ARTICOLO DEL BLOG:

NOVITA':
MASTER IN HR LEARNING AND DEVELOPMENT TRANSFORMATION

Come trasformare il ruolo delle Risorse Umane in motore di crescita

Immagina la tua giornata tipo.
Un flusso continuo di richieste, riunioni, piattaforme da aggiornare, budget da chiudere, corsi da organizzare.
Tutto fila… eppure dentro di te resta quella sensazione sottile che manca qualcosa.

Ti occupi di persone, ma a volte ti chiedi se le stai davvero facendo crescere.
Hai competenze, esperienza, sensibilità — eppure il tuo ruolo sembra girare sempre intorno agli stessi processi: formazione, valutazioni, policy, adempimenti.

Nel frattempo, il mondo intorno corre.
Le aziende parlano di learning culture, di AI, di reskilling e engagement, ma spesso la realtà è un’altra:
poca strategia, molta confusione, tanto fare e poco evolvere.

E così, chi lavora in HR o nella formazione finisce per sentirsi un po’ bloccato: pieno di idee, ma senza spazio per metterle davvero in pratica.

È il paradosso di chi si occupa di crescita, ma non riesce più a crescere.

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IL DOLORE NASCOSTO DEGLI HR

È un dolore silenzioso, ma reale.
Lo si legge negli occhi di chi, dopo l’ennesimo piano formativo, si domanda: “A cosa è davvero servito?”.
Di chi deve rendicontare ore, ma vorrebbe parlare di impatto.
Di chi vorrebbe essere ascoltato dal business, ma viene chiamato solo “quando serve un corso”.

Perché la verità è che:

  • -La formazione viene ancora vista come una voce di spesa, non come una leva strategica.

  • -Gli strumenti digitali ci sono, ma manca una visione integrata.

  • -Gli HR hanno il potenziale per guidare il cambiamento, ma non sempre le competenze per farlo.

  • -E la corsa alla tecnologia rischia di farci dimenticare l’essenziale: le persone imparano solo quando si sentono parte di qualcosa.

Se ti riconosci in questo scenario, non sei solo.
È proprio da qui che nasce il Master Capoleader in HR Learning & Development Transformation.

💡 UN MASTER CHE NON INSEGNA SOLO: TRASFORMA

Questo master nasce per rispondere a un bisogno reale, quello che tanti professionisti HR e formatori vivono ogni giorno: il desiderio di tornare ad avere impatto, di sentire che il proprio lavoro fa davvero la differenza nella crescita delle persone e delle organizzazioni.

Negli ultimi anni, chi lavora nelle Risorse Umane si è trovato a gestire una complessità senza precedenti:
nuove tecnologie, modelli di leadership in crisi, organizzazioni sempre più ibride e persone sempre più esigenti in termini di significato e sviluppo.
In tutto questo, molti HR si sentono bloccati tra amministrazione e aspirazione, tra ciò che devono fare e ciò che vorrebbero davvero costruire.

👉 È da questa consapevolezza che nasce il Master in HR Learning & Development Transformation:
per accompagnare HR, formatori e professionisti dello sviluppo in un passaggio fondamentale — da gestori di processi a leader della trasformazione culturale e organizzativa.

Non è un percorso accademico, ma un viaggio esperienziale e trasformativo, creato da chi da anni lavora al fianco delle aziende per favorire crescita, apprendimento e cambiamento reale.
Unisce coaching, neuroscienze, dati, flow e learning design in un’esperienza che restituisce agli HR visione, autorevolezza e valore strategico.

Perché oggi non basta più sapere come si fa formazione.
Serve saper creare cultura, connessioni e motivazione.
E questo è esattamente ciò che il Master in HR L&D Transformation ti allena a fare.

🔍 PERCHÉ QUESTO MASTER È DAVVERO DIVERSO

1️⃣ È UN PERCORSO DI TRASFORMAZIONE, NON DI FORMAZIONE

Ogni incontro è pensato per generare movimento, dentro e fuori di te.
Non si accumulano ore, ma nuovi modi di vedere e di agire.
Alla fine, non avrai solo competenze: avrai una nuova identità professionale.

2️⃣ NASCE DAL MODELLO DEL FLOW

Il percorso è costruito sull’approccio del flow di Mihály Csíkszentmihályi, dove sfida e competenza si incontrano e l’apprendimento diventa naturale, motivante e profondo.
Capirai come creare flow nei team, nei percorsi formativi e nella cultura organizzativa.

3️⃣ UNISCE COACHING, DATI E TECNOLOGIA

Qui il mondo “soft” incontra il mondo “hard”.
Imparerai a usare dati, analytics e strumenti digitali per misurare l’impatto della formazione, e a integrarli con coaching e leadership trasformativa.
Perché solo chi sa leggere le persone e i numeri può guidare davvero il cambiamento.

4️⃣ È COSTRUITO DA CHI LA TRASFORMAZIONE LA VIVE OGNI GIORNO

I docenti non sono teorici, ma coach, manager e formatori che ogni giorno accompagnano aziende reali nel cambiamento.
Ogni strumento è testato sul campo. Ogni concetto nasce da esperienza concreta.

5️⃣ È IL PONTE TRA BENESSERE E PERFORMANCE

Qui non si sceglie tra “persone” e “risultati”.
Si impara a farli camminare insieme.
Perché il vero HR strategico sa che le persone performano solo quando stanno bene e trovano senso in ciò che fanno.

6️⃣ È UNA COMMUNITY, NON SOLO UN’AULA

Il percorso continua anche dopo le lezioni.
Diventi parte di una community viva di HR e L&D innovatori che condividono esperienze, strumenti e visione.
Perché la trasformazione non è mai un atto individuale: è un movimento collettivo.

🧩 11 MODULI, 6 PILASTRI, 1 UNICO VIAGGIO DI TRASFORMAZIONE

Il master si sviluppa in 11 moduli che si intrecciano attorno a 6 grandi pilastri — le fondamenta del nuovo HR strategico:

  1. Neuroscienze e apprendimento – capire come apprendono le persone per creare esperienze che restano.

  2. Formazione esperienziale – trasformare la teoria in azione attraverso metodologie attive e immersive.

  3. Sviluppo e piani di crescita – costruire percorsi che uniscono performance, potenziale e valori.

  4. Change management – guidare le persone nei processi di transizione organizzativa.

  5. Gamification e digitale – rendere l’apprendimento stimolante, misurabile e continuo.

  6. Coaching trasformativo e misurazione d’impatto – allenare la consapevolezza, dare forma al cambiamento e dimostrarne i risultati.

Un viaggio che parte dalla consapevolezza personale e arriva alla trasformazione organizzativa, passando attraverso esperienze pratiche, casi reali e momenti di confronto autentico.

🚀 PERCHÉ TI SERVE ORA

Perché il mondo del lavoro cambia più in fretta di quanto le competenze riescano ad adattarsi.
Perché le organizzazioni cercano figure capaci di unire visione, metodo e umanità.
E perché, se l’HR non si evolve, rischia di essere escluso dai tavoli che contano.

Il nostro Master è la risposta a questa sfida:
un percorso che ti restituisce senso, potere e direzione nel tuo ruolo.

🌱 LA TRASFORMAZIONE PARTE DA TE

Ogni cambiamento comincia da una scelta.
Se senti che il tuo ruolo HR può essere qualcosa di più — più strategico, più umano, più generativo — questo master è pensato per te.

👉 Scopri il programma completo e prenota il tuo posto
📍 Modalità blended (Zoom + presenza a Milano)
📅 Inizio: 30 gennaio 2026

Non limitarti a gestire la crescita degli altri.
Diventa tu il motore della trasformazione.

