Nei giorni scorsi si è fatto un gran parlare di Patagonia per la decisione, da parte del suo fondatore Yvon Chouinard, di cedere la proprietà dell’azienda a due nuove entità Patagonia Purpose Trust e Holdfast Collective. Ogni dollaro non reinvestito nell’azienda sarà distribuito sotto forma di dividendi per proteggere il pianeta. Il nostro unico azionista è il pianeta, questo è lo slogan che caratterizza l’operazione e descrive la nuova mission di Patagonia. Qualcuno potrebbe anche pensare ad un’operazione pubblicitaria se non conoscesse la storia di un’azienda che ha rivoluzionato il mondo del business come siamo abituati a concepirlo.

Il prof. Csikszentmihaly, nel suo libro Buon Business cita spesso Patagonia e il suo fondatore Yvon Chouinard come esempi da seguire per la capacità di generare una mission significativa che generi pieno coinvolgimento e permetta alle persone coinvolte nel business di sperimentare lo stato di Flow sul posto di lavoro. Come sappiamo più è presente il Flow in azienda più le persone sono coinvolte, felici e produttive.

Ogni passaggio della sua storia ormai cinquantennale ha significato un ulteriore gradino percorso in termini di responsabilità sociale e ambientale creando un forte engagement e benessere nei dipendenti. Basta dare una scorsa alla filosofia che ha animato Patagonia fin dai suoi albori.

La storia di Patagonia

Innanzitutto, Yvon Chouinard parte dalla sua prima fortissima passione. Nel lontano 1953, a soli 14 anni, si innamora dell’arrampicata su roccia. La gioventù di Chouinard passa nello Yosemite park dove la sua combricola affronta sfide sempre più avvincenti nello scalare pareti. Nel 1957 inizia la sua avventura come uomo d’affari, acquista da un rigattiere una fucina a carbone usata, un’incudine, alcune pinze e martelli e impara da autodidatta il mestiere del fabbro. Tutto parte dalla difficoltà di reperire negli Stati Uniti i chiodi da arrampicata di produzione europea. La notizia si diffonde e presto i suoi amici vogliono assolutamente avere i chiodi in acciaio al cromo-molibdeno di Chouinard. Il passo successivo è aprire un piccolo negozio nel cortile dei suoi genitori a Burbank. La maggior parte dei suoi strumenti però è portatile, quindi può caricare la sua auto e viaggiare lungo la costa della California da Big Sur a San Diego, dando spazio alla sua seconda passione, il surf. Abbinare lavoro e divertimento è una caratteristica che porterà nella sua avventura imprenditoriale.

Nel 1965, Yvon si mette in società con Tom Frost, suo instancabile compagno di cordata, e insieme fondano la Chouinard Equipment. Durante i nove anni in cui Frost e Chouinard sono soci, riprogettano e migliorano quasi tutti gli attrezzi da arrampicata per renderli più forti, più leggeri, più semplici e più funzionali. Il loro principio progettuale guida deriva da Antoine de Saint Exupéry, celebre aviatore francese: “In qualsiasi cosa, la perfezione si raggiunge non quando non c’è più niente da aggiungere, ma quando non vi è più niente da togliere, quando un corpo è stato spogliato fino alla sua nudità“.

Nel 1970 Chouinard Equipment è il più grande fornitore di ferramenta per arrampicata e alpinismo negli Stati Uniti. Ma è anche un criminale ambientale perché i suoi attrezzi danneggiano la roccia. Le stesse fragili crepe sono costrette a subire ripetuti martellamenti dei chiodi durante il posizionamento e la rimozione, e la deturpazione è grave. Chouinard e Frost decidono di ridurre al minimo il business dei chiodi. Questo è il primo grande passo ambientale che intraprendono nel corso degli anni.

Fortunatamente esiste un’alternativa: dadi di alluminio che possono essere incuneati a mano anziché martellati dentro e fuori le crepe. Vengono introdotti nel primo catalogo della Chouinard Equipment nel 1972. Nel catalogo viene incluso un saggio di 14 pagine del climber della Sierra Doug Robinson su come usare i dadi, e ciò apre la strada a futuri saggi sull’ambiente nei cataloghi di Patagonia. Nel giro di pochi mesi dalla spedizione del catalogo, il business dei chiodi si atrofizza: i dadi vengono venduti più velocemente, ancora prima di essere realizzati. Yvon non vuole contribuire in alcun modo a deturpare e mettere a rischio le sue amate montagne.

