ARTICOLO DEL BLOG:
ANTIFRAGILITÀ:
COME ALLENARLA PER CRESCERE NEL MONDO VUCA
Come muoversi con sicurezza quando tutto intorno cambia
Negli articoli delle scorse settimane abbiamo capito cos’è l’antifragilità, abbiamo visto le differenze con resilienza e fragilità, e disegnato l’identikit della persona antifragile: quella che non si limita a incassare i colpi, ma li usa per diventare più forte.
Oggi entriamo nel vivo: perché è così importante allenare l’antifragilità per vivere — e non solo sopravvivere — nel mondo in cui ci troviamo immersi ogni giorno.
Quel mondo che tutti ormai chiamiamo VUCA, e che potremmo tranquillamente definire anche il regno dell’imprevisto:
Volatile, perché tutto cambia in un lampo.
Incerto, perché nessuno ha la sfera di cristallo.
Complesso, perché ogni scelta ne muove dieci altre.
Ambiguo, perché niente è mai solo bianco o nero.
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IL MONDO VUCA: UNA PALESTRA PER L’ANTIFRAGILITÀ
Il mondo VUCA è un po’ come quella lezione di yoga in cui pensi di rilassarti… e invece ti ritrovi a sudare in posizioni improbabili. Ti mette alla prova, ti fa uscire dalla zona di comfort, ti costringe a trovare nuovi equilibri.
In un contesto così, essere resilienti non basta più. La resilienza ti fa resistere, sì, ma l’antifragilità ti fa crescere.
Chi è antifragile non si spaventa di fronte al caos: lo usa come occasione per imparare qualcosa di nuovo.
Non cerca la stabilità a tutti i costi, ma impara a muoversi anche quando la terra trema sotto i piedi.
LE 5 CAPACITÀ VUCA CHE RENDONO ANTIFRAGILI
Allenare l’antifragilità significa sviluppare cinque capacità chiave. E no, non servono poteri magici o corsi di sopravvivenza: basta un po’ di curiosità, voglia di mettersi in gioco e, ogni tanto, la capacità di sorridere anche quando va tutto storto.
1️⃣ GESTIONE DEL RISCHIO
Chi è antifragile non scappa dal rischio, ma lo osserva con curiosità.
Sa che non può controllare tutto, ma può prepararsi a gestire l’imprevisto.
È come imparare ad andare in bicicletta: qualche sbucciatura è inevitabile, ma dopo un po’ trovi il tuo equilibrio anche sulle discese più ripide.
2️⃣ SPERIMENTAZIONE
Nel mondo VUCA, chi aspetta di avere tutte le risposte… resta fermo.
Gli antifragili invece provano, testano, aggiustano.
Hanno la mente dell’esploratore: sanno che ogni “errore” è solo un modo alternativo per imparare qualcosa.
E, sì, a volte si ride anche dei propri tentativi maldestri — fa parte dell’allenamento.
3️⃣ CONSAPEVOLEZZA DI SÉ
Quando tutto intorno è confusione, la vera stabilità è dentro di noi.
La consapevolezza di sé è quella voce calma che, mentre il mondo va a fuoco, ti sussurra: “Ok, respira. Ce la facciamo anche stavolta.”
Conoscerti, capire cosa ti stressa e cosa ti dà energia è come avere il manuale di istruzioni per restare lucido anche nel caos.
4️⃣ APPRENDIMENTO RAPIDO
Nel mondo VUCA, il “ho sempre fatto così” è il bacio della morte.
Gli antifragili imparano in continuazione: da un errore, da una conversazione, da un’esperienza che non è andata come previsto.
Sono curiosi cronici: raccolgono informazioni, le mettono in ordine e ripartono più agili di prima.
5️⃣ DEFINIZIONE DELLE PRIORITÀ
Quando tutto sembra urgente, serve qualcuno che alzi la mano e chieda:
“Ok, ma cosa conta davvero?”.
L’antifragile sa scegliere dove mettere tempo ed energia, e dove invece lasciare andare.
Non si fa travolgere da ogni emergenza: usa la sua bussola interna per orientarsi, chiedendosi “quant’è grande la sfida?” prima di buttarsi.
METTITI ALL’OPERA
L’antifragilità non si costruisce con le teorie, ma con piccoli passi concreti.
Ti propongo un esercizio semplice ma potente per capire da dove partire.
Prenditi 5 minuti, carta e penna alla mano (o il blocco note del telefono va benissimo).
1. Gestione del rischio
Pensa a una situazione recente in cui l’imprevisto ti ha spiazzato.
Hai reagito con calma o ti sei irrigidito/a?
