Pubblicati da Sara Cascio

QUANDO SCOPPIA LA CRISI, PERCHÉ OGNUNO SI CHIUDE NEL SUO REPARTO?






Anteprima corpo articolo, decisioni-sotto-pressione


Articolo del blog

QUANDO SCOPPIA LA CRISI,
PERCHÉ OGNUNO SI CHIUDE NEL SUO REPARTO?

Venerdì, ore 17.40. Un fornitore chiave comunica che la consegna di lunedì salta. In dieci minuti il telefono del responsabile di produzione squilla tre volte. Il commerciale vuole sapere cosa dire ai clienti. Gli acquisti cercano un fornitore alternativo. La logistica riorganizza i turni. Tutti lavorano. Tantissimo. Nessuno si parla.

Lunedì mattina il commerciale ha promesso consegne che la produzione non può garantire. Gli acquisti hanno ordinato materiale che il magazzino non sa dove mettere. E c'è una mail in copia a quattordici persone che inizia con «Come già detto...».

Ognuno ha gestito la sua crisi. Nessuno ha gestito quella dell'azienda.

Approfondiamolo insieme →

DECISIONI SOTTO PRESSIONE: IL RIFLESSO DEL BUNKER

Sotto pressione succede una cosa curiosa: il perimetro si restringe. Si torna a quello che si controlla, cioè il proprio reparto, il proprio team, i propri numeri. A livello individuale ha perfino senso. Arriva il pericolo, ci si protegge.

La psicologia delle organizzazioni lo studia da tempo. Barry Staw e colleghi, nel 1981, l'hanno chiamato threat rigidity, rigidità da minaccia. Davanti a una minaccia, persone e organizzazioni considerano meno informazioni, accentrano le decisioni e ripiegano sulle risposte che conoscono già. Tradotto: proprio quando servirebbe più flessibilità, diventiamo più rigidi. Proprio quando servirebbe parlarsi di più, ci parliamo di meno.

I segnali, chi lavora in HR li riconosce al volo. Si curano i sintomi: il problema è il fornitore in ritardo, ma si passa un'ora a discutere di chi doveva avvisare chi. Si decide da soli, e in fretta: ogni reparto prende la sua decisione «per non perdere tempo», poi ne serve il triplo per farle combaciare. Si guarda solo il proprio numero: la logistica salva i suoi tempi, il commerciale salva il cliente di oggi, e il conto lo paga qualcun altro la settimana dopo. Le informazioni spariscono: non per malizia, ma perché sotto pressione condividere sembra tempo perso.

Peter Senge, il padre del pensiero sistemico, lo dice così: nei sistemi complessi causa ed effetto sono spesso lontani nel tempo e nello spazio. La decisione presa venerdì al terzo piano produce il suo effetto lunedì al primo. Sotto pressione quella distanza diventa invisibile.

L'idea centrale

Nei giorni tranquilli i silos sono un costo.
In una crisi diventano un rischio.

NON SI IMPARA DURANTE LA CRISI

Ecco il punto scomodo. Come reagiamo in crisi non si improvvisa. Si allena prima. Nessuno chiede a un pilota di imparare a gestire un'avaria durante l'avaria: lo fa al simulatore. In azienda, invece, spesso un team scopre come decide sotto pressione la prima volta che arriva una crisi vera. Con clienti veri e soldi veri.

Qui entra in gioco Friday Night at the ER, una simulazione in cui i partecipanti gestiscono un ospedale durante 24 ore critiche: pronto soccorso, chirurgia, terapia intensiva, dimissioni. Arrivano i pazienti, le risorse non bastano, il tempo stringe. La pressione è vera. Le conseguenze no.

Al tavolo il riflesso del bunker si vede subito. Quando la situazione si complica, ogni reparto si chiude: si tengono i letti per sé, si rimandano le richieste degli altri, si decide da soli. Poi arrivano i risultati, con i dati di servizio, qualità e costi dell'intero ospedale. E le persone vedono, numeri alla mano, quanto è costato decidere ognuno per conto proprio.

Nel debriefing la domanda non è «chi ha sbagliato?». È «cosa ci ha fatto chiudere, e cosa avremmo potuto fare diversamente?». È lì che nasce l'abitudine opposta: alzare la testa proprio quando verrebbe da abbassarla.

Dettaglio del tabellone di Friday Night at the ER con i reparti Chirurgia e Terapia Intensiva occupati dalle pedine dei pazienti durante una sessione
Letti occupati, richieste in attesa: al tavolo la pressione si vede.

COSA CAMBIA IL LUNEDÌ MATTINA

Un team che ha vissuto questa dinamica al tavolo la riconosce quando si ripresenta in ufficio. La pressione non sparisce. Cambia la prima reazione. Invece di dieci telefonate separate, una chiamata di quindici minuti con le persone giuste. Invece di dieci decisioni rapide da ricucire, una decisione presa insieme, che a conti fatti fa perdere molto meno tempo.

Friday Night at the ER è il secondo pilastro del Flow4Leader Program. Il primo, FLIGBY, ideato con Mihaly Csikszentmihalyi, lavora sul singolo leader: come resta lucido e tiene coinvolto il team quando la sfida si alza. Il secondo allarga lo sguardo al sistema. In una crisi servono tutti e due.

La domanda non è se arriverà la prossima crisi. Arriverà. La vera domanda è se, quando arriva, i tuoi reparti si chiuderanno o si parleranno.

Vuoi vedere Friday Night at the ER da vicino? Martedì 27 ottobre, dalle 12.30 alle 13.15, lo presentiamo in un webinar: iscriviti e riserva il tuo posto. Se invece vuoi capire come portarlo nella tua azienda, fissa una call gratuita con il nostro team.


Il prossimo passo

Ti interessa questo argomento?

Approfondiamolo insieme →


Vuoi scoprire tutti i moduli di Flow4Leader? 🚀
Non perderti le nostre Pillole di Gamification: webinar di 45 minuti in cui esploreremo, uno dopo l’altro, i diversi moduli che compongono il percorso e scopriremo come trasformare la formazione in un’esperienza coinvolgente e interattiva.

 


IL FLOW PER LA FELICITA' E IL SUCCESSO

LA LEADERSHIP NELLA VITA E NEL LAVORO.


IL LIBRO DI STEFANO SELVINI

“Si legge in un soffio: è un romanzo, ma è anche una guida assistita al lavoro per arrivare a padroneggiarlo.”

“Questo romanzo unisce la teoria alla pratica, invitandoci a rispondere a una questione di fondo: quando il lavoro vale la pena di essere vissuto?”

“Pagina dopo pagina familiarizzerete – passo al voi, avendole già lette in anteprima – con Marco Riva, il protagonista, rispecchiandovi nella sua costante ricerca di felicità. Perché tutti, nessuno escluso, cerchiamo la piena realizzazione.”

FILIPPO POLETTI – Top Voice Linkedin e influencer del benessere al lavoro

leggi gli altri

ARTICOLI DEL BLOG


QUANDO SCOPPIA LA CRISI, PERCHÉ OGNUNO SI CHIUDE NEL SUO REPARTO?