Successivamente abbandonò completamente la linea delle attrezzature e iniziò a produrre indumenti per scalatori, ma indumenti talmente resistenti da soddisfare un fabbro. E’ lo stesso Chouinard a confermarlo: “Abbiamo cucito il primo paio di pantaloni corti con una macchina per il cuoio. Ho utilizzato una canapa molto pesante. La donna che li cucì li mise in piedi sul tavolo e i pantaloni rimasero dritti. E quello fu l’inizio dei nostri Standup Short (gli short che tanno in piedi da soli). Eravamo dei fabbri che facevano indumenti.”

Il passaggio dalle attrezzature all’abbigliamento non cambiò l’obiettivo dell’azienda. “Secondo la nostra concezione, ogni prodotto che facciamo dev’essere il migliore del mondo. Non uno dei migliori: il migliore. Qualsiasi cosa facciamo, che sia un paio di pantaloni o una camicia, dev’essere così.” Questo è il segreto perché Patagonia è stata capace di attrarre talenti eccezionali nella propria organizzazione. Se un’impresa non aspira a essere la migliore della sua specie, attrarrà dipendenti poco abili e sarà presto dimenticata.

Come ogni imprenditore sa, esistono momenti molto difficili e si devono fronteggiare situazioni complicate per garantire la sopravvivenza a lungo termine dell’azienda. Questo è ancora più difficile se si vuole perseverare secondo valori etici elevati e ci si vuole prendere cura dell’ambiente. Chouinard si trova ad affrontare uno di questi momenti quando capisce che il cotone, per tutti un materiale naturale ed ecologico rappresenta in realtà una forte minaccia per l’ambiente (i risultati di un’analisi dicono che ci vogliono circa 9 litri di petrolio – la base per i pesticidi- per produrre una camicia di cotone).

 

Mentre attraversavo la Central Valley ho visto queste grandi pozzanghere dove scolava l’acqua dai campi di cotone. C’erano delle guardie armate di fucili per spaventare e tenere lontani gli uccelli da questo liquame. Vedi tutto questo, parli con gli agricoltori e vieni a sapere che il tasso di incidenza del cancro è dieci volte maggiore della media. Ho detto: Ah, è così! Non userò mai più cotone prodotto industrialmente. E’ come produrre mine anti uomo e un giorno svegliarsi e andare a vedere che cosa fanno. A questo punto puoi scegliere: andare avanti o fermarti. E io mi sono detto: Va bene smettiamo. Preferisco chiudere che continuare così.

Patagonia per inciso non chiuse, ma fece partire una campagna di rilancio del cotone prodotto biologicamente alla quale col tempo aderirono anche Nike Levi Strauss e altri colossi dell’abbigliamento.

I valori e l’integrità di Patagonia rendono i propri dipendenti orgogliosi e felici e fanno percepire un forte senso di scopo nella propria attività. L’ambiente lavorativo è costruito proprio alternando responsabilità verso l’ambiente e miglioramento della qualità dell’esperienza lavorativa.

 

il flow a lavoro

 

La cultura aziendale è viva e si esprime in diversi modi: “Sul lavoro siamo circondati da amici che possono vestirsi come vogliono, possono venire in ufficio anche a piedi nudi. La gente corre a fare surf quando c’è l’onda giusta, gioca a pallavolo sul campo di sabbia alle spalle del nostro stabilimento. L’azienda sponsorizza viaggi per sciare o per arrampicate e alpinismo. Dal 1984 non abbiamo più uffici privati, lavoriamo in un grande open-space per aiutarci nella comunicazione. Abbiamo una caffetteria che serve cibi sani, principalmente biologici. L’unica cosa che non cambia qui sono i fagioli e il riso, serviti ogni lunedì. Abbiamo anche aperto, su insistenza di Malinda Chouinard, un asilo nido aziendale – all’epoca uno dei soli 150 nel Paese (oggi ce ne sono migliaia, anche se non sono ancora sufficienti). La presenza di bambini che giocano nel cortile o che pranzano con i genitori nella caffetteria aiuta a mantenere l’atmosfera aziendale più familiare che aziendale. Nel 2015 siamo stati premiati dal Presidente Obama per il nostro impegno nei confronti delle famiglie dei nostri dipendenti.

