ricaricarci. Spesso tendiamo a sottovalutare questo bisogno, fino ad arrivare al limite. Avere una carica completa di energia ci permette di vivere meglio e di essere più efficaci in quello che facciamo. La qualità delle nostre azioni sarà elevata e noi potremmo goderci ogni momento e ogni sensazione positiva. Ricaricare le batterie con il flow è un modo per riprendersi dallo stress quotidiano, mantenendo la mente attiva.

Vi auguriamo, in queste vacanze, di poter trovare delle attività stimolanti che vi facciano entrare in flow e che vi ricarichino completamente!

Il team di CapoLeader

Mi è capitato recentemente di rivedere un film d’animazione che ha catturato la mia attenzione. Mi ha colpito il fatto che rappresentasse molto approfonditamente lo stato di Flow. Molte persone sono convinte che i film d’animazione siano solo per bambini. Questo non è assolutamente vero. Le riflessioni e gli insegnamenti che vengono proposti al loro interno sono molto profondi e sono adatti anche per gli adulti. In alcuni casi, solo una persona che ha già affrontato sfaccettature diverse della propria esistenza riuscirà a comprendere appieno il significato.

In questo articolo andremo ad analizzare un famoso film d’animazione della Disney Pixar: Soul.

La storia

Joe Gardner insegna musica alle scuole medie, ma il suo sogno è quello di suonare nel jazz club di New York e di diventare un importante pianista jazz. L’occasione sembra arrivare quando viene chiamato per sostituire un musicista nel complesso di una nota sassofonista, Dorothea Williams.

Joe impressiona Dorothea con il suo modo di suonare il pianoforte e gli viene offerto il lavoro. Mentre Joe si avvia felicemente per prepararsi per la sua prima vera esibizione quella notte, cade in un tombino. Joe sotto forma di anima si ritrova nell’Altro Mondo. Non volendo morire prima della sua grande occasione, cerca di scappare, ma finisce nell’Ante Mondo, dove i consulenti delle anime, creano giovani anime per la vita sulla Terra.

Joe si finge uno dei mentori che dovranno aiutare le giovani anime a trovare la propria “scintilla”, che consentirà loro di ottenere il pass per andare sulla Terra ed iniziare la propria vita. A Joe verrà assegnata 22, un’anima non intenzionata a vivere con la quale comincerà un viaggio, tra il mondo reale e Ante Mondo, che permetterà a entrambi di vedere la vita con occhi nuovi apprezzandola in un modo diverso e unico.

Il Flow

Nel film viene rappresentato molto bene cosa capita quando una persona si trova nello stato di Flow, ovvero uno stato mentale di massima concentrazione e consapevolezza ideato dal Prof. Csikszentmihalyi. 22 mostra a Joe un luogo dove le persone si trovano “in bolla”, uno stato intermedio tra ciò che è fisico e ciò che è spirituale. Quando le persone sono pienamente coinvolte nell’attività che stanno svolgendo è come se fossero estraniate dall’ambiente in cui si trovano, sono pienamente concentrate e raggiungono le loro massime performance. 22 mostra a Joe cosa succede quando questo stato viene disturbato. Nel momento in cui questa “bolla” si rompe le persone immediatamente si distraggono e fanno errori, perché perdono quella connessione che univa la loro mente e il loro corpo.

Joe impara che essere in “bolla” crea gioia, ma quando la gioia diventa un’ossessione avviene il distacco dalla vita. Infatti poco dopo incontra delle figure mostruose che vagano nel buio, incuriosito chiede a 22 chi fossero e scopre che quegli esseri sono delle anime di persone vive che “si sono perse”. Sono persone che non sono riuscite a liberarsi dalle proprie ansie e ossessioni e di conseguenza hanno perso il contatto con la vita. Qui conosce Spartivento, un personaggio che aiuta queste anime a riconnettersi con il proprio corpo terreno e con la bellezza della vita.

Lo stato di Flow è un potente strumento che aiuta le persone a raggiungere prestazioni di qualità, ma va usato con consapevolezza, per raggiungere il Flow è importante essere focalizzati sul proprio obiettivo. Infatti, senza avere chiarezza di cosa si sta facendo e della direzione presa, c’è il rischio di perdersi per strada.

stato di flow

Il senso della vita

Gran parte del film è dedicata alla ricerca della scintilla di 22. Inizialmente si pensa che questa possa essere una passione, uno sport, un hobby, una professione. Joe, quindi, fa provare a 22 diverse attività come cucinare, fare il pompiere, disegnare, dipingere e fare l’atleta, senza ottenere risultati. La scintilla di 22 si accenderà solo dopo aver vissuto sulla Terra, nel corpo di Joe per qualche ora.