Vuoi imparare davvero a imparare… e divertirti nel farlo?
Mercoledì 26 novembre partecipa alle Pillole di Flow: LEARNING FLOW – IMPARARE AD IMPARARE.
Tecniche pratiche, esercizi divertenti e piccoli trucchi per far lavorare il tuo cervello… senza annoiarti!

Ti sei perso il webinar di presentazione ma vorresti approfondire meglio come funziona la FLE HR Edition? Non preoccuparti puoi guardare il webinar registrato cliccando qui sotto.

Vuoi avere più informazioni? Chatta con Mr. Fligby il nostro Assistente Virtuale

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IL FLOW PER LA FELICITA' E IL SUCCESSO

LA LEADERSHIP NELLA VITA E NEL LAVORO.

IL LIBRO DI STEFANO SELVINI

“Si legge in un soffio: è un romanzo, ma è anche una guida assistita al lavoro per arrivare a padroneggiarlo.”

“Questo romanzo unisce la teoria alla pratica, invitandoci a rispondere a una questione di fondo: quando il lavoro vale la pena di essere vissuto?”

“Pagina dopo pagina familiarizzerete – passo al voi, avendole già lette in anteprima – con Marco Riva, il protagonista, rispecchiandovi nella sua costante ricerca di felicità. Perché tutti, nessuno escluso, cerchiamo la piena realizzazione.”

FILIPPO POLETTITop Voice Linkedin e influencer del benessere al lavoro

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ARTICOLI DEL BLOG

FALLA N.2: QUANDO LA RESPONSABILITÀ È DI TUTTI… E QUINDI DI NESSUNO

In molti team il lavoro procede in modo collaborativo e ben intenzionato.
Le persone partecipano, discutono, propongono e sembrano davvero coinvolte.
Da fuori, tutto appare ordinato, quasi rassicurante.

Poi però arriva il momento in cui un risultato non arriva.
E lì succede qualcosa di interessante.

Nessuno si tira indietro apertamente.
Ma nessuno dice nemmeno: tranquilli, ne rispondo io.

La responsabilità sembra sparsa ovunque, come il parmigiano sulla pasta.
Peccato che, alla fine, non tenga insieme il piatto.

Leggi l'articolo »

FALLA N.1: PRENDERE DECISIONI AL POSTO DEL TEAM

C’è una dinamica che capita spesso nei team guidati da leader competenti ed esperti.
Stranamente, però, quasi nessuno la chiama “problema”… almeno all’inizio.

Non riguarda il controllo e nemmeno la fiducia nel team.
Spesso nasce proprio nei contesti in cui le persone sono motivate, autonome e capaci.

La dinamica è semplice: prendere decisioni, in un modo o nell’altro, torna sempre al leader.

Le proposte arrivano già pensate, a volte anche ben strutturate.
Ma alla fine si chiudono con un innocuo:

“Dimmi tu se va bene.”

Le alternative vengono presentate con attenzione, ma la scelta finale resta sospesa.
E anche quando qualcuno decide, il leader viene comunque coinvolto “per sicurezza”.

In pratica, il punto di chiusura finisce sempre sulla tua scrivania.

Leggi l'articolo »

GESTIONE DEL TEAM: 5 FALLE INVISIBILI CHE BLOCCANO AUTONOMIA E CRESCITA

Chiunque si occupi della gestione del team da un po’ — che sia un manager, un team leader o un professionista HR — conosce bene quella strana sensazione “da equilibrista”. Le persone sono in gamba, il clima in ufficio è sereno e i risultati arrivano pure… ma c’è un “ma”.

Il “ma” è che, non appena la figura di riferimento si assenta o si prende un weekend lungo, il sistema rallenta. Le decisioni rimangono appese, le responsabilità si fanno nebbiose e tornano a galla quei soliti problemini che sembravano risolti tre riunioni prima.

A quel punto, la domanda sorge spontanea: “Si sta chiedendo troppo? O si è di fronte a una difficoltà nel delegare?”. Spesso la risposta è più semplice (e rassicurante) di quanto si pensi: il problema non è nelle singole persone e nemmeno nelle intenzioni di chi le guida. Il problema sono le falle invisibili.

Leggi l'articolo »

IL POTERE DELL’EXPERIENTIAL LEARNING: PERCHE’ IL “FARE” BATTE LO “STUDIARE”

Rileggendo l’ultimo articolo di Capoleader sulle lezioni imparate in questo 2025, mi sono fermata a riflettere sul mio percorso personale. I bilanci sono preziosi, ma hanno valore solo se diventano vita vissuta. Per questo ho sentito il bisogno di condividere un’esperienza che per me è stata la prova concreta di ciò in cui credo: non si smette mai di essere allievi e si impara davvero solo mettendosi in gioco.

Avete presente quella sensazione di quando atterrate in un Paese straniero? All’inizio c’è un po’ di spaesamento, poi i sensi si accendono e, improvvisamente, il cervello inizia a ragionare in un’altra lingua.

Ecco, per vivere tutto questo non ho dovuto prendere un aereo: mi è bastato varcare la soglia di Spazio Casale.

Per sei martedì mattina ho avuto il piacere di partecipare al corso di inglese “English Full Immersion Campus” organizzato da Live & Learn Campus. Sei mattine intense che mi hanno confermato una verità che mi sta molto a cuore: non si impara davvero finché non si fa.

Leggi l'articolo »

COSA CI INSEGNA L’ANNO CHE SI CHIUDE

Il 31 dicembre è uno di quei momenti in cui vale la pena fermarsi.
Non per fare un bilancio preciso, ma per dare senso a ciò che è stato.

Un anno non ci lascia solo risultati, scadenze o obiettivi raggiunti (o mancati).
Ci lascia soprattutto apprendimenti: su come affrontiamo le sfide, su cosa ci pesa davvero, su dove invece siamo più forti di quanto pensavamo.

Prima di pensare a cosa vuoi fare nel 2026, c’è una domanda semplice e spesso trascurata:
che cosa ti ha insegnato questo anno?

Non in teoria.
Ma nella pratica della vita quotidiana, del lavoro, delle relazioni.

Questo è uno spazio di riflessione.
Un invito a guardare indietro quel tanto che basta per andare avanti con più consapevolezza.
Questo mini-quiz di 6 domande ti aiuterà a capire qual è la qualità che ti salva più spesso nelle situazioni natalizie.
⚡ Rispondi d’istinto, senza pensarci troppo (il panettone penserà già a farti dubitare delle tue scelte).

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🎄 QUIZ DELLE SOFT SKILLS NATALIZIE

Le feste sono meravigliose… ma anche una vera palestra per la pazienza, la creatività e la resilienza. Tra parenti chiacchieroni, regali dell’ultimo minuto, cene infinite e luci ovunque, ognuno di noi scopre il proprio piccolo superpotere.

Questo mini-quiz di 6 domande ti aiuterà a capire qual è la qualità che ti salva più spesso nelle situazioni natalizie.
⚡ Rispondi d’istinto, senza pensarci troppo (il panettone penserà già a farti dubitare delle tue scelte).

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ARTICOLO DEL BLOG:

IMPARARE GIOCANDO:
LA NUOVA FRONTIERA DELLA LEADERSHIP

Perché il cervello si annoia con le slide ma si accende con le sfide. 🔥

Nel nostro Trattato semiserio sull’apprendimento, avevamo lasciato un punto fermo: il cervello non ama le lezioni frontali.
Non perché sia pigro (anche se a volte lo sembra), ma perché è programmato per imparare facendo, sperimentando, emozionandosi.

La verità è che la nostra mente si annoia con le slide ma si accende con le sfide.
Non memorizza formule astratte, ma ricorda esperienze vissute.
E qui entra in gioco — letteralmente — la gamification: l’arte di usare meccaniche di gioco per attivare apprendimento, motivazione e coinvolgimento.

