ARTICOLO DEL BLOG:

LA CHIAVE DELLA MOTIVAZIONE:
CAPIRE LE PERSONE

La leadership si misura nel far emergere il meglio di ogni persona

Hai presente quella sensazione di motivazione naturale quando lavori con qualcuno che ti somiglia? Lo stile, i valori, il modo di pensare… tutto fila liscio, e motivare sembra quasi un gioco da ragazzi. Bene, congratulazioni: sei nella “zona comoda” della leadership.

Ma la vera sfida emerge quando il tuo team non è tutto “specchio di te”. Quando ti trovi davanti persone:

  • aggressive o polemiche,
  • poco collaborative,
  • poco simpatiche (per usare un eufemismo),
  • o semplicemente demotivate e distanti.

Ecco qui che il leader viene davvero messo alla prova.

Ti interessa questo argomento?

IL BIAS NATURALE: MOTIVIAMO CHI È SIMILE A NOI

È un fatto psicologico: tendiamo a favorire chi ci somiglia, con cui condividiamo interessi, valori o stili di comunicazione. Non è colpa nostra: il cervello ama la prevedibilità.

Il rischio? Concentrarsi solo su chi “ci va bene”, lasciando indietro chi invece ci sfida davvero. Questo crea squadre sbilanciate, ingiustizie percepite e, a lungo termine, demotivazione diffusa.

LA DIFFICOLTÀ DI MOTIVARE PERSONALITÀ DIVERSE

Ogni persona reagisce diversamente a stimoli, feedback e riconoscimenti. Alcuni cercano autonomia, altri conferme, alcuni apprezzano sfide intellettuali, altri benefici concreti.

Motivare persone diverse significa capire:

  1. Cosa li fa sentire valorizzati
  2. Qual è il loro “flow” personale – sì, proprio come lo definisce Mihaly Csikszentmihalyi: quello stato in cui la motivazione e l’impegno diventano naturali
  3. Quali ostacoli li bloccano e come superarli senza imporre il nostro stile

IL VERO RUOLO DEL LEADER

La leadership efficace non è imporre il proprio modo di fare, ma adattarsi. È saper riconoscere le differenze, capire cosa motiva ciascuno e modulare stile, feedback e incentivi.

Questo è il test reale: non è motivare chi ti somiglia… è motivare chi è diverso, a volte ostile o poco collaborativo.

FLIGBY: IL LABORATORIO DELLA LEADERSHIP REALE

Qui entra in gioco FLIGBY, una piattaforma di gamification pensata per sviluppare le soft skills dei leader in modo immersivo e realistico. Non è un gioco qualsiasi: in FLIGBY entri in un ambiente simulato in cui devi gestire un team virtuale con persone reali “simulate”, ognuna con una personalità unica, motivazioni proprie e comportamenti talvolta imprevedibili. Alcuni collaboratori sono difficili, altri provocatori, alcuni demotivati, altri apparentemente indifferenti, proprio come nella vita reale.

L’obiettivo del gioco è chiaro: metterti alla prova come leader, sperimentare strategie di motivazione diverse e capire come adattare il tuo stile a ciascun membro del team. È un laboratorio sicuro dove puoi sbagliare, osservare l’impatto delle tue scelte e imparare senza conseguenze reali… ma con insegnamenti concreti che puoi portare subito nel mondo del lavoro.

🎮 E se vuoi provarlo tu stesso, non perdere il webinar online gratuito di FLIGBY il 23 aprile, dove avrai l’opportunità di fare una demo, scoprire le caratteristiche principali e vivere in prima persona la sfida di motivare persone diverse da te. È l’occasione perfetta per capire come il “flow” del team dipenda dal saper riconoscere e valorizzare le differenze e testare direttamente la tua leadership reale.

Ti sei perso il webinar
“Dietro le quinte della performance: ottimizza le tue prestazioni con il modello S.F.E.R.A.”?

Abbiamo una buona notizia.

🎥 La registrazione è disponibile.

Durante il webinar abbiamo esplorato come ottimizzare le proprie prestazioni utilizzando il modello S.F.E.R.A., lavorando sui fattori chiave che influenzano la qualità della performance.

👉 Guarda ora la registrazione e approfitta dell’offerta in corso.

Se il Modello SFERA ti incuriosisce e desideri metterlo davvero in pratica, questo è il momento giusto per accedere alla FPE – Flow Performance Evolution a un prezzo speciale per tutto il mese di marzo, un’opportunità concreta per sviluppare performance più efficaci, consapevoli e sostenibili.

Vuoi avere più informazioni? Chatta con Mr. Fligby il nostro Assistente Virtuale

Ti interessa questo argomento?

IL FLOW PER LA FELICITA' E IL SUCCESSO

LA LEADERSHIP NELLA VITA E NEL LAVORO.

IL LIBRO DI STEFANO SELVINI

“Si legge in un soffio: è un romanzo, ma è anche una guida assistita al lavoro per arrivare a padroneggiarlo.”

“Questo romanzo unisce la teoria alla pratica, invitandoci a rispondere a una questione di fondo: quando il lavoro vale la pena di essere vissuto?”

“Pagina dopo pagina familiarizzerete – passo al voi, avendole già lette in anteprima – con Marco Riva, il protagonista, rispecchiandovi nella sua costante ricerca di felicità. Perché tutti, nessuno escluso, cerchiamo la piena realizzazione.”

FILIPPO POLETTI – Top Voice Linkedin e influencer del benessere al lavoro

leggi gli altri

ARTICOLI DEL BLOG

CASE STUDY: COSA SUCCEDE QUANDO 12 MANAGER SEGUONO IL FLOW4LEADER PROGRAM

E se il problema non fosse la mancanza di formazione dei singoli manager, ma il fatto che stiamo formando i singoli senza allenare il sistema in cui devono lavorare insieme?

Da qui nasce la scelta del Flow4Leader Program.

Non dodici corsi individuali.
Non un altro workshop di leadership.

Un unico percorso per 12 manager, lungo 10-12 mesi, nel quale crescita individuale e crescita organizzativa procedono insieme.

Leggi l'articolo »

FLOW4LEADER PROGRAM: PERCHÉ CI VOGLIONO 12 MESI PER CAMBIARE UN LEADER (E NON BASTA UN CORSO)

Nessuno si aspetta di correre una maratona dopo un weekend di allenamento intenso. Eppure continuiamo ad aspettarci che un manager cambi comportamento per sempre dopo due giorni d’aula, un buffet e un attestato di partecipazione.

Dodici mesi, quando lo diciamo a un HR director, è quasi sempre la prima obiezione: non si può accorciare a tre o quattro?

Il Flow4Leader Program dura così tanto apposta.

