Pubblicati da Sara Cascio

LEZIONI DI LEADERSHIP SOTTO L’OMBRELLONE

ARTICOLO DEL BLOG:

LEZIONI DI LEADERSHIP
SOTTO L'OMBRELLONE

Riflessioni serie tra un mojito e una partita a beach volley

Caro leader,

sei quasi arrivato.
Ancora un paio di riunioni, una manciata di email, l’ultimo sprint per chiudere tutto… e poi si parte.
Destinazione: vacanza.

Hai già detto a tutti che “anche in ferie butti un occhio”, che “tanto il telefono lo tieni acceso” e magari ti sei pure infilato in valigia tre libri sul management, uno sulla leadership trasformazionale e… la solita agenda, non si sa mai.

Ma sai una cosa una cosa?
Se vuoi, quest’estate puoi imparare più cose sulla leadership di quante ne apprendi in un master.
Sul serio.

Perché la vacanza è uno dei luoghi più sottovalutati per allenare la tua consapevolezza come guida.
È lì che, togliendoti il badge e mettendoti le infradito, puoi vedere aspetti di te che di solito non noti.

Ecco cosa intendiamo.

Ti interessa questo argomento?

🌴 PRIMA LEZIONE: MOLLARE IL CONTROLLO (SENZA ANDARE IN CRISI)

Il primo giorno di ferie è spesso uno shock.
Ti svegli presto anche se non devi, cerchi il Wi-Fi come un naufrago, rispondi a una mail “tanto è veloce”, poi un’altra, e un’altra ancora…

È come se non riuscissi a respirare senza sentirti utile.

Ecco: già qui c’è una lezione.
Per guidare davvero, non serve sempre agire.
A volte serve lasciare spazio.

Staccarsi da tutto — anche solo per qualche giorno — è un modo per vedere se il tuo team può camminare senza che tu tenga sempre il volante.
E se non ci riesce, forse non è colpa loro.
Forse è perché non li hai mai davvero lasciati provare.

🐢 SECONDA LEZIONE: IL TEMPO LENTO RIMETTE IN ORDINE LE IDEE

Poi succede qualcosa. Dopo il crash iniziale, cominci ad abituarti a ritmi più umani.
Ti accorgi che puoi leggere per il gusto di leggere, fare una passeggiata senza sapere dove andare, pensare… senza una scadenza.

Ed ecco che, dal nulla, arriva un’idea. Magari mentre stai mangiando un gelato o guardando le onde. Una soluzione a un problema che ti portavi dietro da mesi. Un’intuizione sul futuro. Un nuovo modo per parlare con il tuo team.

Perché succede?
Perché la creatività ha bisogno di spazio. E il pensiero strategico non nasce sotto pressione, ma nel vuoto fertile del non-fare.

Portati un taccuino in vacanza. Segna tutto quello che arriva, senza giudicare. Anche le idee più assurde.
Chissà: a settembre potrebbero rivelarsi geniali.

🧍‍♂️ TERZA LEZIONE: LA LEADERSHIP È ANCHE UNA QUESTIONE DI PRESENZA

Un altro effetto collaterale della vacanza è che, finalmente, incontri davvero le persone.
Non nei corridoi, non durante i briefing, ma a colazione, al mare, in silenzio, senza dover fare.

Ti ritrovi a parlare per ore con tua figlia, o a ridere con il tuo compagno su una sciocchezza. E ti accorgi che è lì che si crea il legame. Nel tempo gratuito. Nel tempo “inutile”.

La leadership relazionale si allena così. Ascoltando senza fretta. Non per fare qualcosa, ma per esserci davvero.

Domanda utile: quanto spazio dai, durante l’anno, a questo tipo di relazione?
E se provassi a portarla anche al lavoro?

😂 QUARTA LEZIONE: SBAGLIARE FA RIDERE (E AVVICINA)

Vacanza vuol dire anche piccole disavventure. Ti scotti, sbagli strada, prenoti il ristorante per il giorno sbagliato.
Succede.

E lì puoi scegliere: arrabbiarti o riderci su.

Scegliere l’ironia, anche nei pasticci, è una forma di intelligenza emotiva. Ti umanizza. Ti rende accessibile.
Fa capire che sei sì un leader, ma anche una persona.

E indovina? I team seguono più volentieri chi sa essere vero, non chi finge di essere perfetto.

🌊 QUINTA LEZIONE: IL NON FARE È UNA COMPETENZA

Sappiamo che ti piace “fare”. Decidere, pianificare, risolvere. È così che hai costruito la tua autorevolezza.

Ma la verità è che un leader non è solo ciò che fa. È anche come ci sta.

In vacanza hai un’occasione rara: non fare nulla. E scoprire che, in quel vuoto, il corpo si rilassa, la mente si apre e la presenza si fa più piena.

Allenati così: un’ora senza telefono. Senza scroll. Solo tu, il panorama, il respiro. All’inizio ti sembrerà strano. Poi… ti sembrerà giusto.

🎁 E INFINE: NON TORNARE COME SE NIENTE FOSSE

La vacanza finisce, certo. Ma quello che hai imparato, no.

Non lasciare tutto lì. Porta con te un’abitudine nuova, un piccolo rituale, uno sguardo più morbido.
Forse la tua azienda non cambierà. Ma tu sì. E questo fa tutta la differenza.

Le vacanze non sono una fuga. Sono una palestra invisibile in cui alleni ciò che conta davvero:

👉 La capacità di lasciar andare
👉 Il coraggio di fidarti
👉 L’umiltà di non sapere tutto
👉 L’intelligenza di rigenerarti

Perché nessuno si ispira a chi è sempre di corsa.
Ci si ispira a chi sa fermarsi, respirare, sorridere…
E poi ripartire con lo sguardo pieno di cose viste davvero.

Buone ferie, leader.

Ci vediamo al ritorno. Più leggeri, ma molto, molto più forti.

Quando sarai fresco e riposato, ricordati di partecipare al nostro prossimo evento delle Pillole di Flow: l’11 settembre dalle 18 alle 19 su Zoom

Un’ora per approfondire insieme come guidare il cambiamento attraverso il Flow.

Se vuoi capire come allenare concretamente il cambiamento attraverso esperienze immersive non perderti il prossimo appuntamento con le pillole di gamification, mercoledì  17 settembre dalle 12.30 alle 13.15.
Ti racconteremo come funziona un percorso collettivo di Change Management attraverso la realtà virtuale.

Vuoi avere più informazioni? Chatta con Mr. Fligby il nostro Assistente Virtuale

Ti interessa questo argomento?

IL FLOW PER LA FELICITA' E IL SUCCESSO

LA LEADERSHIP NELLA VITA E NEL LAVORO.


IL LIBRO DI STEFANO SELVINI

“Si legge in un soffio: è un romanzo, ma è anche una guida assistita al lavoro per arrivare a padroneggiarlo.”

“Questo romanzo unisce la teoria alla pratica, invitandoci a rispondere a una questione di fondo: quando il lavoro vale la pena di essere vissuto?”

“Pagina dopo pagina familiarizzerete – passo al voi, avendole già lette in anteprima – con Marco Riva, il protagonista, rispecchiandovi nella sua costante ricerca di felicità. Perché tutti, nessuno escluso, cerchiamo la piena realizzazione.”

FILIPPO POLETTITop Voice Linkedin e influencer del benessere al lavoro

leggi gli altri

ARTICOLI DEL BLOG


AI AUGMENTED LEADERSHIP PROGRAM: SCOPRI IL NUOVO PERCORSO

Negli ultimi mesi abbiamo parlato spesso di Intelligenza Artificiale.
Di strumenti. Di prompt. Di automazioni. Di video creati in pochi minuti e contenuti generati in tempo reale.

