ARTICOLO DEL BLOG:

NETWORK
DI LEADER

Analizziamo il motivo per cui sia fondamentale lavorare sulla creazione di un network di leader.

Nello scorso articolo abbiamo introdotto il concetto della consapevolezza relazionale e di quanto sia importante per poter creare un clima di lavoro sano e basato sulla collaborazione.

Oggi facciamo un passo in più e andiamo ad analizzare il motivo per cui sia fondamentale lavorare sulla creazione di un network di leader.

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network di leader

NETWORK DI LEADER

La capacità di fare networking sta diventando una delle competenze essenziali per affrontare la realtà attuale. Nel suo Tedx, Alberto Bezzi, ci racconta quali devono essere i 5 presupposti per far funzionare il networking:

  1. Volontà: la forza del network sta nel desiderio di voler aiutare gli altri

  2. Confronto: per ampliare gli orizzonti e vedere punti di vista diversi

  3. Autorevolezza: accresce il nostro know how e quindi la nostra autostima

  4. Feedback: il network per essere efficace ha bisogno di attenzioni e deve essere nutrito

  5. Relazioni: conoscere meglio le persone con cui lavoriamo

I VANTAGGI DI NETWORK LEADER

Creare un network di leader in azienda può portare moltissimi vantaggi:

  • Scambio di conoscenze: un network di leader permette lo scambio di conoscenze e competenze tra individui con lo stesso ruolo ma in reparti diversi. Questo scambio può portare a un arricchimento reciproco e favorire l’apprendimento continuo. I leader possono condividere strategie di successo, affrontare sfide comuni e discutere soluzioni efficaci, contribuendo così alla crescita collettiva dell’azienda.


  • Supporto: se un leader sta affrontando una situazione problematica o non riesce a superare un ostacolo, può chiedere aiuto agli altri leader. Molto probabilmente alcuni di loro avranno già affrontato una situazione simile e saranno in grado di raccontare quali strategie hanno funzionato e quali meno per gestire la situazione. L’ascolto delle esperienze degli altri può accelerare il percorso di apprendimento, fornendo una prospettiva più ampia e nuove idee per affrontare situazioni simili.


  • Opportunità di collaborazione: attraverso il network, i leader possono identificare sinergie, condividere risorse e lavorare insieme per affrontare sfide comuni o perseguire obiettivi condivisi. Questa collaborazione può portare a risultati più significativi e ad un impatto più ampio rispetto a quanto sarebbe possibile raggiungere individualmente.


  • Ampliamento delle prospettive: interagire con leader provenienti da contesti diversi può aprire la mente e fornire nuove prospettive. Lavorare con persone che hanno background e esperienze diverse può aiutare a superare i limiti delle proprie conoscenze e i preconcetti. Ciò può portare a soluzioni innovative e creative per le sfide attuali e future.


  • Crescita personale e professionale: Essere parte di un network di leader offre opportunità di crescita personale e professionale. Attraverso le interazioni con altri leader, si può sviluppare la propria leadership, migliorare le abilità di comunicazione, acquisire fiducia e costruire una rete di contatti preziosa. Questo può aprire porte per nuove opportunità di carriera e sviluppo personale.

La potenza di creare un network di leader si vede bene nel video qui sotto:

Il gruppo è più della somma delle singole parti. Questo vuol dire che collaborando si genererà qualche cosa che vada oltre il contributo dei singoli. Proprio come fanno i pinguini per cacciare l’orca, le formiche con il formichiere o i granchi con il gabbiano. Ogni membro del gruppo è essenziale ed importante, ma per funzionare è necessario che tutti condividano lo stesso obiettivo e che sappiano qual è il loro ruolo.

Uno degli obiettivi dei nostri percorsi è quello di aiutare i leader a potenziare il network con i propri peer. Grazie alle condivisioni di esperienze e strategie, si mettono le basi per creare un team di colleghi pronti a supportarsi, in caso di bisogno. Queste relazioni possono essere preziose per il futuro, sia a livello professionale che personale.

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ARTICOLI DEL BLOG

QUANDO SCOPPIA LA CRISI, PERCHÉ OGNUNO SI CHIUDE NEL SUO REPARTO?