La risposta breve è no. Se hai già mandato un manager a un corso di due giorni, tornato carico il lunedì e uguale a prima entro fine mese, probabilmente lo sospetti anche tu. Il problema non è mai stato il contenuto delle slide. È il tempo che serve perché qualcosa smetta di essere una nozione e diventi un riflesso, e nessuno ha mai sviluppato un riflesso in quarantotto ore.

Leggi l'articolo »

SVILUPPO INDIVIDUALE O PENSIERO SISTEMICO? LA DOMANDA CHE FA PERDERE TEMPO E BUDGET

Quante volte hai dovuto scegliere tra un corso sulla leadership individuale e un percorso sul cambiamento organizzativo, convinto che rispondessero a due esigenze diverse? Il catalogo formativo medio è costruito proprio così: da una parte le soft skill del singolo, dall’altra i processi e la cultura aziendale. Come se il primo non dipendesse quasi mai dal secondo.

Non dipende quasi mai da uno solo dei due. Ed è lo stesso errore di cui parlavamo la settimana scorsa: formare il leader senza toccare il sistema intorno a lui, o il contrario.

Leggi l'articolo »

LA TUA AZIENDA VERSA OGNI MESE DEI SOLDI PER LA FORMAZIONE.

Fai una prova. Apri il cedolino paga di novembre e cerca la voce “contributi fondi interprofessionali”. C’è, anche se probabilmente non l’hai mai notata — nessuno la nota, è sepolta tra decine di altre righe che nessun HR legge davvero.

Ogni mese, insieme agli stipendi, la tua azienda versa lo 0,30% del monte salari all’INPS.

Non è una tassa. È un salvadanaio.

Solo che l’80% delle PMI italiane non lo apre mai. E quei soldi, silenziosamente, ogni anno tornano allo Stato — come se non fossero mai stati versati.

Leggi l'articolo »

TORNI DALLE VACANZE PIÙ STANCO DI QUANDO SEI PARTITO? IL PROBLEMA NON SONO I GIORNI DI FERIE.

Metà agosto. Foto in spiaggia, aperitivo al tramonto, quel libro che porti in valigia da tre anni e non apri mai. Poi il 25 agosto succede la cosa strana: sei tornato, sei abbronzato, e sei comunque cotto come una bistecca lasciata troppo sulla griglia.

Se ti è già successo, buone notizie: non sei pigro, non sei “poco resiliente”, non hai sbagliato meta. Hai solo applicato al riposo lo stesso errore che applichiamo al lavoro: pensare che basti il tempo. Non basta il tempo. Serve l’energia giusta, gestita nel modo giusto. E qui la faccenda si fa interessante, perché è la stessa identica lezione che dovremmo portarci in ufficio undici mesi l’anno.

Leggi l'articolo »

APPROFONDIAMO INSIEME!

Ti interessa a questo argomento?

Parliamone insieme!

Compila il form con i tuoi dati per prenotare una call gratuita di approfondimento.

Verrai contattato al più presto per discutere insieme a noi i  dettagli che ti interessano e ricevere ulteriori informazioni sull’argomento.

Prenota una Call con un consulente

Inserisci i tuoi dati, ti ricontatteremo nel giro di poche ore.

ARTICOLO DEL BLOG:

TRA LAVORO E VITA:
QUELLO CHE SUCCEDE IN MEZZO

Non è questione di staccare prima, ma di riuscire a staccare davvero

C’è una convinzione molto diffusa tra i manager:
il problema dell’equilibrio vita-lavoro è, in fondo, una semplice questione di tempo.

“Se avessi meno riunioni…”
“Se le giornate fossero più corte…”
“Se il team fosse più autonomo…”

Eppure, nella maggior parte dei casi, il nodo non è organizzativo.
È molto più profondo. E anche un po’ più scomodo da guardare.

Non riguarda solo quanto lavori.
Riguarda quanto ti identifichi nel tuo ruolo.

 

Ti interessa questo argomento?

QUANDO IL RUOLO DIVENTA IDENTITÀ

Molti manager non riescono a staccare davvero perché, di fatto, non smettono mai di essere manager.

Non è solo una questione di orario o di presenza fisica.
È una questione mentale, continua e spesso invisibile.

Anche fuori dall’ufficio:

  • -pensano alle decisioni da prendere il giorno dopo
  • -anticipano possibili problemi
  • -rispondono, almeno mentalmente, a email e messaggi
  • -mantengono una sorta di controllo costante, anche se non dichiarato

Il risultato è che il lavoro smette di avere confini chiari.
E finisce per infiltrarsi nella vita personale, occupando spazi che dovrebbero essere dedicati ad altro.

Così il famoso “equilibrio” resta un concetto teorico, difficile da sperimentare nella pratica quotidiana.

PIÙ CONTROLLO, MENO EQUILIBRIO (E MENO PERFORMANCE)

A questo punto entra in gioco un paradosso interessante.

Molti manager cercano di recuperare equilibrio aumentando il controllo, con l’idea che “gestire meglio tutto” permetta di liberarsi prima.

In realtà accade esattamente il contrario.

👉 Più controlli ogni dettaglio, più il team tende a dipendere da te
👉 Più il team dipende da te, più vieni coinvolto in ogni decisione
👉 Più sei coinvolto, più diventa difficile – se non impossibile – staccare davvero

E così il lavoro non finisce mai, ma si trascina mentalmente anche oltre l’orario.

Non solo. Questo meccanismo ha un effetto diretto anche sulla performance del team: riduce autonomia, rallenta i processi decisionali e limita la responsabilizzazione.

E senza autonomia, è difficile che si creino le condizioni per lavorare bene, con fluidità e coinvolgimento.

IL VERO EQUILIBRIO NON È SEPARARE, MA SAPER PASSARE

Quando si parla di work-life balance, spesso si immagina una separazione netta e quasi rigida:
da una parte il lavoro, dall’altra la vita privata.

Ma nella realtà quotidiana questa divisione perfetta è rara, se non impossibile.

Il vero punto non è separare in modo impeccabile i due mondi.
È sviluppare la capacità di passare consapevolmente da uno all’altro.

Ed è proprio in questo passaggio che molti manager incontrano la difficoltà più grande.

Perché uscire dall’ufficio è relativamente semplice.
Uscire mentalmente dal lavoro lo è molto meno.

C’è un momento della giornata di cui si parla poco, ma che ha un impatto enorme sull’equilibrio: la transizione.

👉 dal lavoro alla casa
👉 dalla responsabilità alla relazione
👉 dalla performance alla presenza

Quando questa transizione non avviene davvero, si crea una sorta di “zona ibrida” poco funzionale.