Ma c’è una verità che sta emergendo con sempre più forza: il problema non è la tecnologia.

Il vero tema è culturale.

Perché puoi avere i migliori strumenti del mondo, ma se le persone continuano a lavorare con schemi mentali vecchi, l’AI rimane un giocattolo curioso. Oppure peggio: viene usata male, in modo confuso, superficiale o totalmente scollegato dagli obiettivi aziendali.


Leggi l'articolo »


L’AI IN AZIENDA NON È UN TOOL: È UNA NUOVA FORMA DI LEADERSHIP

Negli ultimi mesi moltissime aziende hanno introdotto strumenti di intelligenza artificiale.

Nuove piattaforme.
Nuovi processi.
Nuove promesse di efficienza.

E spesso anche lo stesso risultato:

-entusiasmo iniziale;
-qualche test;
-poi ritorno alle vecchie abitudini.

Perché?

Perché il problema, molto spesso, non è la tecnologia.
È la cultura aziendale.


Leggi l'articolo »


L’AI NON CREA RESISTENZA. LA CREA IL MODO IN CUI LA PRESENTIAMO.

Negli ultimi mesi moltissime aziende hanno introdotto strumenti di intelligenza artificiale.

Nuove piattaforme.
Nuovi processi.
Nuove promesse di efficienza.

E spesso anche lo stesso risultato:

-entusiasmo iniziale;
-qualche test;
-poi ritorno alle vecchie abitudini.

Perché?

Perché il problema, molto spesso, non è la tecnologia.
È la cultura aziendale.


Leggi l'articolo »


LEADERSHIP E AI: LA DIFFERENZA LA FA IL LEADER

C’è un pensiero che serpeggia silenzioso tra i corridoi aziendali (e tra le chat WhatsApp dei manager):
“E se l’AI mi sostituisse?”

Spoiler: non è questo il vero rischio.

Il rischio reale è un altro.
Molto più concreto. Molto più vicino.

Essere sostituiti da un leader che sa collaborare con l’AI.


Leggi l'articolo »


LEADERSHIP NELL’ERA DELL’AI: IL VERO ERRORE CHE STAI FACENDO

C’è un errore che molti leader stanno commettendo in questo momento.
Non è rumoroso, non fa titoli, ma lavora sotto traccia. E rischia di presentare il conto molto presto.

Trattare l’Intelligenza Artificiale come se fosse l’ennesimo software da installare.

Un tool in più.
Una licenza da acquistare.
Un corso veloce da far fare al team “così siamo a posto”.

Peccato che no, non siamo a posto per niente.

Perché abbiamo già visto questo film.
CRM, cloud, piattaforme collaborative… ogni volta la stessa storia: “facciamo le stesse cose di prima, ma un po’ più velocemente”.

E ogni volta ci siamo convinti che fosse innovazione.

Questa volta è diverso.

L’AI non è un nuovo martello.
È una nuova forma di energia.


Leggi l'articolo »


QUANDO MOTIVARE DIVENTA UN ROMPICAPO: 4 GENERAZIONI, 4 LEVE

C’è stato un tempo in cui nei team le differenze erano (relativamente) semplici: ruoli diversi, competenze diverse, personalità diverse.

Oggi no.

Oggi entri in un ufficio (o in una call) e sembra di attraversare un portale temporale:
qualcuno ha iniziato a lavorare quando si usavano i fax, qualcuno quando è nato Facebook, qualcuno quando TikTok era già una carriera.

Benvenuti nel mosaico temporale del lavoro moderno.

Baby Boomer
Generazione X
Millennial
Generazione Z

Tutti insieme.
Tutti competenti.
Tutti… motivati in modo diverso.

E qui arriva il problema vero:
molti leader motivano gli altri come vorrebbero essere motivati loro.

Spoiler: funziona malissimo.


Leggi l'articolo »

APPROFONDIAMO INSIEME!


Ti interessa a questo argomento?

Parliamone insieme!

Compila il form con i tuoi dati per prenotare una call gratuita di approfondimento.

Verrai contattato al più presto per discutere insieme a noi i  dettagli che ti interessano e ricevere ulteriori informazioni sull’argomento.








Prenota una Call con un consulente

Inserisci i tuoi dati, ti ricontatteremo nel giro di poche ore.

LA CONSAPEVOLEZZA NON RISOLVE TUTTO, MA QUASI

ARTICOLO DEL BLOG:

LA CONSAPEVOLEZZA NON RISOLVE TUTTO,
MA QUASI

Non cambia il mondo, ma evita che tu lo mandi a quel paese ogni lunedì

Hai presente quei momenti in cui ti sembra di sbattere sempre contro lo stesso muro?

Cambiano i contesti, cambiano le persone, ma certi problemi tornano puntuali come le pubblicità su YouTube.

👉 Sei sempre di corsa e finisci stremato.
👉 Provi a comunicare bene, ma ti capiscono peggio del correttore automatico.
👉 Cerchi di restare zen, ma ti parte l’embolo con la facilità di una notifica WhatsApp.

Quando succede, spesso scatta la missione: “devo trovare una soluzione”.
Spoiler: a volte non ti serve una soluzione, ma una lente di ingrandimento.
E quella lente si chiama consapevolezza.

Ti interessa questo argomento?

COSA SI INTENDE PER “CONSAPEVOLEZZA”?

È tipo Google Maps, ma per la tua testa (e il tuo fegato).
È la capacità di notare cosa ti succede, mentre ti succede.
Non il giorno dopo, quando ormai ti sei pentito, ma lì, sul momento.

È accorgerti che:

  • -stai trattenendo il respiro mentre leggi quella mail passivo-aggressiva,

  • -stai stringendo la mascella come se stessi aprendo un barattolo di sugo,

  • -stai per rispondere male solo perché quella frase ti ha toccato un nervo scoperto.

Essere consapevoli non vuol dire essere perfetti, ma semplicemente rendersi conto.
E già questo… fa miracoli.

ECCO DUE CASI DA MANUALE 

1. QUANDO LO STRESS TI PORTA A SPASSO COME UN GOLDEN RETRIEVER ARRABBIATO

Il problema: sei sempre indaffarato, sempre in modalità “urgenza”.
Hai l’agenda che sembra un Tetris, il caffè che ti scorre nelle vene, e la sensazione costante di essere in ritardo per qualcosa che non ricordi.

Senza consapevolezza: lo stress prende il volante e ti guida lui.
Tu re-agisci, risolvi, spingi, corri, sbuffi… e la sera ti chiedi perché ti senti come se ti avessero passato con lo schiacciasassi.

Con consapevolezza: ti accorgi quando parte l’onda.
Tipo: ricevi un messaggio con scritto “Hai un minuto?” e parte subito l’allarme interno.
Fiato corto, stomaco in tensione, pensieri in stile “oddio cosa ho sbagliato?”.

La svolta? Notare che sta succedendo. Non devi risolvere subito. Basta accorgertene.

Cosa puoi fare nel concreto?

  • -Tre respiri prima di rispondere (no, non quelli a metà mentre sbuffi).

  • -Un check veloce: “Dove lo sento questo stress? Petto? Pancia? Dietro la nuca come sempre?”

  • -Un pensiero utile: “Ok, è solo attivazione. Respiro e poi decido.”

La consapevolezza non spegne lo stress, ma ti permette di non farti tirare dentro come un calzino in lavatrice.