Perchè Patagonia è diversa

L’ulteriore storia della cura verso l’impatto ambientale è testimoniata da diverse iniziative:

  • La prima, negli anni ‘70 per salvare l’habitat della trota iridea diventa uno spartiacque. Una delegazione di dipendenti di Patagonia blocca il piano di sviluppo del territorio per la costruzione e la cementificazione del letto del fiume Ventura che costeggiava lo stabilimento. Allo stesso tempo viene finanziato un piano per il recupero del fiume e della fauna.
  • Dal 1986 Vengono previste donazioni regolari per iniziative di recupero ambientale.
  • Nel 2002 nasce la campagna 1% for the planet. L’uno per cento del fatturato viene destinato a scopi ambientalistici.
  • Dal 1980 Patagonia fa uso di carta riciclata per i propri cataloghi
  • Nel 2007 viene prodotto il pile Synchilla® ottenuto attraverso il riciclo di bottiglie d’acqua di plastica.
  • Nel 1996 lo stabilimento a Reno viene progettato per consumare il 60% di energia in meno attraverso lucernari a tracciamento solare e sistemi di riscaldamento radiante.
  • Nel gennaio del 2012, Patagonia è la prima azienda californiana a diventare una società di beneficenza (B-Corp)
  • Il libro Let my people go surfing scritto da Yvon che racconta il suo approccio imprenditoriale diventa un bestseller.
  • Il programma Worn Wear lancia la prima iniziativa di riaparazione dell’abbigliamento usato attraverso l’utilizzo di materiali di recupero.
  • Il simbolo di cucitura Fair Trade Certified™ garantisce che parte dei soldi spesi per un prodotto vengono destinati direttamente ai produttori, restando quindi nella loro comunità. Fair Trade è il primo passo per pagare salari dignitosi a tutti coloro che fanno parte della rete di approvvigionamento.
  • Patagonia Action Works si occupa di connettere i clienti con le organizzazioni ambientale supportate.
  • Patagonia Provisions – l’azienda alimentare alle prime armi – ha fatto il primo passo verso la riduzione dell’impatto della CO2 quando ha lanciato la Long Root Ale, una birra prodotta con grano Kernza® che vanta un enorme potenziale per il sequestro del carbonio.
  • Alla fine del 2018 Yvon Chouinard e il CEO Rose Marcario hanno cambiato la dichiarazione della missione dell’azienda per riflettere questo cambiamento:

“Patagonia è in business per salvare il nostro pianeta“.

Chouinard

Lo stesso Yvon Chouinard spiega l’essenza del suo approccio: “Nessuno costruisce qualcosa del genere se ha intenzione di quotarsi in Borsa entro 3 anni, incassare e sparire. Perciò cerchiamo di agire come se questa impresa dovesse stare qui altri cento anni!”

 

Abbiamo molto da imparare da un approccio di questo tipo e anche noi nel nostro piccolo possiamo ambire a contribuire a qualcosa di più grande. Il Prof. Csikszentmihalyi, grande amico di Chouinard, definisce questo nostro importantissimo bisogno:

 

“Noi tutti abbiamo bisogno di sapere che le nostre vite non sono sprecate e che lasceremo qualche orma nella sabbia del tempo. Dobbiamo essere convinti che la nostra esistenza serve a uno scopo utile e che ha valore.” (Csikszentmihalyi, Buon Business)


Articolo di Willian Bull, partner dell’Instituto Pieron, San Paolo

In che misura lo sport aiuta il lavoro? Di solito, il praticante sportivo, quando è fisicamente ed emotivamente ben preparato, partecipando a una gara o durante il suo allenamento, entra nello stato che chiamiamo Flow. In questa condizione c’è molta focalizzazione, grande controllo su ciò che si fa in ogni momento e riscontro immediato, derivante dal risultato raggiunto. Inoltre, è comune la sensazione del tempo che passa senza nemmeno accorgersene, perché in questo stato c’è una profonda immersione e concentrazione su ciò che si fa.

Abitudini vincenti

La pratica costante di uno sport che ci procura piacere crea un’abitudine. Diciamo che è un’abitudine sana e questa tende a rimanere, una volta che si raggiunge un risultato di cui beneficiare. Ci vuole sia convinzione personale che impegno, dedizione, divertimento e i risultati possano coesistere.

Nel mondo degli affari, i risultati importanti, attesi da alcuni dirigenti, dipendono quasi sempre da altre persone, aree e variabili su cui non si ha molto controllo o influenza. Quindi, raggiungerli richiede un numero aggiuntivo di capacità rispetto a quelle che usiamo in uno sport. E anche se li abbiamo, non sperimentiamo il Flow con la stessa frequenza o intensità che proviamo quando pratichiamo uno sport. E il motivo è che, nello sport, il più delle volte, stabiliamo i nostri obiettivi e determiniamo l’intensità e la frequenza di un allenamento per raggiungere o superare le sfide che ci siamo prefissati.