Succede che:

  • -sei a cena, ma stai ancora pensando a una riunione
  • -ascolti qualcuno, ma con una parte della mente sei altrove
  • -sei fisicamente presente, ma mentalmente ancora nel lavoro

Nel breve periodo può sembrare normale.
Nel lungo periodo, però, diventa faticoso e logorante.

UN PICCOLO STRUMENTO CON UN GRANDE IMPATTO: IL RITUALE

Per migliorare concretamente l’equilibrio vita-lavoro, è utile lavorare proprio su questi momenti di passaggio.

E uno degli strumenti più semplici ed efficaci è il rituale di transizione.

Non serve qualcosa di complesso o elaborato.
Anzi, più è semplice, più è sostenibile nel tempo.

Può essere, ad esempio:

  • una breve camminata prima di rientrare a casa, per “staccare” gradualmente
  • scrivere le tre priorità del giorno successivo, così da chiudere mentalmente il lavoro
  • dedicare qualche minuto al respiro consapevole
  • cambiare musica durante il tragitto, segnando simbolicamente il passaggio

Il valore non sta tanto nel gesto in sé, quanto nel significato che assume.

È un modo per comunicare al cervello, in modo chiaro e ripetuto:
“Adesso cambio ruolo.”

E questo, nel tempo, aiuta davvero a costruire un equilibrio più stabile e concreto.

L’equilibrio vita-lavoro non si costruisce semplicemente lavorando meno.

Si costruisce cambiando il modo in cui si vive il proprio ruolo
e, soprattutto, il modo in cui si esce da quel ruolo.

 

Se leggendo questo articolo ti sei riconosciuto, anche solo in parte, sappi che è una situazione molto più comune di quanto sembri.

E la buona notizia è che si può affrontare in modo concreto e strutturato.

Noi di CapoLeader progettiamo percorsi dedicati proprio a questo: aiutare manager e professionisti a costruire un equilibrio sostenibile tra lavoro e vita, migliorando al tempo stesso autonomia, delega e funzionamento dei team.

Se vuoi saperne di più, puoi scriverci a:

📩 contatta@capoleader.com

Ne parliamo insieme, partendo dalla tua situazione reale. Senza soluzioni preconfezionate.

Ti sei perso il webinar
“Dietro le quinte della performance: ottimizza le tue prestazioni con il modello S.F.E.R.A.”?

Abbiamo una buona notizia.

🎥 La registrazione è disponibile.

Durante il webinar abbiamo esplorato come ottimizzare le proprie prestazioni utilizzando il modello S.F.E.R.A., lavorando sui fattori chiave che influenzano la qualità della performance.

👉 Guarda ora la registrazione e approfitta dell’offerta in corso.

Se il Modello SFERA ti incuriosisce e desideri metterlo davvero in pratica, questo è il momento giusto per accedere alla FPE – Flow Performance Evolution a un prezzo speciale per tutto il mese di marzo, un’opportunità concreta per sviluppare performance più efficaci, consapevoli e sostenibili.

Vuoi avere più informazioni? Chatta con Mr. Fligby il nostro Assistente Virtuale

Ti interessa questo argomento?

IL FLOW PER LA FELICITA' E IL SUCCESSO

LA LEADERSHIP NELLA VITA E NEL LAVORO.

IL LIBRO DI STEFANO SELVINI

“Si legge in un soffio: è un romanzo, ma è anche una guida assistita al lavoro per arrivare a padroneggiarlo.”

“Questo romanzo unisce la teoria alla pratica, invitandoci a rispondere a una questione di fondo: quando il lavoro vale la pena di essere vissuto?”

“Pagina dopo pagina familiarizzerete – passo al voi, avendole già lette in anteprima – con Marco Riva, il protagonista, rispecchiandovi nella sua costante ricerca di felicità. Perché tutti, nessuno escluso, cerchiamo la piena realizzazione.”

FILIPPO POLETTI – Top Voice Linkedin e influencer del benessere al lavoro

leggi gli altri

ARTICOLI DEL BLOG

CASE STUDY: COSA SUCCEDE QUANDO 12 MANAGER SEGUONO IL FLOW4LEADER PROGRAM

E se il problema non fosse la mancanza di formazione dei singoli manager, ma il fatto che stiamo formando i singoli senza allenare il sistema in cui devono lavorare insieme?

Da qui nasce la scelta del Flow4Leader Program.

Non dodici corsi individuali.
Non un altro workshop di leadership.

Un unico percorso per 12 manager, lungo 10-12 mesi, nel quale crescita individuale e crescita organizzativa procedono insieme.

Leggi l'articolo »

FLOW4LEADER PROGRAM: PERCHÉ CI VOGLIONO 12 MESI PER CAMBIARE UN LEADER (E NON BASTA UN CORSO)

Nessuno si aspetta di correre una maratona dopo un weekend di allenamento intenso. Eppure continuiamo ad aspettarci che un manager cambi comportamento per sempre dopo due giorni d’aula, un buffet e un attestato di partecipazione.

Dodici mesi, quando lo diciamo a un HR director, è quasi sempre la prima obiezione: non si può accorciare a tre o quattro?

Il Flow4Leader Program dura così tanto apposta.

La risposta breve è no. Se hai già mandato un manager a un corso di due giorni, tornato carico il lunedì e uguale a prima entro fine mese, probabilmente lo sospetti anche tu. Il problema non è mai stato il contenuto delle slide. È il tempo che serve perché qualcosa smetta di essere una nozione e diventi un riflesso, e nessuno ha mai sviluppato un riflesso in quarantotto ore.

Leggi l'articolo »

SVILUPPO INDIVIDUALE O PENSIERO SISTEMICO? LA DOMANDA CHE FA PERDERE TEMPO E BUDGET

Quante volte hai dovuto scegliere tra un corso sulla leadership individuale e un percorso sul cambiamento organizzativo, convinto che rispondessero a due esigenze diverse? Il catalogo formativo medio è costruito proprio così: da una parte le soft skill del singolo, dall’altra i processi e la cultura aziendale. Come se il primo non dipendesse quasi mai dal secondo.

Non dipende quasi mai da uno solo dei due. Ed è lo stesso errore di cui parlavamo la settimana scorsa: formare il leader senza toccare il sistema intorno a lui, o il contrario.

Leggi l'articolo »

LA TUA AZIENDA VERSA OGNI MESE DEI SOLDI PER LA FORMAZIONE.

Fai una prova. Apri il cedolino paga di novembre e cerca la voce “contributi fondi interprofessionali”. C’è, anche se probabilmente non l’hai mai notata — nessuno la nota, è sepolta tra decine di altre righe che nessun HR legge davvero.

