ARTICOLO DEL BLOG:
COSA CI INSEGNA
L'ANNO CHE SI CHIUDE
Domande per rileggere l’anno e guardare il 2026 con più consapevolezza
Il 31 dicembre è uno di quei momenti in cui vale la pena fermarsi.
Non per fare un bilancio preciso, ma per dare senso a ciò che è stato.
Un anno non ci lascia solo risultati, scadenze o obiettivi raggiunti (o mancati).
Ci lascia soprattutto apprendimenti: su come affrontiamo le sfide, su cosa ci pesa davvero, su dove invece siamo più forti di quanto pensavamo.
Prima di pensare a cosa vuoi fare nel 2026, c’è una domanda semplice e spesso trascurata:
che cosa ti ha insegnato questo anno?
Non in teoria.
Ma nella pratica della vita quotidiana, del lavoro, delle relazioni.
Questo è uno spazio di riflessione.
Un invito a guardare indietro quel tanto che basta per andare avanti con più consapevolezza.
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I MOMENTI CHE TI HANNO FATTO IMPARARE (ANCHE SE NON VOLEVI)
Spesso impariamo di più quando le cose non vanno come previsto.
Ripensa al tuo 2025 e prova a rispondere, con calma, a queste domande:
-Qual è stato un momento difficile che, col senno di poi, ti ha insegnato qualcosa di importante?
-In quale situazione ti sei sentito/a fuori equilibrio… ma hai scoperto una risorsa che non sapevi di avere?
-C’è stato un errore che oggi rifaresti meglio, ma non eviteresti?
-Quale evento ti ha costretto a cambiare prospettiva, anche solo un po’?
👉 Se potessi dare un titolo a quell’esperienza, quale sarebbe?
Dare un nome aiuta a trasformare l’esperienza in apprendimento.
COSA HAI IMPARATO SU DI TE
Ora sposta il focus dall’evento alla persona che sei diventata/o attraversandolo.
-Che cosa hai scoperto sul tuo modo di reagire alle sfide?
-In quali situazioni rendi meglio di quanto pensavi?
-Dove invece hai capito che stai forzando troppo?
-Qual è un tuo punto di forza che quest’anno si è fatto vedere chiaramente?
Non serve un elenco lungo.
Basta un learning vero. Quello che, se lo perdi, nel 2026 rischi di rifare gli stessi giri.
COSA VUOI PORTARE CON TE (E COSA NO)
Ogni fine anno è anche una scelta implicita:
non possiamo portarci dietro tutto.
Chiediti:
-Quale atteggiamento vuoi assolutamente portare nel 2026?
-Quale abitudine mentale invece senti che è arrivato il momento di lasciare andare?
-C’è qualcosa che hai sempre fatto “per automatismo” e che ora vuoi rimettere in discussione?
👉 Non è una lista di buoni propositi.
È una questione di consapevolezza.
UNO SGUARDO AL 2026: NON COSA FARAI, MA COME VUOI STARE
Prima di chiederti cosa vuoi fare nel 2026, prova a partire da qui:
-Come vuoi sentirti mentre lavori?
-Che tipo di energia vuoi avere nelle tue giornate?
-In che modo vuoi affrontare le sfide quando (perché arriveranno) si presenteranno?
-Che versione di te vuoi allenare, più che migliorare?
Se il 2025 ti ha insegnato qualcosa, è probabile che il 2026 abbia bisogno proprio di quello.
UNA DOMANDA FINALE (DA TENERE CON TE)
Se tra un anno, il 31 dicembre 2026, ti fermassi di nuovo a guardare indietro,
che frase ti piacerebbe poter dire a te stesso/a?
“Quest’anno ho imparato che…”
Non serve una risposta immediata.
Questa è una di quelle domande che lavorano nel tempo, mentre vivi, scegli, cambi direzione.
Puoi semplicemente tenerla con te.
E lasciare che il 2026 faccia la sua parte.
Buon passaggio di anno.
E buon tempo di riflessione.
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FRANCESCA LOLLOBRIGIDA: VINCERE SENZA RINUNCIARE A SE STESSI
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FLOW E OLIMPIADI: FRANZONI E LA FORMULA DELLA VITTORIA
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Scrive:
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FEDERICA BRIGNONE: QUANDO NON TORNI COME PRIMA. TORNI MEGLIO.
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FALLA N. 5: LA DIPENDENZA DAL LEADER
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“Sei indispensabile.”
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FALLA N. 4: LA MANCANZA DI CONFRONTO NEL TEAM
Se stai leggendo questa parte, probabilmente stai annuendo. Perché nel tuo team le persone parlano. Le riunioni scorrono lisce, i toni sono civili, le decisioni vengono approvate. Tutto sembra funzionare.
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Questa non è una semplice difficoltà di comunicazione.
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Ed è molto più diffusa di quanto si pensi.

FALLA N.3: QUANDOIL COORDINAMENTO DIVENTA UN FRENO
Ci sono momenti in cui un team sembra iperattivo, ma in realtà gira a vuoto. Le riunioni si moltiplicano. Gli allineamenti diventano quotidiani. Gli update arrivano puntuali.
Eppure, se guardi ai risultati, l’avanzamento reale è minimo. Il lavoro c’è. L’impegno anche. Ma il sistema non accelera.
Questa è la terza falla: il coordinamento inefficace. Una delle più insidiose, perché sembra buona gestione… ma in realtà è come spingere continuamente un carrello che non ha le ruote ben allineate
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