Pubblicati da Sara Cascio

HR CHE VENDONO: IL SEGRETO PER HR STRATEGICI

ARTICOLO DEL BLOG:

HR CHE VENDONO:
IL SEGRETO PER HR STRATEGICI

Trasforma i tuoi progetti HR in successi che nessuno può ignorare.

Nel mondo HR c’è un grande equivoco che resiste da anni: “Io non vendo”.

Eppure, ogni giorno, ogni professionista HR — dal recruiting alla formazione, dal people development al welfare — vende qualcosa. Solo che non sono prodotti fisici: vendono idee, progetti, cambiamento, investimenti nelle persone.

Quando manca la preparazione alla vendita, i risultati sono evidenti: le iniziative HR faticano a partire, la direzione rimanda, i manager non si ingaggiano e il budget si assottiglia.

Tranquillo, non si tratta di vendere stile porta a porta, con l’HR che spinge il manager a comprare tutto subito o — con rispetto per i venditori di aspirapolvere — a dire “sì” senza pensarci.

Perché, allora, la vendita è così importante anche per chi non “vende” prodotti?

 

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HR = AMBASSADOR DEL CAMBIAMENTO

Ogni proposta HR richiede alle persone di fare qualcosa di diverso: partecipare a un percorso, cambiare stile di leadership, adottare un nuovo strumento.

È una vendita di valore: il compito dell’HR non è solo proporre qualcosa, ma far percepire il beneficio prima ancora che il cambiamento arrivi. Se le persone capiscono perché il nuovo progetto migliorerà la loro esperienza o il loro lavoro, saranno più disponibili a provarlo.

In questo senso, ogni HR è un vero e proprio ambasciatore del cambiamento, capace di accompagnare l’azienda e i team verso nuove abitudini e comportamenti più efficaci.

La direzione non dice “no” agli HR per cattiveria. Spesso dice “no” perché non vede un ritorno chiaro sull’investimento.

La preparazione alla vendita permette di:

  • -formulare proposte che rispondono ai problemi reali dell’azienda, mostrando concretezza e valore

  • -presentare soluzioni in modo chiaro, persuasivo e convincente, senza perdere tempo

  • -superare le obiezioni prima ancora che vengano espresse, anticipando dubbi e resistenze

In altre parole, saper “vendere” le proprie idee significa farsi ascoltare, capire il contesto aziendale e tradurre le iniziative HR in qualcosa di rilevante per chi deve approvarle.

INFLUENZARE, NON SOLO PROPORRE

Che si tratti di un piano formativo o di un cambio di policy, non è il contenuto a fare la differenza, ma la capacità di portare gli altri a volerlo.

Oggi vendere significa creare influenza positiva: ascoltare davvero, capire le motivazioni di chi deve prendere decisioni e usare queste informazioni per costruire proposte che parlano al cuore e alla testa delle persone.

In pratica, l’HR non si limita a proporre qualcosa, ma guida gli altri a vedere il valore e a sentirsi parte del cambiamento. Questo è il vero potere della vendita applicata al mondo HR.

Quante volte un’iniziativa nasce bene e muore perché nessuno la “compra”? Succede spesso quando manca la capacità di comunicare, costruire alleati interni e mantenere l’ingaggio nel tempo.

Preparazione alla vendita significa saper trasformare le idee in azioni concrete: far sì che manager e team comprendano i benefici, si sentano coinvolti e si impegnino a sostenere il progetto. Solo così i risultati diventano misurabili e visibili, e non restano solo buone intenzioni sulla carta.

L’HR MODERNO E’ UN BUSINESS PARTNER

Non un semplice amministratore, ma qualcuno che crea impatto concreto sull’organizzazione.

Un Business Partner deve saper:

  • -negoziare con sicurezza

  • -fare domande di qualità per capire bisogni e priorità

  • -gestire pipeline di progetto, monitorando progressi e ostacoli

  • -presentare soluzioni con un linguaggio che parla di numeri, impatto e business

Queste sono tutte competenze tipiche della vendita, fondamentali per chi vuole davvero far crescere la propria influenza all’interno dell’azienda.

🎓 IL MASTER CHE RENDE GLI HR STRATEGICI

Nel nostro Master in HR Learning & Development Transformation abbiamo dedicato un modulo specifico alla vendita per HR. Non si tratta di un semplice extra, ma di una competenza fondamentale per chi vuole davvero essere ascoltato dai manager e dalla Direzione.

Questo modulo non insegna a “vendere di più”, ma a vendere meglio: a presentare le proprie idee in modo chiaro e convincente, a far percepire il valore dei progetti HR, a influenzare positivamente le decisioni e a coinvolgere chi deve approvarle.

Partecipare a questo percorso significa acquisire strumenti concreti per trasformare le iniziative HR da semplici costi percepiti in leve strategiche di crescita per l’intera organizzazione. Imparerai a costruire alleanze interne, comunicare efficacemente con manager e team e a far emergere l’impatto reale dei tuoi progetti.

Se vuoi davvero fare la differenza e diventare un HR ascoltato, rispettato e strategico, iscriviti al Master e scopri come trasformare le tue idee in risultati concreti.

👉 Scopri il programma completo e iscriviti
📍 Modalità blended (Zoom + presenza a Milano)
📅 Inizio: 30 gennaio 2026

🎯 Vuoi trasformare le tue idee HR in iniziative strategiche che fanno davvero la differenza?

💡 Iscriviti al Master in HR L&D Transformation e scopri come acquisire competenze pratiche per influenzare, comunicare e far percepire valore, trasformando le iniziative HR da semplici costi a leve strategiche di crescita per tutta l’organizzazione.

Vuoi imparare davvero a imparare… e divertirti nel farlo?
Il 17 dicembre partecipa alle Pillole di Flow: LEARNING FLOW – IMPARARE AD IMPARARE.
Tecniche pratiche, esercizi divertenti e piccoli trucchi per far lavorare il tuo cervello… senza annoiarti!

In più in quell’occasione addobberemo l’albero natalizio del Flow e ci faremo gli auguri di Natale!

Ti sei perso il webinar di presentazione ma vorresti approfondire meglio come funziona la FLE HR Edition? Non preoccuparti puoi guardare il webinar registrato cliccando qui sotto.

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IL FLOW PER LA FELICITA' E IL SUCCESSO

LA LEADERSHIP NELLA VITA E NEL LAVORO.


IL LIBRO DI STEFANO SELVINI

“Si legge in un soffio: è un romanzo, ma è anche una guida assistita al lavoro per arrivare a padroneggiarlo.”