Venerdì, ore 17.40. Un fornitore chiave comunica che la consegna di lunedì salta. In dieci minuti il telefono del responsabile di produzione squilla tre volte. Il commerciale vuole sapere cosa dire ai clienti. Gli acquisti cercano un fornitore alternativo. La logistica riorganizza i turni. Tutti lavorano. Tantissimo. Nessuno si parla.

Lunedì mattina il commerciale ha promesso consegne che la produzione non può garantire. Gli acquisti hanno ordinato materiale che il magazzino non sa dove mettere. E c’è una mail in copia a quattordici persone che inizia con «Come già detto…».

Ognuno ha gestito la sua crisi. Nessuno ha gestito quella dell’azienda.


Leggi l'articolo »


SE OGNI REPARTO FUNZIONA, PERCHÉ L’AZIENDA NO?

Lunedì, ore 9. La produzione presenta i suoi numeri: tutto in linea. La logistica presenta i suoi: tempi rispettati. Il commerciale ha chiuso il trimestre sopra target.

Poi qualcuno legge la mail di un cliente storico. È furioso. L’ordine è arrivato in ritardo, incompleto, e nessuno lo ha avvisato. Silenzio. «Da noi è uscito tutto nei tempi.» «Il problema è a monte.» «Io l’avevo segnalato.»

Ognuno ha fatto il suo lavoro. Il cliente, intanto, sta facendo il suo: cercare un altro fornitore. I silos aziendali non si vedono negli organigrammi. Si vedono il lunedì mattina, in riunione.


Leggi l'articolo »


LA MAPPA DEL FLOW: IN CHE STATO LAVORA IL TUO TEAM?

Ti è mai capitato di avere troppo da fare e sentirti comunque di non essere all’altezza? Oppure, al contrario, di avere così poco stimolo da chiederti perché stai facendo proprio quel lavoro?

Sono due situazioni molto diverse, ma hanno qualcosa in comune: ci dicono che sfida e competenze non sono in equilibrio.

È proprio qui che entra in gioco uno degli strumenti più interessanti di Fligby: la Mappa del Flow. Si basa sulla teoria del flow di Mihaly Csikszentmihalyi, lo psicologo che ha ideato Fligby insieme ad Aleas Simulations.


Leggi l'articolo »


LE 4 COMPETENZE CHE DECIDONO SE UN MANAGER VA IN FLOW

C’è un tipo di manager molto comune: si descrive come “bravo a dare feedback”. Lo dà spesso, con calma, di solito a fine riunione. Tipo: ottimo lavoro, andiamo avanti così.

Poi arriva la simulazione. E i dati raccontano un’altra storia: quel feedback è generico, arriva tardi, e nessuno cambia mai comportamento dopo averlo sentito.

Non è un caso reale, è solo un tipo umano molto diffuso. Quello che pensiamo di saper fare e quello che facciamo davvero, sotto pressione, spesso non coincidono.


Leggi l'articolo »


CASE STUDY: COSA SUCCEDE QUANDO 12 MANAGER SEGUONO IL FLOW4LEADER PROGRAM

E se il problema non fosse la mancanza di formazione dei singoli manager, ma il fatto che stiamo formando i singoli senza allenare il sistema in cui devono lavorare insieme?

Da qui nasce la scelta del Flow4Leader Program.

Non dodici corsi individuali.
Non un altro workshop di leadership.

Un unico percorso per 12 manager, lungo 10-12 mesi, nel quale crescita individuale e crescita organizzativa procedono insieme.


Leggi l'articolo »

APPROFONDIAMO INSIEME!


Ti interessa a questo argomento?

Parliamone insieme!

Compila il form con i tuoi dati per prenotare una call gratuita di approfondimento.

Verrai contattato al più presto per discutere insieme a noi i  dettagli che ti interessano e ricevere ulteriori informazioni sull’argomento.








Prenota una Call con un consulente

Inserisci i tuoi dati, ti ricontatteremo nel giro di poche ore.

IN AZIENDA LE CONSEGUENZE ARRIVANO DOPO MESI. AL TAVOLO, DOPO VENTI MINUTI.






Anteprima corpo articolo, pensiero-sistemico-simulazione


Articolo del blog

IN AZIENDA LE CONSEGUENZE ARRIVANO DOPO MESI.
AL TAVOLO, DOPO VENTI MINUTI.

Gennaio. L'ufficio acquisti trova un fornitore di componenti che costa meno. L'obiettivo di risparmio è raggiunto in tre mesi. In riunione partono i complimenti.

Aprile. In produzione le linee si fermano un po' più spesso. Niente di drammatico: qualche pezzo scartato, qualche ora di straordinario. Il responsabile stringe i denti e ci mette una pezza.

Settembre. L'assistenza clienti è sommersa di reclami. Due clienti storici chiedono un incontro. Uno non rinnova il contratto.

Riunione di direzione. Il commerciale se la prende con la produzione. La produzione se la prende con i tempi stretti. L'assistenza chiede rinforzi. Gli acquisti, intanto, presentano con orgoglio i risparmi dell'anno. Nessuno nomina il fornitore di gennaio. E alla fine qualcuno si gira verso di te: «Possiamo organizzare un corso sulla collaborazione?»

Se leggendo hai pensato a un reparto preciso della tua azienda, questo articolo è per te.

Approfondiamolo insieme →

PERCHÉ L'AZIENDA NON IMPARA DALLE SUE DECISIONI

Tocchi il fuoco, ti scotti, non lo rifai. Impariamo dall'esperienza quando causa ed effetto sono vicini. In azienda non lo sono quasi mai. Peter Senge, il padre del pensiero sistemico, lo chiama il grande dilemma dell'apprendimento nelle organizzazioni: le conseguenze delle decisioni più importanti arrivano mesi dopo, e spesso in un altro reparto.

Chi ha scelto il fornitore a gennaio non vede i reclami di settembre. Chi gestisce i reclami a settembre non sa niente del fornitore di gennaio. Ognuno impara la lezione sbagliata, «da noi ha funzionato», e l'errore si ripete l'anno dopo con la massima convinzione.

Per un HR questo ha una conseguenza molto pratica. Puoi fare ottima formazione sulle persone, ma se nessuno vede il sistema, i problemi tornano. E alla prossima riunione la richiesta sarà di nuovo: «Possiamo organizzare un corso sulla collaborazione?»

L'idea centrale

Non si impara dall'esperienza
se l'esperienza arriva otto mesi dopo.

IL PENSIERO SISTEMICO NON SI IMPARA DA UNA SLIDE

Puoi spiegarlo in aula con un bel diagramma di frecce. Le persone annuiscono. Poi tornano alla scrivania e, alla prima urgenza, decidono come hanno sempre deciso. Capire un concetto e cambiare un riflesso sono due cose diverse.

Senge proponeva una soluzione precisa: i microworlds, ambienti in cui il tempo si comprime e le conseguenze delle proprie scelte si vedono subito, senza rischi reali. Friday Night at the ER è esattamente questo. Ventiquattro ore di un ospedale in poche ore di simulazione. La scelta del pronto soccorso alle 9 si fa sentire in terapia intensiva alle 14. Alla fine arrivano i dati di servizio, qualità e costi dell'intero ospedale. Il filo tra gennaio e settembre, qui, si vede in venti minuti.