Quello che Joe scoprirà è che la “scintilla” non rappresenta, come pensava lui, lo scopo di vita, quindi una passione o un’attività in cui siamo bravi. L’espressione del nostro talento non è la nostra missione di vita.

Spesso siamo convinti che solo trovando il nostro scopo di vita riusciremo a raggiungere la felicità. Ma cosa capita quando ci rendiamo conto che ciò che pensavamo fosse il nostro scopo non ci regala la gioia desiderata? È quello che è successo a Joe dopo essere riuscito finalmente ad avere il posto nel quartetto di Dorothea Williams. Era convinto che la musica fosse il suo scopo, ma dopo aver ottenuto quello che desiderava si rende conto di non essere felice e di provare un senso di vuoto. Quando racconta questa sua sensazione a Dorothea, lei gli risponde con un aneddoto che parla di un pesce che va da un pesce più anziano e gli dice: “sto cercando l’oceano”. “L’oceano?” risponde il pesce più vecchio. “È quello in cui nuoti adesso”. “Questo?” dice il giovane pesce. “Questa è acqua. Io, invece, cerco l’oceano.”

Siamo convinti che l’oceano corrisponda a qualcosa di più grande, al nostro scopo, alla nostra missione, senza renderci conto che probabilmente stiamo cercando qualcosa che già abbiamo.

La “scintilla” è il senso della vita, si accende solo quando siamo pronti a vivere, quando superiamo il nostro senso di inadeguatezza che ci porta a pensare di non essere mai abbastanza.

La “scintilla” sta nell’essere capaci di stupirci e nel non dare nulla per scontato. Si accende quando impariamo ad apprezzare la bellezza della vita, le piccole cose, i dettagli e i particolari. Possiamo trovare il senso della vita guardando un tramonto o una foglia che cade, assaporando una fetta di pizza, ridendo con degli amici, abbracciando una persona cara, ascoltando una musica o annusando un fiore profumato. La felicità è da cercare nel qui ed ora, assaporando ogni momento e ogni istante che abbiamo a disposizione.

Conclusioni

Questi due aspetti principali del film, lo stato di Flow e il senso della vita, dovrebbero arricchire gli ambienti lavorativi. Se veramenente vogliamo implementare una cultura aziendale basata sul coinvolgimento e la motivazione, è necessario promuovere lo stato di Flow e di piena soddisfazione dei collaboratori, nonchè mettere in atto tutte le strategie necessarie a fargli percepire il senso di scopo e di significato per l’attività che stanno eseguendo.

 

 

Sara Cascio

(Seconda parte) Nel precedente articolo abbiamo analizzato la cultura aziendale di Google e il Flow come descritto dal prof. Csikszentmihaly e in particolare ai suoi elementi.  I pilastri della cultura aziendale di Google già affrontati sono stati la cultura dell’innovazione, la strategia Hr dinamica e i Manager come Leader.  Qui di seguito affrontiamo gli altri 4. In corsivo, alla fine della descrizione di ogni pilastro trovi l’analisi relativa agli elementi del Flow connessi.

4) People Analytics

Laszlo Bock, Head of People Operations di Google una volta ha affermato che “People operation” è una combinazione di scienza e risorse umane. Google guarda tutto dal punto di vista dei dati e si approccia anche al funzionamento delle risorse umane in modo scientifico.

Vengono fatte sperimentazione e innovazione in modo costante per trovare il modo migliore per soddisfare i dipendenti e aiutarli a lavorare in modo efficace. Tutto questo viene sviluppato creando strategie per le HR in base ai risultati dell’analisi dei dati.

Gli Analytics di Google tengono conto delle precedenti esperienze e opinioni dei leader, del numero di persone promosse, delle statistiche degli attuali dipendenti, del loro turnover, del rapporto tra manager e dipendenti, ecc. Queste metriche vengono monitorate in periodi di tempo per creare dati trasversali e serie temporali. Attraverso l’analisi di queste basi dati si trovano le correlazioni e gli effetti reciproci in modo da costruire politiche, strategie e nuovi programmi HR che siano in linea con il raggiungimento degli obiettivi.