“Questo romanzo unisce la teoria alla pratica, invitandoci a rispondere a una questione di fondo: quando il lavoro vale la pena di essere vissuto?”

“Pagina dopo pagina familiarizzerete – passo al voi, avendole già lette in anteprima – con Marco Riva, il protagonista, rispecchiandovi nella sua costante ricerca di felicità. Perché tutti, nessuno escluso, cerchiamo la piena realizzazione.”

FILIPPO POLETTITop Voice Linkedin e influencer del benessere al lavoro

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ARTICOLI DEL BLOG


FALLA N. 4: LA MANCANZA DI CONFRONTO NEL TEAM

Se stai leggendo questa parte, probabilmente stai annuendo. Perché nel tuo team le persone parlano. Le riunioni scorrono lisce, i toni sono civili, le decisioni vengono approvate. Tutto sembra funzionare.
Eppure qualcosa non torna.

Lo senti dopo.
Quando l’esecuzione rallenta.
Quando emergono obiezioni che “stranamente” nessuno aveva sollevato prima.
Quando scopri che qualcuno non era davvero allineato, ma non lo ha detto.

Questa non è una semplice difficoltà di comunicazione.
È mancanza di confronto nel team.
Ed è molto più diffusa di quanto si pensi.


Leggi l'articolo »


FALLA N.3: QUANDOIL COORDINAMENTO DIVENTA UN FRENO

Ci sono momenti in cui un team sembra iperattivo, ma in realtà gira a vuoto. Le riunioni si moltiplicano. Gli allineamenti diventano quotidiani. Gli update arrivano puntuali.

Eppure, se guardi ai risultati, l’avanzamento reale è minimo. Il lavoro c’è. L’impegno anche. Ma il sistema non accelera.

Questa è la terza falla: il coordinamento inefficace. Una delle più insidiose, perché sembra buona gestione… ma in realtà è come spingere continuamente un carrello che non ha le ruote ben allineate


Leggi l'articolo »


FALLA N.2: QUANDO LA RESPONSABILITÀ È DI TUTTI… E QUINDI DI NESSUNO

In molti team il lavoro procede in modo collaborativo e ben intenzionato.
Le persone partecipano, discutono, propongono e sembrano davvero coinvolte.
Da fuori, tutto appare ordinato, quasi rassicurante.

Poi però arriva il momento in cui un risultato non arriva.
E lì succede qualcosa di interessante.

Nessuno si tira indietro apertamente.
Ma nessuno dice nemmeno: tranquilli, ne rispondo io.

La responsabilità sembra sparsa ovunque, come il parmigiano sulla pasta.
Peccato che, alla fine, non tenga insieme il piatto.


Leggi l'articolo »


FALLA N.1: PRENDERE DECISIONI AL POSTO DEL TEAM

C’è una dinamica che capita spesso nei team guidati da leader competenti ed esperti.
Stranamente, però, quasi nessuno la chiama “problema”… almeno all’inizio.

Non riguarda il controllo e nemmeno la fiducia nel team.
Spesso nasce proprio nei contesti in cui le persone sono motivate, autonome e capaci.

La dinamica è semplice: prendere decisioni, in un modo o nell’altro, torna sempre al leader.

Le proposte arrivano già pensate, a volte anche ben strutturate.
Ma alla fine si chiudono con un innocuo:

“Dimmi tu se va bene.”

Le alternative vengono presentate con attenzione, ma la scelta finale resta sospesa.
E anche quando qualcuno decide, il leader viene comunque coinvolto “per sicurezza”.

In pratica, il punto di chiusura finisce sempre sulla tua scrivania.


Leggi l'articolo »


GESTIONE DEL TEAM: 5 FALLE INVISIBILI CHE BLOCCANO AUTONOMIA E CRESCITA

Chiunque si occupi della gestione del team da un po’ — che sia un manager, un team leader o un professionista HR — conosce bene quella strana sensazione “da equilibrista”. Le persone sono in gamba, il clima in ufficio è sereno e i risultati arrivano pure… ma c’è un “ma”.

Il “ma” è che, non appena la figura di riferimento si assenta o si prende un weekend lungo, il sistema rallenta. Le decisioni rimangono appese, le responsabilità si fanno nebbiose e tornano a galla quei soliti problemini che sembravano risolti tre riunioni prima.

A quel punto, la domanda sorge spontanea: “Si sta chiedendo troppo? O si è di fronte a una difficoltà nel delegare?”. Spesso la risposta è più semplice (e rassicurante) di quanto si pensi: il problema non è nelle singole persone e nemmeno nelle intenzioni di chi le guida. Il problema sono le falle invisibili.


Leggi l'articolo »


IL POTERE DELL’EXPERIENTIAL LEARNING: PERCHE’ IL “FARE” BATTE LO “STUDIARE”

Rileggendo l’ultimo articolo di Capoleader sulle lezioni imparate in questo 2025, mi sono fermata a riflettere sul mio percorso personale. I bilanci sono preziosi, ma hanno valore solo se diventano vita vissuta. Per questo ho sentito il bisogno di condividere un’esperienza che per me è stata la prova concreta di ciò in cui credo: non si smette mai di essere allievi e si impara davvero solo mettendosi in gioco.

Avete presente quella sensazione di quando atterrate in un Paese straniero? All’inizio c’è un po’ di spaesamento, poi i sensi si accendono e, improvvisamente, il cervello inizia a ragionare in un’altra lingua.

Ecco, per vivere tutto questo non ho dovuto prendere un aereo: mi è bastato varcare la soglia di Spazio Casale.

Per sei martedì mattina ho avuto il piacere di partecipare al corso di inglese “English Full Immersion Campus” organizzato da Live & Learn Campus. Sei mattine intense che mi hanno confermato una verità che mi sta molto a cuore: non si impara davvero finché non si fa.


Leggi l'articolo »

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NON IMPARIAMO PIÙ COME UNA VOLTA:IL VERO OSTACOLO NON SEI TU

ARTICOLO DEL BLOG:

NON IMPARIAMO PIÙ COME UNA VOLTA:
IL VERO OSTACOLO NON SEI TU

E il vero Skill Gap non è quello che immagini

Dire che “le persone non imparano più” è una scorciatoia che non racconta tutta la verità. Il problema non è la motivazione, né le capacità individuali: è il contesto che non è progettato per far emergere le competenze già presenti.

Anche professionisti brillanti, motivati ed esperti faticano ad apprendere qualcosa di nuovo, non perché non ne siano capaci, ma perché non hanno spazio mentale sufficiente.

