ARTICOLO DEL BLOG:
GESTIONE DEL TEAM:
5 FALLE INVISIBILI CHE BLOCCANO AUTONOMIA E CRESCITA
Perché la gestione del team spesso funziona… solo finché il leader è presente
Chiunque si occupi della gestione del team da un po’ — che sia un manager, un team leader o un professionista HR — conosce bene quella strana sensazione “da equilibrista”. Le persone sono in gamba, il clima in ufficio è sereno e i risultati arrivano pure… ma c’è un “ma”.
Il “ma” è che, non appena la figura di riferimento si assenta o si prende un weekend lungo, il sistema rallenta. Le decisioni rimangono appese, le responsabilità si fanno nebbiose e tornano a galla quei soliti problemini che sembravano risolti tre riunioni prima.
A quel punto, la domanda sorge spontanea: “Si sta chiedendo troppo? O si è di fronte a una difficoltà nel delegare?”. Spesso la risposta è più semplice (e rassicurante) di quanto si pensi: il problema non è nelle singole persone e nemmeno nelle intenzioni di chi le guida. Il problema sono le falle invisibili.
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Molti team di lavoro funzionano su un equilibrio fragilissimo, che sta in piedi solo perché qualcuno continua a “metterci una pezza”.
Nella gestione del team, le falle sono quei punti in cui l’autonomia si disperde. Non sono errori madornali che fanno scattare l’allarme antincendio; sono più simili a micro-perdite in un tubo: non allagano la stanza subito, ma sprecano una quantità incredibile di energia e rendono il leader indispensabile nel modo sbagliato.
Ecco le 5 falle che prosciugano il benessere organizzativo e frenano la crescita:
La falla decisionale: quando anche la scelta della marca del caffè deve passare dall’alto.
La falla di responsabilità: quando tutti sono “sul pezzo”, ma se qualcosa va storto, il colpevole è un misterioso fantasma.
La falla di coordinamento: quando si fanno più riunioni per decidere come lavorare che ore di lavoro effettivo.
La falla di confronto: quando regna la “pace dei sensi”, ma le verità scomode non vengono mai a galla.
La falla di dipendenza: quando il team è una Ferrari, ma solo una persona possiede le chiavi per accenderla.
IL PARADOSSO: LE FALLE NASCONO NEI TEAM CHE FUNZIONANO
Sembra uno scherzo, ma è la verità. Le falle non compaiono nei gruppi disastrati (lì il problema è evidente), ma proprio nei team competenti che stanno crescendo.
All’inizio, essere un leader presente è un vantaggio: si decide rapido, si protegge il gruppo, si risolve tutto. Ma quando il team cresce, quel supporto si trasforma in una stampella. Chi guida inizia a compensare i piccoli attriti “solo per questa volta”, finché quel gesto diventa la norma.
Il sistema si adatta a questa presenza costante e la figura di riferimento diventa il meccanismo di sopravvivenza del gruppo. È un po’ come un’acqua che si scalda lentamente: all’inizio è piacevole, ma se non ci si accorge del cambiamento, si finisce “bolliti”.
NON SERVE PIU’ PRESSIONE, SERVE UN SISTEMA MIGLIORE PER GESTIRE IL TEAM
La tentazione classica di chi si occupa di gestione del team è rispondere alla fatica con… più gestione. Più controlli, più allineamenti, più presenza. Spoiler: non funziona. Le falle non chiedono “più leadership”, chiedono un cambiamento del sistema. L’obiettivo non è uscire dall’acqua lasciando il team a fondo, ma aiutarlo a regolare la temperatura da solo. La vera leadership che scala non è quella che regge tutto con la forza muscolare, ma quella che chiude le falle prima di diventare un collante permanente e faticoso.
COSA SUCCEDERA’ NELLE PROSSIME SETTIMANE?
Questa serie di articoli non serve a dare voti o a indicare errori, ma a rendere visibile dove si stia effettivamente sprecando energia. Nelle prossime puntate verrà analizzata ogni falla, una alla volta, per capire come trasformare la gestione del team da “pronto intervento” a strategia pura.
Quale di queste falle sta già scaldando troppo l’acqua nel sistema?
Il percorso inizierà la prossima settimana dalla più insidiosa: la falla decisionale. Sarà il primo passo per capire come restituire (finalmente) una reale autonomia ai collaboratori.
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FILIPPO POLETTI – Top Voice Linkedin e influencer del benessere al lavoro
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ARTICOLI DEL BLOG