Ogni mese, insieme agli stipendi, la tua azienda versa lo 0,30% del monte salari all’INPS.

Non è una tassa. È un salvadanaio.

Solo che l’80% delle PMI italiane non lo apre mai. E quei soldi, silenziosamente, ogni anno tornano allo Stato — come se non fossero mai stati versati.

Leggi l'articolo »

TORNI DALLE VACANZE PIÙ STANCO DI QUANDO SEI PARTITO? IL PROBLEMA NON SONO I GIORNI DI FERIE.

Metà agosto. Foto in spiaggia, aperitivo al tramonto, quel libro che porti in valigia da tre anni e non apri mai. Poi il 25 agosto succede la cosa strana: sei tornato, sei abbronzato, e sei comunque cotto come una bistecca lasciata troppo sulla griglia.

Se ti è già successo, buone notizie: non sei pigro, non sei “poco resiliente”, non hai sbagliato meta. Hai solo applicato al riposo lo stesso errore che applichiamo al lavoro: pensare che basti il tempo. Non basta il tempo. Serve l’energia giusta, gestita nel modo giusto. E qui la faccenda si fa interessante, perché è la stessa identica lezione che dovremmo portarci in ufficio undici mesi l’anno.

Leggi l'articolo »

APPROFONDIAMO INSIEME!

Ti interessa a questo argomento?

Parliamone insieme!

Compila il form con i tuoi dati per prenotare una call gratuita di approfondimento.

Verrai contattato al più presto per discutere insieme a noi i  dettagli che ti interessano e ricevere ulteriori informazioni sull’argomento.

Prenota una Call con un consulente

Inserisci i tuoi dati, ti ricontatteremo nel giro di poche ore.

ARTICOLO DEL BLOG:

IL VERO PROBLEMA NON E' IL TEMPO.
E' L'ENERGIA.

Non è una questione di agenda piena, ma di batteria mentale scarica.

“Non ho tempo.”

Se lavori con manager, questa frase la senti più spesso del “come stai?”.
Ed è anche una delle più grandi illusioni organizzative del nostro tempo.

Perché il problema, quasi mai, è davvero il tempo.

Il problema è che alle 11:30 del mattino… la batteria mentale è già in riserva. 🔋

Ti interessa questo argomento?

NON È AGENDA PIENA. È ENERGIA CHE MANCA

Due giornate identiche, stessa agenda, stessi meeting, stessi task.

  • Giorno A: dormi bene, inizi focalizzato, fai pause, lavori su una cosa alla volta.

  • Giorno B: notte agitata, mille interruzioni, salti da un task all’altro.

Indovina quando dici “non ho tempo”?

Spoiler: nel Giorno B.

Perché quando l’energia mentale cala, ogni attività sembra più lunga, più pesante, più dispersiva.
Il tempo non cambia. La percezione sì.

E qui entra in gioco il flow.

Lo stato in cui sei completamente immerso, efficace, quasi “in automatico”, ha due ingredienti fondamentali:

  • -alta concentrazione

  • -alta energia

Se manca uno dei due, il flow non si attiva.

Puoi avere anche un’intera giornata libera… ma se sei mentalmente scarica, il flow resta un miraggio.

LE 4 FONTI DI ENERGIA (E PERCHÉ ARRIVI A SERA DISTRUTTO)

Quando si parla di energia, molti pensano solo al sonno.
In realtà, è un sistema molto più complesso:

  • -Energia fisica: sonno, alimentazione, movimento.

  • -Energia mentale: concentrazione e decisioni (il multitasking la distrugge).

  • -Energia emotiva: stress, frustrazione, tensioni.

  • -Energia valoriale: il senso di quello che fai.

Se anche solo una di queste è in perdita, tutto il sistema ne risente.

Ecco perché succede una cosa apparentemente assurda ma molto comune:
arrivi a casa svuotato… anche dopo giornate poco produttive.

Call, email, interruzioni. Poche attività concluse davvero.

Perché non è la produttività a consumare più energia.
È la dispersione.

Ogni cambio di task, ogni notifica, ogni “solo un attimo” ha un costo cognitivo.
E alla fine della giornata hai speso energia… senza aver costruito molto.

Risultato: stanchezza + frustrazione. Combo perfetta.

MICRO-PAUSE, MONOTASKING E RITMO: LE TRE LEVE CHE FANNO LA DIFFERENZA

  1. Le pause non sono perdita di tempo.
    Sono manutenzione del cervello.

E no, scrollare il telefono non conta.

Parliamo di micro-pause vere, anche di 2–5 minuti:
alzarti, respirare, guardare fuori, staccare davvero.

Sono queste che ti permettono di ricaricare l’energia mentale e tornare performante.

2. Seconda leva: il monotasking.
In un mondo che premia chi fa mille cose insieme, la vera abilità è farne una sola. Bene.

  • -meno consumo di energia mentale

  • -più qualità

  • -tempi reali più brevi

Tradotto: fai meno switch → sprechi meno energia → lavori meglio.

3. Terza leva: il ritmo tra sfida e competenze.

Il flow si attiva quando:

  • -la sfida è abbastanza alta da stimolarti

  • -le competenze sono sufficienti per affrontarla

Se la sfida è troppo bassa → noia → energia giù
Se è troppo alta → ansia → energia giù

In entrambi i casi, stai lavorando… ma non stai funzionando bene.

RIPROGETTA LA GIORNATA SULL’ENERGIA

Se vuoi iniziare a lavorare davvero su questo tema, parti da qui.

Mini test:

  • Quando nella giornata senti massima concentrazione?

  • Quando senti il crollo di energia?

La maggior parte delle persone organizza la giornata così:
task → dove c’è spazio in agenda

Le persone più efficaci fanno il contrario:
task → dove c’è energia

  • attività ad alta concentrazione → nei picchi

  • attività leggere → nei momenti di calo

  • pause → prima del crollo, non dopo

Sembra banale. Non lo è.

Continuare a dire “non ho tempo” è rassicurante.
Perché il tempo sembra qualcosa di esterno, fuori controllo.

L’energia no.

L’energia è scomoda.
Perché implica responsabilità, scelte, cambiamenti.

Ma è anche l’unica leva reale per lavorare meglio senza lavorare di più.

E soprattutto, per smettere di arrivare a sera con quella sensazione sottile ma fastidiosa:

“Ho fatto tanto… ma non davvero.”

Se vuoi lavorare su questi aspetti in modo concreto, con strumenti pratici e un approccio che va oltre la teoria, scrivici a contatta@capoleader.com.

Ti sei perso il webinar
“Dietro le quinte della performance: ottimizza le tue prestazioni con il modello S.F.E.R.A.”?