È il grande paradosso dell’apprendimento negli adulti: pieni di possibilità, ma poveri di energie cognitive.

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PERCHÉ NON IMPARIAMO PIÙ COME UNA VOLTA

Il nostro cervello non è cambiato negli ultimi vent’anni, ma il mondo attorno a noi sì, e profondamente.

Oggi siamo immersi in un flusso continuo di stimoli: notifiche, richieste simultanee, riunioni serrate, piattaforme da aggiornare, KPI da raggiungere, cambiamenti rapidi e spesso poco spiegati. Tutto questo ruba lo spazio mentale necessario per imparare.

Imparare davvero richiede:

  • -attenzione e concentrazione

  • -energia mentale

  • -possibilità di provare e sperimentare

  • -tempo per integrare ciò che si è compreso

Nelle organizzazioni moderne questi ingredienti sono risorse scarse.

Il risultato?
Le persone non smettono di imparare perché “non vogliono”, ma perché sono cognitivamente sovraccariche.

IL VERO SKILL GAP

Quando si parla di competenze mancanti, si pensa subito che “alle persone servano più skill”. In realtà, le skill spesso ci sono: il vero problema è che mancano i contesti giusti per farle emergere. Lo Skill Gap è spesso un Context Gap.

Gli errori più comuni nelle organizzazioni includono:

  1. troppa formazione e poca possibilità di applicarla
  2. aspettative irrealistiche verso persone già sovraccariche
  3. valutazioni basate sulle ore anziché sull’impatto
  4. una cultura che premia la velocità invece della profondità

Se mancano spazi di concentrazione, dialogo, sperimentazione e feedback, anche il talento più sviluppato resta potenziale, non agito.

IL MITO DEL MULTITASKING

Molti credono di poter imparare “mentre fanno altro”. Le neuroscienze dicono chiaramente il contrario: il multitasking non esiste. Il cervello passa continuamente da un compito all’altro, ogni “switch” consuma energia e riduce la profondità dell’apprendimento.

Imparare in un contesto caotico è come provare a riempire una bottiglia bucata: più versi, più perdi. Servono monotasking, immersione e spazi cognitivi puliti perché l’apprendimento attecchisca davvero.

NON SONO LE PERSONE IL PROBLEMA

Spesso le aziende parlano di “resistenza al cambiamento”. La realtà è che le persone non resistono al cambiamento, resistono a cambiare in un contesto che non le sostiene.

Senza chiarezza, sicurezza psicologica, tempo, senso di scopo, supporto del leader, possibilità di sperimentare e riconoscimento, anche il professionista più volenteroso si blocca. Non è un limite individuale: è un limite del sistema.

IL NUOVO RUOLO DELL’HR

L’HR del futuro non sarà valutato per quanti corsi organizza, ma per la qualità dei contesti di apprendimento che sa costruire.

Il nuovo HR diventa:

  • -progettista di esperienze

  • -facilitatore di contenuti

  • -generatore di sicurezza psicologica

  • -connettore tra persone, tecnologia e cultura

  • -promotore di spazi cognitivi sani

  • -misuratore dell’impatto reale

La sfida non è produrre più formazione, ma progettare ecosistemi di apprendimento in cui il cervello umano possa davvero apprendere e trasformare conoscenza in comportamento.

IL FUTURO DELL’APPRENDIMENTO E’ QUI

Il mondo del lavoro non ha bisogno di più contenuti, ma di contesti che facciano davvero imparare: spazi dove ci sia concentrazione, possibilità di sperimentare, motivazione, flow e applicazione concreta. Solo così le competenze emergono, invece di restare accumuli teorici.

Ed è proprio su questa trasformazione che punta il nostro Master in HR L&D Transformation. Un percorso pensato per chi vuole diventare architetto di contesti di apprendimento, in grado di valorizzare le competenze già presenti e generare risultati concreti.

Non si tratta di insegnare “cosa fare” in modo astratto, ma di aiutare i professionisti a ripensare l’esperienza di apprendimento nelle organizzazioni, progettando ambienti in cui le persone possano crescere, sperimentare e dare il meglio di sé.

Se vuoi guidare il cambiamento, fare la differenza nel tuo team e nelle tue persone, questo master ti dà strumenti concreti: dal design dei contesti cognitivi alla leadership dei processi che trasformano conoscenza in azione. Un percorso per costruire organizzazioni in cui le competenze non solo si acquisiscono, ma emergono, si consolidano e producono valore reale.

👉 Scopri il programma completo e prenota il tuo posto
📍 Modalità blended (Zoom + presenza a Milano)
📅 Inizio: 30 gennaio 2026

🎯 Vuoi essere tra i primi a dare forma al futuro dell’apprendimento nelle organizzazioni?

Venerdì 28 novembre, ci sarà una super promo unica per il Master, dedicata ad una cerchia ristretta di persone che si è pre-iscritta senza vincoli al Master.

Vuoi approfittarne?
💡 Pre-iscriviti oggi al Master in HR L&D Transformation e assicurati il tuo posto per iniziare a progettare contesti che fanno davvero la differenza.

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Oggi 26 novembre partecipa alle Pillole di Flow: LEARNING FLOW – IMPARARE AD IMPARARE.
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FALLA N.3: QUANDOIL COORDINAMENTO DIVENTA UN FRENO

Ci sono momenti in cui un team sembra iperattivo, ma in realtà gira a vuoto. Le riunioni si moltiplicano. Gli allineamenti diventano quotidiani. Gli update arrivano puntuali.

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In molti team il lavoro procede in modo collaborativo e ben intenzionato.
Le persone partecipano, discutono, propongono e sembrano davvero coinvolte.
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Ma nessuno dice nemmeno: tranquilli, ne rispondo io.

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NOVITA’: MASTER IN HR LEARNING AND DEVELOPMENT

ARTICOLO DEL BLOG:

NOVITA':
MASTER IN HR LEARNING AND DEVELOPMENT TRANSFORMATION

Come trasformare il ruolo delle Risorse Umane in motore di crescita

Immagina la tua giornata tipo.
Un flusso continuo di richieste, riunioni, piattaforme da aggiornare, budget da chiudere, corsi da organizzare.
Tutto fila… eppure dentro di te resta quella sensazione sottile che manca qualcosa.

Ti occupi di persone, ma a volte ti chiedi se le stai davvero facendo crescere.
Hai competenze, esperienza, sensibilità — eppure il tuo ruolo sembra girare sempre intorno agli stessi processi: formazione, valutazioni, policy, adempimenti.