Poi c'è il debriefing, che è la parte che interessa davvero a te. Lì il gioco torna in azienda: «quando noi abbiamo fatto questo, a voi è successo quello. E da noi, dove succede la stessa cosa?» È il momento in cui i reparti iniziano a parlarsi di colli di bottiglia reali, con un linguaggio comune che prima non avevano.

Quattro professionisti attorno al tabellone di Friday Night at the ER mentre spostano le pedine tra i reparti e prendono appunti
Quattro reparti, un solo tavolo: qui il filo tra una decisione e le sue conseguenze si vede subito.

QUELLO CHE TI CHIEDERANNO PRIMA DI DIRE SÌ

Se proponi una simulazione in azienda, le obiezioni sono sempre le stesse. Meglio averle già risolte.

«Sì, ma è un gioco.» Dove altro un team può prendere decisioni difficili sotto pressione, vederne l'effetto sull'intero sistema, sbagliare senza conseguenze e discuterne il giorno stesso? In azienda gli errori costano. Il gioco serio è l'unico posto in cui si può allenare senza pagare il conto.

«È un evento isolato, poi tutto torna come prima.» Per questo Friday Night at the ER è il secondo pilastro del Flow4Leader Program, il nostro programma annuale per gruppi di 10-12 manager. Il primo pilastro, FLIGBY, ideato con Mihaly Csikszentmihalyi, lavora sul singolo leader. Il secondo sul sistema in cui quel leader lavora. Uno senza l'altro è mezzo lavoro.

«Non abbiamo budget.» Spesso si può usare quello che c'è già. Insieme verifichiamo se l'intervento è finanziabile con i Fondi Interprofessionali o con bandi regionali ed europei.

Ha senso per la tua azienda se riconosci almeno una di queste situazioni: problemi che si spostano da un reparto all'altro senza mai risolversi, manager bravi nel loro pezzo che faticano a collaborare, riunioni che cercano un colpevole invece di una causa.

La domanda non è se in azienda si prendono decisioni sbagliate. Succede ovunque. La vera domanda è quante volte bisogna ripeterle prima che qualcuno colleghi gennaio a settembre.

Il primo passo è semplice: fissa una call gratuita con il nostro team. Ci racconti le dinamiche della tua azienda, capiamo insieme se Friday Night at the ER è lo strumento giusto e come finanziarlo. Senza impegno. E se vuoi vederlo prima dal vivo, oggi martedì 27 ottobre dalle 12.30 alle 13.15 lo presentiamo nel webinar delle Pillole di gamification.


Il prossimo passo

Ti interessa questo argomento?

Approfondiamolo insieme →


Vuoi scoprire tutti i moduli di Flow4Leader? 🚀
Non perderti le nostre Pillole di Gamification: webinar di 45 minuti in cui esploreremo, uno dopo l’altro, i diversi moduli che compongono il percorso e scopriremo come trasformare la formazione in un’esperienza coinvolgente e interattiva.

 


IL FLOW PER LA FELICITA' E IL SUCCESSO

LA LEADERSHIP NELLA VITA E NEL LAVORO.


IL LIBRO DI STEFANO SELVINI

“Si legge in un soffio: è un romanzo, ma è anche una guida assistita al lavoro per arrivare a padroneggiarlo.”

“Questo romanzo unisce la teoria alla pratica, invitandoci a rispondere a una questione di fondo: quando il lavoro vale la pena di essere vissuto?”

“Pagina dopo pagina familiarizzerete – passo al voi, avendole già lette in anteprima – con Marco Riva, il protagonista, rispecchiandovi nella sua costante ricerca di felicità. Perché tutti, nessuno escluso, cerchiamo la piena realizzazione.”

FILIPPO POLETTI – Top Voice Linkedin e influencer del benessere al lavoro

leggi gli altri

ARTICOLI DEL BLOG


QUANDO SCOPPIA LA CRISI, PERCHÉ OGNUNO SI CHIUDE NEL SUO REPARTO?

Venerdì, ore 17.40. Un fornitore chiave comunica che la consegna di lunedì salta. In dieci minuti il telefono del responsabile di produzione squilla tre volte. Il commerciale vuole sapere cosa dire ai clienti. Gli acquisti cercano un fornitore alternativo. La logistica riorganizza i turni. Tutti lavorano. Tantissimo. Nessuno si parla.

Lunedì mattina il commerciale ha promesso consegne che la produzione non può garantire. Gli acquisti hanno ordinato materiale che il magazzino non sa dove mettere. E c’è una mail in copia a quattordici persone che inizia con «Come già detto…».

Ognuno ha gestito la sua crisi. Nessuno ha gestito quella dell’azienda.


Leggi l'articolo »


SE OGNI REPARTO FUNZIONA, PERCHÉ L’AZIENDA NO?

Lunedì, ore 9. La produzione presenta i suoi numeri: tutto in linea. La logistica presenta i suoi: tempi rispettati. Il commerciale ha chiuso il trimestre sopra target.

Poi qualcuno legge la mail di un cliente storico. È furioso. L’ordine è arrivato in ritardo, incompleto, e nessuno lo ha avvisato. Silenzio. «Da noi è uscito tutto nei tempi.» «Il problema è a monte.» «Io l’avevo segnalato.»

Ognuno ha fatto il suo lavoro. Il cliente, intanto, sta facendo il suo: cercare un altro fornitore. I silos aziendali non si vedono negli organigrammi. Si vedono il lunedì mattina, in riunione.


Leggi l'articolo »


LA MAPPA DEL FLOW: IN CHE STATO LAVORA IL TUO TEAM?

Ti è mai capitato di avere troppo da fare e sentirti comunque di non essere all’altezza? Oppure, al contrario, di avere così poco stimolo da chiederti perché stai facendo proprio quel lavoro?

Sono due situazioni molto diverse, ma hanno qualcosa in comune: ci dicono che sfida e competenze non sono in equilibrio.

È proprio qui che entra in gioco uno degli strumenti più interessanti di Fligby: la Mappa del Flow. Si basa sulla teoria del flow di Mihaly Csikszentmihalyi, lo psicologo che ha ideato Fligby insieme ad Aleas Simulations.


Leggi l'articolo »


LE 4 COMPETENZE CHE DECIDONO SE UN MANAGER VA IN FLOW

C’è un tipo di manager molto comune: si descrive come “bravo a dare feedback”. Lo dà spesso, con calma, di solito a fine riunione. Tipo: ottimo lavoro, andiamo avanti così.

Poi arriva la simulazione. E i dati raccontano un’altra storia: quel feedback è generico, arriva tardi, e nessuno cambia mai comportamento dopo averlo sentito.

Non è un caso reale, è solo un tipo umano molto diffuso. Quello che pensiamo di saper fare e quello che facciamo davvero, sotto pressione, spesso non coincidono.


Leggi l'articolo »


CASE STUDY: COSA SUCCEDE QUANDO 12 MANAGER SEGUONO IL FLOW4LEADER PROGRAM

E se il problema non fosse la mancanza di formazione dei singoli manager, ma il fatto che stiamo formando i singoli senza allenare il sistema in cui devono lavorare insieme?

Da qui nasce la scelta del Flow4Leader Program.

Non dodici corsi individuali.
Non un altro workshop di leadership.