 

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Non parliamo di giochini o premi digitali: parliamo di esperienze strutturate, pensate per trasformare concetti complessi in azioni concrete, dove ogni scelta ha un impatto e ogni errore è un’occasione per riflettere.
Ed è proprio lì che l’apprendimento smette di essere teorico e diventa vivo, memorabile e personale.

Del resto, la scienza è dalla nostra parte:
📊 Secondo la National Training Laboratory, la retention delle informazioni sale fino al 75% quando si apprende attraverso esperienze attive o simulate.
Con una lezione tradizionale, si ferma attorno al 10%.
Insomma, giocare non è un diversivo. È il modo più naturale per imparare come adulti — esattamente come facevamo da bambini, solo con strumenti un po’ più evoluti.

Vediamolo con tre esempi concreti dei nostri percorsi esperienziali.

FLIGBY: LA LEADERSHIP COME NON L’HAI MAI GIOCATA

Cominciamo con Fligby, il serious game sulla leadership e le soft skill che ti catapulta a gestire una cantina vinicola californiana.
Hai un team di collaboratori con personalità molto diverse (e, diciamolo, qualche ego in fermento più del vino).
A un certo punto devi decidere se delegare un compito importante o occupartene tu.
Sembra banale, ma ogni scelta genera conseguenze: se fai tutto da solo, la produttività resta alta ma il morale del team scende; se deleghi male, ti ritrovi con un pasticcio da gestire.

Il bello è che Fligby non ti giudica, ma ti mostra cosa accade nel sistema: come reagiscono le persone, quanto cala la motivazione, come cambia il clima.
E poi ti dà feedback puntuali, mostrandoti i tuoi livelli di empatia, comunicazione, gestione dello stress e capacità di ispirare flow.
Così scopri, giocando, che la leadership non è una teoria da manuale ma una danza continua tra decisioni e conseguenze.
E quando sbagli, impari davvero — perché l’errore l’hai vissuto, non solo ascoltato.

FRIDAY NIGHT AT THE ER: QUANDO IL GIOCO TI FA INNOVARE

Poi c’è Friday Night at the ER, un gioco da tavolo che simula la gestione di un ospedale il venerdì notte.
Se ti sembra stressante… hai capito bene.

All’inizio, ognuno dei giocatori gestisce il proprio reparto cercando di sopravvivere alla marea di pazienti in arrivo.
Poi arriva il momento critico: hai la sala d’attesa piena, le risorse al limite e la pressione alle stelle.
Senti davvero l’ansia crescere — proprio come nella vita reale.

È in quel momento che scatta la scintilla: inizi a parlare con gli altri “colleghi” dei reparti vicini.
Confrontandovi, trovate insieme una soluzione fuori dagli schemi, che probabilmente non avresti mai pensato da solo, e che cambia completamente il risultato.

Ecco la forza del gioco: ti fa provare il potere della collaborazione e dell’innovazione condivisa, non solo capirlo a parole.
Quando vivi quell’esperienza, non dimentichi più la sensazione di passare dal caos alla cooperazione — e ti porti quella consapevolezza nel tuo modo di lavorare, per davvero.

LA REALTÀ VIRTUALE: AFFRONTARE I DRAGHI (DEI CONFLITTI)

E poi arriviamo alla realtà virtuale, il terreno dove l’esperienza diventa ancora più immersiva e trasformativa.
Indossi il visore e, in pochi secondi, ti ritrovi davanti a un drago.
Non è un drago qualunque: rappresenta il tuo conflitto — magari con un collega, un capo, una situazione che ti pesa.

Durante l’esperienza, impari ad affrontarlo con calma, respirando, osservando, trovando risorse interiori.
Quando togli il visore, la metafora resta: il drago non è più un nemico, ma un simbolo.
E il momento del debriefing è altrettanto potente: ogni partecipante riceve un piccolo drago di peluche, e si parla del proprio conflitto tenendolo in mano.

Sembra un gesto semplice, quasi tenero — ma cambia completamente la prospettiva.
Il conflitto si trasforma in qualcosa di gestibile, osservabile, non più minaccioso.
È l’apprendimento esperienziale nella sua forma più pura: un concetto emotivamente vissuto e fisicamente ancorato.

METTITI ALL’OPERA

Ora tocca a te.
Fermati un attimo e ripensa all’ultima volta che hai imparato qualcosa giocando o vivendo un’esperienza pratica — un corso esperienziale, un laboratorio, una simulazione, anche un gioco di squadra.

👉 Cosa ricordi di quell’esperienza?
👉 Quali emozioni hai provato?
👉 Cosa hai imparato che è rimasto con te, ancora oggi?

Scrivile tutte, anche le più piccole: spesso ti accorgerai che sono chiare, vive, presenti nella memoria — anche se è passato molto tempo.

Ora, prova a fare lo stesso con l’ultimo corso frontale che hai seguito.
Cosa ti ricordi davvero, a distanza di settimane o mesi?
Se la risposta è “poco” o “niente”, non è colpa tua.
È semplicemente il cervello che ha fatto il suo lavoro: ha scartato ciò che non ha vissuto.

Ecco perché la gamification funziona:
perché quando impari giocando, il cervello non studia, partecipa.
E ciò che vivi, non lo dimentichi.

🚀 QUALCOSA DI NUOVO STA ARRIVANDO

Proprio da questa visione nasce il nuovo Master in HR Learning & Development Transformation , in arrivo tra poche settimane:
un percorso dedicato a chi vuole capire come trasformare team e organizzazioni grazie all’apprendimento vero, quello che parte dalle esperienze e cambia i comportamenti.

Sarà un viaggio per HR curiosi, visionari e un po’ pionieri —
per chi crede che imparare non significhi “riempire teste”, ma accendere menti e cuori.

Resta connesso: presto sveleremo tutti i dettagli.
Nel frattempo, clicca qui se vuoi uno spoiler e preiscriverti e godere della promo speciale di lancio!

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LA LEADERSHIP NELLA VITA E NEL LAVORO.

IL LIBRO DI STEFANO SELVINI

“Si legge in un soffio: è un romanzo, ma è anche una guida assistita al lavoro per arrivare a padroneggiarlo.”

“Questo romanzo unisce la teoria alla pratica, invitandoci a rispondere a una questione di fondo: quando il lavoro vale la pena di essere vissuto?”

“Pagina dopo pagina familiarizzerete – passo al voi, avendole già lette in anteprima – con Marco Riva, il protagonista, rispecchiandovi nella sua costante ricerca di felicità. Perché tutti, nessuno escluso, cerchiamo la piena realizzazione.”

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FALLA N.2: QUANDO LA RESPONSABILITÀ È DI TUTTI… E QUINDI DI NESSUNO

In molti team il lavoro procede in modo collaborativo e ben intenzionato.
Le persone partecipano, discutono, propongono e sembrano davvero coinvolte.
Da fuori, tutto appare ordinato, quasi rassicurante.

Poi però arriva il momento in cui un risultato non arriva.
E lì succede qualcosa di interessante.

Nessuno si tira indietro apertamente.
Ma nessuno dice nemmeno: tranquilli, ne rispondo io.

La responsabilità sembra sparsa ovunque, come il parmigiano sulla pasta.
Peccato che, alla fine, non tenga insieme il piatto.

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FALLA N.1: PRENDERE DECISIONI AL POSTO DEL TEAM

C’è una dinamica che capita spesso nei team guidati da leader competenti ed esperti.
Stranamente, però, quasi nessuno la chiama “problema”… almeno all’inizio.

Non riguarda il controllo e nemmeno la fiducia nel team.
Spesso nasce proprio nei contesti in cui le persone sono motivate, autonome e capaci.

La dinamica è semplice: prendere decisioni, in un modo o nell’altro, torna sempre al leader.