Nel frattempo, il mondo intorno corre.
Le aziende parlano di learning culture, di AI, di reskilling e engagement, ma spesso la realtà è un’altra:
poca strategia, molta confusione, tanto fare e poco evolvere.

E così, chi lavora in HR o nella formazione finisce per sentirsi un po’ bloccato: pieno di idee, ma senza spazio per metterle davvero in pratica.

È il paradosso di chi si occupa di crescita, ma non riesce più a crescere.

Ti interessa questo argomento?

IL DOLORE NASCOSTO DEGLI HR

È un dolore silenzioso, ma reale.
Lo si legge negli occhi di chi, dopo l’ennesimo piano formativo, si domanda: “A cosa è davvero servito?”.
Di chi deve rendicontare ore, ma vorrebbe parlare di impatto.
Di chi vorrebbe essere ascoltato dal business, ma viene chiamato solo “quando serve un corso”.

Perché la verità è che:

  • -La formazione viene ancora vista come una voce di spesa, non come una leva strategica.

  • -Gli strumenti digitali ci sono, ma manca una visione integrata.

  • -Gli HR hanno il potenziale per guidare il cambiamento, ma non sempre le competenze per farlo.

  • -E la corsa alla tecnologia rischia di farci dimenticare l’essenziale: le persone imparano solo quando si sentono parte di qualcosa.

Se ti riconosci in questo scenario, non sei solo.
È proprio da qui che nasce il Master Capoleader in HR Learning & Development Transformation.

💡 UN MASTER CHE NON INSEGNA SOLO: TRASFORMA

Questo master nasce per rispondere a un bisogno reale, quello che tanti professionisti HR e formatori vivono ogni giorno: il desiderio di tornare ad avere impatto, di sentire che il proprio lavoro fa davvero la differenza nella crescita delle persone e delle organizzazioni.

Negli ultimi anni, chi lavora nelle Risorse Umane si è trovato a gestire una complessità senza precedenti:
nuove tecnologie, modelli di leadership in crisi, organizzazioni sempre più ibride e persone sempre più esigenti in termini di significato e sviluppo.
In tutto questo, molti HR si sentono bloccati tra amministrazione e aspirazione, tra ciò che devono fare e ciò che vorrebbero davvero costruire.

👉 È da questa consapevolezza che nasce il Master in HR Learning & Development Transformation:
per accompagnare HR, formatori e professionisti dello sviluppo in un passaggio fondamentale — da gestori di processi a leader della trasformazione culturale e organizzativa.

Non è un percorso accademico, ma un viaggio esperienziale e trasformativo, creato da chi da anni lavora al fianco delle aziende per favorire crescita, apprendimento e cambiamento reale.
Unisce coaching, neuroscienze, dati, flow e learning design in un’esperienza che restituisce agli HR visione, autorevolezza e valore strategico.

Perché oggi non basta più sapere come si fa formazione.
Serve saper creare cultura, connessioni e motivazione.
E questo è esattamente ciò che il Master in HR L&D Transformation ti allena a fare.

🔍 PERCHÉ QUESTO MASTER È DAVVERO DIVERSO

1️⃣ È UN PERCORSO DI TRASFORMAZIONE, NON DI FORMAZIONE

Ogni incontro è pensato per generare movimento, dentro e fuori di te.
Non si accumulano ore, ma nuovi modi di vedere e di agire.
Alla fine, non avrai solo competenze: avrai una nuova identità professionale.

2️⃣ NASCE DAL MODELLO DEL FLOW

Il percorso è costruito sull’approccio del flow di Mihály Csíkszentmihályi, dove sfida e competenza si incontrano e l’apprendimento diventa naturale, motivante e profondo.
Capirai come creare flow nei team, nei percorsi formativi e nella cultura organizzativa.

3️⃣ UNISCE COACHING, DATI E TECNOLOGIA

Qui il mondo “soft” incontra il mondo “hard”.
Imparerai a usare dati, analytics e strumenti digitali per misurare l’impatto della formazione, e a integrarli con coaching e leadership trasformativa.
Perché solo chi sa leggere le persone e i numeri può guidare davvero il cambiamento.

4️⃣ È COSTRUITO DA CHI LA TRASFORMAZIONE LA VIVE OGNI GIORNO

I docenti non sono teorici, ma coach, manager e formatori che ogni giorno accompagnano aziende reali nel cambiamento.
Ogni strumento è testato sul campo. Ogni concetto nasce da esperienza concreta.

5️⃣ È IL PONTE TRA BENESSERE E PERFORMANCE

Qui non si sceglie tra “persone” e “risultati”.
Si impara a farli camminare insieme.
Perché il vero HR strategico sa che le persone performano solo quando stanno bene e trovano senso in ciò che fanno.

6️⃣ È UNA COMMUNITY, NON SOLO UN’AULA

Il percorso continua anche dopo le lezioni.
Diventi parte di una community viva di HR e L&D innovatori che condividono esperienze, strumenti e visione.
Perché la trasformazione non è mai un atto individuale: è un movimento collettivo.

🧩 11 MODULI, 6 PILASTRI, 1 UNICO VIAGGIO DI TRASFORMAZIONE

Il master si sviluppa in 11 moduli che si intrecciano attorno a 6 grandi pilastri — le fondamenta del nuovo HR strategico:

  1. Neuroscienze e apprendimento – capire come apprendono le persone per creare esperienze che restano.

  2. Formazione esperienziale – trasformare la teoria in azione attraverso metodologie attive e immersive.

  3. Sviluppo e piani di crescita – costruire percorsi che uniscono performance, potenziale e valori.

  4. Change management – guidare le persone nei processi di transizione organizzativa.

  5. Gamification e digitale – rendere l’apprendimento stimolante, misurabile e continuo.

  6. Coaching trasformativo e misurazione d’impatto – allenare la consapevolezza, dare forma al cambiamento e dimostrarne i risultati.

Un viaggio che parte dalla consapevolezza personale e arriva alla trasformazione organizzativa, passando attraverso esperienze pratiche, casi reali e momenti di confronto autentico.

🚀 PERCHÉ TI SERVE ORA

Perché il mondo del lavoro cambia più in fretta di quanto le competenze riescano ad adattarsi.
Perché le organizzazioni cercano figure capaci di unire visione, metodo e umanità.
E perché, se l’HR non si evolve, rischia di essere escluso dai tavoli che contano.

Il nostro Master è la risposta a questa sfida:
un percorso che ti restituisce senso, potere e direzione nel tuo ruolo.