Un unico percorso per 12 manager, lungo 10-12 mesi, nel quale crescita individuale e crescita organizzativa procedono insieme.


Leggi l'articolo »

APPROFONDIAMO INSIEME!


Ti interessa a questo argomento?

Parliamone insieme!

Compila il form con i tuoi dati per prenotare una call gratuita di approfondimento.

Verrai contattato al più presto per discutere insieme a noi i  dettagli che ti interessano e ricevere ulteriori informazioni sull’argomento.








Prenota una Call con un consulente

Inserisci i tuoi dati, ti ricontatteremo nel giro di poche ore.

SE OGNI REPARTO FUNZIONA, PERCHÉ L’AZIENDA NO?






Anteprima corpo articolo, friday-night-silos


Articolo del blog

SE OGNI REPARTO FUNZIONA,
PERCHÉ L'AZIENDA NO?

Lunedì, ore 9. La produzione presenta i suoi numeri: tutto in linea. La logistica presenta i suoi: tempi rispettati. Il commerciale ha chiuso il trimestre sopra target.

Poi qualcuno legge la mail di un cliente storico. È furioso. L'ordine è arrivato in ritardo, incompleto, e nessuno lo ha avvisato. Silenzio. «Da noi è uscito tutto nei tempi.» «Il problema è a monte.» «Io l'avevo segnalato.»

Ognuno ha fatto il suo lavoro. Il cliente, intanto, sta facendo il suo: cercare un altro fornitore. I silos aziendali non si vedono negli organigrammi. Si vedono il lunedì mattina, in riunione.

Approfondiamolo insieme →

TRE SCENE CHE UN HR CONOSCE A MEMORIA

Il collo di bottiglia che non è di nessuno. In ogni azienda c'è un punto in cui il lavoro si ferma. Una pratica che aspetta una firma. Un preventivo che attende il tecnico. Un dato che passa da un Excel all'altro perdendo pezzi per strada. Tutti sanno che esiste. Nessuno lo considera suo. Perché vive sempre sul confine tra due reparti, e i confini, in azienda, sono terra di nessuno.

«Non è nel mio mansionario.» Qui un HR dovrebbe sentire un piccolo brivido, perché quel mansionario spesso l'ha scritto lui. La job description nasce per fare chiarezza. Poi diventa una trincea. E non è pigrizia: se mi valutano sui numeri del mio reparto, tutto quello che succede fuori è un rischio, non un'opportunità.

Il nemico è al secondo piano. Il commerciale «vende cose impossibili». La produzione «non capisce il cliente». L'amministrazione «blocca tutto». Ogni reparto ha la sua versione dei fatti, e dal suo punto di vista ha pure ragione. È proprio questo il problema.

E indovina chi viene chiamato quando il clima diventa irrespirabile? Esatto. L'HR, con la richiesta di «fare qualcosa per il team building». Spoiler: una cena aziendale non abbatte un silo. Al massimo ci mette sopra una tovaglia.

L'idea centrale

Non è cattiveria.
È struttura.

VENERDÌ SERA, PRONTO SOCCORSO

Peter Senge, il padre del pensiero sistemico, lo scrive chiaramente in La quinta disciplina: la struttura di un sistema determina il comportamento delle persone che ci lavorano dentro. Metti persone diverse nella stessa struttura e otterrai più o meno gli stessi risultati. Pensare in modo sistemico significa guardare le connessioni invece dei singoli pezzi. Chiedersi non «chi ha sbagliato?», ma «cosa, nel modo in cui lavoriamo, rende probabile questo errore?».

Bello. Ma nessuno ha mai cambiato prospettiva guardando un diagramma a frecce. Bisogna viverlo. Per questo usiamo Friday Night at the ER, un gioco serio in cui i partecipanti gestiscono un ospedale durante 24 ore critiche. Ogni squadra governa un reparto: pronto soccorso, chirurgia, terapia intensiva, dimissioni. I pazienti arrivano. I letti sono pochi. Il personale pure. I costi salgono.

Succede sempre la stessa cosa. Nelle prime ore ogni gruppo protegge il proprio reparto: tiene i letti liberi «per sicurezza», rifiuta i trasferimenti, ottimizza i propri numeri. Poi l'ospedale va in crisi. A quel punto qualcuno alza la testa dal tavolo e guarda quello accanto. «Ma se ci passassimo le informazioni prima?» Ecco il momento che vale l'intera giornata.

Tabellone di Friday Night at the ER con i reparti Pronto Soccorso, Chirurgici, Terapia Intensiva e Dimissioni, pedine dei pazienti e carte evento durante una sessione
Quattro reparti, un solo ospedale. Sul tabellone i silos si vedono tutti.

DAI SILOS AL SISTEMA

Nel debriefing emergono tre cose che nessuna lezione frontale fa sentire così bene. La collaborazione, non come valore da poster ma come strategia: le soluzioni migliori stanno oltre il confine del proprio reparto. L'innovazione, perché quando smetti di difendere il tuo pezzo compaiono idee che prima non avevano spazio. Le decisioni data driven: il gioco restituisce dati su qualità, servizio e costi, e le persone imparano a leggere l'impatto delle proprie scelte sul sistema, non solo sul proprio reparto.

La parte migliore? Il giorno dopo, in ufficio, qualcuno dirà: «Qui stiamo facendo come in terapia intensiva.» E tutti capiranno.

Friday Night at the ER è il secondo pilastro del Flow4Leader Program. Il primo, FLIGBY, ideato con Mihaly Csikszentmihalyi, lavora sul singolo leader e sulla sua capacità di creare flow nel team. Friday Night allarga lo sguardo: dal leader al sistema. Uno senza l'altro è mezzo lavoro. Un ottimo leader dentro un sistema a compartimenti stagni resta un ottimo leader frustrato.

La domanda non è se i tuoi reparti funzionano. Probabilmente sì. La vera domanda è quanto ti costa ogni giorno il fatto che funzionino da soli.

Vuoi scoprire come funziona Friday Night at the ER? Abbiamo organizzato un webinar proprio per vederlo insieme: martedì 27 ottobre, dalle 12.30 alle 13.15. Iscriviti subito e riserva il tuo posto.


Il prossimo passo

Ti interessa questo argomento?

Approfondiamolo insieme →


Vuoi scoprire tutti i moduli di Flow4Leader? 🚀
Non perderti le nostre Pillole di Gamification: webinar di 45 minuti in cui esploreremo, uno dopo l’altro, i diversi moduli che compongono il percorso e scopriremo come trasformare la formazione in un’esperienza coinvolgente e interattiva.

 


IL FLOW PER LA FELICITA' E IL SUCCESSO

LA LEADERSHIP NELLA VITA E NEL LAVORO.


IL LIBRO DI STEFANO SELVINI

“Si legge in un soffio: è un romanzo, ma è anche una guida assistita al lavoro per arrivare a padroneggiarlo.”

“Questo romanzo unisce la teoria alla pratica, invitandoci a rispondere a una questione di fondo: quando il lavoro vale la pena di essere vissuto?”

“Pagina dopo pagina familiarizzerete – passo al voi, avendole già lette in anteprima – con Marco Riva, il protagonista, rispecchiandovi nella sua costante ricerca di felicità. Perché tutti, nessuno escluso, cerchiamo la piena realizzazione.”

