ARTICOLO DEL BLOG:

LA CHIAVE DELLA MOTIVAZIONE:
CAPIRE LE PERSONE

La leadership si misura nel far emergere il meglio di ogni persona

Hai presente quella sensazione di motivazione naturale quando lavori con qualcuno che ti somiglia? Lo stile, i valori, il modo di pensare… tutto fila liscio, e motivare sembra quasi un gioco da ragazzi. Bene, congratulazioni: sei nella “zona comoda” della leadership.

Ma la vera sfida emerge quando il tuo team non è tutto “specchio di te”. Quando ti trovi davanti persone:

  • aggressive o polemiche,
  • poco collaborative,
  • poco simpatiche (per usare un eufemismo),
  • o semplicemente demotivate e distanti.

Ecco qui che il leader viene davvero messo alla prova.

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IL BIAS NATURALE: MOTIVIAMO CHI È SIMILE A NOI

È un fatto psicologico: tendiamo a favorire chi ci somiglia, con cui condividiamo interessi, valori o stili di comunicazione. Non è colpa nostra: il cervello ama la prevedibilità.

Il rischio? Concentrarsi solo su chi “ci va bene”, lasciando indietro chi invece ci sfida davvero. Questo crea squadre sbilanciate, ingiustizie percepite e, a lungo termine, demotivazione diffusa.

LA DIFFICOLTÀ DI MOTIVARE PERSONALITÀ DIVERSE

Ogni persona reagisce diversamente a stimoli, feedback e riconoscimenti. Alcuni cercano autonomia, altri conferme, alcuni apprezzano sfide intellettuali, altri benefici concreti.

Motivare persone diverse significa capire:

  1. Cosa li fa sentire valorizzati
  2. Qual è il loro “flow” personale – sì, proprio come lo definisce Mihaly Csikszentmihalyi: quello stato in cui la motivazione e l’impegno diventano naturali
  3. Quali ostacoli li bloccano e come superarli senza imporre il nostro stile

IL VERO RUOLO DEL LEADER

La leadership efficace non è imporre il proprio modo di fare, ma adattarsi. È saper riconoscere le differenze, capire cosa motiva ciascuno e modulare stile, feedback e incentivi.

Questo è il test reale: non è motivare chi ti somiglia… è motivare chi è diverso, a volte ostile o poco collaborativo.

FLIGBY: IL LABORATORIO DELLA LEADERSHIP REALE

Qui entra in gioco FLIGBY, una piattaforma di gamification pensata per sviluppare le soft skills dei leader in modo immersivo e realistico. Non è un gioco qualsiasi: in FLIGBY entri in un ambiente simulato in cui devi gestire un team virtuale con persone reali “simulate”, ognuna con una personalità unica, motivazioni proprie e comportamenti talvolta imprevedibili. Alcuni collaboratori sono difficili, altri provocatori, alcuni demotivati, altri apparentemente indifferenti, proprio come nella vita reale.

L’obiettivo del gioco è chiaro: metterti alla prova come leader, sperimentare strategie di motivazione diverse e capire come adattare il tuo stile a ciascun membro del team. È un laboratorio sicuro dove puoi sbagliare, osservare l’impatto delle tue scelte e imparare senza conseguenze reali… ma con insegnamenti concreti che puoi portare subito nel mondo del lavoro.

🎮 E se vuoi provarlo tu stesso, non perdere il webinar online gratuito di FLIGBY il 23 aprile, dove avrai l’opportunità di fare una demo, scoprire le caratteristiche principali e vivere in prima persona la sfida di motivare persone diverse da te. È l’occasione perfetta per capire come il “flow” del team dipenda dal saper riconoscere e valorizzare le differenze e testare direttamente la tua leadership reale.

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IL FLOW PER LA FELICITA' E IL SUCCESSO

LA LEADERSHIP NELLA VITA E NEL LAVORO.

IL LIBRO DI STEFANO SELVINI

“Si legge in un soffio: è un romanzo, ma è anche una guida assistita al lavoro per arrivare a padroneggiarlo.”

“Questo romanzo unisce la teoria alla pratica, invitandoci a rispondere a una questione di fondo: quando il lavoro vale la pena di essere vissuto?”

“Pagina dopo pagina familiarizzerete – passo al voi, avendole già lette in anteprima – con Marco Riva, il protagonista, rispecchiandovi nella sua costante ricerca di felicità. Perché tutti, nessuno escluso, cerchiamo la piena realizzazione.”