👉 Da 1 a 5, quanto ti senti capace di gestire l’incertezza senza perdere equilibrio?
2. Sperimentazione
Ripensa all’ultima volta che hai provato qualcosa di nuovo — un’idea, un metodo, una scelta diversa.
Ti sei buttato/a con curiosità o hai preferito aspettare di avere tutto sotto controllo?
👉 Da 1 a 5, quanto ti senti libero/a di sperimentare anche a costo di sbagliare?
3. Consapevolezza di sè
Quando sei sotto pressione, ti accorgi di come stai reagendo o vai in “pilota automatico”?
👉 Da 1 a 5, quanto riesci a restare lucido/a e presente anche quando la tensione sale?
4. Apprendimento rapido
Hai imparato qualcosa da una situazione che non è andata come previsto?
Hai tratto lezioni da un errore recente o l’hai semplicemente archiviato?
👉 Da 1 a 5, quanto sei veloce a trasformare l’esperienza in apprendimento?
5. Definizione delle priorità
Hai giornate in cui tutto sembra urgente e non sai da dove iniziare?
Oppure riesci a distinguere cosa è davvero importante e cosa invece può aspettare?
👉 Da 1 a 5, quanto ti senti efficace nel dare priorità alle cose che contano davvero?
Ora guarda i tuoi punteggi:
⭐ L’abilità con il punteggio più basso è il tuo punto di partenza.
Scrivi una piccola azione concreta per allenarla questa settimana.
Può essere qualcosa di semplice come:
“Accetto un piccolo rischio controllato”
“Provo un modo diverso di gestire una riunione”
“Mi fermo 30 secondi prima di reagire a caldo”
“Ogni sera scrivo una cosa che ho imparato”
“Ogni mattina scelgo le 3 priorità del giorno”
Non serve fare tutto insieme.
L’antifragilità si costruisce un esercizio alla volta, un errore alla volta, una consapevolezza alla volta.
💡 E ricordati: ogni volta che il mondo ti scompiglia un po’, è solo un nuovo allenamento.
Allenare l’antifragilità non significa diventare invincibili, ma imparare a trasformare ogni scossone in un’occasione di crescita.
Significa scegliere di restare curiosi quando tutto cambia, di mantenere il focus quando il rumore aumenta, e di fidarsi della propria capacità di imparare anche quando le certezze vacillano.
Il mondo VUCA non rallenterà per aspettarci — ma noi possiamo imparare a danzare al suo ritmo.
E ogni volta che impari a gestire un rischio, a sperimentare, a restare consapevole, ad apprendere più in fretta o a mettere le cose giuste in cima alla lista, stai diventando un po’ più antifragile.
Non servono rivoluzioni. Bastano piccoli passi, costanti e consapevoli.
Perché l’antifragilità non è una destinazione: è un modo di stare nel mondo — con fiducia, flessibilità e, ogni tanto, anche con un sorriso.
Vuoi capire come allenare le capacità del mondo VUCA e scoprire quanto sei pronto ad affrontare volatilità, incertezza, complessità e ambiguità?
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Vedremo insieme come Fligby possa offrire un assessment delle abilità VUCA — dalla gestione del rischio alla sperimentazione, dalla consapevolezza di sé all’apprendimento rapido fino alla definizione delle priorità — per comprendere su quali competenze concentrarti per navigare al meglio nel mondo di oggi.
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“Si legge in un soffio: è un romanzo, ma è anche una guida assistita al lavoro per arrivare a padroneggiarlo.”
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FILIPPO POLETTI – Top Voice Linkedin e influencer del benessere al lavoro
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FALLA N.3: QUANDOIL COORDINAMENTO DIVENTA UN FRENO
Ci sono momenti in cui un team sembra iperattivo, ma in realtà gira a vuoto. Le riunioni si moltiplicano. Gli allineamenti diventano quotidiani. Gli update arrivano puntuali.
Eppure, se guardi ai risultati, l’avanzamento reale è minimo. Il lavoro c’è. L’impegno anche. Ma il sistema non accelera.
Questa è la terza falla: il coordinamento inefficace. Una delle più insidiose, perché sembra buona gestione… ma in realtà è come spingere continuamente un carrello che non ha le ruote ben allineate