FILIPPO POLETTI – Top Voice Linkedin e influencer del benessere al lavoro

leggi gli altri

ARTICOLI DEL BLOG


QUANDO SCOPPIA LA CRISI, PERCHÉ OGNUNO SI CHIUDE NEL SUO REPARTO?

Venerdì, ore 17.40. Un fornitore chiave comunica che la consegna di lunedì salta. In dieci minuti il telefono del responsabile di produzione squilla tre volte. Il commerciale vuole sapere cosa dire ai clienti. Gli acquisti cercano un fornitore alternativo. La logistica riorganizza i turni. Tutti lavorano. Tantissimo. Nessuno si parla.

Lunedì mattina il commerciale ha promesso consegne che la produzione non può garantire. Gli acquisti hanno ordinato materiale che il magazzino non sa dove mettere. E c’è una mail in copia a quattordici persone che inizia con «Come già detto…».

Ognuno ha gestito la sua crisi. Nessuno ha gestito quella dell’azienda.


Leggi l'articolo »


SE OGNI REPARTO FUNZIONA, PERCHÉ L’AZIENDA NO?

Lunedì, ore 9. La produzione presenta i suoi numeri: tutto in linea. La logistica presenta i suoi: tempi rispettati. Il commerciale ha chiuso il trimestre sopra target.

Poi qualcuno legge la mail di un cliente storico. È furioso. L’ordine è arrivato in ritardo, incompleto, e nessuno lo ha avvisato. Silenzio. «Da noi è uscito tutto nei tempi.» «Il problema è a monte.» «Io l’avevo segnalato.»

Ognuno ha fatto il suo lavoro. Il cliente, intanto, sta facendo il suo: cercare un altro fornitore. I silos aziendali non si vedono negli organigrammi. Si vedono il lunedì mattina, in riunione.


Leggi l'articolo »


LA MAPPA DEL FLOW: IN CHE STATO LAVORA IL TUO TEAM?

Ti è mai capitato di avere troppo da fare e sentirti comunque di non essere all’altezza? Oppure, al contrario, di avere così poco stimolo da chiederti perché stai facendo proprio quel lavoro?

Sono due situazioni molto diverse, ma hanno qualcosa in comune: ci dicono che sfida e competenze non sono in equilibrio.

È proprio qui che entra in gioco uno degli strumenti più interessanti di Fligby: la Mappa del Flow. Si basa sulla teoria del flow di Mihaly Csikszentmihalyi, lo psicologo che ha ideato Fligby insieme ad Aleas Simulations.


Leggi l'articolo »


LE 4 COMPETENZE CHE DECIDONO SE UN MANAGER VA IN FLOW

C’è un tipo di manager molto comune: si descrive come “bravo a dare feedback”. Lo dà spesso, con calma, di solito a fine riunione. Tipo: ottimo lavoro, andiamo avanti così.

Poi arriva la simulazione. E i dati raccontano un’altra storia: quel feedback è generico, arriva tardi, e nessuno cambia mai comportamento dopo averlo sentito.

Non è un caso reale, è solo un tipo umano molto diffuso. Quello che pensiamo di saper fare e quello che facciamo davvero, sotto pressione, spesso non coincidono.


Leggi l'articolo »


CASE STUDY: COSA SUCCEDE QUANDO 12 MANAGER SEGUONO IL FLOW4LEADER PROGRAM

E se il problema non fosse la mancanza di formazione dei singoli manager, ma il fatto che stiamo formando i singoli senza allenare il sistema in cui devono lavorare insieme?

Da qui nasce la scelta del Flow4Leader Program.

Non dodici corsi individuali.
Non un altro workshop di leadership.

Un unico percorso per 12 manager, lungo 10-12 mesi, nel quale crescita individuale e crescita organizzativa procedono insieme.


Leggi l'articolo »

APPROFONDIAMO INSIEME!


Ti interessa a questo argomento?

Parliamone insieme!

Compila il form con i tuoi dati per prenotare una call gratuita di approfondimento.

Verrai contattato al più presto per discutere insieme a noi i  dettagli che ti interessano e ricevere ulteriori informazioni sull’argomento.








Prenota una Call con un consulente

Inserisci i tuoi dati, ti ricontatteremo nel giro di poche ore.

LA MAPPA DEL FLOW: IN CHE STATO LAVORA IL TUO TEAM?






Anteprima corpo articolo, mappa-del-flow-fligby


Articolo del blog

LA MAPPA DEL FLOW:
IN CHE STATO LAVORA IL TUO TEAM?

Cos'è e come usarla per capire ansia, noia e burnout nel team

Ti è mai capitato di avere troppo da fare e sentirti comunque di non essere all'altezza? Oppure, al contrario, di avere così poco stimolo da chiederti perché stai facendo proprio quel lavoro?

Sono due situazioni molto diverse, ma hanno qualcosa in comune: ci dicono che sfida e competenze non sono in equilibrio.

È proprio qui che entra in gioco uno degli strumenti più interessanti di Fligby: la Mappa del Flow. Si basa sulla teoria del flow di Mihaly Csikszentmihalyi, lo psicologo che ha ideato Fligby insieme ad Aleas Simulations.

Approfondiamolo insieme →

COME FUNZIONA LA MAPPA DEL FLOW: DUE ASSI PER FOTOGRAFARE IL NOSTRO STATO

La Mappa del Flow ci aiuta a capire in quale stato ci troviamo mettendo in relazione due dimensioni fondamentali:

  • - l'asse verticale rappresenta il livello di sfida: quanto è impegnativo ciò che ci viene richiesto;
  • - l'asse orizzontale rappresenta il livello di competenze percepite: quanto ci sentiamo capaci, preparati e attrezzati per affrontare quella sfida.

Quando sfida e competenze sono ben bilanciate, possiamo entrare nella zona del Flow: siamo coinvolti, concentrati, sentiamo che quello che facciamo è impegnativo ma alla nostra portata. È quella condizione in cui il lavoro ci assorbe, il tempo sembra passare più velocemente e dare il meglio di noi diventa quasi naturale.

Ma cosa succede quando l'equilibrio si rompe?

Possiamo finire in zone molto diverse: ansia, noia, apatia, preoccupazione, rilassamento. E la cosa interessante è che non basta guardare soltanto quanto siamo impegnati: conta anche come percepiamo le nostre risorse rispetto a ciò che ci viene richiesto.

Mappa del Flow di Fligby con gli otto stati: flow, eccitazione, ansia, preoccupazione, apatia, noia, rilassamento, controllo
La Mappa del Flow in Fligby: ogni pallino è un membro del team, e si muove in base alle tue decisioni.

QUANDO LA SFIDA SUPERA LE COMPETENZE: BENVENUTA, ANSIA

Immaginiamo di trovarci davanti a una montagna sempre più alta, ma con gli stessi strumenti di partenza.

La sfida cresce. Le richieste aumentano. Le scadenze si moltiplicano. Ma le nostre competenze, il tempo, le energie e le risorse a disposizione non crescono allo stesso ritmo.

Ecco che possiamo entrare nella zona dell'ansia.