Venerdì, ore 17.40. Un fornitore chiave comunica che la consegna di lunedì salta. In dieci minuti il telefono del responsabile di produzione squilla tre volte. Il commerciale vuole sapere cosa dire ai clienti. Gli acquisti cercano un fornitore alternativo. La logistica riorganizza i turni. Tutti lavorano. Tantissimo. Nessuno si parla.

Lunedì mattina il commerciale ha promesso consegne che la produzione non può garantire. Gli acquisti hanno ordinato materiale che il magazzino non sa dove mettere. E c’è una mail in copia a quattordici persone che inizia con «Come già detto…».

Ognuno ha gestito la sua crisi. Nessuno ha gestito quella dell’azienda.

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SE OGNI REPARTO FUNZIONA, PERCHÉ L’AZIENDA NO?

Lunedì, ore 9. La produzione presenta i suoi numeri: tutto in linea. La logistica presenta i suoi: tempi rispettati. Il commerciale ha chiuso il trimestre sopra target.

Poi qualcuno legge la mail di un cliente storico. È furioso. L’ordine è arrivato in ritardo, incompleto, e nessuno lo ha avvisato. Silenzio. «Da noi è uscito tutto nei tempi.» «Il problema è a monte.» «Io l’avevo segnalato.»

Ognuno ha fatto il suo lavoro. Il cliente, intanto, sta facendo il suo: cercare un altro fornitore. I silos aziendali non si vedono negli organigrammi. Si vedono il lunedì mattina, in riunione.

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LA MAPPA DEL FLOW: IN CHE STATO LAVORA IL TUO TEAM?

Ti è mai capitato di avere troppo da fare e sentirti comunque di non essere all’altezza? Oppure, al contrario, di avere così poco stimolo da chiederti perché stai facendo proprio quel lavoro?

Sono due situazioni molto diverse, ma hanno qualcosa in comune: ci dicono che sfida e competenze non sono in equilibrio.

È proprio qui che entra in gioco uno degli strumenti più interessanti di Fligby: la Mappa del Flow. Si basa sulla teoria del flow di Mihaly Csikszentmihalyi, lo psicologo che ha ideato Fligby insieme ad Aleas Simulations.

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LE 4 COMPETENZE CHE DECIDONO SE UN MANAGER VA IN FLOW

C’è un tipo di manager molto comune: si descrive come “bravo a dare feedback”. Lo dà spesso, con calma, di solito a fine riunione. Tipo: ottimo lavoro, andiamo avanti così.

Poi arriva la simulazione. E i dati raccontano un’altra storia: quel feedback è generico, arriva tardi, e nessuno cambia mai comportamento dopo averlo sentito.

Non è un caso reale, è solo un tipo umano molto diffuso. Quello che pensiamo di saper fare e quello che facciamo davvero, sotto pressione, spesso non coincidono.

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CASE STUDY: COSA SUCCEDE QUANDO 12 MANAGER SEGUONO IL FLOW4LEADER PROGRAM

E se il problema non fosse la mancanza di formazione dei singoli manager, ma il fatto che stiamo formando i singoli senza allenare il sistema in cui devono lavorare insieme?

Da qui nasce la scelta del Flow4Leader Program.

Non dodici corsi individuali.
Non un altro workshop di leadership.

Un unico percorso per 12 manager, lungo 10-12 mesi, nel quale crescita individuale e crescita organizzativa procedono insieme.

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FLOW4LEADER PROGRAM: PERCHÉ CI VOGLIONO 12 MESI PER CAMBIARE UN LEADER (E NON BASTA UN CORSO)

Nessuno si aspetta di correre una maratona dopo un weekend di allenamento intenso. Eppure continuiamo ad aspettarci che un manager cambi comportamento per sempre dopo due giorni d’aula, un buffet e un attestato di partecipazione.

Dodici mesi, quando lo diciamo a un HR director, è quasi sempre la prima obiezione: non si può accorciare a tre o quattro?

Il Flow4Leader Program dura così tanto apposta.

La risposta breve è no. Se hai già mandato un manager a un corso di due giorni, tornato carico il lunedì e uguale a prima entro fine mese, probabilmente lo sospetti anche tu. Il problema non è mai stato il contenuto delle slide. È il tempo che serve perché qualcosa smetta di essere una nozione e diventi un riflesso, e nessuno ha mai sviluppato un riflesso in quarantotto ore.

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