2. IL CONFLITTO RIPETUTO (CHE POTEVI ANCHE RISPARMIARTI)

Il problema: ci sono discussioni che si ripetono come un disco rotto.
Stesse dinamiche, stessi toni, stessi finali. Roba che ormai potresti scrivere il copione in anticipo.

Senza consapevolezza: reagisci. Ti scatta l’orgoglio, la difesa, il fastidio.
Poi magari ti penti. O peggio, fai finta di niente ma dentro cova il rancorino passivo.

Con consapevolezza: ti fermi e ti chiedi:

  • “Perché questa cosa mi manda in tilt?”

  • “Quale nervo ha toccato?”

  • “Cosa avevo bisogno che l’altro non ha visto?”

  • Dietro ogni scatto c’è un bisogno. Tipo: rispetto, ascolto, autonomia, considerazione.

Ma se non lo noti, finisce che litighi per la forma… e non risolvi la sostanza.

Esempio reale:
Un collega ti interrompe in riunione (di nuovo).
Senti montare il fastidio e stai già immaginando la vendetta verbale.
Con un pizzico di consapevolezza ti fermi: “Ok, mi sento ignorato. Io ho bisogno di essere ascoltato, non di vincere una gara a chi parla sopra.”
E magari dici: “Aspetta, fammi finire il pensiero. Mi aiuta a sentirmi considerato.”
Boom. Cambi energia, e forse anche la relazione.

Strumenti pratici?

  • Dopo ogni conflitto, fai un replay. Tipo VAR emozionale: cosa ho provato? perché? cosa c’era sotto?

  • Se noti che certe cose ti infastidiscono SEMPRE… magari non è solo colpa degli altri.

  • Allenati a chiederti: “Cosa sto cercando davvero in questo momento?”

METTITI ALL’OPERA: ALLENARE LA CONSAPEVOLEZZA (NO, NON SERVE ANDARE IN UN MONASTERO)

Allenare la consapevolezza non richiede incensi, mantra tibetani né abbandonare tutto per coltivare riso in Indonesia.
Non ti serve una vita nuova, ti basta guardare meglio quella che hai.

Sì, anche mentre sei in fila alla posta o chiudi l’ennesima call su Teams.
Perché la consapevolezza non è una pratica da “momenti speciali”: è una palestra quotidiana, fatta di piccole cose che puoi fare ovunque (tranne forse mentre litighi per l’aria condizionata in ufficio… lì serve un miracolo).

Ecco qualche esercizio “a misura di essere umano impegnato”:

1. Il micro-check del mattino

Appena ti svegli, prima di lanciarti sulle notifiche, prova a chiederti:
“Che aria tira oggi dentro di me?”
Un minuto, occhi ancora mezzi chiusi, ma cervello acceso.
Che emozione c’è? Stanchezza? Ansia? Curiosità? Pizza avanzata?
Allenarsi a dare un nome a come stai, ogni giorno, ti aiuta a non essere travolto da come ti sentirai dopo.

2. Il semaforo della reattività

Immagina di avere un semaforo interno:

  • 🟥 Rosso: quando senti che stai per reagire male.

  • 🟡 Giallo: quando senti che qualcosa ti tocca.

  • 🟩 Verde: quando sei lucido e centrato.

Allenati a notare i segnali gialli, prima di esplodere al rosso.
Più ti eserciti a dire “aspetta un attimo”, più diventi bravo a scegliere invece che scattare.

3. Il respiro salva-viaggi mentali

Hai presente quando stai facendo qualcosa e ti ritrovi a pensare a tutt’altro?
Tipo stai scrivendo una mail e all’improvviso sei mentalmente in ferie, ma in ritardo per il check-in?

Fermati. Fai tre respiri profondi, contando fino a 4 mentre inspiri, e fino a 6 mentre espiri.
Semplice, ma potentissimo.
Il respiro è tipo il Wi-Fi del corpo: ti riconnette subito al presente (quando funziona, ovviamente).

La consapevolezza non ti trasforma in un monaco zen.
Ma ti evita un sacco di errori, risposte di pancia, pentimenti da messaggi inviati troppo in fretta.

È il superpotere tranquillo.
La pausa prima di parlare.
Il respiro prima del click.
La possibilità di scegliere chi vuoi essere anche nei momenti storti.

E, tra noi, è pure più economica dello psicodramma settimanale.

Se questo articolo ti ha fatto riflettere su quanto sia fondamentale la consapevolezza per guidare davvero gli altri, non perdere il prossimo appuntamento con le Pillole di Flow: il 21 luglio dalle 18 alle 19 su Zoom

Un’ora per approfondire insieme come allenare la consapevolezza, competenza chiave nella leadership, partendo proprio da te.

Se vuoi capire come allenare concretamente il cambiamento attraverso esperienze immersive non perderti il prossimo appuntamento con le pillole di gamification, mercoledì  17 settembre dalle 12.30 alle 13.15.
Ti racconteremo come funziona un percorso collettivo di Change Management attraverso la realtà virtuale.

Vuoi avere più informazioni? Chatta con Mr. Fligby il nostro Assistente Virtuale

Ti interessa questo argomento?

IL FLOW PER LA FELICITA' E IL SUCCESSO

LA LEADERSHIP NELLA VITA E NEL LAVORO.


IL LIBRO DI STEFANO SELVINI

“Si legge in un soffio: è un romanzo, ma è anche una guida assistita al lavoro per arrivare a padroneggiarlo.”

“Questo romanzo unisce la teoria alla pratica, invitandoci a rispondere a una questione di fondo: quando il lavoro vale la pena di essere vissuto?”

“Pagina dopo pagina familiarizzerete – passo al voi, avendole già lette in anteprima – con Marco Riva, il protagonista, rispecchiandovi nella sua costante ricerca di felicità. Perché tutti, nessuno escluso, cerchiamo la piena realizzazione.”

FILIPPO POLETTITop Voice Linkedin e influencer del benessere al lavoro

leggi gli altri

ARTICOLI DEL BLOG


AI AUGMENTED LEADERSHIP PROGRAM: SCOPRI IL NUOVO PERCORSO

Negli ultimi mesi abbiamo parlato spesso di Intelligenza Artificiale.
Di strumenti. Di prompt. Di automazioni. Di video creati in pochi minuti e contenuti generati in tempo reale.

Ma c’è una verità che sta emergendo con sempre più forza: il problema non è la tecnologia.

Il vero tema è culturale.

Perché puoi avere i migliori strumenti del mondo, ma se le persone continuano a lavorare con schemi mentali vecchi, l’AI rimane un giocattolo curioso. Oppure peggio: viene usata male, in modo confuso, superficiale o totalmente scollegato dagli obiettivi aziendali.


Leggi l'articolo »


L’AI IN AZIENDA NON È UN TOOL: È UNA NUOVA FORMA DI LEADERSHIP

Negli ultimi mesi moltissime aziende hanno introdotto strumenti di intelligenza artificiale.

Nuove piattaforme.
Nuovi processi.
Nuove promesse di efficienza.

E spesso anche lo stesso risultato:

-entusiasmo iniziale;
-qualche test;
-poi ritorno alle vecchie abitudini.

Perché?

Perché il problema, molto spesso, non è la tecnologia.
È la cultura aziendale.


Leggi l'articolo »


L’AI NON CREA RESISTENZA. LA CREA IL MODO IN CUI LA PRESENTIAMO.

Negli ultimi mesi moltissime aziende hanno introdotto strumenti di intelligenza artificiale.

Nuove piattaforme.
Nuovi processi.
Nuove promesse di efficienza.