Non significa semplicemente essere “un po' stressati”. Nella Mappa del Flow l'ansia nasce da una percezione di squilibrio: la sfida è molto alta rispetto alle capacità e alle risorse che sentiamo di avere a disposizione.

Ed è proprio questo squilibrio che possiamo osservare attraverso Fligby.

Il caso di Jen: dall'ansia al rischio burnout

Prendiamo Jen, uno dei personaggi di Fligby.

Jen è vicina al burnout e trascorre spesso il suo tempo nella zona dell'ansia.

Perché?

Perché la sua situazione lavorativa le propone una combinazione poco sostenibile: un livello di sfida molto alto e una percezione di competenze e risorse insufficienti per affrontarlo.

Jen, personaggio di Fligby in stato di ansia per sovraccarico di lavoro

Jen ha molto da fare, ma soprattutto sente di non avere abbastanza strumenti per farlo bene. Il carico di lavoro supera quello che riesce realisticamente a gestire.

E qui c'è una lezione importante per chi vuole prevenire il burnout nel proprio team: quando vediamo una persona in ansia, la soluzione non è necessariamente “chiedile di impegnarsi di più”.

Potrebbe essere esattamente il contrario.

Potrebbe essere necessario ridurre temporaneamente la sfida, aumentare le risorse, sviluppare nuove competenze o ripensare il modo in cui il lavoro è organizzato.

Perché se continuiamo ad alzare l'asticella senza dare alla persona gli strumenti per raggiungerla, non stiamo creando Flow. Stiamo creando pressione.

L'idea centrale

Non stiamo creando Flow.
Stiamo creando pressione.

QUANDO INVECE LA SFIDA È TROPPO BASSA: ARRIVA LA NOIA

Ma attenzione: anche il contrario può essere un problema.

Se le nostre competenze sono elevate, ma le sfide che affrontiamo sono troppo basse, possiamo entrare nella zona della noia.

All'inizio può sembrare quasi una situazione ideale: poche pressioni, niente emergenze, tutto sotto controllo.

Ma alla lunga può diventare logorante.

Perché una persona non ha bisogno soltanto di essere capace di fare qualcosa. Ha bisogno anche di sentire che quello che fa ha un significato, la mette alla prova, le permette di crescere.

Il caso di Joe: noia e perdita di motivazione

Ed è qui che incontriamo Joe.

Joe si trova spesso nella zona della noia. Non perché non sappia fare il suo lavoro. Anzi.

Il problema è proprio che le sfide che affronta non sono più sufficienti rispetto alle sue capacità.

Joe, personaggio di Fligby in stato di noia e demotivazione

Joe è disilluso. Ha bisogno di ritrovare una motivazione nuova, di alzare l'asticella, di confrontarsi con qualcosa che lo stimoli nuovamente e, soprattutto, di dare significato a quello che fa.

In altre parole, Joe non ha necessariamente bisogno di “fare di più”.

Ha bisogno di fare qualcosa che per lui conti di più.

Una nuova responsabilità, un obiettivo più sfidante, un progetto diverso, un problema da risolvere: a volte è questo che permette a una persona competente di tornare a sentirsi coinvolta.

ANSIA E NOIA SEMBRANO OPPOSTE, MA ENTRAMBE POSSONO PORTARE ALL'APATIA

Ed è forse la parte più interessante della Mappa del Flow.

Jen e Joe sono agli estremi opposti.

Jen ha troppa sfida rispetto alle risorse che percepisce.

Joe ha troppo poche sfide rispetto alle competenze che possiede.

Una è sotto pressione. L'altro è sotto-stimolato.

Eppure, se queste condizioni si protraggono nel tempo, entrambi possono avvicinarsi all'apatia, anche se per ragioni completamente diverse.

Jen può arrivarci perché la pressione continua la porta a consumare energie, perdere fiducia e disinvestire emotivamente.

Joe può arrivarci perché la mancanza di stimoli e di significato può trasformare la noia in disillusione e progressivo disimpegno.

È un po' come se due strade diverse portassero allo stesso incrocio: “Non ne vale più la pena.”

Ed è proprio qui che la Mappa del Flow diventa uno strumento prezioso per chi gestisce persone.

Come usare la Mappa del Flow con il tuo team

Una domanda come “Come sta andando?” può dare informazioni, ma difficilmente basta.

La Mappa del Flow ci invita a fare domande più precise:

La persona sta affrontando una sfida adeguata alle sue competenze?

Se è in ansia, forse dobbiamo chiederci:
“Cosa possiamo fare per aumentare le sue risorse o ridurre temporaneamente la pressione?”

Se è annoiata, invece:
“Quale nuova sfida potrebbe riattivare le sue competenze e la sua motivazione?”

L'obiettivo non è tenere tutti costantemente sotto pressione. E nemmeno trasformare ogni giornata lavorativa in una gara.

L'obiettivo è creare le condizioni perché le persone possano trovare, il più possibile, quel punto di equilibrio in cui la sfida è significativa e le competenze sono sufficienti per affrontarla.

Quella zona, nella Mappa del Flow, ha un nome preciso: Flow.

E in Fligby non è soltanto un concetto da leggere su una slide.

È qualcosa che possiamo vedere, sperimentare e imparare a gestire.

Vuoi provare Fligby?

Scopri la Mappa del Flow direttamente attraverso la simulazione e osserva come sfide, competenze, motivazione e benessere si intrecciano nelle decisioni quotidiane.

👉 Non perderti oggi alle 12.30 Pillole di Gamification, parleremo proprio di Fligby! Iscriviti ora

Il prossimo passo

Ti interessa questo argomento?

Approfondiamolo insieme →


Vuoi scoprire tutti i moduli di Flow4Leader? 🚀
Non perderti le nostre Pillole di Gamification: webinar di 45 minuti in cui esploreremo, uno dopo l’altro, i diversi moduli che compongono il percorso e scopriremo come trasformare la formazione in un’esperienza coinvolgente e interattiva.

Il primo appuntamento sarà martedì 6 ottobre ore 12.30-13.15.

Esploreremo come Fligby, la nostra leadership simulation mette alla prova le decisioni dei vostri manager e fa emergere aree di forza e di miglioramento.


IL FLOW PER LA FELICITA' E IL SUCCESSO

LA LEADERSHIP NELLA VITA E NEL LAVORO.


IL LIBRO DI STEFANO SELVINI

“Si legge in un soffio: è un romanzo, ma è anche una guida assistita al lavoro per arrivare a padroneggiarlo.”

“Questo romanzo unisce la teoria alla pratica, invitandoci a rispondere a una questione di fondo: quando il lavoro vale la pena di essere vissuto?”

“Pagina dopo pagina familiarizzerete – passo al voi, avendole già lette in anteprima – con Marco Riva, il protagonista, rispecchiandovi nella sua costante ricerca di felicità. Perché tutti, nessuno escluso, cerchiamo la piena realizzazione.”

FILIPPO POLETTI – Top Voice Linkedin e influencer del benessere al lavoro

leggi gli altri

ARTICOLI DEL BLOG


QUANDO SCOPPIA LA CRISI, PERCHÉ OGNUNO SI CHIUDE NEL SUO REPARTO?

