LA CONCENTRAZIONE SI ESPANDE

concentrazione

Quando cominciamo a rispondere a un’opportunità che presenta obiettivi chiari e fornisce un feedback immediato, probabilmente vi veniamo coinvolti, anche se l’attività non è di per se stessa molto “importante” – può trattarsi di un gioco, di un hobby o di una conversazione stimolante. Quando il coinvolgimento supera una certa soglia di intensità, sentiamo che la concentrazione si espande e a un tratto siamo profondamente immersi nel gioco, nelle attività richieste dall’hobby o nell’interazione con l’interlocutore. A questo punto non dobbiamo più decidere che cosa fare, ma agiamo spontaneamente, quasi automaticamente, anche se qualche aspetto del compito che stiamo eseguendo è molto difficile o rischioso.

Nella vita quotidiana

Nella vita quotidiana raramente concentriamo la nostra attenzione oltre un tempo breve e un livello superficiale. Al contrario siamo costantemente distratti, la nostra attenzione scivola da uno stimolo all’altro, come la “mente della scimmia” descritta dai buddhisti. Tale cronica distrazione rende più difficile sperimentare la pienezza del nostro essere. Nel Flow, invece, l’azione e la consapevolezza si fondono in un unico flusso di energia. Un rocciatore descrive così questo processo:

            è una sensazione zen, come la meditazione o la concentrazione. Quello che capita è che la mente è puntata su una cosa sola (…) allora le cose diventano automatiche (…) in qualche modo la cosa giusta viene fatta senza che neppure te ne renda conto (…) succede, tutto lì. E tu sei più concentrato.

In quei momenti la distinzione fra il sé e l’attività scompare. Citiamo un ciclista professionista: “Non hai l’impressione di essere su una bicicletta (…) ti sembra che questa macchina sia una parte di te, con cui sei nato…”. Un altro rocciatore spiega: “E’ una piacevole sensazione di totale coinvolgimento. Diventi una sorta di robot (…) o meglio, una sorta di animale (…) non avverti più altro che i movimenti del corpo (…) sei come una pantera raccolta per il balzo”. Si tratta di un tipo particolare di concentrazione, poiché non si deve sforzare la mente per pensare a fondo, come quando si cerca di risolvere un problema matematico; al contrario, sembra che il processo del pensiero non richieda alcuno sforzo.

Nella Poesia

Il poeta Richard Jones descrive efficacemente questa situazione:

            Mi sento come se fossi attraversato da un flusso di energia che lascio scorrere liberamente. Quando scrivi, un flusso di energia molto intelligente attraversa il tuo corpo, ed è quell’energia a essere concentrata ed espressa, non il pensiero. Il Flow mi attraversa quando non lascio che lo scrittore che è in me interferisca con la scrittura. Come faccio a entrare in quello stato? Mah, di solito comincio a pensare.

Nel punto in cui comincia “a pensare”, la fusione fra scrittore e scrittura svanisce; il poeta cerca di tradurre consapevolmente le idee in parole, invece di lasciare che esse sgorghino liberamente e si dispongano spontaneamente nel loro ordine. Viceversa, nello stato di Flow il poeta si concentra sulle parole che scaturiscono dalla sua mente – le assapora, le ripete con passione, si sforza di decifrarne il significato – invece di sottometterle al suo comando.

Nel Basket

Un famoso giocatore di basket descrive in modo analogo i suoi momenti più intensi: “In certi momenti del gioco mi trovo in uno stato di concentrazione superiore, in cui non esiste null’altro, nulla tranne l’atto di partecipare al gioco e tirare la palla. C’è un giocatore che deve contrastarmi, ma io non sono interessato a lui. A quel punto non sono in competizione con lui. Sto cercando di piazzare la palla nel punto perfetto, e questo non ha nulla a che fare con la vittoria o la sconfitta”.

Come in Estasi

Nello stesso Flow la concentrazione è così profonda che a volte si usa il termine “estasi” per descriverla. Il termine greco estasi significa letteralmente “stare da parte; in senso figurato, significa analogamente essere all’esterno della routine quotidiana, in una realtà a sé stante definita dalle regole e dalle esigenze di una data attività. Alcuni raggiungono l’estasi muovendosi materialmente da uno spazio a un altro – entrando in un tempio, in un museo, in un contesto naturale maestoso. Un rocciatore professionista intervistato ha dichiarato: “Un uomo sulla montagna ha grandi potenzialità. In genere la gente cerca qualcosa bevendo, drogandosi, non importa come. Ma è la natura che può portare un uomo più vicino a ciò che cerca. Scalare montagne rinforza il corpo e la mente, e consente di scrutare gli abissi più profondi dell’animo umano. Quando sei lassù vedi qual è il vero posto dell’uomo nella natura, ti senti tutt’uno con la natura”. Altri raggiungono l’estasi seduti alla loro scrivania, lasciando vagare la mente in un altro mondo dove esistono soltanto numeri, versi, problemi scacchistici o note musicali. Ralph Shapey, un noto compositore contemporaneo, ha detto:

            Sei in uno stato estatico talmente profondo che ti senti come se non esistessi. L’ho sperimentato più volte. Sembra che la mia mano sia deconnessa da me stesso e io non ho nulla a che fare con ciò che accade. Resto seduto, lo sguardo fisso nel vuoto, in uno stato di sgomento e stupore. E la musica sgorga da sé

E’ interessante notare che in realtà l’estasi è il risultato della limitatezza della nostra capacità di concentrazione. La nostra mente non può reagire a troppi stimoli simultanei. Se focalizziamo davvero l’attenzione su un dato compito, che si tratti di scalare una parete rocciosa o di scrivere musica, non possiamo percepire nulla che sia al di fuori dell’ambito circoscritto da quello stimolo.

#gowiththeflow #traintheleadership #leadershipeflow

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