ARTICOLO DEL BLOG:

LA TUA AZIENDA VERSA OGNI MESE
DEI SOLDI PER LA FORMAZIONE

Ma li sta usando?

 

Ogni mese, insieme agli stipendi, la tua azienda versa lo 0,30% del monte salari all’INPS.

Non è una tassa. È un salvadanaio.

Solo che l’80% delle PMI italiane non lo apre mai. E quei soldi, silenziosamente, ogni anno tornano allo Stato — come se non fossero mai stati versati.

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IL SALVADANAIO CHE NESSUNO VA A ROMPERE

Quei soldi finiscono nei fondi paritetici interprofessionali — Fondimpresa, Fondirigenti, Fondo Nuove Competenze, e altri venti circa. Sono lì, accumulati, con il tuo nome sopra.

Se non li usi entro i termini, tornano allo Stato. Per sempre.

Nel frattempo, in molte aziende succede questa scena: l’HR chiede budget per un percorso di leadership, il CFO storce il naso, si rimanda tutto all’anno prossimo. E i soldi che avrebbero potuto pagarlo erano già lì, fermi, in attesa di essere reclamati.

Non è mancanza di budget. È budget che nessuno è andato a prendere.

IL DOPPIO PAGAMENTO CHE QUASI NESSUNO NOTA

Ecco la parte che fa più male: molte aziende, quando finalmente decidono di investire in formazione, pagano tutto di tasca propria. Di nuovo.

Prima pagano attraverso i contributi obbligatori. Poi pagano di nuovo, dal budget HR, per lo stesso tipo di percorso che i fondi avrebbero già coperto.

Due volte la stessa spesa. Una gratis, una no. E la maggior parte sceglie senza saperlo quella non gratis.

LA FORMAZIONE CHE I FONDI FINANZIANO DAVVERO (E CHE VALE LA PENA FARE)

Qui però bisogna essere onesti: non tutti i corsi rientrano tra le attività finanziabili. I fondi non pagano un webinar generico su “come motivare i collaboratori”. Pagano formazione strutturata, misurabile, riconosciuta come innovativa.

Ed è qui che FLIGBY e Friday Night at the ER diventano rilevanti — non perché “vanno di moda”, ma perché rientrano esattamente nella categoria di formazione esperienziale che i fondi riconoscono come prioritaria.

FLIGBY nasce dal lavoro di Mihaly Csikszentmihalyi, lo psicologo che ha teorizzato il flow. Misura — con una simulazione, non con un questionario — come un manager decide sotto pressione, quanto ingaggia il team, dove perde energia.

Friday Night at the ER si basa sul pensiero sistemico di Peter Senge. Mette i manager di reparti diversi nella stessa “sala operatoria” simulata e li obbliga a scoprire, in tempo reale, cosa succede quando ognuno ottimizza solo il proprio pezzo.

Uno lavora sull’individuo. L’altro sul sistema. Insieme coprono esattamente le due cose che, da sole, non bastano mai: un buon manager in un’azienda con i silos, o un sistema ben progettato con manager impreparati.

UN NUMERO PER CAPIRSI

Un’azienda lombarda con 90 dipendenti, aderente a Fondimpresa e Fondirigenti, ha costruito un piano formativo che integrava FLIGBY, Friday Night at the ER, comunicazione, work-life balance e coaching individuale per i dirigenti.

Risultato: oltre 90.000 euro di contributo recuperato in un solo ciclo.

Non incentivi marginali. Un intero programma di sviluppo manageriale, a costo quasi zero per l’azienda.

LA VERA DOMANDA

La domanda non è “possiamo permetterci un percorso di leadership strutturato”.

La vera domanda è: quanti di quei soldi, versati ogni mese senza pensarci, stiamo lasciando che tornino allo Stato?

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Durante il webinar abbiamo mostrato come individuare e attivare i fondi interprofessionali per finanziare la formazione aziendale — risorse che ogni azienda già paga, ma che quasi nessuna sfrutta.

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IL FLOW PER LA FELICITA' E IL SUCCESSO

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FILIPPO POLETTI – Top Voice Linkedin e influencer del benessere al lavoro

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ARTICOLI DEL BLOG

QUANDO SCOPPIA LA CRISI, PERCHÉ OGNUNO SI CHIUDE NEL SUO REPARTO?