🌱 LA TRASFORMAZIONE PARTE DA TE

Ogni cambiamento comincia da una scelta.
Se senti che il tuo ruolo HR può essere qualcosa di più — più strategico, più umano, più generativo — questo master è pensato per te.

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📅 Inizio: 30 gennaio 2026

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“Pagina dopo pagina familiarizzerete – passo al voi, avendole già lette in anteprima – con Marco Riva, il protagonista, rispecchiandovi nella sua costante ricerca di felicità. Perché tutti, nessuno escluso, cerchiamo la piena realizzazione.”

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FALLA N. 4: LA MANCANZA DI CONFRONTO NEL TEAM

Se stai leggendo questa parte, probabilmente stai annuendo. Perché nel tuo team le persone parlano. Le riunioni scorrono lisce, i toni sono civili, le decisioni vengono approvate. Tutto sembra funzionare.
Eppure qualcosa non torna.

Lo senti dopo.
Quando l’esecuzione rallenta.
Quando emergono obiezioni che “stranamente” nessuno aveva sollevato prima.
Quando scopri che qualcuno non era davvero allineato, ma non lo ha detto.

Questa non è una semplice difficoltà di comunicazione.
È mancanza di confronto nel team.
Ed è molto più diffusa di quanto si pensi.


Leggi l'articolo »


FALLA N.3: QUANDOIL COORDINAMENTO DIVENTA UN FRENO

Ci sono momenti in cui un team sembra iperattivo, ma in realtà gira a vuoto. Le riunioni si moltiplicano. Gli allineamenti diventano quotidiani. Gli update arrivano puntuali.

Eppure, se guardi ai risultati, l’avanzamento reale è minimo. Il lavoro c’è. L’impegno anche. Ma il sistema non accelera.

Questa è la terza falla: il coordinamento inefficace. Una delle più insidiose, perché sembra buona gestione… ma in realtà è come spingere continuamente un carrello che non ha le ruote ben allineate


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FALLA N.2: QUANDO LA RESPONSABILITÀ È DI TUTTI… E QUINDI DI NESSUNO

In molti team il lavoro procede in modo collaborativo e ben intenzionato.
Le persone partecipano, discutono, propongono e sembrano davvero coinvolte.
Da fuori, tutto appare ordinato, quasi rassicurante.

Poi però arriva il momento in cui un risultato non arriva.
E lì succede qualcosa di interessante.

Nessuno si tira indietro apertamente.
Ma nessuno dice nemmeno: tranquilli, ne rispondo io.

La responsabilità sembra sparsa ovunque, come il parmigiano sulla pasta.
Peccato che, alla fine, non tenga insieme il piatto.


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FALLA N.1: PRENDERE DECISIONI AL POSTO DEL TEAM

C’è una dinamica che capita spesso nei team guidati da leader competenti ed esperti.
Stranamente, però, quasi nessuno la chiama “problema”… almeno all’inizio.

Non riguarda il controllo e nemmeno la fiducia nel team.
Spesso nasce proprio nei contesti in cui le persone sono motivate, autonome e capaci.

La dinamica è semplice: prendere decisioni, in un modo o nell’altro, torna sempre al leader.

Le proposte arrivano già pensate, a volte anche ben strutturate.
Ma alla fine si chiudono con un innocuo:

“Dimmi tu se va bene.”

Le alternative vengono presentate con attenzione, ma la scelta finale resta sospesa.
E anche quando qualcuno decide, il leader viene comunque coinvolto “per sicurezza”.

In pratica, il punto di chiusura finisce sempre sulla tua scrivania.


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GESTIONE DEL TEAM: 5 FALLE INVISIBILI CHE BLOCCANO AUTONOMIA E CRESCITA

Chiunque si occupi della gestione del team da un po’ — che sia un manager, un team leader o un professionista HR — conosce bene quella strana sensazione “da equilibrista”. Le persone sono in gamba, il clima in ufficio è sereno e i risultati arrivano pure… ma c’è un “ma”.

Il “ma” è che, non appena la figura di riferimento si assenta o si prende un weekend lungo, il sistema rallenta. Le decisioni rimangono appese, le responsabilità si fanno nebbiose e tornano a galla quei soliti problemini che sembravano risolti tre riunioni prima.

A quel punto, la domanda sorge spontanea: “Si sta chiedendo troppo? O si è di fronte a una difficoltà nel delegare?”. Spesso la risposta è più semplice (e rassicurante) di quanto si pensi: il problema non è nelle singole persone e nemmeno nelle intenzioni di chi le guida. Il problema sono le falle invisibili.


Leggi l'articolo »


IL POTERE DELL’EXPERIENTIAL LEARNING: PERCHE’ IL “FARE” BATTE LO “STUDIARE”

Rileggendo l’ultimo articolo di Capoleader sulle lezioni imparate in questo 2025, mi sono fermata a riflettere sul mio percorso personale. I bilanci sono preziosi, ma hanno valore solo se diventano vita vissuta. Per questo ho sentito il bisogno di condividere un’esperienza che per me è stata la prova concreta di ciò in cui credo: non si smette mai di essere allievi e si impara davvero solo mettendosi in gioco.

Avete presente quella sensazione di quando atterrate in un Paese straniero? All’inizio c’è un po’ di spaesamento, poi i sensi si accendono e, improvvisamente, il cervello inizia a ragionare in un’altra lingua.

Ecco, per vivere tutto questo non ho dovuto prendere un aereo: mi è bastato varcare la soglia di Spazio Casale.

Per sei martedì mattina ho avuto il piacere di partecipare al corso di inglese “English Full Immersion Campus” organizzato da Live & Learn Campus. Sei mattine intense che mi hanno confermato una verità che mi sta molto a cuore: non si impara davvero finché non si fa.


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IMPARARE GIOCANDO: LA NUOVA FRONTIERA DELLA LEADERSHIP

ARTICOLO DEL BLOG:

IMPARARE GIOCANDO:
LA NUOVA FRONTIERA DELLA LEADERSHIP

Perché il cervello si annoia con le slide ma si accende con le sfide. 🔥

Nel nostro Trattato semiserio sull’apprendimento, avevamo lasciato un punto fermo: il cervello non ama le lezioni frontali.
Non perché sia pigro (anche se a volte lo sembra), ma perché è programmato per imparare facendo, sperimentando, emozionandosi.

La verità è che la nostra mente si annoia con le slide ma si accende con le sfide.
Non memorizza formule astratte, ma ricorda esperienze vissute.
E qui entra in gioco — letteralmente — la gamification: l’arte di usare meccaniche di gioco per attivare apprendimento, motivazione e coinvolgimento.