Venerdì, ore 17.40. Un fornitore chiave comunica che la consegna di lunedì salta. In dieci minuti il telefono del responsabile di produzione squilla tre volte. Il commerciale vuole sapere cosa dire ai clienti. Gli acquisti cercano un fornitore alternativo. La logistica riorganizza i turni. Tutti lavorano. Tantissimo. Nessuno si parla.

Lunedì mattina il commerciale ha promesso consegne che la produzione non può garantire. Gli acquisti hanno ordinato materiale che il magazzino non sa dove mettere. E c’è una mail in copia a quattordici persone che inizia con «Come già detto…».

Ognuno ha gestito la sua crisi. Nessuno ha gestito quella dell’azienda.


Leggi l'articolo »


SE OGNI REPARTO FUNZIONA, PERCHÉ L’AZIENDA NO?

Lunedì, ore 9. La produzione presenta i suoi numeri: tutto in linea. La logistica presenta i suoi: tempi rispettati. Il commerciale ha chiuso il trimestre sopra target.

Poi qualcuno legge la mail di un cliente storico. È furioso. L’ordine è arrivato in ritardo, incompleto, e nessuno lo ha avvisato. Silenzio. «Da noi è uscito tutto nei tempi.» «Il problema è a monte.» «Io l’avevo segnalato.»

Ognuno ha fatto il suo lavoro. Il cliente, intanto, sta facendo il suo: cercare un altro fornitore. I silos aziendali non si vedono negli organigrammi. Si vedono il lunedì mattina, in riunione.


Leggi l'articolo »


LA MAPPA DEL FLOW: IN CHE STATO LAVORA IL TUO TEAM?

Ti è mai capitato di avere troppo da fare e sentirti comunque di non essere all’altezza? Oppure, al contrario, di avere così poco stimolo da chiederti perché stai facendo proprio quel lavoro?

Sono due situazioni molto diverse, ma hanno qualcosa in comune: ci dicono che sfida e competenze non sono in equilibrio.

È proprio qui che entra in gioco uno degli strumenti più interessanti di Fligby: la Mappa del Flow. Si basa sulla teoria del flow di Mihaly Csikszentmihalyi, lo psicologo che ha ideato Fligby insieme ad Aleas Simulations.


Leggi l'articolo »


LE 4 COMPETENZE CHE DECIDONO SE UN MANAGER VA IN FLOW

C’è un tipo di manager molto comune: si descrive come “bravo a dare feedback”. Lo dà spesso, con calma, di solito a fine riunione. Tipo: ottimo lavoro, andiamo avanti così.

Poi arriva la simulazione. E i dati raccontano un’altra storia: quel feedback è generico, arriva tardi, e nessuno cambia mai comportamento dopo averlo sentito.

Non è un caso reale, è solo un tipo umano molto diffuso. Quello che pensiamo di saper fare e quello che facciamo davvero, sotto pressione, spesso non coincidono.


Leggi l'articolo »


CASE STUDY: COSA SUCCEDE QUANDO 12 MANAGER SEGUONO IL FLOW4LEADER PROGRAM

E se il problema non fosse la mancanza di formazione dei singoli manager, ma il fatto che stiamo formando i singoli senza allenare il sistema in cui devono lavorare insieme?

Da qui nasce la scelta del Flow4Leader Program.

Non dodici corsi individuali.
Non un altro workshop di leadership.

Un unico percorso per 12 manager, lungo 10-12 mesi, nel quale crescita individuale e crescita organizzativa procedono insieme.


Leggi l'articolo »

APPROFONDIAMO INSIEME!


Ti interessa a questo argomento?

Parliamone insieme!

Compila il form con i tuoi dati per prenotare una call gratuita di approfondimento.

Verrai contattato al più presto per discutere insieme a noi i  dettagli che ti interessano e ricevere ulteriori informazioni sull’argomento.








Prenota una Call con un consulente

Inserisci i tuoi dati, ti ricontatteremo nel giro di poche ore.

LE 4 COMPETENZE CHE DECIDONO SE UN MANAGER VA IN FLOW






Anteprima corpo articolo, le-4-competenze-flow-fligby


Articolo del blog

LE 4 COMPETENZE CHE DECIDONO
SE UN MANAGER VA IN FLOW

C'è un tipo di manager molto comune: si descrive come "bravo a dare feedback". Lo dà spesso, con calma, di solito a fine riunione. Tipo: ottimo lavoro, andiamo avanti così.

Poi arriva la simulazione. E i dati raccontano un'altra storia: quel feedback è generico, arriva tardi, e nessuno cambia mai comportamento dopo averlo sentito.

Non è un caso reale, è solo un tipo umano molto diffuso. Quello che pensiamo di saper fare e quello che facciamo davvero, sotto pressione, spesso non coincidono.

Approfondiamolo insieme →

QUATTRO COMPETENZE E LO STATO DI FLOW

FLIGBY osserva 29 competenze di leadership mentre un manager gestisce un'azienda simulata sotto pressione. Quattro di queste risultano le più legate allo stato di flow: capacità di bilanciamento, feedback, punti di forza personali, pensiero strategico.

Il motivo è più intuitivo di quanto sembri. Il flow non è "essere positivi" o "avere energia", è restare lucidi e concentrati mentre la situazione si complica, invece di andare in tilt o spegnersi. E per restarci servono esattamente queste quattro cose. Qualcuno che calibri la sfida alla misura giusta, altrimenti ti annoi o vai in ansia. Un modo per capire, in tempo reale, se stai andando nella direzione giusta, altrimenti navighi alla cieca fino alla prossima valutazione annuale. La capacità di appoggiarti a quello che sai fare meglio invece che ai riflessi automatici, altrimenti la pressione ti fa regredire ai comportamenti di sempre. E uno sguardo che va oltre l'urgenza del momento, altrimenti risolvi il problema di oggi creandone uno più grande per la settimana prossima.

Non sono un podio, sono quattro leve che si possono allenare. Vediamole una per una, con una domanda scomoda per ciascuna.

Capacità di bilanciamento.
Calibrare la sfida rispetto a quello che una persona sa già fare. Troppo facile, il team si spegne e naviga su LinkedIn sotto al tavolo. Troppo difficile, si blocca. Quante volte hai dato lo stesso compito a due persone con esperienza molto diversa, solo perché tanto lo sanno fare tutti?

Feedback.
Non quello che pensi di dare, quello che cambia davvero qualcosa. Dire ottimo lavoro a fine riunione costa zero energia mentale. Indicare un comportamento preciso da ripetere o correggere, nel momento giusto, molto di più. L'ultimo feedback che hai dato, chi lo ha ricevuto saprebbe dirti cosa fare di diverso domani?

L'idea centrale

Non conta quello che sai fare.
Conta quello che fai quando conta.

Punti di forza personali.
Non riguarda solo conoscere i propri, ma soprattutto saper riconoscere quelli degli altri, e usarli per aiutare ciascuno a trovare il compito adatto invece di assegnare lo stesso tipo di lavoro a tutti allo stesso modo. Sotto stress la maggior parte dei manager smette di farlo: torna ai riflessi automatici, affida i compiti a chi ha davanti in quel momento, non a chi nel team è più portato per quel tipo di lavoro. Nell'ultima situazione davvero difficile, hai assegnato i compiti pensando ai punti di forza di ciascuno, o alla prima persona libera?