Abbiamo una buona notizia.

🎥 La registrazione è disponibile.

Durante il webinar abbiamo esplorato come ottimizzare le proprie prestazioni utilizzando il modello S.F.E.R.A., lavorando sui fattori chiave che influenzano la qualità della performance.

👉 Guarda ora la registrazione e approfitta dell’offerta in corso.

Se il Modello SFERA ti incuriosisce e desideri metterlo davvero in pratica, questo è il momento giusto per accedere alla FPE – Flow Performance Evolution a un prezzo speciale per tutto il mese di marzo, un’opportunità concreta per sviluppare performance più efficaci, consapevoli e sostenibili.

Vuoi avere più informazioni? Chatta con Mr. Fligby il nostro Assistente Virtuale

Ti interessa questo argomento?

IL FLOW PER LA FELICITA' E IL SUCCESSO

LA LEADERSHIP NELLA VITA E NEL LAVORO.

IL LIBRO DI STEFANO SELVINI

“Si legge in un soffio: è un romanzo, ma è anche una guida assistita al lavoro per arrivare a padroneggiarlo.”

“Questo romanzo unisce la teoria alla pratica, invitandoci a rispondere a una questione di fondo: quando il lavoro vale la pena di essere vissuto?”

“Pagina dopo pagina familiarizzerete – passo al voi, avendole già lette in anteprima – con Marco Riva, il protagonista, rispecchiandovi nella sua costante ricerca di felicità. Perché tutti, nessuno escluso, cerchiamo la piena realizzazione.”

FILIPPO POLETTI – Top Voice Linkedin e influencer del benessere al lavoro

leggi gli altri

ARTICOLI DEL BLOG

CASE STUDY: COSA SUCCEDE QUANDO 12 MANAGER SEGUONO IL FLOW4LEADER PROGRAM

E se il problema non fosse la mancanza di formazione dei singoli manager, ma il fatto che stiamo formando i singoli senza allenare il sistema in cui devono lavorare insieme?

Da qui nasce la scelta del Flow4Leader Program.

Non dodici corsi individuali.
Non un altro workshop di leadership.

Un unico percorso per 12 manager, lungo 10-12 mesi, nel quale crescita individuale e crescita organizzativa procedono insieme.

Leggi l'articolo »

FLOW4LEADER PROGRAM: PERCHÉ CI VOGLIONO 12 MESI PER CAMBIARE UN LEADER (E NON BASTA UN CORSO)

Nessuno si aspetta di correre una maratona dopo un weekend di allenamento intenso. Eppure continuiamo ad aspettarci che un manager cambi comportamento per sempre dopo due giorni d’aula, un buffet e un attestato di partecipazione.

Dodici mesi, quando lo diciamo a un HR director, è quasi sempre la prima obiezione: non si può accorciare a tre o quattro?

Il Flow4Leader Program dura così tanto apposta.

La risposta breve è no. Se hai già mandato un manager a un corso di due giorni, tornato carico il lunedì e uguale a prima entro fine mese, probabilmente lo sospetti anche tu. Il problema non è mai stato il contenuto delle slide. È il tempo che serve perché qualcosa smetta di essere una nozione e diventi un riflesso, e nessuno ha mai sviluppato un riflesso in quarantotto ore.

Leggi l'articolo »

SVILUPPO INDIVIDUALE O PENSIERO SISTEMICO? LA DOMANDA CHE FA PERDERE TEMPO E BUDGET

Quante volte hai dovuto scegliere tra un corso sulla leadership individuale e un percorso sul cambiamento organizzativo, convinto che rispondessero a due esigenze diverse? Il catalogo formativo medio è costruito proprio così: da una parte le soft skill del singolo, dall’altra i processi e la cultura aziendale. Come se il primo non dipendesse quasi mai dal secondo.

Non dipende quasi mai da uno solo dei due. Ed è lo stesso errore di cui parlavamo la settimana scorsa: formare il leader senza toccare il sistema intorno a lui, o il contrario.

Leggi l'articolo »

LA TUA AZIENDA VERSA OGNI MESE DEI SOLDI PER LA FORMAZIONE.

Fai una prova. Apri il cedolino paga di novembre e cerca la voce “contributi fondi interprofessionali”. C’è, anche se probabilmente non l’hai mai notata — nessuno la nota, è sepolta tra decine di altre righe che nessun HR legge davvero.

Ogni mese, insieme agli stipendi, la tua azienda versa lo 0,30% del monte salari all’INPS.

Non è una tassa. È un salvadanaio.

Solo che l’80% delle PMI italiane non lo apre mai. E quei soldi, silenziosamente, ogni anno tornano allo Stato — come se non fossero mai stati versati.

Leggi l'articolo »

TORNI DALLE VACANZE PIÙ STANCO DI QUANDO SEI PARTITO? IL PROBLEMA NON SONO I GIORNI DI FERIE.

Metà agosto. Foto in spiaggia, aperitivo al tramonto, quel libro che porti in valigia da tre anni e non apri mai. Poi il 25 agosto succede la cosa strana: sei tornato, sei abbronzato, e sei comunque cotto come una bistecca lasciata troppo sulla griglia.

Se ti è già successo, buone notizie: non sei pigro, non sei “poco resiliente”, non hai sbagliato meta. Hai solo applicato al riposo lo stesso errore che applichiamo al lavoro: pensare che basti il tempo. Non basta il tempo. Serve l’energia giusta, gestita nel modo giusto. E qui la faccenda si fa interessante, perché è la stessa identica lezione che dovremmo portarci in ufficio undici mesi l’anno.

Leggi l'articolo »

APPROFONDIAMO INSIEME!

Ti interessa a questo argomento?

Parliamone insieme!

Compila il form con i tuoi dati per prenotare una call gratuita di approfondimento.

Verrai contattato al più presto per discutere insieme a noi i  dettagli che ti interessano e ricevere ulteriori informazioni sull’argomento.

Prenota una Call con un consulente

Inserisci i tuoi dati, ti ricontatteremo nel giro di poche ore.

ARTICOLO DEL BLOG:

IL FALSO MITO DELL’EQUILIBRIO:
PERCHÉ IL WORK-LIFE BALANCE NON È DIVIDERE IL TEMPO

Il vero equilibrio è dinamico, personale — e si costruisce a partire dall’energia, non dal tempo.

Se cerchiamo su Google “work-life balance”, spesso compare l’immagine di una bilancia perfettamente equilibrata: da una parte il lavoro, dall’altra la vita privata. Tutto in perfetto 50/50.

Peccato che nella vita reale questa immagine funzioni più o meno come la dieta perfetta del lunedì: bellissima sulla carta, quasi impossibile da mantenere.