E spesso anche lo stesso risultato:

-entusiasmo iniziale;
-qualche test;
-poi ritorno alle vecchie abitudini.

Perché?

Perché il problema, molto spesso, non è la tecnologia.
È la cultura aziendale.


Leggi l'articolo »


LEADERSHIP E AI: LA DIFFERENZA LA FA IL LEADER

C’è un pensiero che serpeggia silenzioso tra i corridoi aziendali (e tra le chat WhatsApp dei manager):
“E se l’AI mi sostituisse?”

Spoiler: non è questo il vero rischio.

Il rischio reale è un altro.
Molto più concreto. Molto più vicino.

Essere sostituiti da un leader che sa collaborare con l’AI.


Leggi l'articolo »


LEADERSHIP NELL’ERA DELL’AI: IL VERO ERRORE CHE STAI FACENDO

C’è un errore che molti leader stanno commettendo in questo momento.
Non è rumoroso, non fa titoli, ma lavora sotto traccia. E rischia di presentare il conto molto presto.

Trattare l’Intelligenza Artificiale come se fosse l’ennesimo software da installare.

Un tool in più.
Una licenza da acquistare.
Un corso veloce da far fare al team “così siamo a posto”.

Peccato che no, non siamo a posto per niente.

Perché abbiamo già visto questo film.
CRM, cloud, piattaforme collaborative… ogni volta la stessa storia: “facciamo le stesse cose di prima, ma un po’ più velocemente”.

E ogni volta ci siamo convinti che fosse innovazione.

Questa volta è diverso.

L’AI non è un nuovo martello.
È una nuova forma di energia.


Leggi l'articolo »


QUANDO MOTIVARE DIVENTA UN ROMPICAPO: 4 GENERAZIONI, 4 LEVE

C’è stato un tempo in cui nei team le differenze erano (relativamente) semplici: ruoli diversi, competenze diverse, personalità diverse.

Oggi no.

Oggi entri in un ufficio (o in una call) e sembra di attraversare un portale temporale:
qualcuno ha iniziato a lavorare quando si usavano i fax, qualcuno quando è nato Facebook, qualcuno quando TikTok era già una carriera.

Benvenuti nel mosaico temporale del lavoro moderno.

Baby Boomer
Generazione X
Millennial
Generazione Z

Tutti insieme.
Tutti competenti.
Tutti… motivati in modo diverso.

E qui arriva il problema vero:
molti leader motivano gli altri come vorrebbero essere motivati loro.

Spoiler: funziona malissimo.


Leggi l'articolo »

APPROFONDIAMO INSIEME!


Ti interessa a questo argomento?

Parliamone insieme!

Compila il form con i tuoi dati per prenotare una call gratuita di approfondimento.

Verrai contattato al più presto per discutere insieme a noi i  dettagli che ti interessano e ricevere ulteriori informazioni sull’argomento.








Prenota una Call con un consulente

Inserisci i tuoi dati, ti ricontatteremo nel giro di poche ore.

TRATTATO SEMISERIO SULLA CONSAPEVOLEZZA

ARTICOLO DEL BLOG:

TRATTATO SEMISERIO
SULLA CONSAPEVOLEZZA

Per chi ogni tanto si chiede “ma cosa sto facendo davvero?” tra una call e un caffè

La consapevolezza è una di quelle parole che fanno un figurone nei workshop, su LinkedIn e nelle frasi motivazionali con tramonti di sfondo.
Poi però ti ritrovi a rispondere “tutto bene!” mentre nella tua testa si scatena l’apocalisse, e ti rendi conto che forse… non sei proprio così consapevole.

Nel lavoro, succede spesso: vai in automatico, macini attività, partecipi a riunioni, dici “sì certo, ci penso io” anche quando vorresti solo scappare in Alaska a fare il pastore di renne. Eppure non ti fermi.
Perché “c’è da fare”.
Perché “è così che si lavora”.
Perché “ormai ci siamo dentro”.

Ma fermarsi (anche solo un minuto) per capire dove sei, come stai, e cosa stai facendo davvero… è già un atto rivoluzionario.
E sì, si chiama consapevolezza.

Ti interessa questo argomento?

Mettiamo subito in chiaro una cosa: essere consapevoli non significa diventare guru zen che lavorano in lotus position davanti al PC, sorseggiando tisane all’anice.
Consapevolezza, nel concreto, è accorgerti che:

  • -stai dicendo “sì” a tutto solo per non deludere nessuno;

  • -ti innervosisci sempre con quella collega, e forse c’è qualcosa sotto;

  • -ti stai spegnendo piano piano, ma sorridi lo stesso in videochiamata.

È accorgerti mentre succede, non dopo. È fare spazio tra il “mi viene da reagire così” e il “aspetta, ma perché?”.
È diventare un po’ più registi, e un po’ meno attori nel copione scritto da altri.

QUANDO IL PILOTA AUTOMATICO GUIDA LA TUA CARRIERA

Facci caso: quante cose fai senza pensarci?
Mail scritte in modalità zombie, frasi come “nessun problema!” dette con le mascelle serrate, progetti accettati senza entusiasmo ma con un bel “wow, che bella sfida!”.
Il pilota automatico è comodo. Ti fa andare avanti. Ma ti fa anche allontanare da te.

La consapevolezza è quella vocina (gentile, eh) che ogni tanto ti sussurra:

“Ma questa cosa… ti rappresenta? O la fai perché ormai è un’abitudine?”

È fastidiosa, lo so. Ma necessaria. Perché ci salva da carriere costruite a caso, da team che non funzionano, da quella strana sensazione del “sto facendo tanto… ma non mi sento soddisfatto”.

CONSAPEVOLEZZA È ANCHE OSSERVARE GLI ALTRI (E NON SOLO TE STESSO)

Non si tratta solo di guardarsi dentro come se fossimo in un reality introspettivo.
Consapevolezza è anche accorgersi che:

  • -il tuo team è spento da settimane, ma nessuno lo dice;

  • -stai monopolizzando la riunione senza volerlo;

  • -il nuovo collega è in difficoltà, ma sta sorridendo troppo.

È leggere l’aria, ascoltare tra le righe, notare i silenzi.
E scegliere di fare qualcosa.

Essere consapevoli non è facile. Ti costringe a guardare cose che preferiresti ignorare.
Magari ti rendi conto che quel lavoro non ti appassiona più.
Che stai facendo il ruolo del “bravo soldato” ma dentro vorresti dire la tua.
Che sei sempre gentile… ma mai autentico.

Non è piacevole. Ma è lì che si apre lo spazio per cambiare.
Non cambiare tutto, eh. Ma almeno qualcosa. Qualcosa che sia più tuo.

METTITI ALL’OPERA

Per allenare la consapevolezza serve pratica. Quindi ecco un esercizio semplice, veloce, ma super potente.
Puoi farlo da solo, in team, all’inizio della giornata o prima di una riunione importante.

✨ CHECK-IN CONSAPEVOLE

  1. Come sto adesso, davvero?
    (Stanco, motivato, ansioso, scocciato, carico… scegli una parola vera)

  2. Da 1 a 10, quanta energia ho?
    (E se è bassa: cosa potrei fare per alzarla un po’? Anche solo alzarmi 2 minuti?)

  3. Cosa porto oggi, in questo incontro o attività?
    (Una tensione? Un’intenzione? Un’idea? Un bisogno?)

  4. Quale parte di me voglio attivare oggi?
    (Quella centrata? Quella coraggiosa? Quella ironica?)

  5. Cosa potrei osservare meglio oggi?
    (Il mio tono? Le reazioni del team? I miei automatismi?)

Se lo fai ogni giorno per una settimana, inizierai a notare cose. Piccole cose. Ma che fanno una grande differenza.