Venerdì, ore 17.40. Un fornitore chiave comunica che la consegna di lunedì salta. In dieci minuti il telefono del responsabile di produzione squilla tre volte. Il commerciale vuole sapere cosa dire ai clienti. Gli acquisti cercano un fornitore alternativo. La logistica riorganizza i turni. Tutti lavorano. Tantissimo. Nessuno si parla.

Lunedì mattina il commerciale ha promesso consegne che la produzione non può garantire. Gli acquisti hanno ordinato materiale che il magazzino non sa dove mettere. E c’è una mail in copia a quattordici persone che inizia con «Come già detto…».

Ognuno ha gestito la sua crisi. Nessuno ha gestito quella dell’azienda.

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SE OGNI REPARTO FUNZIONA, PERCHÉ L’AZIENDA NO?

Lunedì, ore 9. La produzione presenta i suoi numeri: tutto in linea. La logistica presenta i suoi: tempi rispettati. Il commerciale ha chiuso il trimestre sopra target.

Poi qualcuno legge la mail di un cliente storico. È furioso. L’ordine è arrivato in ritardo, incompleto, e nessuno lo ha avvisato. Silenzio. «Da noi è uscito tutto nei tempi.» «Il problema è a monte.» «Io l’avevo segnalato.»

Ognuno ha fatto il suo lavoro. Il cliente, intanto, sta facendo il suo: cercare un altro fornitore. I silos aziendali non si vedono negli organigrammi. Si vedono il lunedì mattina, in riunione.

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LA MAPPA DEL FLOW: IN CHE STATO LAVORA IL TUO TEAM?

Ti è mai capitato di avere troppo da fare e sentirti comunque di non essere all’altezza? Oppure, al contrario, di avere così poco stimolo da chiederti perché stai facendo proprio quel lavoro?

Sono due situazioni molto diverse, ma hanno qualcosa in comune: ci dicono che sfida e competenze non sono in equilibrio.

È proprio qui che entra in gioco uno degli strumenti più interessanti di Fligby: la Mappa del Flow. Si basa sulla teoria del flow di Mihaly Csikszentmihalyi, lo psicologo che ha ideato Fligby insieme ad Aleas Simulations.

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LE 4 COMPETENZE CHE DECIDONO SE UN MANAGER VA IN FLOW

C’è un tipo di manager molto comune: si descrive come “bravo a dare feedback”. Lo dà spesso, con calma, di solito a fine riunione. Tipo: ottimo lavoro, andiamo avanti così.

Poi arriva la simulazione. E i dati raccontano un’altra storia: quel feedback è generico, arriva tardi, e nessuno cambia mai comportamento dopo averlo sentito.

Non è un caso reale, è solo un tipo umano molto diffuso. Quello che pensiamo di saper fare e quello che facciamo davvero, sotto pressione, spesso non coincidono.

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CASE STUDY: COSA SUCCEDE QUANDO 12 MANAGER SEGUONO IL FLOW4LEADER PROGRAM

E se il problema non fosse la mancanza di formazione dei singoli manager, ma il fatto che stiamo formando i singoli senza allenare il sistema in cui devono lavorare insieme?

Da qui nasce la scelta del Flow4Leader Program.

Non dodici corsi individuali.
Non un altro workshop di leadership.

Un unico percorso per 12 manager, lungo 10-12 mesi, nel quale crescita individuale e crescita organizzativa procedono insieme.

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FLOW4LEADER PROGRAM: PERCHÉ CI VOGLIONO 12 MESI PER CAMBIARE UN LEADER (E NON BASTA UN CORSO)

Nessuno si aspetta di correre una maratona dopo un weekend di allenamento intenso. Eppure continuiamo ad aspettarci che un manager cambi comportamento per sempre dopo due giorni d’aula, un buffet e un attestato di partecipazione.

Dodici mesi, quando lo diciamo a un HR director, è quasi sempre la prima obiezione: non si può accorciare a tre o quattro?

Il Flow4Leader Program dura così tanto apposta.

La risposta breve è no. Se hai già mandato un manager a un corso di due giorni, tornato carico il lunedì e uguale a prima entro fine mese, probabilmente lo sospetti anche tu. Il problema non è mai stato il contenuto delle slide. È il tempo che serve perché qualcosa smetta di essere una nozione e diventi un riflesso, e nessuno ha mai sviluppato un riflesso in quarantotto ore.

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