ARTICOLO DEL BLOG:

IL POTERE DELL'EXPERIENTIAL LEARNING:
PERCHE' IL "FARE" BATTE LO "STUDIARE"

Riflessioni di Sara Cascio

Rileggendo l’ultimo articolo di Capoleader sulle lezioni imparate in questo 2025, mi sono fermata a riflettere sul mio percorso personale. I bilanci sono preziosi, ma hanno valore solo se diventano vita vissuta. Per questo ho sentito il bisogno di condividere un’esperienza che per me è stata la prova concreta di ciò in cui credo: non si smette mai di essere allievi e si impara davvero solo mettendosi in gioco.

Avete presente quella sensazione di quando atterrate in un Paese straniero? All’inizio c’è un po’ di spaesamento, poi i sensi si accendono e, improvvisamente, il cervello inizia a ragionare in un’altra lingua.

Ecco, per vivere tutto questo non ho dovuto prendere un aereo: mi è bastato varcare la soglia di Spazio Casale.

Per sei martedì mattina ho avuto il piacere di partecipare al corso di inglese “English Full Immersion Campus” organizzato da Live & Learn Campus. Sei mattine intense che mi hanno confermato una verità che mi sta molto a cuore: non si impara davvero finché non si fa.

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UN VIAGGIO FUORI DALLA ZONA DI COMFORT (RESTANDO VICINA A CASA)

L’idea di fare un corso di inglese può evocare immagini di banchi, grammatiche polverose e liste di verbi irregolari. Qui è stato l’esatto opposto. Abbiamo vissuto un’immersione totale che sembrava un soggiorno all’estero, ma eravamo a Cassina de’ Pecchi.

Cosa abbiamo fatto concretamente? Di tutto:

  • -Team Building e Coaching: Abbiamo lavorato sulla coesione del gruppo, rigorosamente in lingua.

  • -Caccia al tesoro: Un modo dinamico per attivare il problem solving.

  • -Negoziazione reale: Mi sono ritrovata a simulare trattative in un negozio con la proprietaria madrelingua inglese, dove non contava solo la parola giusta, ma l’intenzione e il risultato.

  • -Attivazione fisica e riflessione: Momenti di movimento si alternavano a momenti di silenzio e introspezione, creando un equilibrio perfetto per l’apprendimento.

PERCHÉ L’APPRENDIMENTO ESPERIENZIALE È IL VERO “GAME CHANGER”

La cosa che mi ha colpita di più è stata la naturalezza con cui sono riuscita a sbloccarmi. Mi sono trovata a discutere di argomenti complessi, di quelli che solitamente ti fanno temere di non avere abbastanza vocaboli. Eppure, nel flusso dell’azione, le parole uscivano.

Il segreto è tutto qui: l’esperienza.

Quando impariamo attraverso il corpo, l’emozione e l’azione, l’informazione non passa solo dalla memoria a breve termine, ma si ancora profondamente in noi. È quello che chiamiamo Experiential Learning. Non stai studiando una lingua; la stai usando per vivere. E quando la usi per risolvere una sfida o negoziare un accordo, il tuo cervello “trattiene” quell’apprendimento perché lo riconosce come utile e reale.

DALLA LINGUA ALLA LEADERSHIP: UN FILO ROSSO

Mentre vivevo queste mattine, non potevo fare a meno di sorridere pensando al mio lavoro. In Capoleader, utilizziamo esattamente questa stessa modalità nei nostri percorsi di sviluppo della leadership.

Sappiamo bene che leggere un manuale su “come essere un leader” non serve a nulla se non ci si mette in gioco, se non si prova la fatica di una decisione o l’adrenalina di un feedback difficile. Proprio come è successo a me con l’inglese presso il Campus, anche i leader hanno bisogno di contesti protetti ma reali per sperimentare, sbagliare e, infine, evolvere.

IN CONCLUSIONE

Torno da questa esperienza con un inglese più fluido, certo, ma soprattutto con una consapevolezza rinnovata. Il valore di un corso non si misura dalle ore passate a sedere, ma da quante volte ti sei sentito “vivo” mentre imparavi.

Se volete davvero imparare qualcosa di nuovo — che sia una lingua o una competenza manageriale — cercate l’esperienza, non la lezione. Perché è solo quando ci mettiamo in gioco che le cose iniziano a cambiare davvero.

Sara Cascio

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La risposta breve è no. Se hai già mandato un manager a un corso di due giorni, tornato carico il lunedì e uguale a prima entro fine mese, probabilmente lo sospetti anche tu. Il problema non è mai stato il contenuto delle slide. È il tempo che serve perché qualcosa smetta di essere una nozione e diventi un riflesso, e nessuno ha mai sviluppato un riflesso in quarantotto ore.

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