E ora?

Ora che hai letto fino a qui, probabilmente dentro di te c’è già una piccola vocina che si è risvegliata.
Magari ti sta dicendo:

“Caspita, questa cosa mi riguarda.”
O magari:
“In effetti, dovrei fermarmi un attimo e ascoltarmi.”

Bene. Non serve altro, per iniziare.
Solo questo: accorgerti.
Il resto verrà.
Magari con un cracker alla mano e una buona domanda da farti.

Essere consapevoli non vuol dire diventare saggi come un monaco tibetano o sentire ogni respiro con la grazia di un maestro zen.
Vuol dire, molto più semplicemente, riaccendersi un attimo.

Accorgersi di come stai mentre lo stai facendo.
Notare dove sei davvero mentre dici “tutto bene”.
Riconoscere che il pilota automatico serve, ma ogni tanto va disattivato.
E che dietro a ogni “sono solo stanco” c’è spesso una voce che chiede attenzione.

La consapevolezza non è una meta.
È un’abitudine gentile, che inizia con una domanda e continua con un po’ di onestà.
Quella che ci fa dire:

“Aspetta un attimo. Io, adesso, cosa sto davvero vivendo?”

Se lo facciamo anche solo una volta al giorno, abbiamo già cominciato.
Il resto – sì, anche la serenità – arriva col tempo. E col coraggio di non correre sempre.

Se questo articolo ti ha fatto riflettere su quanto sia fondamentale la consapevolezza per guidare davvero gli altri, non perdere il prossimo appuntamento con le Pillole di Flow: il 21 luglio dalle 18 alle 19 su Zoom

Un’ora per approfondire insieme come allenare la consapevolezza, competenza chiave nella leadership, partendo proprio da te.

Se vuoi capire come allenare concretamente il cambiamento attraverso esperienze immersive non perderti il prossimo appuntamento con le pillole di gamification, mercoledì  17 settembre dalle 12.30 alle 13.15.
Ti racconteremo come funziona un percorso collettivo di Change Management attraverso la realtà virtuale.

Vuoi avere più informazioni? Chatta con Mr. Fligby il nostro Assistente Virtuale

Ti interessa questo argomento?

IL FLOW PER LA FELICITA' E IL SUCCESSO

LA LEADERSHIP NELLA VITA E NEL LAVORO.


IL LIBRO DI STEFANO SELVINI

“Si legge in un soffio: è un romanzo, ma è anche una guida assistita al lavoro per arrivare a padroneggiarlo.”

“Questo romanzo unisce la teoria alla pratica, invitandoci a rispondere a una questione di fondo: quando il lavoro vale la pena di essere vissuto?”

“Pagina dopo pagina familiarizzerete – passo al voi, avendole già lette in anteprima – con Marco Riva, il protagonista, rispecchiandovi nella sua costante ricerca di felicità. Perché tutti, nessuno escluso, cerchiamo la piena realizzazione.”

FILIPPO POLETTITop Voice Linkedin e influencer del benessere al lavoro

leggi gli altri

ARTICOLI DEL BLOG


AI AUGMENTED LEADERSHIP PROGRAM: SCOPRI IL NUOVO PERCORSO

Negli ultimi mesi abbiamo parlato spesso di Intelligenza Artificiale.
Di strumenti. Di prompt. Di automazioni. Di video creati in pochi minuti e contenuti generati in tempo reale.

Ma c’è una verità che sta emergendo con sempre più forza: il problema non è la tecnologia.

Il vero tema è culturale.

Perché puoi avere i migliori strumenti del mondo, ma se le persone continuano a lavorare con schemi mentali vecchi, l’AI rimane un giocattolo curioso. Oppure peggio: viene usata male, in modo confuso, superficiale o totalmente scollegato dagli obiettivi aziendali.


Leggi l'articolo »


L’AI IN AZIENDA NON È UN TOOL: È UNA NUOVA FORMA DI LEADERSHIP

Negli ultimi mesi moltissime aziende hanno introdotto strumenti di intelligenza artificiale.

Nuove piattaforme.
Nuovi processi.
Nuove promesse di efficienza.

E spesso anche lo stesso risultato:

-entusiasmo iniziale;
-qualche test;
-poi ritorno alle vecchie abitudini.

Perché?

Perché il problema, molto spesso, non è la tecnologia.
È la cultura aziendale.


Leggi l'articolo »


L’AI NON CREA RESISTENZA. LA CREA IL MODO IN CUI LA PRESENTIAMO.

Negli ultimi mesi moltissime aziende hanno introdotto strumenti di intelligenza artificiale.

Nuove piattaforme.
Nuovi processi.
Nuove promesse di efficienza.

E spesso anche lo stesso risultato:

-entusiasmo iniziale;
-qualche test;
-poi ritorno alle vecchie abitudini.

Perché?

Perché il problema, molto spesso, non è la tecnologia.
È la cultura aziendale.


Leggi l'articolo »


LEADERSHIP E AI: LA DIFFERENZA LA FA IL LEADER

C’è un pensiero che serpeggia silenzioso tra i corridoi aziendali (e tra le chat WhatsApp dei manager):
“E se l’AI mi sostituisse?”

Spoiler: non è questo il vero rischio.

Il rischio reale è un altro.
Molto più concreto. Molto più vicino.

Essere sostituiti da un leader che sa collaborare con l’AI.


Leggi l'articolo »


LEADERSHIP NELL’ERA DELL’AI: IL VERO ERRORE CHE STAI FACENDO

C’è un errore che molti leader stanno commettendo in questo momento.
Non è rumoroso, non fa titoli, ma lavora sotto traccia. E rischia di presentare il conto molto presto.

Trattare l’Intelligenza Artificiale come se fosse l’ennesimo software da installare.

Un tool in più.
Una licenza da acquistare.
Un corso veloce da far fare al team “così siamo a posto”.

Peccato che no, non siamo a posto per niente.

Perché abbiamo già visto questo film.
CRM, cloud, piattaforme collaborative… ogni volta la stessa storia: “facciamo le stesse cose di prima, ma un po’ più velocemente”.

E ogni volta ci siamo convinti che fosse innovazione.

Questa volta è diverso.

L’AI non è un nuovo martello.
È una nuova forma di energia.


Leggi l'articolo »


QUANDO MOTIVARE DIVENTA UN ROMPICAPO: 4 GENERAZIONI, 4 LEVE

C’è stato un tempo in cui nei team le differenze erano (relativamente) semplici: ruoli diversi, competenze diverse, personalità diverse.

Oggi no.

Oggi entri in un ufficio (o in una call) e sembra di attraversare un portale temporale:
qualcuno ha iniziato a lavorare quando si usavano i fax, qualcuno quando è nato Facebook, qualcuno quando TikTok era già una carriera.

Benvenuti nel mosaico temporale del lavoro moderno.

Baby Boomer
Generazione X
Millennial
Generazione Z

Tutti insieme.
Tutti competenti.
Tutti… motivati in modo diverso.

E qui arriva il problema vero:
molti leader motivano gli altri come vorrebbero essere motivati loro.

Spoiler: funziona malissimo.


Leggi l'articolo »

APPROFONDIAMO INSIEME!


Ti interessa a questo argomento?

Parliamone insieme!

Compila il form con i tuoi dati per prenotare una call gratuita di approfondimento.

Verrai contattato al più presto per discutere insieme a noi i  dettagli che ti interessano e ricevere ulteriori informazioni sull’argomento.