In molte organizzazioni, per quanto possa sembrare incredibile, gli obiettivi importanti non sono sempre definiti indicando l’ampiezza dell’estensione prevista, i requisiti di qualità, le scadenze, le risorse coinvolte e il livello di autorità necessario per la sua attuazione. Raggiungerli in queste condizioni può essere un esercizio frustrante e costoso. Il problema peggiora ulteriormente quando un professionista non riesce a collegare il proprio lavoro a un contesto e uno scopo chiari della propria organizzazione.

Controllo emozionale e feedback

Allo stesso modo, nel mondo degli affari non è raro trovare disallineamenti tra il livello di sfida e la capacità professionale, che si traducono in diversi sentimenti ed emozioni, come la noia, l’apatia o il rilassamento. Molto diverso dalle condizioni di eccitazione, controllo e flusso ottenuti quando i livelli di capacità e sfida sono più vicini.

Un altro ostacolo nella vita aziendale è che il feedback sulle prestazioni non è sempre tempestivo, obiettivo e chiarificatore di rotta per i professionisti. Il peso di non averlo varia da professionista a professionista, tuttavia la sua assenza può causare molti “rumori” di comunicazione e persino portare “sorprese” riguardo al grado di raggiungimento dei risultati.

Quindi, il raggiungimento della condizione di Flow in campo professionale non è qualcosa di banale, poiché ci sono molti fattori che intervengono fuori dal nostro controllo.

È ovvio che fare ciò che si ama spinge a raggiungere lo stato di Flow. Comprendere le condizioni che ci fanno raggiungere questo stato, anche con una frequenza inferiore rispetto a uno sport, è fondamentale per aumentare la frequenza di questo canale emotivo produttivo e l’impegno genuino in ciò che facciamo nel nostro “ruolo aziendale”.

Punti di contatto

Allora, quali sono i punti di contatto tra la pratica sportiva e le competenze professionali necessarie all’interno del mondo aziendale e anche al di fuori di esso?

La disciplina che abbiamo nello sport può guidarci e farci perseverare nel perseguimento degli obiettivi che abbiamo nel nostro campo professionale. Il superamento degli ostacoli nello sport e il piacere ad esso associato sono lezioni apprese che usiamo come metafore per superare le avversità naturali del mondo aziendale. Ad ogni superamento, proviamo piacere (a volte sollievo) e rafforziamo il senso di appartenenza a ciò che facciamo. È così che sviluppiamo la cosiddetta resilienza, derivante dalle dinamiche naturali promosse dal superamento delle sfide e delle avversità.

#losportaiutaillavoro #gowiththeflow #imparadivertendoti



FLIGBY v2.0: Riprogettazione dopo otto anni di servizio globale

“FLIGBY 2.0 è finalmente arrivato. Dopo 8 anni di servizio intensivo di oltre 22 mila utenti individuali in tutto il mondo, la pluripremiata simulazione FLIGBY ottiene una prospettiva nuova di zecca e funzionalità estese.”

Le nuove funzionalità dei prossimi aggiornamenti di FLIGBY ti aiuteranno a gestire il tuo tempo dedicato all’apprendimento esperienziale più efficacemente dalla sua nuova configurazione a 7 episodi. Aumenterà la sicurezza con la sua codifica HTML-5 e ti fornirà una migliore panoramica delle conseguenze della tua decisione con la sua mappa di Flow riprogettata. Questo aggiornamento di FLIGBY è un passo decisivo verso il genere cinematografico interattivo. Il nuovo design adattivo dell’interfaccia utente di FLIGBY renderà più facile l’uso anche di dispositivi diversi. Puoi iniziare il tuo percorso di sviluppo personale sul tuo laptop e continuare su altri dispositivi, inclusi tablet e smartphone. Scopri le nuove funzionalità della simulazione FLIGBY riprogettata:

Dal gioco serio a un film interattivo

Per definizione, FLIGBY è un gioco serio in un formato di film interattivo. Ora, con FLIGBY 2.0 è il momento di cambiare il genere. Soddisfare le aspettative dei nostri utenti, metterà più enfasi sulle qualità del film per fornire maggiore coinvolgimento per l’apprendimento esperienziale,

FLIGBY v2.0 – Configurazione interattiva simile a un film

Abbiamo aumentato lo spazio dedicato al film sull’interfaccia utente principale. Pertanto il rinnovato FLIGBY ha più un aspetto di una miniserie interattiva che un gioco serio. Questo è un movimento definitivo verso la direzione di intrattenimento fornendo più attenzione sulla storia, i personaggi, e i conflitti interpersonali tra di loro.