Laszlo Bock, mentre era Senior Vice President of People Operations (HR) di Google, ha condotto uno studio di ricerca a lungo termine incentrato sullo sviluppo di una comprensione scientifica dell’esperienza lavorativa ed ha definito il DNA dei googler (denominato gDNA).

Obiettivi chiari e misurabili. Monitorare una base dati HR così importante e solida rende molto chiari gli obiettivi in termini di sviluppo delle risorse umane e di rinforzo della cultura aziendale.

Feedback tempestivo. Rilevare costantemente gli indicatori di performance delle Hr e utilizzarli per iniziative concrete permette di ricevere un costante feedback sulla distanza dagli obiettivi.

Unione tra azioni e consapevolezza. Creare strategie e iniziative HR sulla base dei dati permette di aggiungere coerenza ed integrità ai principi e alla cultura di Google.

cultura google

5) Cultura della lode e del riconoscimento

In un’intervista con Tyler Cowen, Eric Schmidt, l’ex CEO di Google, parla dell’importanza dei premi, del riconoscimento e dell’apprezzamento nella produttività dei dipendenti: “Google dava ricompense in denaro esorbitanti, ma le ha gradualmente eliminate in base al feedback dei dipendenti e ha lanciato esperienze di regali. I dipendenti hanno riferito che le esperienze sono state più divertenti, memorabili e personalizzate dei premi in denaro e un’opportunità per vivere la vacanza dei loro sogni.”

Google utilizza anche due tipi specifici di programmi bonus:

  • Spot Bonus che vengono utilizzati per riconoscere comportamenti speciali dei dipendenti da parte dei dirigenti.
  • Peer Bonus che consentono ai dipendenti di riconoscersi a vicenda. Questo è idealmente per valorizzare i comportamenti virtuosi che potrebbero essere stati ignorati dai manager.
  • Bonus “senza nome” dedicati ai team che stanno ottenendo prestazioni esemplari. Il premio sarà spendibile a livello collettivo, ad esempio con una festa o un viaggio di squadra.

Questi premi sono destinati ai dipendenti che sono andati oltre le loro normali mansioni per completare un’attività, ad esempio lavorare ore extra per completare un progetto o risolvere un problema comune.

Motivazione intrinseca. I premi costruiti in questo modo sono un rinforzo al senso di scopo e a rendere piacevole l’esperienza lavorativa e la relazione con i colleghi.

Feedback tempestivo. Il peer bonus consente di valorizzare il feedback dei peers e il riconoscimento delle prestazioni eccellente ovunque siano generate.

Senso di controllo. Premiare chi si impegna a contribuire alla soluzione di problemi comuni sviluppa il senso di ownership dei processi e dei risultati e permette ai googlers di sentirsi protagonisti nel proprio ruolo.

cultura google

6) Elevato rapporto tra spese per il personale e ricavi

Eric Schimdt dice in un’intervista alla CNBC : “Ogni giorno che mi giro, c’è qualche nuovo vantaggio che abbiamo escogitato per i nostri dipendenti. Fa parte della nostra cultura; siamo felici di farlo. E, naturalmente, abbiamo margini lordi per permettercelo. Quindi margini lordi più elevati sono una delle spiegazioni”.

I costi del personale di Google rappresentano circa il 50% delle spese totali, un valore molto elevato rispetto ad altre aziende del settore industriale di Google. Il motivo dell’eccezionale contributo è l’obiettivo di Google di avere le persone migliori nei posti di lavoro giusti e di avere un basso turnover dei dipendenti. Hanno correlato il loro successo direttamente alla soddisfazione dei dipendenti e hanno considerato i loro dipendenti come la loro principale risorsa. Dire che Google ha prodotto risultati eccezionali grazie a questa strategia è un eufemismo: negli ultimi dieci anni Google è andata eccezionalmente bene come prodotto, marchio e luogo di lavoro.

Bilanciamento tra sfida e abilità. Google ha chiaro in mente che il segreto del successo è investire sulle proprie risorse e sulle loro abilità, questo permette di raggiungere sfide inimmaginabili in partenza.

Motivazione intrinseca.  Google è convinta che assumere persone motivate, ingaggiarle e coinvolgerle e farle lavorare in ambienti piacevoli sia la chiave per le prestazioni.

cultura google

7) Elaborazione delle politiche basata sul feedback

In Google i gruppi di risorse per i dipendenti (ERG) forniscono un prezioso feedback sui programmi e sulle politiche per le risorse umane di Google. Attualmente ci sono 13 Employee Resource Group (ERG) con più di 250 capitoli a livello globale.