Molte persone inseguono l’equilibrio pensando che significhi dividere il tempo in modo matematico:
8 ore di lavoro,
8 ore di vita privata,
8 ore di sonno.

Un modello ordinato, pulito… e decisamente un po’ vintage.

La realtà è che il nostro modo di lavorare – e di vivere – è cambiato. E con lui deve cambiare anche il modo in cui pensiamo all’equilibrio.

Ti interessa questo argomento?

L’EQUILIBRIO NON È STATICO

L’idea della divisione perfetta nasce da un concetto di equilibrio statico: come se la vita fosse una bilancia che deve restare immobile.

Ma la vita vera somiglia molto di più a… una danza.

Ci sono momenti di grande intensità lavorativa: un progetto che parte, una scadenza importante, un periodo creativo in cui le idee arrivano a raffica.
E poi ci sono momenti di recupero, pausa, rallentamento.

Pensiamo agli sportivi: nessun atleta cerca di allenarsi sempre allo stesso ritmo. Alternano carico e recupero.
Lo stesso vale per imprenditori, creativi, ricercatori: spesso lavorano per picchi di energia e poi hanno bisogno di spazi di ricarica.

Questo è ciò che possiamo chiamare equilibrio dinamico.

Non è una divisione perfetta del tempo.
È una regolazione continua delle energie.

QUANDO LAVORO E VITA SMETTONO DI COMPETERE

Qui entra in gioco un concetto molto potente: il flow.

Il flow è quello stato in cui siamo completamente immersi in quello che stiamo facendo. Il tempo sembra passare diversamente, la concentrazione è alta, l’attività è impegnativa ma gestibile.

In quei momenti non stiamo pensando:
“Questo è lavoro o vita privata?”

Stiamo semplicemente facendo qualcosa che ci coinvolge profondamente.

Ed è qui che succede qualcosa di interessante: lavoro e vita smettono di essere due avversari che tirano la coperta da parti opposte.

Diventano parti diverse di un’unica esperienza di vita.

Il vero benessere non nasce tanto dal numero di ore dedicate a ciascun ambito, ma dalla qualità delle esperienze che viviamo.

IL PROBLEMA NON È IL TEMPO. È L’ENERGIA.

Ci sono attività che ci lasciano scarichi anche se durano poco.
E altre che, pur richiedendo impegno, ci lasciano paradossalmente più carichi di prima.

Quando iniziamo a osservare la nostra settimana da questo punto di vista, succede qualcosa di interessante: scopriamo che l’equilibrio non dipende solo da quanto lavoriamo, ma anche da come lavoriamo e da cosa facciamo fuori dal lavoro.

UN PICCOLO ESERCIZIO DI CONSAPEVOLEZZA

Se vuoi iniziare a osservare il tuo equilibrio in modo diverso, prova questo esercizio molto semplice.

Durante la prossima settimana annota due cose:

1️⃣ Tre attività che ti danno energia
Possono essere lavorative oppure no: una riunione stimolante, un momento di concentrazione profonda, una passeggiata, una conversazione interessante.

2️⃣ Tre attività che ti drenano energia
Anche qui possono essere di qualsiasi tipo: una riunione inutile, un’attività ripetitiva, una giornata piena di interruzioni.

Questo piccolo esercizio spesso fa emergere una cosa importante:
il vero equilibrio non nasce dal cronometro.

Nasce dalla consapevolezza di cosa ci nutre e cosa ci svuota.

Ed è da lì che possiamo iniziare a progettare settimane più sostenibili.

NE PARLEREMO NELLE PILLLE DI FLOW

Il tema del bilanciamento tra vita e lavoro è molto più complesso – e interessante – di quanto sembri.

Per questo il 24 marzo dalle 18 alle 19 dedicheremo una nuova sessione delle Pillole di Flow proprio a questo argomento.

Parleremo di:

  • perché il work-life balance spesso non funziona come immaginiamo

  • come riconoscere i momenti di flow nel lavoro

  • come gestire energia, ritmo e recupero nella vita quotidiana

Se ti interessa capire come creare un equilibrio più realistico e sostenibile, ti aspettiamo.

👉 Iscriviti alle Pillole di Flow del 24 marzo e vieni a esplorare con noi un modo diverso di guardare al rapporto tra lavoro e vita.

Ti sei perso il webinar
“Dietro le quinte della performance: ottimizza le tue prestazioni con il modello S.F.E.R.A.”?

Abbiamo una buona notizia.

🎥 La registrazione è disponibile.

Durante il webinar abbiamo esplorato come ottimizzare le proprie prestazioni utilizzando il modello S.F.E.R.A., lavorando sui fattori chiave che influenzano la qualità della performance.

👉 Guarda ora la registrazione e approfitta dell’offerta in corso.

Vuoi avere più informazioni? Chatta con Mr. Fligby il nostro Assistente Virtuale

Ti interessa questo argomento?

IL FLOW PER LA FELICITA' E IL SUCCESSO

LA LEADERSHIP NELLA VITA E NEL LAVORO.

IL LIBRO DI STEFANO SELVINI

“Si legge in un soffio: è un romanzo, ma è anche una guida assistita al lavoro per arrivare a padroneggiarlo.”

“Questo romanzo unisce la teoria alla pratica, invitandoci a rispondere a una questione di fondo: quando il lavoro vale la pena di essere vissuto?”

“Pagina dopo pagina familiarizzerete – passo al voi, avendole già lette in anteprima – con Marco Riva, il protagonista, rispecchiandovi nella sua costante ricerca di felicità. Perché tutti, nessuno escluso, cerchiamo la piena realizzazione.”

FILIPPO POLETTI – Top Voice Linkedin e influencer del benessere al lavoro

leggi gli altri

ARTICOLI DEL BLOG

CASE STUDY: COSA SUCCEDE QUANDO 12 MANAGER SEGUONO IL FLOW4LEADER PROGRAM

E se il problema non fosse la mancanza di formazione dei singoli manager, ma il fatto che stiamo formando i singoli senza allenare il sistema in cui devono lavorare insieme?

Da qui nasce la scelta del Flow4Leader Program.

Non dodici corsi individuali.
Non un altro workshop di leadership.

Un unico percorso per 12 manager, lungo 10-12 mesi, nel quale crescita individuale e crescita organizzativa procedono insieme.

Leggi l'articolo »

FLOW4LEADER PROGRAM: PERCHÉ CI VOGLIONO 12 MESI PER CAMBIARE UN LEADER (E NON BASTA UN CORSO)

Nessuno si aspetta di correre una maratona dopo un weekend di allenamento intenso. Eppure continuiamo ad aspettarci che un manager cambi comportamento per sempre dopo due giorni d’aula, un buffet e un attestato di partecipazione.