Fattore di intrattenimento migliorato: la storia della Turul Winery si è raggruppata in 7 episodi

In linea con le tendenze di consumo video OTT, FLIGBY 2.0 ottiene una configurazione interattiva di mini-serie. I nostri sviluppatori hanno raggruppato le 23 scene originali in sette episodi di 45 minuti, proprio come una stagione della tua serie televisiva preferita. Aiuterà gli utenti a gestire il loro tempo in modo più efficace seguendo i modelli che preferiscono quando utilizzano servizi di streaming video e giochi.

FLIGBY v2.0 – Selettore episodio

Per una navigazione più avanzata abbiamo creato una superficie speciale del selettore di episodi con una breve descrizione di ogni episodio.

Feedback più diretto e dinamico

Uno dei vantaggi più preziosi di FLIGBY è che mostra l’impatto delle tue decisioni manageriali in tempo reale. Sei tu a decidere come direttore generale di Turul Winery e vedi la reazione immediata dei tuoi colleghi. Questo include l’indicazione dei loro cambiamenti di umore istantanei e che rimangono spiegati in circostanze normali. La mappa del Flow visualizza lo stato psicologico effettivo dei colleghi e fornisce informazioni sul livello di motivazione attuale. La mappa del Flow è stata sviluppata dal professor Csikszentmihalyi, e pubblicata per la prima volta nel suo bestseller, “Good Business”.

FLIGBY v2.0 – Mappa del Flow

Ora i movimenti dei tuoi collaboratori virtuali sulla mappa del Flow vengono mostrati subito dopo ogni decisione che hai preso. Non è necessario passare alla sezione feedback lasciando l’interfaccia utente principale, la mappa del Flow viene visualizzata automaticamente. Ti aiuta a capire le conseguenze del tuo comportamento di leadership in tempo reale. Per questo, abbiamo implementato uno strato speciale sullo schermo video. È come un head-up display e indica tutti i principali cambiamenti senza disturbare il flusso della storia.

Interfaccia utente ottimizzata per i dispositivi mobili

Molti degli utenti di FLIGBY sono in attesa di questo: rendendo la nostra simulazione più adatta per i dispositivi mobili. Si tratta di una tendenza importante anche sul mercato delle applicazioni di apprendimento e sviluppo: il loro utilizzo in movimento.

FLIGBY v2.0 – Interfaccia utente ottimizzata per i dispositivi mobili
FLIGBY v2.0 – Interfaccia utente ottimizzata per i dispositivi mobili

Con il suo design adattivo dell’interfaccia utente, è possibile utilizzare facilmente FLIGBY 2.0 sul tablet o anche sullo smartphone. Proprio come nel caso del tuo servizio di streaming video preferito.

Riprogettata la “Sfida dell’intervista”

Intervistare il tuo personale è un’azione importante quando prendi il posto di direttore generale presso Turul Winery. Esso offre l’opportunità di conoscerli meglio e di capire le loro aspettative verso la vostra persona. Per farla breve, è un momento strategico.

FLIGBY v2.0 – L’intervista

L’esercizio “intervista” sembrava troppo lungo, e alcuni dei nostri utenti hanno trovato il feedback ricevuto da Mr. Fligby un po’ eccessivo in molti casi. I nostri esperti hanno riprogettato questa parte della simulazione per garantire un flusso regolare degli eventi.

Biblioteca Multimediale Light

La percezione dell’utente di questa funzione era contraddittoria: alcuni lo apprezzavano molto, altri lo trovavano meno utile considerando le lunghezze dei testi. Sulla base del prezioso feedback della comunità FLIGBY abbiamo preso la decisione: la Biblioteca multimediale deve essere rinnovata. Meno testi con collegamenti più diretti agli avvenimenti reali della storia. Chiamiamo la nuova soluzione “Biblioteca multimediale Light”, riferendosi alla selezione compatta degli elementi originali. Nessun problema, tutte le voci originali saranno ancora disponibili, ma di recente in funzione del Metrix (modulo di gestione e reporting degli account di FLIGBY). Lanceremo questa funzione all’inizio del prossimo anno.