Pensiero strategico.
Guardare oltre l'urgenza e collegare una decisione alle sue conseguenze, più avanti nel tempo. Non è pianificazione astratta a lungo termine, è la domanda che ti fai prima di risolvere il problema di oggi nel modo più veloce possibile. L'ultima decisione presa per chiudere in fretta, che effetto ha avuto due settimane dopo?

Diagramma a nido d'ape delle 29 competenze di leadership osservate da Fligby, con le quattro competenze piu determinanti per lo stato di flow evidenziate in verde: capacita di bilanciamento, feedback, punti di forza personali, pensiero strategico
Le 29 competenze osservate da Fligby. In verde, le quattro piu determinanti per lo stato di flow.

IL COMPORTAMENTO OSSERVATO, NON QUELLO DICHIARATO

Qui la differenza tra un questionario e una simulazione. Chiedi a un manager se sa dare feedback efficace: la risposta è quasi sempre sì, con vari livelli di convinzione. Fligby non chiede. Osserva. Mette il manager in scenari aziendali reali, sotto pressione, e registra cosa fa davvero, decisione dopo decisione.

Le quattro competenze non sono un elenco da spuntare a fine anno in una scheda di valutazione. Sono il punto da cui parte un lavoro serio sul flow di un team, perché un manager può intervenire su di loro concretamente. Non sono un tratto di personalità fisso, sono muscoli. Se vuoi vedere Fligby all'opera prima di portarlo nella tua azienda, martedì 6 ottobre alle 12:30 dedichiamo 45 minuti a questo, in pausa pranzo. Per iscriverti clicca sul link qui sotto.

Vuoi scoprire tutti i moduli di Flow4Leader? 🚀
Non perderti le nostre Pillole di Gamification: webinar di 45 minuti in cui esploreremo, uno dopo l’altro, i diversi moduli che compongono il percorso e scopriremo come trasformare la formazione in un’esperienza coinvolgente e interattiva.

Il primo appuntamento sarà martedì 6 ottobre ore 12.30-13.15.

Esploreremo come Fligby, la nostra leadership simulation mette alla prova le decisioni dei vostri manager e fa emergere aree di forza e di miglioramento.


Il prossimo passo

Ti interessa questo argomento?

Approfondiamolo insieme →


IL FLOW PER LA FELICITA' E IL SUCCESSO

LA LEADERSHIP NELLA VITA E NEL LAVORO.


IL LIBRO DI STEFANO SELVINI

“Si legge in un soffio: è un romanzo, ma è anche una guida assistita al lavoro per arrivare a padroneggiarlo.”

“Questo romanzo unisce la teoria alla pratica, invitandoci a rispondere a una questione di fondo: quando il lavoro vale la pena di essere vissuto?”

“Pagina dopo pagina familiarizzerete – passo al voi, avendole già lette in anteprima – con Marco Riva, il protagonista, rispecchiandovi nella sua costante ricerca di felicità. Perché tutti, nessuno escluso, cerchiamo la piena realizzazione.”

FILIPPO POLETTI – Top Voice Linkedin e influencer del benessere al lavoro

leggi gli altri

ARTICOLI DEL BLOG


QUANDO SCOPPIA LA CRISI, PERCHÉ OGNUNO SI CHIUDE NEL SUO REPARTO?

Venerdì, ore 17.40. Un fornitore chiave comunica che la consegna di lunedì salta. In dieci minuti il telefono del responsabile di produzione squilla tre volte. Il commerciale vuole sapere cosa dire ai clienti. Gli acquisti cercano un fornitore alternativo. La logistica riorganizza i turni. Tutti lavorano. Tantissimo. Nessuno si parla.

Lunedì mattina il commerciale ha promesso consegne che la produzione non può garantire. Gli acquisti hanno ordinato materiale che il magazzino non sa dove mettere. E c’è una mail in copia a quattordici persone che inizia con «Come già detto…».

Ognuno ha gestito la sua crisi. Nessuno ha gestito quella dell’azienda.


Leggi l'articolo »


SE OGNI REPARTO FUNZIONA, PERCHÉ L’AZIENDA NO?

Lunedì, ore 9. La produzione presenta i suoi numeri: tutto in linea. La logistica presenta i suoi: tempi rispettati. Il commerciale ha chiuso il trimestre sopra target.

Poi qualcuno legge la mail di un cliente storico. È furioso. L’ordine è arrivato in ritardo, incompleto, e nessuno lo ha avvisato. Silenzio. «Da noi è uscito tutto nei tempi.» «Il problema è a monte.» «Io l’avevo segnalato.»

Ognuno ha fatto il suo lavoro. Il cliente, intanto, sta facendo il suo: cercare un altro fornitore. I silos aziendali non si vedono negli organigrammi. Si vedono il lunedì mattina, in riunione.


Leggi l'articolo »


LA MAPPA DEL FLOW: IN CHE STATO LAVORA IL TUO TEAM?

Ti è mai capitato di avere troppo da fare e sentirti comunque di non essere all’altezza? Oppure, al contrario, di avere così poco stimolo da chiederti perché stai facendo proprio quel lavoro?

Sono due situazioni molto diverse, ma hanno qualcosa in comune: ci dicono che sfida e competenze non sono in equilibrio.

È proprio qui che entra in gioco uno degli strumenti più interessanti di Fligby: la Mappa del Flow. Si basa sulla teoria del flow di Mihaly Csikszentmihalyi, lo psicologo che ha ideato Fligby insieme ad Aleas Simulations.


Leggi l'articolo »


LE 4 COMPETENZE CHE DECIDONO SE UN MANAGER VA IN FLOW

C’è un tipo di manager molto comune: si descrive come “bravo a dare feedback”. Lo dà spesso, con calma, di solito a fine riunione. Tipo: ottimo lavoro, andiamo avanti così.

Poi arriva la simulazione. E i dati raccontano un’altra storia: quel feedback è generico, arriva tardi, e nessuno cambia mai comportamento dopo averlo sentito.

Non è un caso reale, è solo un tipo umano molto diffuso. Quello che pensiamo di saper fare e quello che facciamo davvero, sotto pressione, spesso non coincidono.


Leggi l'articolo »


CASE STUDY: COSA SUCCEDE QUANDO 12 MANAGER SEGUONO IL FLOW4LEADER PROGRAM

E se il problema non fosse la mancanza di formazione dei singoli manager, ma il fatto che stiamo formando i singoli senza allenare il sistema in cui devono lavorare insieme?

Da qui nasce la scelta del Flow4Leader Program.

Non dodici corsi individuali.
Non un altro workshop di leadership.

Un unico percorso per 12 manager, lungo 10-12 mesi, nel quale crescita individuale e crescita organizzativa procedono insieme.


Leggi l'articolo »

APPROFONDIAMO INSIEME!


Ti interessa a questo argomento?

Parliamone insieme!

Compila il form con i tuoi dati per prenotare una call gratuita di approfondimento.

Verrai contattato al più presto per discutere insieme a noi i  dettagli che ti interessano e ricevere ulteriori informazioni sull’argomento.








Prenota una Call con un consulente

Inserisci i tuoi dati, ti ricontatteremo nel giro di poche ore.