Le proposte arrivano già pensate, a volte anche ben strutturate.
Ma alla fine si chiudono con un innocuo:

“Dimmi tu se va bene.”

Le alternative vengono presentate con attenzione, ma la scelta finale resta sospesa.
E anche quando qualcuno decide, il leader viene comunque coinvolto “per sicurezza”.

In pratica, il punto di chiusura finisce sempre sulla tua scrivania.

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GESTIONE DEL TEAM: 5 FALLE INVISIBILI CHE BLOCCANO AUTONOMIA E CRESCITA

Chiunque si occupi della gestione del team da un po’ — che sia un manager, un team leader o un professionista HR — conosce bene quella strana sensazione “da equilibrista”. Le persone sono in gamba, il clima in ufficio è sereno e i risultati arrivano pure… ma c’è un “ma”.

Il “ma” è che, non appena la figura di riferimento si assenta o si prende un weekend lungo, il sistema rallenta. Le decisioni rimangono appese, le responsabilità si fanno nebbiose e tornano a galla quei soliti problemini che sembravano risolti tre riunioni prima.

A quel punto, la domanda sorge spontanea: “Si sta chiedendo troppo? O si è di fronte a una difficoltà nel delegare?”. Spesso la risposta è più semplice (e rassicurante) di quanto si pensi: il problema non è nelle singole persone e nemmeno nelle intenzioni di chi le guida. Il problema sono le falle invisibili.

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IL POTERE DELL’EXPERIENTIAL LEARNING: PERCHE’ IL “FARE” BATTE LO “STUDIARE”

Rileggendo l’ultimo articolo di Capoleader sulle lezioni imparate in questo 2025, mi sono fermata a riflettere sul mio percorso personale. I bilanci sono preziosi, ma hanno valore solo se diventano vita vissuta. Per questo ho sentito il bisogno di condividere un’esperienza che per me è stata la prova concreta di ciò in cui credo: non si smette mai di essere allievi e si impara davvero solo mettendosi in gioco.

Avete presente quella sensazione di quando atterrate in un Paese straniero? All’inizio c’è un po’ di spaesamento, poi i sensi si accendono e, improvvisamente, il cervello inizia a ragionare in un’altra lingua.

Ecco, per vivere tutto questo non ho dovuto prendere un aereo: mi è bastato varcare la soglia di Spazio Casale.

Per sei martedì mattina ho avuto il piacere di partecipare al corso di inglese “English Full Immersion Campus” organizzato da Live & Learn Campus. Sei mattine intense che mi hanno confermato una verità che mi sta molto a cuore: non si impara davvero finché non si fa.

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COSA CI INSEGNA L’ANNO CHE SI CHIUDE

Il 31 dicembre è uno di quei momenti in cui vale la pena fermarsi.
Non per fare un bilancio preciso, ma per dare senso a ciò che è stato.

Un anno non ci lascia solo risultati, scadenze o obiettivi raggiunti (o mancati).
Ci lascia soprattutto apprendimenti: su come affrontiamo le sfide, su cosa ci pesa davvero, su dove invece siamo più forti di quanto pensavamo.

Prima di pensare a cosa vuoi fare nel 2026, c’è una domanda semplice e spesso trascurata:
che cosa ti ha insegnato questo anno?

Non in teoria.
Ma nella pratica della vita quotidiana, del lavoro, delle relazioni.

Questo è uno spazio di riflessione.
Un invito a guardare indietro quel tanto che basta per andare avanti con più consapevolezza.
Questo mini-quiz di 6 domande ti aiuterà a capire qual è la qualità che ti salva più spesso nelle situazioni natalizie.
⚡ Rispondi d’istinto, senza pensarci troppo (il panettone penserà già a farti dubitare delle tue scelte).

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🎄 QUIZ DELLE SOFT SKILLS NATALIZIE

Le feste sono meravigliose… ma anche una vera palestra per la pazienza, la creatività e la resilienza. Tra parenti chiacchieroni, regali dell’ultimo minuto, cene infinite e luci ovunque, ognuno di noi scopre il proprio piccolo superpotere.

Questo mini-quiz di 6 domande ti aiuterà a capire qual è la qualità che ti salva più spesso nelle situazioni natalizie.
⚡ Rispondi d’istinto, senza pensarci troppo (il panettone penserà già a farti dubitare delle tue scelte).

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ARTICOLO DEL BLOG:

TRATTATO SEMISERIO
SULL'APPRENDIMENTO

Istruzioni per non dimenticare tutto subito

C’è un momento in cui tutti ci sentiamo dei fuoriclasse.
Succede a metà di un corso: annuiamo convinti, prendiamo appunti come se stessimo scrivendo il manifesto del nostro futuro da manager stellare e pensiamo:

“Ok, questa la provo SUBITO lunedì in ufficio.”

Poi arriva lunedì.
E… puff. Come per magia, tutto svanisce.
Ci resta solo un vago ricordo di slide colorate e la certezza di essere stati molto ispirati… da qualcosa che ora non ricordiamo più.

Benvenuti nel magico mondo dell’apprendimento… e della sua misteriosa evaporazione.

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IL CERVELLO, QUESTO DISTRATTO COMPAGNO DI VIAGGIO

Il nostro cervello non è nato per i corsi in aula o su Zoom.
È un organo antico, pensato per ricordare dove c’erano le bacche buone e dove i leoni erano pronti a saltare fuori, non per memorizzare le cinque fasi del change management.

Dimenticare non è colpa nostra, è sopravvivenza.
Quando l’informazione non sembra “vitale”, il cervello la mette nel cassetto del tipo “vediamo se serve più avanti”… che, tradotto, significa mai più.

Ecco perché dopo il corso sul nuovo CRM, ti ricordi solo il colore delle slide e il nome del formatore.

APPRENDERE È UN VERBO, NON UN FILE ZIP

Molti trattano l’apprendimento come un download:

“Scarico → installo → uso al bisogno.”

La realtà? La mente funziona più come un muscolo che come un hard disk.
Serve allenamento, ripetizione, feedback, emozione. Serve trasformare la nozione in esperienza.

Per questo ricordiamo molto di più quando impariamo sbagliando o giocando.
Pensate a quando avete provato a lanciare il vostro primo report mensile da soli, alle 23:00. O a quando avete simulato il pitch di vendita davanti ai colleghi: quelle sono lezioni che restano.

LA CURVA DELL’OBLIO (O DEL “MA COME, LO SAPEVO IERI!”)

Ebbinghaus, uno studioso tedesco, ha scoperto che dimentichiamo circa l’80% di ciò che apprendiamo entro 48 ore.
Ottanta percento.

Tradotto: dopo un workshop aziendale ci restano solo i coffee break e le chiacchiere sul catering. ☕

Come combattere la dimenticanza? Piccoli richiami: micro-pillole, riflessioni rapide, esercizi pratici, applicazioni reali.
Imparare non finisce quando chiudi Zoom o lasci l’aula — comincia lì.

EMOZIONE, IL MOTORE DELL’APPRENDIMENTO EFFICACE

Ciò che ci emoziona resta.
Ridiamo, ci stupiamo, ci commuoviamo… e il cervello pensa: “Ok, questa la segno col pennarello dorato!” ✨

Per questo i formatori che fanno ridere non sono “leggeri”: sono dei veri ninja dell’apprendimento.
E la gamification funziona perché non ci mette solo alla prova: ci fa provare qualcosa mentre impariamo… e il cervello lo registra come una scena cult di un film.

Un esempio aziendale? Il lancio del nuovo software diventa un mini-gioco a squadre: chi inserisce correttamente i dati prima, vince un punto bonus. Il team fa il tifo, qualcuno urla “Vai, vai!”, e tutti ricordano la procedura come se fosse la finale dei Mondiali di Excel.
Slide statiche? Meh… il cervello le ignora come pubblicità su YouTube.