FLIGBY 2.0 – Biblioteca Multimediale Light

Buone notizie, che anche i brevi video saranno ri-modificati, offrendo una spiegazione più diretta degli argomenti dati. Niente più scoiattoli prima della spiegazione del professor Csikszentmihalyi, sono sicuro che i fan più accaniti sanno, di cosa sto ?

Risorse del computer

Nella storia di FLIGBY, tu, come direttore generale, giochi il ruolo principale. Sei tu a decidere, in base alle informazioni fornite da diverse fonti, incluse le email del tuo staff. Per consentire una panoramica più completa di questi messaggi, abbiamo creato una funzione speciale, chiamata “Risorse del computer”.

FLIGBY v2.0 – Risorse del computer

Clicca sulla sua icona e troverai tutte le e-mail in un unico posto, proprio come sul tuo vero computer. E c’è anche il Turul Drive, che ti fornisce l’accesso a nuovi contenuti speciali, come i file HR, o l’archivio dei memo delle riunioni del consiglio.

concentrazione

Quando cominciamo a rispondere a un’opportunità che presenta obiettivi chiari e fornisce un feedback immediato, probabilmente vi veniamo coinvolti, anche se l’attività non è di per se stessa molto “importante” – può trattarsi di un gioco, di un hobby o di una conversazione stimolante. Quando il coinvolgimento supera una certa soglia di intensità, sentiamo che la concentrazione si espande e a un tratto siamo profondamente immersi nel gioco, nelle attività richieste dall’hobby o nell’interazione con l’interlocutore. A questo punto non dobbiamo più decidere che cosa fare, ma agiamo spontaneamente, quasi automaticamente, anche se qualche aspetto del compito che stiamo eseguendo è molto difficile o rischioso.

Nella vita quotidiana

Nella vita quotidiana raramente concentriamo la nostra attenzione oltre un tempo breve e un livello superficiale. Al contrario siamo costantemente distratti, la nostra attenzione scivola da uno stimolo all’altro, come la “mente della scimmia” descritta dai buddhisti. Tale cronica distrazione rende più difficile sperimentare la pienezza del nostro essere. Nel Flow, invece, l’azione e la consapevolezza si fondono in un unico flusso di energia. Un rocciatore descrive così questo processo:

            è una sensazione zen, come la meditazione o la concentrazione. Quello che capita è che la mente è puntata su una cosa sola (…) allora le cose diventano automatiche (…) in qualche modo la cosa giusta viene fatta senza che neppure te ne renda conto (…) succede, tutto lì. E tu sei più concentrato.

In quei momenti la distinzione fra il sé e l’attività scompare. Citiamo un ciclista professionista: “Non hai l’impressione di essere su una bicicletta (…) ti sembra che questa macchina sia una parte di te, con cui sei nato…”. Un altro rocciatore spiega: “E’ una piacevole sensazione di totale coinvolgimento. Diventi una sorta di robot (…) o meglio, una sorta di animale (…) non avverti più altro che i movimenti del corpo (…) sei come una pantera raccolta per il balzo”. Si tratta di un tipo particolare di concentrazione, poiché non si deve sforzare la mente per pensare a fondo, come quando si cerca di risolvere un problema matematico; al contrario, sembra che il processo del pensiero non richieda alcuno sforzo.

Nella Poesia

Il poeta Richard Jones descrive efficacemente questa situazione:

            Mi sento come se fossi attraversato da un flusso di energia che lascio scorrere liberamente. Quando scrivi, un flusso di energia molto intelligente attraversa il tuo corpo, ed è quell’energia a essere concentrata ed espressa, non il pensiero. Il Flow mi attraversa quando non lascio che lo scrittore che è in me interferisca con la scrittura. Come faccio a entrare in quello stato? Mah, di solito comincio a pensare.

Nel punto in cui comincia “a pensare”, la fusione fra scrittore e scrittura svanisce; il poeta cerca di tradurre consapevolmente le idee in parole, invece di lasciare che esse sgorghino liberamente e si dispongano spontaneamente nel loro ordine. Viceversa, nello stato di Flow il poeta si concentra sulle parole che scaturiscono dalla sua mente – le assapora, le ripete con passione, si sforza di decifrarne il significato – invece di sottometterle al suo comando.