Prenota una Call con un consulente

Inserisci i tuoi dati, ti ricontatteremo nel giro di poche ore.

QUANDO LA CONSAPEVOLEZZA INCONTRA IL FLOW

ARTICOLO DEL BLOG:

QUANDO LA CONSAPEVOLEZZA
INCONTRA IL FLOW

La chiave per una leadership autentica che ispira e trasforma

Ci sono leader che sanno tutto: strategie, numeri, strumenti. Ma quando si tratta di guidare le persone, spesso inciampano su qualcosa di molto più semplice — e molto più profondo: la consapevolezza di sé.

Perché diciamocelo: non si può guidare davvero gli altri se prima non si è consapevoli di come si guida se stessi.

Essere consapevoli significa fermarsi un attimo e chiedersi:

  • Come sto?

  • Perché sto reagendo così?

  • Che impatto ha il mio comportamento sugli altri?

Non è introspezione fine a sé stessa. È la base invisibile di ogni buona leadership.
Un leader consapevole sa quando è centrato e quando è fuori fase. Sa cosa lo motiva, cosa lo fa perdere la bussola, e cosa lo riporta al timone. E solo da lì, può davvero mettersi al servizio del team.

Ti interessa questo argomento?

IL FLOW COME SPECCHIO

E uno dei modi più naturali per diventare più consapevoli… è osservare quando entriamo in flow.

Il flow non è solo una parola da psicologi. È qualcosa che tutti abbiamo vissuto, anche senza chiamarlo così:
quando siamo immersi in un’attività che ci piace, quando perdiamo la cognizione del tempo leggendo, cucinando, andando in bici.
In quei momenti non siamo distratti, non stiamo recitando, siamo presenti. Siamo noi, al meglio.

E se imparassimo a portare quella qualità di presenza anche al lavoro?

Un leader consapevole sa riconoscere cosa lo fa entrare in flow, e prova a ricreare quelle condizioni anche nella quotidianità lavorativa.
Ma fa anche di più: aiuta le persone del proprio team a fare lo stesso.
Perché guidare non significa solo “portare avanti le attività”, ma creare le condizioni perché le persone diano il meglio.

LA CONSAPEVOLEZZA SI PUO’ ALLENARE: FLIGBY

“Ok, ma allora… come faccio a diventare più consapevole?
Ci si può allenare?”


Sì. Ma non basta pensarci su a fine giornata o leggere un paio di articoli.
Serve un’esperienza che ti metta davvero alla prova: che renda visibili le tue scelte, il tuo stile di leadership, l’impatto che hai sugli altri.
E come si fa, concretamente?
Con un simulatore di leadership come Fligby, che ti permette di osservarti in azione e sviluppare una consapevolezza solida e applicabile.
Perché essere leader non significa solo sapere cosa fare, ma anche come lo si sta facendo.

 Serve un’esperienza che ti metta di fronte a te stesso, con uno specchio chiaro e senza giudizio.

Ed è proprio questo che fa Fligby.

In Fligby interpreti il general manager di un’azienda vinicola. Prendi decisioni, ascolti il team, gestisci situazioni reali.
Ma la vera forza del gioco è che ti mostra, passo dopo passo, come stai guidando: cosa funziona nel tuo stile, dove perdi lucidità, quali leve motivazionali sai usare… e quali tendi a ignorare.

È come giocare davanti a uno specchio. Solo che al posto del riflesso, vedi chi sei davvero come leader.

Vuoi capire meglio in che modo possa aiutarti a diventare un leader più consapevole e preparato? Guarda la recensione di Massimo Negro, in cui racconta la sua esperienza con Fligby.

Nelle prossime pillole di gamification, martedì 8 luglio dalle 12.30 alle 13.15, entreremo nel vivo di Fligby.
Ti racconteremo come funziona un percorso individuale basato su questo strumento: un’esperienza immersiva, personalizzata, in cui la consapevolezza prende forma in modo concreto, attraverso il gioco.

Se vuoi capire meglio chi sei come leader, quali sono le tue leve e come attivare quelle degli altri… iscriviti subito al webinar gratuito!

 

Se questo articolo ti ha fatto riflettere su quanto sia fondamentale la consapevolezza per guidare davvero gli altri, non perdere il prossimo appuntamento con le Pillole di Flow: il 21 luglio dalle 18 alle 19 su Zoom

Un’ora per approfondire insieme come allenare la consapevolezza, competenza chiave nella leadership, partendo proprio da te.

Vuoi avere più informazioni? Chatta con Mr. Fligby il nostro Assistente Virtuale

Ti interessa questo argomento?

IL FLOW PER LA FELICITA' E IL SUCCESSO

LA LEADERSHIP NELLA VITA E NEL LAVORO.


IL LIBRO DI STEFANO SELVINI

“Si legge in un soffio: è un romanzo, ma è anche una guida assistita al lavoro per arrivare a padroneggiarlo.”

“Questo romanzo unisce la teoria alla pratica, invitandoci a rispondere a una questione di fondo: quando il lavoro vale la pena di essere vissuto?”

“Pagina dopo pagina familiarizzerete – passo al voi, avendole già lette in anteprima – con Marco Riva, il protagonista, rispecchiandovi nella sua costante ricerca di felicità. Perché tutti, nessuno escluso, cerchiamo la piena realizzazione.”

FILIPPO POLETTITop Voice Linkedin e influencer del benessere al lavoro

leggi gli altri

ARTICOLI DEL BLOG


AI AUGMENTED LEADERSHIP PROGRAM: SCOPRI IL NUOVO PERCORSO

Negli ultimi mesi abbiamo parlato spesso di Intelligenza Artificiale.
Di strumenti. Di prompt. Di automazioni. Di video creati in pochi minuti e contenuti generati in tempo reale.

Ma c’è una verità che sta emergendo con sempre più forza: il problema non è la tecnologia.

Il vero tema è culturale.

Perché puoi avere i migliori strumenti del mondo, ma se le persone continuano a lavorare con schemi mentali vecchi, l’AI rimane un giocattolo curioso. Oppure peggio: viene usata male, in modo confuso, superficiale o totalmente scollegato dagli obiettivi aziendali.


Leggi l'articolo »


L’AI IN AZIENDA NON È UN TOOL: È UNA NUOVA FORMA DI LEADERSHIP

Negli ultimi mesi moltissime aziende hanno introdotto strumenti di intelligenza artificiale.

Nuove piattaforme.
Nuovi processi.
Nuove promesse di efficienza.

E spesso anche lo stesso risultato:

-entusiasmo iniziale;
-qualche test;
-poi ritorno alle vecchie abitudini.

Perché?

Perché il problema, molto spesso, non è la tecnologia.
È la cultura aziendale.


Leggi l'articolo »


L’AI NON CREA RESISTENZA. LA CREA IL MODO IN CUI LA PRESENTIAMO.

Negli ultimi mesi moltissime aziende hanno introdotto strumenti di intelligenza artificiale.

Nuove piattaforme.
Nuovi processi.
Nuove promesse di efficienza.

E spesso anche lo stesso risultato:

-entusiasmo iniziale;
-qualche test;
-poi ritorno alle vecchie abitudini.

Perché?

Perché il problema, molto spesso, non è la tecnologia.
È la cultura aziendale.


Leggi l'articolo »


LEADERSHIP E AI: LA DIFFERENZA LA FA IL LEADER

C’è un pensiero che serpeggia silenzioso tra i corridoi aziendali (e tra le chat WhatsApp dei manager):
“E se l’AI mi sostituisse?”