SE NON LO USI, LO PERDI

Imparare senza applicare è come iscriversi in palestra e limitarsi a guardare gli attrezzi… mentre mangi la pizza di consolazione. 🍕
Il sapere serve a fare, non a sapere di sapere.

Ogni volta che provi una nuova competenza, la rinforzi.
Ogni volta che la ignori, va in letargo… e quando torni a cercarla, sembra che abbia fatto le valigie e sia partita per le Maldive. 🏖️

E poi ci chiediamo perché il corso sull’ascolto attivo non ha funzionato… o perché il nuovo CRM resta lì, intoccabile dai team, come il vaso prezioso di un museo aziendale.

L’APPRENDIMENTO È UN GIOCO A LUNGO TERMINE

Non serve essere campioni del lunedì, serve costanza.
Imparare è curiosità, esperimenti, piccoli fallimenti e tanti “ah, ora ho capito!”.

È una danza tra ciò che sappiamo e ciò che scopriamo.
Se lo facciamo con leggerezza e ironia, diventa un gioco: a volte un passo falso, a volte un giro perfetto… ma sempre divertente. 💃🕺

Perché chi impara gioca. E chi smette di giocare… smette anche un po’ di imparare. 🎲

Se questo tema ti ha incuriosito, tieni gli occhi aperti.
Sta per arrivare una novità nel mondo HR e Learning & Development che cambierà il modo in cui pensiamo, progettiamo e viviamo la formazione.

👉 Clicca qui se vuoi essere tra i primi a scoprire di cosa si tratta.
(Non è il solito corso. E no, non te lo dimenticherai dopo due giorni 😉)

Vuoi imparare davvero a imparare… e divertirti nel farlo?
Mercoledì 26 novembre partecipa alle Pillole di Flow: LEARNING FLOW – IMPARARE AD IMPARARE.
Tecniche pratiche, esercizi divertenti e piccoli trucchi per far lavorare il tuo cervello… senza annoiarti!

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IL FLOW PER LA FELICITA' E IL SUCCESSO

LA LEADERSHIP NELLA VITA E NEL LAVORO.

IL LIBRO DI STEFANO SELVINI

“Si legge in un soffio: è un romanzo, ma è anche una guida assistita al lavoro per arrivare a padroneggiarlo.”

“Questo romanzo unisce la teoria alla pratica, invitandoci a rispondere a una questione di fondo: quando il lavoro vale la pena di essere vissuto?”

“Pagina dopo pagina familiarizzerete – passo al voi, avendole già lette in anteprima – con Marco Riva, il protagonista, rispecchiandovi nella sua costante ricerca di felicità. Perché tutti, nessuno escluso, cerchiamo la piena realizzazione.”

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ARTICOLI DEL BLOG

FALLA N.2: QUANDO LA RESPONSABILITÀ È DI TUTTI… E QUINDI DI NESSUNO

In molti team il lavoro procede in modo collaborativo e ben intenzionato.
Le persone partecipano, discutono, propongono e sembrano davvero coinvolte.
Da fuori, tutto appare ordinato, quasi rassicurante.

Poi però arriva il momento in cui un risultato non arriva.
E lì succede qualcosa di interessante.

Nessuno si tira indietro apertamente.
Ma nessuno dice nemmeno: tranquilli, ne rispondo io.

La responsabilità sembra sparsa ovunque, come il parmigiano sulla pasta.
Peccato che, alla fine, non tenga insieme il piatto.

Leggi l'articolo »

FALLA N.1: PRENDERE DECISIONI AL POSTO DEL TEAM

C’è una dinamica che capita spesso nei team guidati da leader competenti ed esperti.
Stranamente, però, quasi nessuno la chiama “problema”… almeno all’inizio.

Non riguarda il controllo e nemmeno la fiducia nel team.
Spesso nasce proprio nei contesti in cui le persone sono motivate, autonome e capaci.

La dinamica è semplice: prendere decisioni, in un modo o nell’altro, torna sempre al leader.

Le proposte arrivano già pensate, a volte anche ben strutturate.
Ma alla fine si chiudono con un innocuo:

“Dimmi tu se va bene.”

Le alternative vengono presentate con attenzione, ma la scelta finale resta sospesa.
E anche quando qualcuno decide, il leader viene comunque coinvolto “per sicurezza”.

In pratica, il punto di chiusura finisce sempre sulla tua scrivania.

Leggi l'articolo »

GESTIONE DEL TEAM: 5 FALLE INVISIBILI CHE BLOCCANO AUTONOMIA E CRESCITA

Chiunque si occupi della gestione del team da un po’ — che sia un manager, un team leader o un professionista HR — conosce bene quella strana sensazione “da equilibrista”. Le persone sono in gamba, il clima in ufficio è sereno e i risultati arrivano pure… ma c’è un “ma”.

Il “ma” è che, non appena la figura di riferimento si assenta o si prende un weekend lungo, il sistema rallenta. Le decisioni rimangono appese, le responsabilità si fanno nebbiose e tornano a galla quei soliti problemini che sembravano risolti tre riunioni prima.

A quel punto, la domanda sorge spontanea: “Si sta chiedendo troppo? O si è di fronte a una difficoltà nel delegare?”. Spesso la risposta è più semplice (e rassicurante) di quanto si pensi: il problema non è nelle singole persone e nemmeno nelle intenzioni di chi le guida. Il problema sono le falle invisibili.

Leggi l'articolo »

IL POTERE DELL’EXPERIENTIAL LEARNING: PERCHE’ IL “FARE” BATTE LO “STUDIARE”

Rileggendo l’ultimo articolo di Capoleader sulle lezioni imparate in questo 2025, mi sono fermata a riflettere sul mio percorso personale. I bilanci sono preziosi, ma hanno valore solo se diventano vita vissuta. Per questo ho sentito il bisogno di condividere un’esperienza che per me è stata la prova concreta di ciò in cui credo: non si smette mai di essere allievi e si impara davvero solo mettendosi in gioco.

Avete presente quella sensazione di quando atterrate in un Paese straniero? All’inizio c’è un po’ di spaesamento, poi i sensi si accendono e, improvvisamente, il cervello inizia a ragionare in un’altra lingua.

Ecco, per vivere tutto questo non ho dovuto prendere un aereo: mi è bastato varcare la soglia di Spazio Casale.

Per sei martedì mattina ho avuto il piacere di partecipare al corso di inglese “English Full Immersion Campus” organizzato da Live & Learn Campus. Sei mattine intense che mi hanno confermato una verità che mi sta molto a cuore: non si impara davvero finché non si fa.

Leggi l'articolo »

COSA CI INSEGNA L’ANNO CHE SI CHIUDE

Il 31 dicembre è uno di quei momenti in cui vale la pena fermarsi.
Non per fare un bilancio preciso, ma per dare senso a ciò che è stato.

Un anno non ci lascia solo risultati, scadenze o obiettivi raggiunti (o mancati).
Ci lascia soprattutto apprendimenti: su come affrontiamo le sfide, su cosa ci pesa davvero, su dove invece siamo più forti di quanto pensavamo.

Prima di pensare a cosa vuoi fare nel 2026, c’è una domanda semplice e spesso trascurata:
che cosa ti ha insegnato questo anno?

Non in teoria.
Ma nella pratica della vita quotidiana, del lavoro, delle relazioni.

Questo è uno spazio di riflessione.
Un invito a guardare indietro quel tanto che basta per andare avanti con più consapevolezza.
Questo mini-quiz di 6 domande ti aiuterà a capire qual è la qualità che ti salva più spesso nelle situazioni natalizie.
⚡ Rispondi d’istinto, senza pensarci troppo (il panettone penserà già a farti dubitare delle tue scelte).