IL VERO PROBLEMA NON È IL TEMPO. È L’ENERGIA.
“Non ho tempo.”
Se lavori con manager, questa frase la senti più spesso del “come stai?”.
Ed è anche una delle più grandi illusioni organizzative del nostro tempo.
Perché il problema, quasi mai, è davvero il tempo.
Il problema è che alle 11:30 del mattino… la batteria mentale è già in riserva. 🔋

IL FALSO MITO DELL’EQUILIBRIO: PERCHÉ IL WORK-LIFE BALANCE NON È DIVIDERE IL TEMPO
Se cerchiamo su Google “work-life balance”, spesso compare l’immagine di una bilancia perfettamente equilibrata: da una parte il lavoro, dall’altra la vita privata. Tutto in perfetto 50/50.
Peccato che nella vita reale questa immagine funzioni più o meno come la dieta perfetta del lunedì: bellissima sulla carta, quasi impossibile da mantenere.
Molte persone inseguono l’equilibrio pensando che significhi dividere il tempo in modo matematico:
8 ore di lavoro,
8 ore di vita privata,
8 ore di sonno.
Un modello ordinato, pulito… e decisamente un po’ vintage.
La realtà è che il nostro modo di lavorare – e di vivere – è cambiato. E con lui deve cambiare anche il modo in cui pensiamo all’equilibrio.

FRANCESCA LOLLOBRIGIDA: VINCERE SENZA RINUNCIARE A SE STESSI
Quando pensiamo a una campionessa olimpica, immaginiamo ghiaccio, allenamenti estenuanti, cronometri e podi.
Ma dietro ogni medaglia c’è una persona.
E la storia di Francesca Lollobrigida ci ricorda qualcosa di fondamentale: si può essere atlete professioniste senza smettere di essere donne, madri, persone con una vita piena fuori dalla pista.

FLOW E OLIMPIADI: FRANZONI E LA FORMULA DELLA VITTORIA
Ci sono momenti in cui la performance smette di essere solo tecnica, allenamento, preparazione… e diventa qualcosa di più.
Qualcosa che ti attraversa.
Qualcosa che ti tiene lì, completamente immerso, senza fatica apparente.
È quello che ha descritto Giovanni Franzoni dopo le Olimpiadi, in un post che racconta in modo potente cosa significa vivere uno stato di flow.
Scrive:
“Lo stato di flow è una condizione psicologica che caratterizza le migliori performance; rappresenta un’esperienza ottimale in cui corpo e mente si fondono, consentendo al soggetto di compiere un’attività senza percepire lo sforzo ad essa associato.”
E già qui potremmo fermarci.
Perché dentro questa frase c’è l’essenza della performance eccellente.

FEDERICA BRIGNONE: QUANDO NON TORNI COME PRIMA. TORNI MEGLIO.
Ci sono momenti in cui tutto si ferma.
Un infortunio. Un errore. Una caduta improvvisa.
E lì si misura la differenza tra chi aspetta di “tornare come prima”… e chi sceglie di diventare qualcosa di diverso.
La storia recente di Federica Brignone, capace di conquistare due ori dopo un brutto infortunio, non è solo una storia sportiva. È una lezione potente su cosa significa trasformare una frattura in un punto di forza.

FALLA N. 5: LA DIPENDENZA DAL LEADER
Questa è l’ultima falla.
Ed è anche la più sottile. E la più pericolosa.
Perché spesso non si manifesta all’inizio, ma arriva dopo: dopo le falle decisionali, di responsabilità, di coordinamento e di confronto. È il punto in cui tutto ciò che è stato compensato, ma non davvero risolto, si raccoglie in un’unica dinamica: la dipendenza dal leader.
Se il tuo team funziona solo quando sei presente, disponibile, attento, significa che – senza volerlo – sei diventato il punto di tenuta del sistema.
All’inizio può sembrare un segnale positivo:
“Sei indispensabile.”
“Con te tutto fila liscio.”
“Quando ci sei tu, le cose vanno.”
Ed è vero. Funziona.
Ma funziona solo finché tu ci sei.
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