Nel Basket

Un famoso giocatore di basket descrive in modo analogo i suoi momenti più intensi: “In certi momenti del gioco mi trovo in uno stato di concentrazione superiore, in cui non esiste null’altro, nulla tranne l’atto di partecipare al gioco e tirare la palla. C’è un giocatore che deve contrastarmi, ma io non sono interessato a lui. A quel punto non sono in competizione con lui. Sto cercando di piazzare la palla nel punto perfetto, e questo non ha nulla a che fare con la vittoria o la sconfitta”.

Come in Estasi

Nello stesso Flow la concentrazione è così profonda che a volte si usa il termine “estasi” per descriverla. Il termine greco estasi significa letteralmente “stare da parte; in senso figurato, significa analogamente essere all’esterno della routine quotidiana, in una realtà a sé stante definita dalle regole e dalle esigenze di una data attività. Alcuni raggiungono l’estasi muovendosi materialmente da uno spazio a un altro – entrando in un tempio, in un museo, in un contesto naturale maestoso. Un rocciatore professionista intervistato ha dichiarato: “Un uomo sulla montagna ha grandi potenzialità. In genere la gente cerca qualcosa bevendo, drogandosi, non importa come. Ma è la natura che può portare un uomo più vicino a ciò che cerca. Scalare montagne rinforza il corpo e la mente, e consente di scrutare gli abissi più profondi dell’animo umano. Quando sei lassù vedi qual è il vero posto dell’uomo nella natura, ti senti tutt’uno con la natura”. Altri raggiungono l’estasi seduti alla loro scrivania, lasciando vagare la mente in un altro mondo dove esistono soltanto numeri, versi, problemi scacchistici o note musicali. Ralph Shapey, un noto compositore contemporaneo, ha detto:

            Sei in uno stato estatico talmente profondo che ti senti come se non esistessi. L’ho sperimentato più volte. Sembra che la mia mano sia deconnessa da me stesso e io non ho nulla a che fare con ciò che accade. Resto seduto, lo sguardo fisso nel vuoto, in uno stato di sgomento e stupore. E la musica sgorga da sé

E’ interessante notare che in realtà l’estasi è il risultato della limitatezza della nostra capacità di concentrazione. La nostra mente non può reagire a troppi stimoli simultanei. Se focalizziamo davvero l’attenzione su un dato compito, che si tratti di scalare una parete rocciosa o di scrivere musica, non possiamo percepire nulla che sia al di fuori dell’ambito circoscritto da quello stimolo.

#gowiththeflow #traintheleadership #leadershipeflow

Continuiamo il nostro percorso nell’esame degli elementi distintivi del Flow, dopo aver affrontato i primi due (obiettivi chiari e feedback) nell’articolo di oggi approfondiremo un’altro presupposto per vivere l’esperienza di Flow : L’equilibrio fra opportunità e capacità.

È più facile venire coinvolti completamente da un compito se si pensa di riuscire a farlo. Se un compito appare al di là della nostra portata, tendiamo a reagire con ansia; se, viceversa, è troppo facile, ci annoia. In entrambi i casi l’attenzione si sposta da ciò che si deve fare: l’ansioso viene distratto dalle preoccupazioni per l’esito , mentre chi si annoia comincia a cercare qualcos’altro da fare. La condizione ideale può essere espressa da questa semplice formula: “il Flow si manifesta quando le sfide e le capacità sono elevate e le une sono all’altezza delle altre”.

Occorre però tenere presente che il giudizio “ideale” circa l’esistenza della condizione suddetta dipende dal contesto:ciò che rappresenta una sfida per una persona può non essere tale per chiunque altro. Poche persone vedono un’opportunità in una nuda parete di roccia, quasi tutti l’ignoreranno. Probabilmente i chirurghi non trovano esaltante la psichiatria (può darsi, pensano, che un analista debba trattare un paziente per anni con uno scarso miglioramento apparente) e, viceversa, uno psichiatra può ritenere che la chirurgia non richieda molta riflessione ma soprattutto abilità manuale, lo stesso tipo di abilità che serve per riparare il motore di un’automobile. Così, purtroppo, molti genitori non colgono l’opportunità di capire i figli, o si sentono scoraggiati dal farlo. Il fatto che una persona sia in grado di cogliere un’opportunità dipende in parte dalle capacità che ha ereditato o appreso. Un bambino atletico, ben coordinato, sarà attratto dallo sport, mentre il figlo di genitori che seguono attivamente una vita sociale e a tavola discutono dei fatti del giorno potrà, crescendo, sviluppare un interesse per il giornalismo e la politica.