Dodici mesi, quando lo diciamo a un HR director, è quasi sempre la prima obiezione: non si può accorciare a tre o quattro?

Il Flow4Leader Program dura così tanto apposta.

La risposta breve è no. Se hai già mandato un manager a un corso di due giorni, tornato carico il lunedì e uguale a prima entro fine mese, probabilmente lo sospetti anche tu. Il problema non è mai stato il contenuto delle slide. È il tempo che serve perché qualcosa smetta di essere una nozione e diventi un riflesso, e nessuno ha mai sviluppato un riflesso in quarantotto ore.

Leggi l'articolo »

SVILUPPO INDIVIDUALE O PENSIERO SISTEMICO? LA DOMANDA CHE FA PERDERE TEMPO E BUDGET

Quante volte hai dovuto scegliere tra un corso sulla leadership individuale e un percorso sul cambiamento organizzativo, convinto che rispondessero a due esigenze diverse? Il catalogo formativo medio è costruito proprio così: da una parte le soft skill del singolo, dall’altra i processi e la cultura aziendale. Come se il primo non dipendesse quasi mai dal secondo.

Non dipende quasi mai da uno solo dei due. Ed è lo stesso errore di cui parlavamo la settimana scorsa: formare il leader senza toccare il sistema intorno a lui, o il contrario.

Leggi l'articolo »

LA TUA AZIENDA VERSA OGNI MESE DEI SOLDI PER LA FORMAZIONE.

Fai una prova. Apri il cedolino paga di novembre e cerca la voce “contributi fondi interprofessionali”. C’è, anche se probabilmente non l’hai mai notata — nessuno la nota, è sepolta tra decine di altre righe che nessun HR legge davvero.

Ogni mese, insieme agli stipendi, la tua azienda versa lo 0,30% del monte salari all’INPS.

Non è una tassa. È un salvadanaio.

Solo che l’80% delle PMI italiane non lo apre mai. E quei soldi, silenziosamente, ogni anno tornano allo Stato — come se non fossero mai stati versati.

Leggi l'articolo »

TORNI DALLE VACANZE PIÙ STANCO DI QUANDO SEI PARTITO? IL PROBLEMA NON SONO I GIORNI DI FERIE.

Metà agosto. Foto in spiaggia, aperitivo al tramonto, quel libro che porti in valigia da tre anni e non apri mai. Poi il 25 agosto succede la cosa strana: sei tornato, sei abbronzato, e sei comunque cotto come una bistecca lasciata troppo sulla griglia.

Se ti è già successo, buone notizie: non sei pigro, non sei “poco resiliente”, non hai sbagliato meta. Hai solo applicato al riposo lo stesso errore che applichiamo al lavoro: pensare che basti il tempo. Non basta il tempo. Serve l’energia giusta, gestita nel modo giusto. E qui la faccenda si fa interessante, perché è la stessa identica lezione che dovremmo portarci in ufficio undici mesi l’anno.

Leggi l'articolo »

APPROFONDIAMO INSIEME!

Ti interessa a questo argomento?

Parliamone insieme!

Compila il form con i tuoi dati per prenotare una call gratuita di approfondimento.

Verrai contattato al più presto per discutere insieme a noi i  dettagli che ti interessano e ricevere ulteriori informazioni sull’argomento.

Prenota una Call con un consulente

Inserisci i tuoi dati, ti ricontatteremo nel giro di poche ore.

ARTICOLO DEL BLOG:

FRANCESCA LOLLOBRIGIDA:
VINCERE SENZA RINUNCIARE A SE STESSI

La forza di Francesca nasce dall’equilibrio tra ghiaccio e vita

Quando pensiamo a una campionessa olimpica, immaginiamo ghiaccio, allenamenti estenuanti, cronometri e podi.

Ma dietro ogni medaglia c’è una persona.

E la storia di Francesca Lollobrigida ci ricorda qualcosa di fondamentale: si può essere atlete professioniste senza smettere di essere donne, madri, persone con una vita piena fuori dalla pista.

Ti interessa questo argomento?

NON È SOLO QUESTIONE DI GHIACCIO

Francesca Lollobrigida è una delle protagoniste del pattinaggio di velocità italiano, più volte sul podio internazionale e olimpico. La disciplina che pratica richiede disciplina ferrea, concentrazione, programmazione millimetrica.

Allenamenti quotidiani.
Trasferte.
Pressione.
Aspettative.

Il rischio, in carriere così totalizzanti, è che l’identità si riduca a un unico ruolo: l’atleta.

E invece no.

L’ENERGIA CHE NON ARRIVA DALL’ALLENAMENTO

Nella sua vita c’è anche il ruolo di mamma.

Ed è qui che il tema si fa interessante.

Spesso pensiamo al work-life balance come a una divisione: da una parte il lavoro, dall’altra la vita privata. Due compartimenti stagni da gestire con equilibrio matematico.

Ma nel caso di Lollobrigida, più che di bilanciamento, si può parlare di contaminazione positiva.

L’energia che nasce dalla relazione con il figlio non è “tempo sottratto” allo sport. È carburante emotivo.
È motivazione profonda.
È radicamento.

Chi lavora nello sport ad alto livello sa che la prestazione non è solo fisica. È mentale, emotiva, identitaria.

Avere un centro affettivo solido può diventare una riserva di stabilità nei momenti di pressione.

PASSIONE E IDENTITÀ: NON UNA O L’ALTRA, MA ENTRAMBE

C’è un messaggio potente nella sua storia: non dobbiamo scegliere tra ambizione professionale e dimensione personale.

La vera forza non è sacrificare tutto per un’unica area.
È integrare.

Una madre che gareggia ad altissimi livelli rompe uno stereotipo ancora molto presente: quello secondo cui la maternità rallenta, indebolisce, limita.

In realtà può amplificare.

Perché ridefinisce le priorità.
Perché rende il tempo più prezioso.
Perché insegna una gestione dell’energia ancora più consapevole.

IL LAVORO NON È TUTTO, MA NEMMENO LA VITA È “ALTRO”

Nel mondo aziendale, il tema è identico.

Quante persone pensano che per crescere debbano “mettere in pausa” tutto il resto?
Quante donne sentono il conflitto tra carriera e maternità?
Quanti professionisti vivono la casa come un’interferenza invece che come una fonte di ricarica?

L’esempio di Lollobrigida suggerisce una prospettiva diversa:
non si tratta di dividere, ma di nutrire.

La passione professionale può convivere con l’amore familiare.
E, a volte, è proprio l’equilibrio affettivo a rendere possibile la performance.