 

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Non parliamo di giochini o premi digitali: parliamo di esperienze strutturate, pensate per trasformare concetti complessi in azioni concrete, dove ogni scelta ha un impatto e ogni errore è un’occasione per riflettere.
Ed è proprio lì che l’apprendimento smette di essere teorico e diventa vivo, memorabile e personale.

Del resto, la scienza è dalla nostra parte:
📊 Secondo la National Training Laboratory, la retention delle informazioni sale fino al 75% quando si apprende attraverso esperienze attive o simulate.
Con una lezione tradizionale, si ferma attorno al 10%.
Insomma, giocare non è un diversivo. È il modo più naturale per imparare come adulti — esattamente come facevamo da bambini, solo con strumenti un po’ più evoluti.

Vediamolo con tre esempi concreti dei nostri percorsi esperienziali.

FLIGBY: LA LEADERSHIP COME NON L’HAI MAI GIOCATA

Cominciamo con Fligby, il serious game sulla leadership e le soft skill che ti catapulta a gestire una cantina vinicola californiana.
Hai un team di collaboratori con personalità molto diverse (e, diciamolo, qualche ego in fermento più del vino).
A un certo punto devi decidere se delegare un compito importante o occupartene tu.
Sembra banale, ma ogni scelta genera conseguenze: se fai tutto da solo, la produttività resta alta ma il morale del team scende; se deleghi male, ti ritrovi con un pasticcio da gestire.

Il bello è che Fligby non ti giudica, ma ti mostra cosa accade nel sistema: come reagiscono le persone, quanto cala la motivazione, come cambia il clima.
E poi ti dà feedback puntuali, mostrandoti i tuoi livelli di empatia, comunicazione, gestione dello stress e capacità di ispirare flow.
Così scopri, giocando, che la leadership non è una teoria da manuale ma una danza continua tra decisioni e conseguenze.
E quando sbagli, impari davvero — perché l’errore l’hai vissuto, non solo ascoltato.

FRIDAY NIGHT AT THE ER: QUANDO IL GIOCO TI FA INNOVARE

Poi c’è Friday Night at the ER, un gioco da tavolo che simula la gestione di un ospedale il venerdì notte.
Se ti sembra stressante… hai capito bene.

All’inizio, ognuno dei giocatori gestisce il proprio reparto cercando di sopravvivere alla marea di pazienti in arrivo.
Poi arriva il momento critico: hai la sala d’attesa piena, le risorse al limite e la pressione alle stelle.
Senti davvero l’ansia crescere — proprio come nella vita reale.

È in quel momento che scatta la scintilla: inizi a parlare con gli altri “colleghi” dei reparti vicini.
Confrontandovi, trovate insieme una soluzione fuori dagli schemi, che probabilmente non avresti mai pensato da solo, e che cambia completamente il risultato.

Ecco la forza del gioco: ti fa provare il potere della collaborazione e dell’innovazione condivisa, non solo capirlo a parole.
Quando vivi quell’esperienza, non dimentichi più la sensazione di passare dal caos alla cooperazione — e ti porti quella consapevolezza nel tuo modo di lavorare, per davvero.

LA REALTÀ VIRTUALE: AFFRONTARE I DRAGHI (DEI CONFLITTI)

E poi arriviamo alla realtà virtuale, il terreno dove l’esperienza diventa ancora più immersiva e trasformativa.
Indossi il visore e, in pochi secondi, ti ritrovi davanti a un drago.
Non è un drago qualunque: rappresenta il tuo conflitto — magari con un collega, un capo, una situazione che ti pesa.

Durante l’esperienza, impari ad affrontarlo con calma, respirando, osservando, trovando risorse interiori.
Quando togli il visore, la metafora resta: il drago non è più un nemico, ma un simbolo.
E il momento del debriefing è altrettanto potente: ogni partecipante riceve un piccolo drago di peluche, e si parla del proprio conflitto tenendolo in mano.

Sembra un gesto semplice, quasi tenero — ma cambia completamente la prospettiva.
Il conflitto si trasforma in qualcosa di gestibile, osservabile, non più minaccioso.
È l’apprendimento esperienziale nella sua forma più pura: un concetto emotivamente vissuto e fisicamente ancorato.

METTITI ALL’OPERA

Ora tocca a te.
Fermati un attimo e ripensa all’ultima volta che hai imparato qualcosa giocando o vivendo un’esperienza pratica — un corso esperienziale, un laboratorio, una simulazione, anche un gioco di squadra.

👉 Cosa ricordi di quell’esperienza?
👉 Quali emozioni hai provato?
👉 Cosa hai imparato che è rimasto con te, ancora oggi?

Scrivile tutte, anche le più piccole: spesso ti accorgerai che sono chiare, vive, presenti nella memoria — anche se è passato molto tempo.

Ora, prova a fare lo stesso con l’ultimo corso frontale che hai seguito.
Cosa ti ricordi davvero, a distanza di settimane o mesi?
Se la risposta è “poco” o “niente”, non è colpa tua.
È semplicemente il cervello che ha fatto il suo lavoro: ha scartato ciò che non ha vissuto.

Ecco perché la gamification funziona:
perché quando impari giocando, il cervello non studia, partecipa.
E ciò che vivi, non lo dimentichi.

🚀 QUALCOSA DI NUOVO STA ARRIVANDO

Proprio da questa visione nasce il nuovo Master in HR Learning & Development Transformation , in arrivo tra poche settimane:
un percorso dedicato a chi vuole capire come trasformare team e organizzazioni grazie all’apprendimento vero, quello che parte dalle esperienze e cambia i comportamenti.

Sarà un viaggio per HR curiosi, visionari e un po’ pionieri —
per chi crede che imparare non significhi “riempire teste”, ma accendere menti e cuori.

Resta connesso: presto sveleremo tutti i dettagli.
Nel frattempo, clicca qui se vuoi uno spoiler e preiscriverti e godere della promo speciale di lancio!

Vuoi imparare davvero a imparare… e divertirti nel farlo?
Mercoledì 26 novembre partecipa alle Pillole di Flow: LEARNING FLOW – IMPARARE AD IMPARARE.
Tecniche pratiche, esercizi divertenti e piccoli trucchi per far lavorare il tuo cervello… senza annoiarti!

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IL FLOW PER LA FELICITA' E IL SUCCESSO

LA LEADERSHIP NELLA VITA E NEL LAVORO.


IL LIBRO DI STEFANO SELVINI

“Si legge in un soffio: è un romanzo, ma è anche una guida assistita al lavoro per arrivare a padroneggiarlo.”