Un’attività particolarmente favorevole al Flow è quella che offre sfide a diversi livelli di complessità. Un rocciatore osserva al riguardo: “Ci sono giorni in cui non ci si sente in forma perfetta, in cui si vorrebbe scalare una parete facile; altri giorni, invece, si è disposti a rischiare l’osso del collo”. Analogamente, non è facile esaurire le opportunità offerte dalle attività che sono propizie al Flow, poiché il limite superiore della loro complessità è molto alto: “Naturalmente, non si raggiunge mai la perfezione nella scalata, perché la mente è sempre una mossa avanti (…) Si può sempre pensare a una mossa più perfetta di quella che si sta facendo (…) è una sorta di rincorsa senza fine”.

La complessità delle sfide da affrontare è una delle ragioni per cui i chirurgi amano il loro lavoro: “è molto gratificante, e se è piuttosto difficile, è anche esaltante (…) I casi insoliti sono quelli che danno maggiori soddisfazioni, specialmente quando il paziente reagisce bene”. Il corsivo sottolinea un sentimento degno di nota: ciò che è più gratificante per questo chirurgo – e per quasi tutti gli altri intervistati – è eseguire bene un’operazione difficile. Il recupero del paziente riveste un’importanza quasi secondaria. Questo atteggiamento può essere interpretato come un segno di insensibilità da un osservatore esterno, ma è molto logico: un chirurgo non può controllare le reazioni fisiche del paziente, ma soltanto i dettagli dell’intervento. Da questo punto di vista, è nell’interesse di tutti che il chirurgo cerchi in primo luogo di fare il lavoro nel miglior modo possibile, con la speranza che l’organismo del paziente collabori.

Aumentando la propria abilità, si è in grado di rispondere a sfide più impegnative. Anzi, è quello che si deve fare per prevenire che i compiti divengano una monotona routine. La stessa esperienza del Flow diviene dunque di per se stessa un incentivo a salire a livelli più alti di complessità. Questo meccanismo viene descritto bene dai Pardey, due marinai che amano navigare nei mari del mondo da soli o in coppia:

            “Non è facile descrivere la soddisfazione che si prova quando si impara a fare qualcosa di nuovo. La prima volta che riesci a fermare la barca a vela esattamente a un metro dall’ormeggio senza che tocchi il molo, la prima volta che sistemi il portello del boccaporto senza che entri una goccia d’acqua, la prima volta che ripari perfettamente qualcosa a bordo: ognuno di questi momenti è un trionfo che riempie di gioia. Alla fine, questa autosufficienza diventa una sorta di gara con te stesso. Ti dai sempre nuovi traguardi e li superi.

In genere, nella vita quotidiana è difficile ottenere simili “trionfi”. Il lavoro è troppo limitativo, la vita familiare è troppo prevedibile o assillante. Si reagisce cercando un compenso nelle sfide e nelle prove di abilità richieste da altre attività, come lo sport, gli hobby o i viaggi – o forse si trovano altri sbocchi, quali le relazioni extraconiugali o le droghe. Sta però di fatto che ogni attività può dar luogo al Flow, poiché anche i compiti apparentemente più banali – lavorare a una catena di montaggio, parlare ai propri figli o lavare i piatti – offrono l’opportunità di utilizzare le proprie capacità.

Alcuni sono in grado di trovare anche nei peggiori frangenti l’opportunità di esplicare le proprie capacità ed entrare nel Flow. Abbandonati alle loro proprie risorse, alcuni detenuti in condizioni di isolamento hanno imparato a elaborare dei giochi mentali per evitare di sprofondare nel vuoto, Solzenicyn ne descrive uno che preservò la sua salute mentale immaginando di viaggiare da Mosca all’America: egli aveva misurato la lunghezza della cella e ogni giorno camminava per qualche chilometro da una parete all’altra, immaginando di guardare il paesaggio lungo la strada; quando fu trasferito in un’altra prigione aveva attraversato mezzo Atlantico. Se evadere materialmente è impossibile, ci si deve affidare alle proprie risorse per crearsi un mondo migliore virtuale, frutto della propria immaginazione.

Una delle capacità umane più preziose è quella di ravvisare delle opportunità dove altri non vedono che il vuoto. In una data situazione qualcuno dirà “non c’è nulla da fare”, mentre altri troveranno una gran quantità di cose da fare e di cui godere. L’individuo che è veramente impegnato nel mondo – interessato, curioso, stimolato – trova sempre il modo di sperimentare il Flow.

#traintheleadership #imparadivertendoti #capoleader