Leggi l'articolo »

🎄 QUIZ DELLE SOFT SKILLS NATALIZIE

Le feste sono meravigliose… ma anche una vera palestra per la pazienza, la creatività e la resilienza. Tra parenti chiacchieroni, regali dell’ultimo minuto, cene infinite e luci ovunque, ognuno di noi scopre il proprio piccolo superpotere.

Questo mini-quiz di 6 domande ti aiuterà a capire qual è la qualità che ti salva più spesso nelle situazioni natalizie.
⚡ Rispondi d’istinto, senza pensarci troppo (il panettone penserà già a farti dubitare delle tue scelte).

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ARTICOLO DEL BLOG:

ANTIFRAGILITÀ IN AZIONE:
SCOPRI QUANTO SEI PRONTO PER IL MONDO VUCA

Scopri la tua leadership e allenati al cambiamento… giocando.

Nel precedente articolo abbiamo visto come il mondo VUCA sia una vera palestra per l’antifragilità: un luogo dove non si vince resistendo, ma crescendo attraverso il cambiamento.
Abbiamo parlato delle cinque capacità chiave che ci permettono di restare efficaci anche quando la realtà sembra una lavatrice in centrifuga: gestione del rischio, sperimentazione, consapevolezza di sé, apprendimento rapido e definizione delle priorità.

Ma ecco la domanda da un milione di dollari:
💭 come facciamo a sapere se queste capacità le abbiamo davvero allenate?

Spoiler: non serve un test di personalità su Instagram.

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DALL’ANTIFRAGILITÀ AL GIOCO (SERIO) CHE LA MISURA

Esiste uno strumento che riesce a trasformare tutto questo in un’esperienza pratica, immersiva e sorprendentemente divertente: FLIGBY.

Immagina di entrare in un videogioco dove sei il direttore di una cantina vinicola.
Ogni giorno devi affrontare decisioni complesse, gestire collaboratori, risolvere conflitti, bilanciare obiettivi a breve e lungo termine.
Sembra un videogioco, ma è in realtà un serious game progettato per valutare e sviluppare le competenze di leadership più richieste nel mondo di oggi.

Durante il gioco, ogni tua scelta viene analizzata: come reagisci alla pressione? Ti fidi dell’intuito o preferisci i dati? Sai coinvolgere il team o tendi a fare da solo?
Insomma, non è un test teorico: è una simulazione realistica di leadership in azione.

E alla fine dell’esperienza arriva il pezzo forte:
📊 un report VUCA personalizzato, che ti restituisce un punteggio concreto sulle cinque competenze chiave che abbiamo esplorato nell’articolo precedente.

IL REPORT VUCA: UNO SPECCHIO DELLA TUA ANTIFRAGILITÀ

Ecco cosa misura:

1️⃣ Gestione del rischio – quanto sei capace di prendere decisioni rapide e coraggiose quando le informazioni scarseggiano.
2️⃣ Sperimentazione – quanto sei disposto a testare, adattarti e cambiare rotta in base a ciò che impari.
3️⃣ Consapevolezza di sé – quanto riesci a riconoscere le tue emozioni e a gestirle in modo costruttivo con il team.
4️⃣ Apprendimento rapido – quanto velocemente assimili nuove informazioni e le trasformi in azione.
5️⃣ Definizione delle priorità – quanto sai tenere il focus su ciò che conta davvero, anche quando tutto sembra urgente.

Il risultato? Una fotografia precisa del tuo modo di guidare, non basata su opinioni, ma su scelte reali.
Un feedback che ti permette di capire se, quando il mondo si muove veloce, tu ti spezzi… o ti evolvi.

UN GIOCO CHE FA CRESCERE (E UN REPORT CHE FA RIFLETTERE)

La cosa più bella è che si impara senza accorgersene.
Fligby unisce il piacere del gioco al rigore della misurazione: si ride, ci si immedesima, e intanto si scoprono dinamiche di leadership che spesso emergono solo nei momenti di vera pressione.

È un’esperienza che piace a chi ama la formazione esperienziale, ma convince anche i manager più scettici: perché non c’è teoria da studiare, solo situazioni da vivere.

 

Vuoi capire come allenare le capacità del mondo VUCA e scoprire quanto sei pronto ad affrontare volatilità, incertezza, complessità e ambiguità?
🌍 Non perderti il webinar di domani 30 ottobre!

Vedremo insieme come Fligby possa offrire un assessment delle abilità VUCA — dalla gestione del rischio alla sperimentazione, dalla consapevolezza di sé all’apprendimento rapido fino alla definizione delle priorità — per comprendere su quali competenze concentrarti per navigare al meglio nel mondo di oggi.

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IL LIBRO DI STEFANO SELVINI

“Si legge in un soffio: è un romanzo, ma è anche una guida assistita al lavoro per arrivare a padroneggiarlo.”

“Questo romanzo unisce la teoria alla pratica, invitandoci a rispondere a una questione di fondo: quando il lavoro vale la pena di essere vissuto?”

“Pagina dopo pagina familiarizzerete – passo al voi, avendole già lette in anteprima – con Marco Riva, il protagonista, rispecchiandovi nella sua costante ricerca di felicità. Perché tutti, nessuno escluso, cerchiamo la piena realizzazione.”

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Poi però arriva il momento in cui un risultato non arriva.
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Nessuno si tira indietro apertamente.
Ma nessuno dice nemmeno: tranquilli, ne rispondo io.

La responsabilità sembra sparsa ovunque, come il parmigiano sulla pasta.
Peccato che, alla fine, non tenga insieme il piatto.

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FALLA N.1: PRENDERE DECISIONI AL POSTO DEL TEAM

C’è una dinamica che capita spesso nei team guidati da leader competenti ed esperti.
Stranamente, però, quasi nessuno la chiama “problema”… almeno all’inizio.

Non riguarda il controllo e nemmeno la fiducia nel team.
Spesso nasce proprio nei contesti in cui le persone sono motivate, autonome e capaci.

La dinamica è semplice: prendere decisioni, in un modo o nell’altro, torna sempre al leader.

Le proposte arrivano già pensate, a volte anche ben strutturate.
Ma alla fine si chiudono con un innocuo:

“Dimmi tu se va bene.”

Le alternative vengono presentate con attenzione, ma la scelta finale resta sospesa.
E anche quando qualcuno decide, il leader viene comunque coinvolto “per sicurezza”.

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GESTIONE DEL TEAM: 5 FALLE INVISIBILI CHE BLOCCANO AUTONOMIA E CRESCITA

Chiunque si occupi della gestione del team da un po’ — che sia un manager, un team leader o un professionista HR — conosce bene quella strana sensazione “da equilibrista”. Le persone sono in gamba, il clima in ufficio è sereno e i risultati arrivano pure… ma c’è un “ma”.

Il “ma” è che, non appena la figura di riferimento si assenta o si prende un weekend lungo, il sistema rallenta. Le decisioni rimangono appese, le responsabilità si fanno nebbiose e tornano a galla quei soliti problemini che sembravano risolti tre riunioni prima.

A quel punto, la domanda sorge spontanea: “Si sta chiedendo troppo? O si è di fronte a una difficoltà nel delegare?”. Spesso la risposta è più semplice (e rassicurante) di quanto si pensi: il problema non è nelle singole persone e nemmeno nelle intenzioni di chi le guida. Il problema sono le falle invisibili.

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IL POTERE DELL’EXPERIENTIAL LEARNING: PERCHE’ IL “FARE” BATTE LO “STUDIARE”

Rileggendo l’ultimo articolo di Capoleader sulle lezioni imparate in questo 2025, mi sono fermata a riflettere sul mio percorso personale. I bilanci sono preziosi, ma hanno valore solo se diventano vita vissuta. Per questo ho sentito il bisogno di condividere un’esperienza che per me è stata la prova concreta di ciò in cui credo: non si smette mai di essere allievi e si impara davvero solo mettendosi in gioco.