“Questo romanzo unisce la teoria alla pratica, invitandoci a rispondere a una questione di fondo: quando il lavoro vale la pena di essere vissuto?”

“Pagina dopo pagina familiarizzerete – passo al voi, avendole già lette in anteprima – con Marco Riva, il protagonista, rispecchiandovi nella sua costante ricerca di felicità. Perché tutti, nessuno escluso, cerchiamo la piena realizzazione.”

FILIPPO POLETTITop Voice Linkedin e influencer del benessere al lavoro

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FALLA N. 4: LA MANCANZA DI CONFRONTO NEL TEAM

Se stai leggendo questa parte, probabilmente stai annuendo. Perché nel tuo team le persone parlano. Le riunioni scorrono lisce, i toni sono civili, le decisioni vengono approvate. Tutto sembra funzionare.
Eppure qualcosa non torna.

Lo senti dopo.
Quando l’esecuzione rallenta.
Quando emergono obiezioni che “stranamente” nessuno aveva sollevato prima.
Quando scopri che qualcuno non era davvero allineato, ma non lo ha detto.

Questa non è una semplice difficoltà di comunicazione.
È mancanza di confronto nel team.
Ed è molto più diffusa di quanto si pensi.


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FALLA N.3: QUANDOIL COORDINAMENTO DIVENTA UN FRENO

Ci sono momenti in cui un team sembra iperattivo, ma in realtà gira a vuoto. Le riunioni si moltiplicano. Gli allineamenti diventano quotidiani. Gli update arrivano puntuali.

Eppure, se guardi ai risultati, l’avanzamento reale è minimo. Il lavoro c’è. L’impegno anche. Ma il sistema non accelera.

Questa è la terza falla: il coordinamento inefficace. Una delle più insidiose, perché sembra buona gestione… ma in realtà è come spingere continuamente un carrello che non ha le ruote ben allineate


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FALLA N.2: QUANDO LA RESPONSABILITÀ È DI TUTTI… E QUINDI DI NESSUNO

In molti team il lavoro procede in modo collaborativo e ben intenzionato.
Le persone partecipano, discutono, propongono e sembrano davvero coinvolte.
Da fuori, tutto appare ordinato, quasi rassicurante.

Poi però arriva il momento in cui un risultato non arriva.
E lì succede qualcosa di interessante.

Nessuno si tira indietro apertamente.
Ma nessuno dice nemmeno: tranquilli, ne rispondo io.

La responsabilità sembra sparsa ovunque, come il parmigiano sulla pasta.
Peccato che, alla fine, non tenga insieme il piatto.


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C’è una dinamica che capita spesso nei team guidati da leader competenti ed esperti.
Stranamente, però, quasi nessuno la chiama “problema”… almeno all’inizio.

Non riguarda il controllo e nemmeno la fiducia nel team.
Spesso nasce proprio nei contesti in cui le persone sono motivate, autonome e capaci.

La dinamica è semplice: prendere decisioni, in un modo o nell’altro, torna sempre al leader.

Le proposte arrivano già pensate, a volte anche ben strutturate.
Ma alla fine si chiudono con un innocuo:

“Dimmi tu se va bene.”

Le alternative vengono presentate con attenzione, ma la scelta finale resta sospesa.
E anche quando qualcuno decide, il leader viene comunque coinvolto “per sicurezza”.

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GESTIONE DEL TEAM: 5 FALLE INVISIBILI CHE BLOCCANO AUTONOMIA E CRESCITA

Chiunque si occupi della gestione del team da un po’ — che sia un manager, un team leader o un professionista HR — conosce bene quella strana sensazione “da equilibrista”. Le persone sono in gamba, il clima in ufficio è sereno e i risultati arrivano pure… ma c’è un “ma”.

Il “ma” è che, non appena la figura di riferimento si assenta o si prende un weekend lungo, il sistema rallenta. Le decisioni rimangono appese, le responsabilità si fanno nebbiose e tornano a galla quei soliti problemini che sembravano risolti tre riunioni prima.

A quel punto, la domanda sorge spontanea: “Si sta chiedendo troppo? O si è di fronte a una difficoltà nel delegare?”. Spesso la risposta è più semplice (e rassicurante) di quanto si pensi: il problema non è nelle singole persone e nemmeno nelle intenzioni di chi le guida. Il problema sono le falle invisibili.


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IL POTERE DELL’EXPERIENTIAL LEARNING: PERCHE’ IL “FARE” BATTE LO “STUDIARE”

Rileggendo l’ultimo articolo di Capoleader sulle lezioni imparate in questo 2025, mi sono fermata a riflettere sul mio percorso personale. I bilanci sono preziosi, ma hanno valore solo se diventano vita vissuta. Per questo ho sentito il bisogno di condividere un’esperienza che per me è stata la prova concreta di ciò in cui credo: non si smette mai di essere allievi e si impara davvero solo mettendosi in gioco.

Avete presente quella sensazione di quando atterrate in un Paese straniero? All’inizio c’è un po’ di spaesamento, poi i sensi si accendono e, improvvisamente, il cervello inizia a ragionare in un’altra lingua.

Ecco, per vivere tutto questo non ho dovuto prendere un aereo: mi è bastato varcare la soglia di Spazio Casale.

Per sei martedì mattina ho avuto il piacere di partecipare al corso di inglese “English Full Immersion Campus” organizzato da Live & Learn Campus. Sei mattine intense che mi hanno confermato una verità che mi sta molto a cuore: non si impara davvero finché non si fa.


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TRATTATO SEMISERIO SULL’APPRENDIMENTO

ARTICOLO DEL BLOG:

TRATTATO SEMISERIO
SULL'APPRENDIMENTO

Istruzioni per non dimenticare tutto subito

C’è un momento in cui tutti ci sentiamo dei fuoriclasse.
Succede a metà di un corso: annuiamo convinti, prendiamo appunti come se stessimo scrivendo il manifesto del nostro futuro da manager stellare e pensiamo:

“Ok, questa la provo SUBITO lunedì in ufficio.”

Poi arriva lunedì.
E… puff. Come per magia, tutto svanisce.
Ci resta solo un vago ricordo di slide colorate e la certezza di essere stati molto ispirati… da qualcosa che ora non ricordiamo più.

Benvenuti nel magico mondo dell’apprendimento… e della sua misteriosa evaporazione.