Google ha anche un rigoroso meccanismo di feedback dei dipendenti chiamato meccanismo Manager Upwards Feedback in cui ai dipendenti viene chiesto di valutare il proprio manager in base alle seguenti domande:

  • Il mio manager mi fornisce un feedback attuabile che mi aiuta a migliorare le mie prestazioni.
  • Il mio manager non “microgestisce” (vale a dire, viene coinvolto in dettagli che dovrebbero essere gestiti ad altri livelli).
  • Il mio manager mostra considerazione per me come persona.
  • Le azioni del mio manager dimostrano che lui/lei apprezza la prospettiva che porto alla squadra, anche se è diversa dalla sua.
  • Il mio manager mantiene il team concentrato sui nostri risultati/consegnabili prioritari.
  • Il mio manager condivide regolarmente le informazioni rilevanti dal suo manager e dai dirigenti senior.
  • Il mio manager ha avuto una discussione significativa con me sullo sviluppo della carriera negli ultimi sei mesi.
  • Il mio manager comunica obiettivi chiari per il nostro team.
  • Il mio manager ha le competenze tecniche (ad es. codifica in Tech, vendita in Global Business, contabilità in Finance) necessarie per gestirmi in modo efficace.
  • Consiglierei il mio manager ad altri Googler.
  • Sono soddisfatto della prestazione complessiva del mio manager come manager.
  • Cosa consiglieresti al tuo manager di continuare a fare?
  • Cosa vorresti cambiare il tuo manager?

Feedback tempestivo. La cultura del feedback di Google fa la differenza e identifica le caratteristiche più importanti per un leader e permette ai collaboratori di poter valutare quanto il proprio responsabile sia in linea con esse.

Perdita della coscienza del sé. I manager di Google sono indirizzati più verso le prestazioni che verso la protezione del proprio status quo. Il feedback è lo strumento per contenere l’ego.

In tema di gDNA è stato organizzato un sondaggio con coinvolti migliaia di dipendenti Google selezionati casualmente. Questi completano il sondaggio gDNA ogni anno. In Google, gli ingegneri software si candidano per la promozione quando si sentono pronti ad assumersi maggiori responsabilità. I dipendenti utilizzano uno strumento chiamato Google Moderator per porre domande e proporre le domande alle quali vogliono avere una risposta. Ogni venerdì, l’azienda tiene una riunione a tutti gli effetti in cui i leader dell’azienda rispondono alle domande più popolari della settimana. I leader utilizzano uno strumento di creazione di grafici chiamato Google-O-Meter per misurare la popolarità dei diversi suggerimenti dei dipendenti. I leader programmano anche “riparazioni” per risolvere problemi grandi e urgenti. I fixit sono sprint di 24 ore in cui i team si concentrano al 100% sulla ricerca di soluzioni a problemi specifici. Hanno anche sondaggi sul coinvolgimento, sondaggi sul polso, moduli anonimi o anche solo una semplice cassetta dei suggerimenti con carta e penna.

Feedback tempestivo. Tutti questi strumenti dimostrano la volontà di far emergere l’opinione delle persone e instaurare un dialogo di feedback costruttivo.

Senso di controllo. Attraverso i meccanismi volti a dare voce a tutti i collaboratori si instaura una cultura proattiva che spinge verso la crescita continua e sviluppa il senso di controllo sul processo.

Conclusione

Larry Page nelle citazioni della home page di Alphabet dice :

“Come Sergey ed io abbiamo scritto nella lettera originale dei fondatori anni fa, “Google non è un’azienda convenzionale. Non intendiamo diventarlo”.

Questa frase sintetizza i 7 pilastri che abbiamo analizzato e ha permesso a Google di gettare basi così solide nell’innovazione dirompente che non hanno bisogno di benchmark esterni per le loro prestazioni. Hanno stabilito i propri standard, studiato i propri dati, letto la mente della propria gente e strutturato le proprie regole per il gioco, per diventare ciò che sono diventati. In sintesi, tutti i giorni i googler sperimentano il Flow e lo stato di massima prestazione proprio perché i 9 elementi del Flow si fondono nel loro approccio innovativo e non convenzionale.