Spoiler: non è questo il vero rischio.

Il rischio reale è un altro.
Molto più concreto. Molto più vicino.

Essere sostituiti da un leader che sa collaborare con l’AI.


Leggi l'articolo »


LEADERSHIP NELL’ERA DELL’AI: IL VERO ERRORE CHE STAI FACENDO

C’è un errore che molti leader stanno commettendo in questo momento.
Non è rumoroso, non fa titoli, ma lavora sotto traccia. E rischia di presentare il conto molto presto.

Trattare l’Intelligenza Artificiale come se fosse l’ennesimo software da installare.

Un tool in più.
Una licenza da acquistare.
Un corso veloce da far fare al team “così siamo a posto”.

Peccato che no, non siamo a posto per niente.

Perché abbiamo già visto questo film.
CRM, cloud, piattaforme collaborative… ogni volta la stessa storia: “facciamo le stesse cose di prima, ma un po’ più velocemente”.

E ogni volta ci siamo convinti che fosse innovazione.

Questa volta è diverso.

L’AI non è un nuovo martello.
È una nuova forma di energia.


Leggi l'articolo »


QUANDO MOTIVARE DIVENTA UN ROMPICAPO: 4 GENERAZIONI, 4 LEVE

C’è stato un tempo in cui nei team le differenze erano (relativamente) semplici: ruoli diversi, competenze diverse, personalità diverse.

Oggi no.

Oggi entri in un ufficio (o in una call) e sembra di attraversare un portale temporale:
qualcuno ha iniziato a lavorare quando si usavano i fax, qualcuno quando è nato Facebook, qualcuno quando TikTok era già una carriera.

Benvenuti nel mosaico temporale del lavoro moderno.

Baby Boomer
Generazione X
Millennial
Generazione Z

Tutti insieme.
Tutti competenti.
Tutti… motivati in modo diverso.

E qui arriva il problema vero:
molti leader motivano gli altri come vorrebbero essere motivati loro.

Spoiler: funziona malissimo.


Leggi l'articolo »

APPROFONDIAMO INSIEME!


Ti interessa a questo argomento?

Parliamone insieme!

Compila il form con i tuoi dati per prenotare una call gratuita di approfondimento.

Verrai contattato al più presto per discutere insieme a noi i  dettagli che ti interessano e ricevere ulteriori informazioni sull’argomento.








Prenota una Call con un consulente

Inserisci i tuoi dati, ti ricontatteremo nel giro di poche ore.

ESSERE CREATIVI CON IL FLOW

ARTICOLO DEL BLOG:

ESSERE CREATIVI
CON IL FLOW

Quando la collaborazione vera crea spazio per idee innovative e concrete

Negli scorsi articoli ci siamo immersi nel mondo della collaborazione: abbiamo visto com’è fatta, cosa la nutre, come si distingue da quella versione “tutti amici in pausa caffè” che spesso viene confusa con il vero lavoro di squadra.

Abbiamo parlato di ascolto, fiducia, confronto autentico.
Ma oggi facciamo un salto in avanti: cosa succede quando questa collaborazione funziona davvero?


Succede che si crea spazio. Spazio per dire cose nuove, per provare strade non battute, per giocare con le idee.
In una parola: creatività.

Ti interessa questo argomento?

LA CREATIVITÀ NON È UN MOMENTO DI GENIO SOLITARIO

Dimentichiamoci la scena dell’inventore che urla “Eureka!” da solo nella vasca da bagno. La creatività, nel mondo reale (e soprattutto in quello del lavoro), non è un colpo di fortuna isolato, ma il risultato di un ecosistema che la rende possibile.

E quest’ecosistema è fatto di tre elementi fondamentali:

🔹 Una cultura che incoraggia
Ogni contesto ha i suoi simboli, valori e messaggi impliciti. Se l’ambiente dice, anche senza parole: “qui puoi osare, qui l’errore è parte del gioco”, le persone iniziano a portare contributi veri, non solo cose “già approvate”.
Una cultura che valorizza la curiosità, l’originalità e la sperimentazione è come un fertilizzante naturale per le idee.

🔹 Una persona che rompe il ritmo
Che sia un’idea, un’intuizione o una provocazione, serve qualcuno che metta sul tavolo qualcosa di nuovo. Qualcuno che dica: “Lo so che facciamo così da anni, ma se provassimo quest’altra via?”.
La persona creativa è quella che si prende il rischio di stonare per trovare una nuova melodia.

🔹 Una comunità che riconosce il valore
La creatività senza riconoscimento resta nel cassetto. Ecco perché servono persone competenti (gli “esperti” del dominio) che siano pronte a dire: “Ehi, questa cosa qui ha senso. Proviamola.”
È così che un’idea diventa innovazione, non solo fantasia.

FLOW: IL TERRENO IDEALE PER IDEE BRILLANTI

Oltre all’ambiente giusto, la creatività ha bisogno di due alleati fondamentali: tempo e attenzione.

Viviamo in un’epoca in cui l’idea di “avere tempo per pensare” è diventata quasi un lusso. Ma per creare davvero, non bastano dieci minuti rubati tra due riunioni.
Serve tempo di qualità.
E soprattutto, serve focus: quell’attenzione profonda e non frammentata che oggi viene regolarmente presa in ostaggio da email, notifiche e chat urgenti.

Ed è qui che entra in scena il famoso Flow: quello stato in cui siamo completamente immersi in un’attività, con il giusto livello di sfida, pienamente concentrati, e con una strana sensazione di “spinta naturale”.
Nel Flow, la mente smette di correre in tutte le direzioni e si focalizza. Il tempo sembra dilatarsi, la produttività aumenta e – magia delle magie – la creatività si accende.

Per attivare il Flow servono contesti che lo permettano: poche interruzioni, obiettivi chiari, libertà di esplorare, e collaborazione autentica. In pratica, non solo serve il tempo per pensare, ma anche lo spazio mentale per farlo bene.

LA CREATIVITÀ È COME UN’ORCHIDEA

Immagina la creatività come un’orchidea tropicale.
Non puoi trattarla come una piantina da balcone qualsiasi. Non basta annaffiarla una volta ogni tanto e sperare che sbocci. Ha bisogno di luce giusta, umidità controllata, niente sbalzi di temperatura e un po’ di sana dedizione.

Allo stesso modo, le idee nuove hanno bisogno di tempo, attenzione, ascolto e validazione. E tutto questo arriva quando la collaborazione funziona per davvero.

Quindi, se vuoi che nel tuo team sboccino idee brillanti, non partire dai post-it colorati o dalle sessioni di brainstorming forzate.
Parti da lì: dalla qualità delle relazioni, dalla cultura che le sostiene, e dalla libertà di pensare senza dover chiedere scusa.

METTITI ALL’OPERA

La creatività non è sempre inventare da zero. A volte è guardare con occhi nuovi qualcosa che già conosci.

Come funziona:

  1. Scegli una cosa che fai spesso.
    Può essere una riunione, scrivere un’email, fare una presentazione, prendere appunti, risolvere un problema…

  2. Individua una “regola implicita”.
    Cosa fai sempre nello stesso modo, quasi senza pensarci? Ad esempio: “le slide devono avere titoli seri” o “i meeting iniziano sempre con l’ordine del giorno”.

  3. Rompi quella regola.
    Prova a fare la stessa cosa… ma al contrario, con un twist, in modo assurdo o solo diverso dal solito.
    Esempi:

    • Inizia la riunione con una domanda bizzarra.

    • Scrivi un’email come se fosse un post su Instagram.