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IL CERVELLO, QUESTO DISTRATTO COMPAGNO DI VIAGGIO

Il nostro cervello non è nato per i corsi in aula o su Zoom.
È un organo antico, pensato per ricordare dove c’erano le bacche buone e dove i leoni erano pronti a saltare fuori, non per memorizzare le cinque fasi del change management.

Dimenticare non è colpa nostra, è sopravvivenza.
Quando l’informazione non sembra “vitale”, il cervello la mette nel cassetto del tipo “vediamo se serve più avanti”… che, tradotto, significa mai più.

Ecco perché dopo il corso sul nuovo CRM, ti ricordi solo il colore delle slide e il nome del formatore.

APPRENDERE È UN VERBO, NON UN FILE ZIP

Molti trattano l’apprendimento come un download:

“Scarico → installo → uso al bisogno.”

La realtà? La mente funziona più come un muscolo che come un hard disk.
Serve allenamento, ripetizione, feedback, emozione. Serve trasformare la nozione in esperienza.

Per questo ricordiamo molto di più quando impariamo sbagliando o giocando.
Pensate a quando avete provato a lanciare il vostro primo report mensile da soli, alle 23:00. O a quando avete simulato il pitch di vendita davanti ai colleghi: quelle sono lezioni che restano.

LA CURVA DELL’OBLIO (O DEL “MA COME, LO SAPEVO IERI!”)

Ebbinghaus, uno studioso tedesco, ha scoperto che dimentichiamo circa l’80% di ciò che apprendiamo entro 48 ore.
Ottanta percento.

Tradotto: dopo un workshop aziendale ci restano solo i coffee break e le chiacchiere sul catering. ☕

Come combattere la dimenticanza? Piccoli richiami: micro-pillole, riflessioni rapide, esercizi pratici, applicazioni reali.
Imparare non finisce quando chiudi Zoom o lasci l’aula — comincia lì.

EMOZIONE, IL MOTORE DELL’APPRENDIMENTO EFFICACE

Ciò che ci emoziona resta.
Ridiamo, ci stupiamo, ci commuoviamo… e il cervello pensa: “Ok, questa la segno col pennarello dorato!” ✨

Per questo i formatori che fanno ridere non sono “leggeri”: sono dei veri ninja dell’apprendimento.
E la gamification funziona perché non ci mette solo alla prova: ci fa provare qualcosa mentre impariamo… e il cervello lo registra come una scena cult di un film.

Un esempio aziendale? Il lancio del nuovo software diventa un mini-gioco a squadre: chi inserisce correttamente i dati prima, vince un punto bonus. Il team fa il tifo, qualcuno urla “Vai, vai!”, e tutti ricordano la procedura come se fosse la finale dei Mondiali di Excel.
Slide statiche? Meh… il cervello le ignora come pubblicità su YouTube.

SE NON LO USI, LO PERDI

Imparare senza applicare è come iscriversi in palestra e limitarsi a guardare gli attrezzi… mentre mangi la pizza di consolazione. 🍕
Il sapere serve a fare, non a sapere di sapere.

Ogni volta che provi una nuova competenza, la rinforzi.
Ogni volta che la ignori, va in letargo… e quando torni a cercarla, sembra che abbia fatto le valigie e sia partita per le Maldive. 🏖️

E poi ci chiediamo perché il corso sull’ascolto attivo non ha funzionato… o perché il nuovo CRM resta lì, intoccabile dai team, come il vaso prezioso di un museo aziendale.

L’APPRENDIMENTO È UN GIOCO A LUNGO TERMINE

Non serve essere campioni del lunedì, serve costanza.
Imparare è curiosità, esperimenti, piccoli fallimenti e tanti “ah, ora ho capito!”.

È una danza tra ciò che sappiamo e ciò che scopriamo.
Se lo facciamo con leggerezza e ironia, diventa un gioco: a volte un passo falso, a volte un giro perfetto… ma sempre divertente. 💃🕺

Perché chi impara gioca. E chi smette di giocare… smette anche un po’ di imparare. 🎲

Se questo tema ti ha incuriosito, tieni gli occhi aperti.
Sta per arrivare una novità nel mondo HR e Learning & Development che cambierà il modo in cui pensiamo, progettiamo e viviamo la formazione.

👉 Clicca qui se vuoi essere tra i primi a scoprire di cosa si tratta.
(Non è il solito corso. E no, non te lo dimenticherai dopo due giorni 😉)

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FALLA N.3: QUANDOIL COORDINAMENTO DIVENTA UN FRENO

Ci sono momenti in cui un team sembra iperattivo, ma in realtà gira a vuoto. Le riunioni si moltiplicano. Gli allineamenti diventano quotidiani. Gli update arrivano puntuali.

Eppure, se guardi ai risultati, l’avanzamento reale è minimo. Il lavoro c’è. L’impegno anche. Ma il sistema non accelera.

Questa è la terza falla: il coordinamento inefficace. Una delle più insidiose, perché sembra buona gestione… ma in realtà è come spingere continuamente un carrello che non ha le ruote ben allineate


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In molti team il lavoro procede in modo collaborativo e ben intenzionato.
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Stranamente, però, quasi nessuno la chiama “problema”… almeno all’inizio.

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Spesso nasce proprio nei contesti in cui le persone sono motivate, autonome e capaci.

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Ma alla fine si chiudono con un innocuo:

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E anche quando qualcuno decide, il leader viene comunque coinvolto “per sicurezza”.

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Chiunque si occupi della gestione del team da un po’ — che sia un manager, un team leader o un professionista HR — conosce bene quella strana sensazione “da equilibrista”. Le persone sono in gamba, il clima in ufficio è sereno e i risultati arrivano pure… ma c’è un “ma”.

Il “ma” è che, non appena la figura di riferimento si assenta o si prende un weekend lungo, il sistema rallenta. Le decisioni rimangono appese, le responsabilità si fanno nebbiose e tornano a galla quei soliti problemini che sembravano risolti tre riunioni prima.

A quel punto, la domanda sorge spontanea: “Si sta chiedendo troppo? O si è di fronte a una difficoltà nel delegare?”. Spesso la risposta è più semplice (e rassicurante) di quanto si pensi: il problema non è nelle singole persone e nemmeno nelle intenzioni di chi le guida. Il problema sono le falle invisibili.


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Avete presente quella sensazione di quando atterrate in un Paese straniero? All’inizio c’è un po’ di spaesamento, poi i sensi si accendono e, improvvisamente, il cervello inizia a ragionare in un’altra lingua.

Ecco, per vivere tutto questo non ho dovuto prendere un aereo: mi è bastato varcare la soglia di Spazio Casale.

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