FALLA N.2: QUANDO LA RESPONSABILITÀ È DI TUTTI… E QUINDI DI NESSUNO
In molti team il lavoro procede in modo collaborativo e ben intenzionato.
Le persone partecipano, discutono, propongono e sembrano davvero coinvolte.
Da fuori, tutto appare ordinato, quasi rassicurante.
Poi però arriva il momento in cui un risultato non arriva.
E lì succede qualcosa di interessante.
Nessuno si tira indietro apertamente.
Ma nessuno dice nemmeno: tranquilli, ne rispondo io.
La responsabilità sembra sparsa ovunque, come il parmigiano sulla pasta.
Peccato che, alla fine, non tenga insieme il piatto.

FALLA N.1: PRENDERE DECISIONI AL POSTO DEL TEAM
C’è una dinamica che capita spesso nei team guidati da leader competenti ed esperti.
Stranamente, però, quasi nessuno la chiama “problema”… almeno all’inizio.
Non riguarda il controllo e nemmeno la fiducia nel team.
Spesso nasce proprio nei contesti in cui le persone sono motivate, autonome e capaci.
La dinamica è semplice: prendere decisioni, in un modo o nell’altro, torna sempre al leader.
Le proposte arrivano già pensate, a volte anche ben strutturate.
Ma alla fine si chiudono con un innocuo:
“Dimmi tu se va bene.”
Le alternative vengono presentate con attenzione, ma la scelta finale resta sospesa.
E anche quando qualcuno decide, il leader viene comunque coinvolto “per sicurezza”.
In pratica, il punto di chiusura finisce sempre sulla tua scrivania.

GESTIONE DEL TEAM: 5 FALLE INVISIBILI CHE BLOCCANO AUTONOMIA E CRESCITA
Chiunque si occupi della gestione del team da un po’ — che sia un manager, un team leader o un professionista HR — conosce bene quella strana sensazione “da equilibrista”. Le persone sono in gamba, il clima in ufficio è sereno e i risultati arrivano pure… ma c’è un “ma”.
Il “ma” è che, non appena la figura di riferimento si assenta o si prende un weekend lungo, il sistema rallenta. Le decisioni rimangono appese, le responsabilità si fanno nebbiose e tornano a galla quei soliti problemini che sembravano risolti tre riunioni prima.
A quel punto, la domanda sorge spontanea: “Si sta chiedendo troppo? O si è di fronte a una difficoltà nel delegare?”. Spesso la risposta è più semplice (e rassicurante) di quanto si pensi: il problema non è nelle singole persone e nemmeno nelle intenzioni di chi le guida. Il problema sono le falle invisibili.

IL POTERE DELL’EXPERIENTIAL LEARNING: PERCHE’ IL “FARE” BATTE LO “STUDIARE”
Rileggendo l’ultimo articolo di Capoleader sulle lezioni imparate in questo 2025, mi sono fermata a riflettere sul mio percorso personale. I bilanci sono preziosi, ma hanno valore solo se diventano vita vissuta. Per questo ho sentito il bisogno di condividere un’esperienza che per me è stata la prova concreta di ciò in cui credo: non si smette mai di essere allievi e si impara davvero solo mettendosi in gioco.
Avete presente quella sensazione di quando atterrate in un Paese straniero? All’inizio c’è un po’ di spaesamento, poi i sensi si accendono e, improvvisamente, il cervello inizia a ragionare in un’altra lingua.
Ecco, per vivere tutto questo non ho dovuto prendere un aereo: mi è bastato varcare la soglia di Spazio Casale.
Per sei martedì mattina ho avuto il piacere di partecipare al corso di inglese “English Full Immersion Campus” organizzato da Live & Learn Campus. Sei mattine intense che mi hanno confermato una verità che mi sta molto a cuore: non si impara davvero finché non si fa.

COSA CI INSEGNA L’ANNO CHE SI CHIUDE
Il 31 dicembre è uno di quei momenti in cui vale la pena fermarsi.
Non per fare un bilancio preciso, ma per dare senso a ciò che è stato.
Un anno non ci lascia solo risultati, scadenze o obiettivi raggiunti (o mancati).
Ci lascia soprattutto apprendimenti: su come affrontiamo le sfide, su cosa ci pesa davvero, su dove invece siamo più forti di quanto pensavamo.
Prima di pensare a cosa vuoi fare nel 2026, c’è una domanda semplice e spesso trascurata:
che cosa ti ha insegnato questo anno?
Non in teoria.
Ma nella pratica della vita quotidiana, del lavoro, delle relazioni.
Questo è uno spazio di riflessione.
Un invito a guardare indietro quel tanto che basta per andare avanti con più consapevolezza.
Questo mini-quiz di 6 domande ti aiuterà a capire qual è la qualità che ti salva più spesso nelle situazioni natalizie.
⚡ Rispondi d’istinto, senza pensarci troppo (il panettone penserà già a farti dubitare delle tue scelte).
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