LA LEZIONE SUL GHIACCIO (E NON SOLO)

Il ghiaccio richiede equilibrio perfetto.
Un millimetro fuori asse e si perde velocità.

Forse la metafora è tutta qui.

L’equilibrio non è immobilità.
È movimento controllato.
È capacità di adattarsi senza perdere direzione.

Essere atlete, madri, professioniste, partner, persone appassionate non è un gioco a somma zero.

È un sistema integrato di energie.

E la storia di Francesca Lollobrigida ce lo ricorda con una chiarezza cristallina:
la forza non nasce solo dall’allenamento.
Nasce anche da casa.

Se ti interessa questo argomento non perderti le Pillole di Flow del 24 marzo dalle 18 alle 19. Iscrivi ora!

Ti sei mai chiesto se un gioco può davvero lavorare sulle soft skills… e addirittura misurarle?
Non parliamo di quiz o giochini motivazionali, ma di esperienze strutturate che mettono le persone nelle condizioni di agire, prendere decisioni, gestire emozioni, priorità, relazioni.

Se ti incuriosisce capire come funziona, quali soft skills entrano in gioco e cosa si può osservare (e misurare) mentre le persone giocano, allora sei nel posto giusto.

👉 Guarda la registrazione e scopri cosa succede quando il gioco diventa uno strumento serio di sviluppo.

Vuoi avere più informazioni? Chatta con Mr. Fligby il nostro Assistente Virtuale

Ti interessa questo argomento?

IL FLOW PER LA FELICITA' E IL SUCCESSO

LA LEADERSHIP NELLA VITA E NEL LAVORO.

IL LIBRO DI STEFANO SELVINI

“Si legge in un soffio: è un romanzo, ma è anche una guida assistita al lavoro per arrivare a padroneggiarlo.”

“Questo romanzo unisce la teoria alla pratica, invitandoci a rispondere a una questione di fondo: quando il lavoro vale la pena di essere vissuto?”

“Pagina dopo pagina familiarizzerete – passo al voi, avendole già lette in anteprima – con Marco Riva, il protagonista, rispecchiandovi nella sua costante ricerca di felicità. Perché tutti, nessuno escluso, cerchiamo la piena realizzazione.”

FILIPPO POLETTI – Top Voice Linkedin e influencer del benessere al lavoro

leggi gli altri

ARTICOLI DEL BLOG

CASE STUDY: COSA SUCCEDE QUANDO 12 MANAGER SEGUONO IL FLOW4LEADER PROGRAM

E se il problema non fosse la mancanza di formazione dei singoli manager, ma il fatto che stiamo formando i singoli senza allenare il sistema in cui devono lavorare insieme?

Da qui nasce la scelta del Flow4Leader Program.

Non dodici corsi individuali.
Non un altro workshop di leadership.

Un unico percorso per 12 manager, lungo 10-12 mesi, nel quale crescita individuale e crescita organizzativa procedono insieme.

Leggi l'articolo »

FLOW4LEADER PROGRAM: PERCHÉ CI VOGLIONO 12 MESI PER CAMBIARE UN LEADER (E NON BASTA UN CORSO)

Nessuno si aspetta di correre una maratona dopo un weekend di allenamento intenso. Eppure continuiamo ad aspettarci che un manager cambi comportamento per sempre dopo due giorni d’aula, un buffet e un attestato di partecipazione.

Dodici mesi, quando lo diciamo a un HR director, è quasi sempre la prima obiezione: non si può accorciare a tre o quattro?

Il Flow4Leader Program dura così tanto apposta.

La risposta breve è no. Se hai già mandato un manager a un corso di due giorni, tornato carico il lunedì e uguale a prima entro fine mese, probabilmente lo sospetti anche tu. Il problema non è mai stato il contenuto delle slide. È il tempo che serve perché qualcosa smetta di essere una nozione e diventi un riflesso, e nessuno ha mai sviluppato un riflesso in quarantotto ore.

Leggi l'articolo »

SVILUPPO INDIVIDUALE O PENSIERO SISTEMICO? LA DOMANDA CHE FA PERDERE TEMPO E BUDGET

Quante volte hai dovuto scegliere tra un corso sulla leadership individuale e un percorso sul cambiamento organizzativo, convinto che rispondessero a due esigenze diverse? Il catalogo formativo medio è costruito proprio così: da una parte le soft skill del singolo, dall’altra i processi e la cultura aziendale. Come se il primo non dipendesse quasi mai dal secondo.

Non dipende quasi mai da uno solo dei due. Ed è lo stesso errore di cui parlavamo la settimana scorsa: formare il leader senza toccare il sistema intorno a lui, o il contrario.

Leggi l'articolo »

LA TUA AZIENDA VERSA OGNI MESE DEI SOLDI PER LA FORMAZIONE.

Fai una prova. Apri il cedolino paga di novembre e cerca la voce “contributi fondi interprofessionali”. C’è, anche se probabilmente non l’hai mai notata — nessuno la nota, è sepolta tra decine di altre righe che nessun HR legge davvero.

Ogni mese, insieme agli stipendi, la tua azienda versa lo 0,30% del monte salari all’INPS.

Non è una tassa. È un salvadanaio.

Solo che l’80% delle PMI italiane non lo apre mai. E quei soldi, silenziosamente, ogni anno tornano allo Stato — come se non fossero mai stati versati.

Leggi l'articolo »

TORNI DALLE VACANZE PIÙ STANCO DI QUANDO SEI PARTITO? IL PROBLEMA NON SONO I GIORNI DI FERIE.

Metà agosto. Foto in spiaggia, aperitivo al tramonto, quel libro che porti in valigia da tre anni e non apri mai. Poi il 25 agosto succede la cosa strana: sei tornato, sei abbronzato, e sei comunque cotto come una bistecca lasciata troppo sulla griglia.

Se ti è già successo, buone notizie: non sei pigro, non sei “poco resiliente”, non hai sbagliato meta. Hai solo applicato al riposo lo stesso errore che applichiamo al lavoro: pensare che basti il tempo. Non basta il tempo. Serve l’energia giusta, gestita nel modo giusto. E qui la faccenda si fa interessante, perché è la stessa identica lezione che dovremmo portarci in ufficio undici mesi l’anno.

Leggi l'articolo »

APPROFONDIAMO INSIEME!

Ti interessa a questo argomento?

Parliamone insieme!

Compila il form con i tuoi dati per prenotare una call gratuita di approfondimento.

Verrai contattato al più presto per discutere insieme a noi i  dettagli che ti interessano e ricevere ulteriori informazioni sull’argomento.

Prenota una Call con un consulente

Inserisci i tuoi dati, ti ricontatteremo nel giro di poche ore.