Lunedì, 9:12. Hai bloccato due ore per il piano formativo del prossimo anno.
Alle 9:14 arriva una mail. Oggetto: «URGENTE».
Alle 9:20 ti scrivono su Teams. «Hai un minuto?» Non è mai un minuto.
Alle 11 il piano è ancora una pagina bianca. In compenso hai risposto a ventitré messaggi e ti senti stanco come dopo una giornata intera.
Mihaly Csikszentmihalyi, lo psicologo che ha scoperto il flow, lo studiava dando un cercapersone ai suoi volontari. Il cercapersone suonava a caso e chiedeva loro cosa stessero facendo. Oggi il cercapersone ce l'hai in tasca. Solo che non fa ricerca. Ti interrompe e basta.
Adesso riavvolgiamo il nastro.
Approfondiamolo insieme →STESSO LUNEDÌ, SECONDA VERSIONE
Ore 8:50. Prima di aprire la posta chiedi all'AI di riassumerti le mail arrivate nel weekend. Sono quarantuno. Tre richiedono te. Le altre possono aspettare, e lo sai in due minuti invece che in quaranta.
Ore 9:00. Silenzi le notifiche e scrivi: «Ho due ore per il piano annuale. Aiutami a scomporlo e dimmi da dove parto.» La pagina bianca diventa una scaletta. Il primo passo è chiaro. Inizi.
Ore 9:40. La bozza c'è. Ora fai una cosa che pochi manager fanno: «Smontala. Fammi le tre obiezioni più dure che farebbe il CFO.»
L'AI non è d'accordo con te su due punti. Su uno ha ragione. Ti tocca ripensare la parte sui costi, e la cosa diventa interessante.
Ore 10:55. Alzi la testa. Eri convinto che fossero le dieci.
Ecco. Quello era il flow.
L'AI ti prepara il campo.
La partita la giochi tu.
PERCHÉ LA SECONDA VERSIONE FUNZIONA
Csikszentmihalyi ha passato la vita a capire una cosa: il flow non arriva per ispirazione. Arriva quando ci sono certe condizioni. Attenzione senza interruzioni, un obiettivo chiaro, un riscontro immediato su quello che fai e soprattutto una sfida della misura giusta. Se la sfida è troppo bassa ti annoi. Se è troppo alta vai in ansia. Il flow sta in mezzo.
Rileggi il lunedì numero uno. Mancavano tutte.
Nel lunedì numero due c'erano tutte. E non le ha create la forza di volontà del manager. Le ha costruite un uso intelligente dell'AI: ha tolto il rumore, ha chiarito il primo passo, ha fatto da avversario quando serviva alzare l'asticella.
Questo è l'uso avanzato dell'AI di cui si parla poco. Non scrivere mail più in fretta. Creare le condizioni per lavorare al massimo.
Attenzione però al tempo che l'AI ti restituisce. Se l'ora guadagnata la usi per smaltire altre quaranta mail, sei solo diventato velocissimo nelle cose che contano meno. Il criceto ringrazia. Quel tempo va a persone, strategia e decisioni. È lì che un manager vale.
Il secondo rischio è più sottile: dare all'AI anche la parte difficile. Se le deleghi pure la sfida, torni nella zona della noia e smetti di allenare il giudizio.
IL LUNEDÌ NUMERO DUE, DAL VIVO
Se sei HR, fai questo conto. Pensa ai tuoi manager. Quanti vivono il lunedì numero uno? E quanti il numero due?
La differenza tra i due gruppi non sta nel talento. E nemmeno nello strumento: le licenze AI ce le hanno tutti. Sta nel modo in cui la usano. E questo si può imparare.
In Capoleader lavoriamo sul flow da anni. Adesso stiamo portando quello che sappiamo sul flow dentro l'uso quotidiano dell'AI. Ne è nato un nuovo corso per manager che vogliono andare oltre le mail scritte più in fretta. Un uso avanzato, etico e consapevole, che fa lavorare meglio sulle cose che contano.
Il 17 novembre te ne diamo un'anteprima.
Martedì 17 novembre, ore 12.30: «L'AI come collega, non come minaccia». Quarantacinque minuti su Zoom, in pausa pranzo. Gratis. Niente slide infinite: vedi da vicino come lavoriamo con l'AI insieme ai manager, e c'è tempo per le tue domande. Tu porti il panino. Al resto pensiamo noi.
Tutti chiedono quanto tempo fa risparmiare l'AI. La risposta interessante è un'altra: cosa fanno i tuoi manager con quel tempo.
Il 17 novembre ne parliamo. Iscriviti al webinar gratuito, ti aspettiamo.