FILIPPO POLETTI – Top Voice Linkedin e influencer del benessere al lavoro

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ARTICOLI DEL BLOG

QUANDO SCOPPIA LA CRISI, PERCHÉ OGNUNO SI CHIUDE NEL SUO REPARTO?

Venerdì, ore 17.40. Un fornitore chiave comunica che la consegna di lunedì salta. In dieci minuti il telefono del responsabile di produzione squilla tre volte. Il commerciale vuole sapere cosa dire ai clienti. Gli acquisti cercano un fornitore alternativo. La logistica riorganizza i turni. Tutti lavorano. Tantissimo. Nessuno si parla.

Lunedì mattina il commerciale ha promesso consegne che la produzione non può garantire. Gli acquisti hanno ordinato materiale che il magazzino non sa dove mettere. E c’è una mail in copia a quattordici persone che inizia con «Come già detto…».

Ognuno ha gestito la sua crisi. Nessuno ha gestito quella dell’azienda.

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SE OGNI REPARTO FUNZIONA, PERCHÉ L’AZIENDA NO?

Lunedì, ore 9. La produzione presenta i suoi numeri: tutto in linea. La logistica presenta i suoi: tempi rispettati. Il commerciale ha chiuso il trimestre sopra target.

Poi qualcuno legge la mail di un cliente storico. È furioso. L’ordine è arrivato in ritardo, incompleto, e nessuno lo ha avvisato. Silenzio. «Da noi è uscito tutto nei tempi.» «Il problema è a monte.» «Io l’avevo segnalato.»

Ognuno ha fatto il suo lavoro. Il cliente, intanto, sta facendo il suo: cercare un altro fornitore. I silos aziendali non si vedono negli organigrammi. Si vedono il lunedì mattina, in riunione.

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LA MAPPA DEL FLOW: IN CHE STATO LAVORA IL TUO TEAM?

Ti è mai capitato di avere troppo da fare e sentirti comunque di non essere all’altezza? Oppure, al contrario, di avere così poco stimolo da chiederti perché stai facendo proprio quel lavoro?

Sono due situazioni molto diverse, ma hanno qualcosa in comune: ci dicono che sfida e competenze non sono in equilibrio.

È proprio qui che entra in gioco uno degli strumenti più interessanti di Fligby: la Mappa del Flow. Si basa sulla teoria del flow di Mihaly Csikszentmihalyi, lo psicologo che ha ideato Fligby insieme ad Aleas Simulations.

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LE 4 COMPETENZE CHE DECIDONO SE UN MANAGER VA IN FLOW

C’è un tipo di manager molto comune: si descrive come “bravo a dare feedback”. Lo dà spesso, con calma, di solito a fine riunione. Tipo: ottimo lavoro, andiamo avanti così.

Poi arriva la simulazione. E i dati raccontano un’altra storia: quel feedback è generico, arriva tardi, e nessuno cambia mai comportamento dopo averlo sentito.

Non è un caso reale, è solo un tipo umano molto diffuso. Quello che pensiamo di saper fare e quello che facciamo davvero, sotto pressione, spesso non coincidono.

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CASE STUDY: COSA SUCCEDE QUANDO 12 MANAGER SEGUONO IL FLOW4LEADER PROGRAM

E se il problema non fosse la mancanza di formazione dei singoli manager, ma il fatto che stiamo formando i singoli senza allenare il sistema in cui devono lavorare insieme?

Da qui nasce la scelta del Flow4Leader Program.

Non dodici corsi individuali.
Non un altro workshop di leadership.

Un unico percorso per 12 manager, lungo 10-12 mesi, nel quale crescita individuale e crescita organizzativa procedono insieme.

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FLOW4LEADER PROGRAM: PERCHÉ CI VOGLIONO 12 MESI PER CAMBIARE UN LEADER (E NON BASTA UN CORSO)

Nessuno si aspetta di correre una maratona dopo un weekend di allenamento intenso. Eppure continuiamo ad aspettarci che un manager cambi comportamento per sempre dopo due giorni d’aula, un buffet e un attestato di partecipazione.

Dodici mesi, quando lo diciamo a un HR director, è quasi sempre la prima obiezione: non si può accorciare a tre o quattro?

Il Flow4Leader Program dura così tanto apposta.

La risposta breve è no. Se hai già mandato un manager a un corso di due giorni, tornato carico il lunedì e uguale a prima entro fine mese, probabilmente lo sospetti anche tu. Il problema non è mai stato il contenuto delle slide. È il tempo che serve perché qualcosa smetta di essere una nozione e diventi un riflesso, e nessuno ha mai sviluppato un riflesso in quarantotto ore.

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