    • Prendi appunti disegnando.

  4. Osserva cosa succede.
    Come cambia la tua energia? E la reazione degli altri? Hai notato qualcosa di nuovo?


🧠 Perché funziona:
Quando cambiamo le abitudini mentali, il cervello attiva circuiti alternativi. E lì, spesso, troviamo soluzioni nuove. O almeno… qualche buona idea fuori dagli schemi.

✨ Provalo oggi stesso. Bastano 5 minuti per innescare qualcosa di diverso.

 

La creatività non si può ordinare come un caffè al bar. Non arriva su richiesta, non si accende con un pulsante, e non risponde a “entro venerdì alle 17”.
Le idee – quelle buone, quelle che cambiano le cose – non si impongono, si coltivano.

Servono relazioni autentiche, un contesto che ascolta davvero, una cultura che non punisce il pensiero divergente ma lo applaude.
Serve spazio mentale, tempo di qualità e un pizzico di fiducia nel fatto che, se crei le condizioni giuste, prima o poi qualcosa di bello fiorisce.

Collaborare per creare non è questione di fortuna.
È una scelta intenzionale, quotidiana, che parte dal modo in cui ci parliamo, ci ascoltiamo e ci diamo il permesso di provare.

E quando questa scelta diventa abitudine, l’innovazione non è più un obiettivo da raggiungere… ma una conseguenza naturale.

E se vuoi continuare a coltivare il terreno giusto per far fiorire le tue idee…
📅 Segna in agenda: il 26 giugno alle 18 ti aspettiamo con una nuova puntata di Pillole di Flow, dove parleremo proprio di Flow e Creatività.
Un’occasione per approfondire, confrontarsi e – perché no – uscire dagli schemi insieme.

🌱 Perché le idee migliori non arrivano da sole. Si fanno invitare.
Ti unisci a noi?

Vuoi approfondire il tema della creatività e come potenziarla attraverso il Flow? Iscriviti per partecipare alle Pillole di Gamification martedì 8 luglio ore 12.30-13.15

L’argomento è Fligby!

Vuoi avere più informazioni? Chatta con Mr. Fligby il nostro Assistente Virtuale

Ti interessa questo argomento?

IL FLOW PER LA FELICITA' E IL SUCCESSO

LA LEADERSHIP NELLA VITA E NEL LAVORO.


IL LIBRO DI STEFANO SELVINI

“Si legge in un soffio: è un romanzo, ma è anche una guida assistita al lavoro per arrivare a padroneggiarlo.”

“Questo romanzo unisce la teoria alla pratica, invitandoci a rispondere a una questione di fondo: quando il lavoro vale la pena di essere vissuto?”

“Pagina dopo pagina familiarizzerete – passo al voi, avendole già lette in anteprima – con Marco Riva, il protagonista, rispecchiandovi nella sua costante ricerca di felicità. Perché tutti, nessuno escluso, cerchiamo la piena realizzazione.”

FILIPPO POLETTITop Voice Linkedin e influencer del benessere al lavoro

leggi gli altri

ARTICOLI DEL BLOG


AI AUGMENTED LEADERSHIP PROGRAM: SCOPRI IL NUOVO PERCORSO

Negli ultimi mesi abbiamo parlato spesso di Intelligenza Artificiale.
Di strumenti. Di prompt. Di automazioni. Di video creati in pochi minuti e contenuti generati in tempo reale.

Ma c’è una verità che sta emergendo con sempre più forza: il problema non è la tecnologia.

Il vero tema è culturale.

Perché puoi avere i migliori strumenti del mondo, ma se le persone continuano a lavorare con schemi mentali vecchi, l’AI rimane un giocattolo curioso. Oppure peggio: viene usata male, in modo confuso, superficiale o totalmente scollegato dagli obiettivi aziendali.


Leggi l'articolo »


L’AI IN AZIENDA NON È UN TOOL: È UNA NUOVA FORMA DI LEADERSHIP

Negli ultimi mesi moltissime aziende hanno introdotto strumenti di intelligenza artificiale.

Nuove piattaforme.
Nuovi processi.
Nuove promesse di efficienza.

E spesso anche lo stesso risultato:

-entusiasmo iniziale;
-qualche test;
-poi ritorno alle vecchie abitudini.

Perché?

Perché il problema, molto spesso, non è la tecnologia.
È la cultura aziendale.


Leggi l'articolo »


L’AI NON CREA RESISTENZA. LA CREA IL MODO IN CUI LA PRESENTIAMO.

Negli ultimi mesi moltissime aziende hanno introdotto strumenti di intelligenza artificiale.

Nuove piattaforme.
Nuovi processi.
Nuove promesse di efficienza.

E spesso anche lo stesso risultato:

-entusiasmo iniziale;
-qualche test;
-poi ritorno alle vecchie abitudini.

Perché?

Perché il problema, molto spesso, non è la tecnologia.
È la cultura aziendale.


Leggi l'articolo »


LEADERSHIP E AI: LA DIFFERENZA LA FA IL LEADER

C’è un pensiero che serpeggia silenzioso tra i corridoi aziendali (e tra le chat WhatsApp dei manager):
“E se l’AI mi sostituisse?”

Spoiler: non è questo il vero rischio.

Il rischio reale è un altro.
Molto più concreto. Molto più vicino.

Essere sostituiti da un leader che sa collaborare con l’AI.


Leggi l'articolo »


LEADERSHIP NELL’ERA DELL’AI: IL VERO ERRORE CHE STAI FACENDO

C’è un errore che molti leader stanno commettendo in questo momento.
Non è rumoroso, non fa titoli, ma lavora sotto traccia. E rischia di presentare il conto molto presto.

Trattare l’Intelligenza Artificiale come se fosse l’ennesimo software da installare.

Un tool in più.
Una licenza da acquistare.
Un corso veloce da far fare al team “così siamo a posto”.

Peccato che no, non siamo a posto per niente.

Perché abbiamo già visto questo film.
CRM, cloud, piattaforme collaborative… ogni volta la stessa storia: “facciamo le stesse cose di prima, ma un po’ più velocemente”.

E ogni volta ci siamo convinti che fosse innovazione.

Questa volta è diverso.

L’AI non è un nuovo martello.
È una nuova forma di energia.


Leggi l'articolo »


QUANDO MOTIVARE DIVENTA UN ROMPICAPO: 4 GENERAZIONI, 4 LEVE

C’è stato un tempo in cui nei team le differenze erano (relativamente) semplici: ruoli diversi, competenze diverse, personalità diverse.

Oggi no.

Oggi entri in un ufficio (o in una call) e sembra di attraversare un portale temporale:
qualcuno ha iniziato a lavorare quando si usavano i fax, qualcuno quando è nato Facebook, qualcuno quando TikTok era già una carriera.

Benvenuti nel mosaico temporale del lavoro moderno.

Baby Boomer
Generazione X
Millennial
Generazione Z

Tutti insieme.
Tutti competenti.
Tutti… motivati in modo diverso.

E qui arriva il problema vero:
molti leader motivano gli altri come vorrebbero essere motivati loro.

Spoiler: funziona malissimo.


Leggi l'articolo »

APPROFONDIAMO INSIEME!


Ti interessa a questo argomento?

Parliamone insieme!

Compila il form con i tuoi dati per prenotare una call gratuita di approfondimento.

Verrai contattato al più presto per discutere insieme a noi i  dettagli che ti interessano e ricevere ulteriori informazioni sull’argomento.








Prenota una Call con un consulente

Inserisci i tuoi dati, ti ricontatteremo nel giro di poche ore.