Avete presente quella sensazione di quando atterrate in un Paese straniero? All’inizio c’è un po’ di spaesamento, poi i sensi si accendono e, improvvisamente, il cervello inizia a ragionare in un’altra lingua.

Ecco, per vivere tutto questo non ho dovuto prendere un aereo: mi è bastato varcare la soglia di Spazio Casale.

Per sei martedì mattina ho avuto il piacere di partecipare al corso di inglese “English Full Immersion Campus” organizzato da Live & Learn Campus. Sei mattine intense che mi hanno confermato una verità che mi sta molto a cuore: non si impara davvero finché non si fa.

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COSA CI INSEGNA L’ANNO CHE SI CHIUDE

Il 31 dicembre è uno di quei momenti in cui vale la pena fermarsi.
Non per fare un bilancio preciso, ma per dare senso a ciò che è stato.

Un anno non ci lascia solo risultati, scadenze o obiettivi raggiunti (o mancati).
Ci lascia soprattutto apprendimenti: su come affrontiamo le sfide, su cosa ci pesa davvero, su dove invece siamo più forti di quanto pensavamo.

Prima di pensare a cosa vuoi fare nel 2026, c’è una domanda semplice e spesso trascurata:
che cosa ti ha insegnato questo anno?

Non in teoria.
Ma nella pratica della vita quotidiana, del lavoro, delle relazioni.

Questo è uno spazio di riflessione.
Un invito a guardare indietro quel tanto che basta per andare avanti con più consapevolezza.
Questo mini-quiz di 6 domande ti aiuterà a capire qual è la qualità che ti salva più spesso nelle situazioni natalizie.
⚡ Rispondi d’istinto, senza pensarci troppo (il panettone penserà già a farti dubitare delle tue scelte).

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🎄 QUIZ DELLE SOFT SKILLS NATALIZIE

Le feste sono meravigliose… ma anche una vera palestra per la pazienza, la creatività e la resilienza. Tra parenti chiacchieroni, regali dell’ultimo minuto, cene infinite e luci ovunque, ognuno di noi scopre il proprio piccolo superpotere.

Questo mini-quiz di 6 domande ti aiuterà a capire qual è la qualità che ti salva più spesso nelle situazioni natalizie.
⚡ Rispondi d’istinto, senza pensarci troppo (il panettone penserà già a farti dubitare delle tue scelte).

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ARTICOLO DEL BLOG:

ANTIFRAGILITÀ:
COME ALLENARLA PER CRESCERE NEL MONDO VUCA

Come muoversi con sicurezza quando tutto intorno cambia

Negli articoli delle scorse settimane abbiamo capito cos’è l’antifragilità, abbiamo visto le differenze con resilienza e fragilità, e disegnato l’identikit della persona antifragile: quella che non si limita a incassare i colpi, ma li usa per diventare più forte.

Oggi entriamo nel vivo: perché è così importante allenare l’antifragilità per vivere — e non solo sopravvivere — nel mondo in cui ci troviamo immersi ogni giorno.
Quel mondo che tutti ormai chiamiamo VUCA, e che potremmo tranquillamente definire anche il regno dell’imprevisto:
Volatile, perché tutto cambia in un lampo.
Incerto, perché nessuno ha la sfera di cristallo.
Complesso, perché ogni scelta ne muove dieci altre.
Ambiguo, perché niente è mai solo bianco o nero.

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IL MONDO VUCA: UNA PALESTRA PER L’ANTIFRAGILITÀ

Il mondo VUCA è un po’ come quella lezione di yoga in cui pensi di rilassarti… e invece ti ritrovi a sudare in posizioni improbabili. Ti mette alla prova, ti fa uscire dalla zona di comfort, ti costringe a trovare nuovi equilibri.

In un contesto così, essere resilienti non basta più. La resilienza ti fa resistere, sì, ma l’antifragilità ti fa crescere.
Chi è antifragile non si spaventa di fronte al caos: lo usa come occasione per imparare qualcosa di nuovo.
Non cerca la stabilità a tutti i costi, ma impara a muoversi anche quando la terra trema sotto i piedi.

LE 5 CAPACITÀ VUCA CHE RENDONO ANTIFRAGILI

Allenare l’antifragilità significa sviluppare cinque capacità chiave. E no, non servono poteri magici o corsi di sopravvivenza: basta un po’ di curiosità, voglia di mettersi in gioco e, ogni tanto, la capacità di sorridere anche quando va tutto storto.

1️⃣ GESTIONE DEL RISCHIO

Chi è antifragile non scappa dal rischio, ma lo osserva con curiosità.
Sa che non può controllare tutto, ma può prepararsi a gestire l’imprevisto.
È come imparare ad andare in bicicletta: qualche sbucciatura è inevitabile, ma dopo un po’ trovi il tuo equilibrio anche sulle discese più ripide.

2️⃣ SPERIMENTAZIONE

Nel mondo VUCA, chi aspetta di avere tutte le risposte… resta fermo.
Gli antifragili invece provano, testano, aggiustano.
Hanno la mente dell’esploratore: sanno che ogni “errore” è solo un modo alternativo per imparare qualcosa.
E, sì, a volte si ride anche dei propri tentativi maldestri — fa parte dell’allenamento.

3️⃣ CONSAPEVOLEZZA DI SÉ

Quando tutto intorno è confusione, la vera stabilità è dentro di noi.
La consapevolezza di sé è quella voce calma che, mentre il mondo va a fuoco, ti sussurra: “Ok, respira. Ce la facciamo anche stavolta.”
Conoscerti, capire cosa ti stressa e cosa ti dà energia è come avere il manuale di istruzioni per restare lucido anche nel caos.

4️⃣ APPRENDIMENTO RAPIDO

Nel mondo VUCA, il “ho sempre fatto così” è il bacio della morte.
Gli antifragili imparano in continuazione: da un errore, da una conversazione, da un’esperienza che non è andata come previsto.
Sono curiosi cronici: raccolgono informazioni, le mettono in ordine e ripartono più agili di prima.

5️⃣ DEFINIZIONE DELLE PRIORITÀ

Quando tutto sembra urgente, serve qualcuno che alzi la mano e chieda:
“Ok, ma cosa conta davvero?”.
L’antifragile sa scegliere dove mettere tempo ed energia, e dove invece lasciare andare.
Non si fa travolgere da ogni emergenza: usa la sua bussola interna per orientarsi, chiedendosi “quant’è grande la sfida?” prima di buttarsi.

METTITI ALL’OPERA

L’antifragilità non si costruisce con le teorie, ma con piccoli passi concreti.
Ti propongo un esercizio semplice ma potente per capire da dove partire.

Prenditi 5 minuti, carta e penna alla mano (o il blocco note del telefono va benissimo).

1. Gestione del rischio

Pensa a una situazione recente in cui l’imprevisto ti ha spiazzato.
Hai reagito con calma o ti sei irrigidito/a?
👉 Da 1 a 5, quanto ti senti capace di gestire l’incertezza senza perdere equilibrio?

2. Sperimentazione

Ripensa all’ultima volta che hai provato qualcosa di nuovo — un’idea, un metodo, una scelta diversa.
Ti sei buttato/a con curiosità o hai preferito aspettare di avere tutto sotto controllo?
👉 Da 1 a 5, quanto ti senti libero/a di sperimentare anche a costo di sbagliare?

3. Consapevolezza di sè

Quando sei sotto pressione, ti accorgi di come stai reagendo o vai in “pilota automatico”?
👉 Da 1 a 5, quanto riesci a restare lucido/a e presente anche quando la tensione sale?

4. Apprendimento rapido

Hai imparato qualcosa da una situazione che non è andata come previsto?
Hai tratto lezioni da un errore recente o l’hai semplicemente archiviato?
👉 Da 1 a 5, quanto sei veloce a trasformare l’esperienza in apprendimento?

5. Definizione delle priorità

Hai giornate in cui tutto sembra urgente e non sai da dove iniziare?
Oppure riesci a distinguere cosa è davvero importante e cosa invece può aspettare?
👉 Da 1 a 5, quanto ti senti efficace nel dare priorità alle cose che contano davvero?

Ora guarda i tuoi punteggi:
⭐ L’abilità con il punteggio più basso è il tuo punto di partenza.

Scrivi una piccola azione concreta per allenarla questa settimana.
Può essere qualcosa di semplice come:

  • “Accetto un piccolo rischio controllato”

  • “Provo un modo diverso di gestire una riunione”

  • “Mi fermo 30 secondi prima di reagire a caldo”

  • “Ogni sera scrivo una cosa che ho imparato”

  • “Ogni mattina scelgo le 3 priorità del giorno”

Non serve fare tutto insieme.
L’antifragilità si costruisce un esercizio alla volta, un errore alla volta, una consapevolezza alla volta.

💡 E ricordati: ogni volta che il mondo ti scompiglia un po’, è solo un nuovo allenamento.

Allenare l’antifragilità non significa diventare invincibili, ma imparare a trasformare ogni scossone in un’occasione di crescita.
Significa scegliere di restare curiosi quando tutto cambia, di mantenere il focus quando il rumore aumenta, e di fidarsi della propria capacità di imparare anche quando le certezze vacillano.

Il mondo VUCA non rallenterà per aspettarci — ma noi possiamo imparare a danzare al suo ritmo.
E ogni volta che impari a gestire un rischio, a sperimentare, a restare consapevole, ad apprendere più in fretta o a mettere le cose giuste in cima alla lista, stai diventando un po’ più antifragile.

Non servono rivoluzioni. Bastano piccoli passi, costanti e consapevoli.
Perché l’antifragilità non è una destinazione: è un modo di stare nel mondo — con fiducia, flessibilità e, ogni tanto, anche con un sorriso.

 

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“Si legge in un soffio: è un romanzo, ma è anche una guida assistita al lavoro per arrivare a padroneggiarlo.”

“Questo romanzo unisce la teoria alla pratica, invitandoci a rispondere a una questione di fondo: quando il lavoro vale la pena di essere vissuto?”

“Pagina dopo pagina familiarizzerete – passo al voi, avendole già lette in anteprima – con Marco Riva, il protagonista, rispecchiandovi nella sua costante ricerca di felicità. Perché tutti, nessuno escluso, cerchiamo la piena realizzazione.”

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Le persone partecipano, discutono, propongono e sembrano davvero coinvolte.
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Poi però arriva il momento in cui un risultato non arriva.
E lì succede qualcosa di interessante.

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Ma nessuno dice nemmeno: tranquilli, ne rispondo io.

La responsabilità sembra sparsa ovunque, come il parmigiano sulla pasta.
Peccato che, alla fine, non tenga insieme il piatto.

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FALLA N.1: PRENDERE DECISIONI AL POSTO DEL TEAM

C’è una dinamica che capita spesso nei team guidati da leader competenti ed esperti.
Stranamente, però, quasi nessuno la chiama “problema”… almeno all’inizio.

Non riguarda il controllo e nemmeno la fiducia nel team.
Spesso nasce proprio nei contesti in cui le persone sono motivate, autonome e capaci.

La dinamica è semplice: prendere decisioni, in un modo o nell’altro, torna sempre al leader.

Le proposte arrivano già pensate, a volte anche ben strutturate.
Ma alla fine si chiudono con un innocuo:

“Dimmi tu se va bene.”

Le alternative vengono presentate con attenzione, ma la scelta finale resta sospesa.
E anche quando qualcuno decide, il leader viene comunque coinvolto “per sicurezza”.

In pratica, il punto di chiusura finisce sempre sulla tua scrivania.

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GESTIONE DEL TEAM: 5 FALLE INVISIBILI CHE BLOCCANO AUTONOMIA E CRESCITA

Chiunque si occupi della gestione del team da un po’ — che sia un manager, un team leader o un professionista HR — conosce bene quella strana sensazione “da equilibrista”. Le persone sono in gamba, il clima in ufficio è sereno e i risultati arrivano pure… ma c’è un “ma”.

Il “ma” è che, non appena la figura di riferimento si assenta o si prende un weekend lungo, il sistema rallenta. Le decisioni rimangono appese, le responsabilità si fanno nebbiose e tornano a galla quei soliti problemini che sembravano risolti tre riunioni prima.

A quel punto, la domanda sorge spontanea: “Si sta chiedendo troppo? O si è di fronte a una difficoltà nel delegare?”. Spesso la risposta è più semplice (e rassicurante) di quanto si pensi: il problema non è nelle singole persone e nemmeno nelle intenzioni di chi le guida. Il problema sono le falle invisibili.

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IL POTERE DELL’EXPERIENTIAL LEARNING: PERCHE’ IL “FARE” BATTE LO “STUDIARE”

Rileggendo l’ultimo articolo di Capoleader sulle lezioni imparate in questo 2025, mi sono fermata a riflettere sul mio percorso personale. I bilanci sono preziosi, ma hanno valore solo se diventano vita vissuta. Per questo ho sentito il bisogno di condividere un’esperienza che per me è stata la prova concreta di ciò in cui credo: non si smette mai di essere allievi e si impara davvero solo mettendosi in gioco.

Avete presente quella sensazione di quando atterrate in un Paese straniero? All’inizio c’è un po’ di spaesamento, poi i sensi si accendono e, improvvisamente, il cervello inizia a ragionare in un’altra lingua.

Ecco, per vivere tutto questo non ho dovuto prendere un aereo: mi è bastato varcare la soglia di Spazio Casale.

Per sei martedì mattina ho avuto il piacere di partecipare al corso di inglese “English Full Immersion Campus” organizzato da Live & Learn Campus. Sei mattine intense che mi hanno confermato una verità che mi sta molto a cuore: non si impara davvero finché non si fa.

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COSA CI INSEGNA L’ANNO CHE SI CHIUDE

Il 31 dicembre è uno di quei momenti in cui vale la pena fermarsi.
Non per fare un bilancio preciso, ma per dare senso a ciò che è stato.

Un anno non ci lascia solo risultati, scadenze o obiettivi raggiunti (o mancati).
Ci lascia soprattutto apprendimenti: su come affrontiamo le sfide, su cosa ci pesa davvero, su dove invece siamo più forti di quanto pensavamo.

Prima di pensare a cosa vuoi fare nel 2026, c’è una domanda semplice e spesso trascurata:
che cosa ti ha insegnato questo anno?

Non in teoria.
Ma nella pratica della vita quotidiana, del lavoro, delle relazioni.

Questo è uno spazio di riflessione.
Un invito a guardare indietro quel tanto che basta per andare avanti con più consapevolezza.
Questo mini-quiz di 6 domande ti aiuterà a capire qual è la qualità che ti salva più spesso nelle situazioni natalizie.
⚡ Rispondi d’istinto, senza pensarci troppo (il panettone penserà già a farti dubitare delle tue scelte).

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Le feste sono meravigliose… ma anche una vera palestra per la pazienza, la creatività e la resilienza. Tra parenti chiacchieroni, regali dell’ultimo minuto, cene infinite e luci ovunque, ognuno di noi scopre il proprio piccolo superpotere.

Questo mini-quiz di 6 domande ti aiuterà a capire qual è la qualità che ti salva più spesso nelle situazioni natalizie.
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