Il burnout non arriva all’improvviso
Articolo del blog IL BURNOUT NON ARRIVA ALL’IMPROVVISO. SI COSTRUISCE OGNI GIORNO. E il momento peggiore per accorgersene è quando è già esploso. Scritto

In questo articolo andremo a vedere come affrontare la Great Resignation
Nelle settimane passate, abbiamo parlato più volte del fenomeno della Great Resignation, ovvero delle “Grandi Dimissioni”.
La pandemia ha radicalmente cambiato il paradigma del mondo lavorativo, portando milioni di persone a riconsiderare le proprie priorità e abbandonare la propria posizione. In questo articolo andremo a vedere come affrontare la Great Resignation.
Secondo uno studio di McKinsey, il 40% dei lavoratori a livello mondiale è intenzionato a cambiare lavoro nei prossimi 4-6 mesi, il 53% dei datori di lavoro ha affermato di avere un turnover volontario maggiore rispetto agli anni precedenti e il 64% si aspetta che il problema continui, o peggiori, nei prossimi sei mesi.
L’Associazione Italiana Direzione Personale (AIDP) ha pubblicato i dati secondo cui le dimissioni volontarie fra i giovani in Italia toccano il 60% delle aziende. I settori più coinvolti sono quello Informatico e Digitale (32%), Produzione (28%) e Marketing e Commerciale (27%). A scegliere di cambiare lavoro sono soprattutto le persone nella fascia d’età compresa fra i 26 e i 35 anni, che costituisce il 70% del campione analizzato; perlopiù impiegati in aziende del Nord Italia.
Le cause che portano a questa decisione sono diverse e non ancora ben definite, ma vanno dal burnout, alla ricerca di un posto che preservi il benessere, al desiderio di poter avere la possibilità di gestire le giornate di lavoro in modo flessibile difendendo il work-life balance.
In generale, è presente un clima di insoddisfazione tra la popolazione lavorativa.
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COME SI PUÒ FARE PER AUMENTARE LA RETENTION E DIMINUIRE IL TURNOVER?
Le aziende che vogliono contrastare questo fenomeno dovranno puntare sulla cura delle persone. I lavoratori sono alla ricerca di posizioni lavorative che tengano conto del proprio benessere, sono stanche di essere considerate ingranaggi sostituibili di un macchinario. È necessario aumentare il loro coinvolgimento con l’azienda.
IL FLOW AUMENTA LA RETENTION
Un modo per far stare bene le persone al lavoro è aiutarle a raggiungere lo stato di Flow, ovvero quello stato mentale in cui, mentre svolge un’attività, la persona è completamente immersa in una sensazione di concentrazione energica, pieno coinvolgimento e godimento.
La teoria del Flow è stata ideata dal Prof. Csikszentmihalyi e prevede nove elementi fondamentali per riuscire a raggiungere questo stato. Esaminando questi elementi è possibile capire come poter affrontare lo “strisciante disimpegno” che caratterizza la situazione attuale.
Come si evidenzia da questi nove elementi, un approccio basato sul Flow consente di affrontare la forte demotivazione e il disimpegno che sono alla base del fenomeno della Great Resignation. Come introdurre una cultura aziendale basata sul Flow? Noi di CapoLeader abbiamo la soluzione vincente.
FLIGBY E IL FLOW
Per creare un ambiente lavorativo coinvolgente e stimolante, in cui le persone riescano a raggiungere facilmente lo stato di Flow, serve impegno e allenamento: FLIGBY è lo strumento adatto!
FLIGBY è il primo simulatore di leadership pensato per aiutare i manager a creare un ambiente lavorativo che promuova il Flow. Il vantaggio di un simulatore di leadership è quello di poter sperimentare situazioni reali, che solitamente capiterebbero in molti anni di lavoro, in poche ore di gioco. Nella simulazione ogni giocatore assumerà il ruolo di Direttore Generale di un’azienda, dovrà prendere decisioni difficili, gestire un team di persone, dare e ricevere feedback e sviluppare un modello di leadership basato sul Flow in un contesto simile alla realtà, dove però è possibile sbagliare ed imparare dai propri errori.
Allenarsi a creare un ambiente in cui le persone entrino facilmente in Flow, lavorando sui nove elementi presentati sopra, è utile per riuscire a ricreare nella propria realtà quelle condizioni che aiuteranno le persone a sentirsi coinvolte e motivate, evitando alti tassi di turnover e aumentando la retention aziendale.
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Articolo del blog IL BURNOUT NON ARRIVA ALL’IMPROVVISO. SI COSTRUISCE OGNI GIORNO. E il momento peggiore per accorgersene è quando è già esploso. Scritto

C’è una cosa che quasi tutti i manager e i responsabili HR hanno in comune, indipendentemente dal settore e dalla dimensione dell’azienda.
Quando descrivono il periodo più difficile della loro carriera, o la perdita di un talento chiave, usano le stesse parole:
“Non me ne ero accorto.”
“Pensavo di reggere.”
“A un certo punto il sistema è semplicemente collassato.”
Il burnout è una delle patologie più subdole del mondo del lavoro moderno. Non arriva con un segnale preciso, si accumula in silenzio, settimana dopo settimana. E quando esplode, il conto è sempre molto più alto di quello che si poteva immaginare.

C’è una lezione silenziosa e straordinaria che la natura insegna ogni giorno tra le vette maestose e le valli : un fiume non lotta mai contro le rocce che trova sul suo cammino, né si ferma a lamentarsi se il letto si restringe. Trova una via, si adatta, plasma la pietra e continua a scorrere, portando vita ovunque passi.
È con questo identico spirito che le persone che ogni giorno custodiscono lo splendido Parco delle Alpi Marittime hanno deciso di mettersi in gioco, trasformando la formazione tradizionale in un’esperienza di pura evoluzione organizzativa.
Come partner strategici di questo viaggio, non abbiamo progettato un semplice corso in aula, ma un vero e proprio ecosistema d’innovazione.

C’è una scena che si ripete in quasi ogni azienda.
Il direttore chiede: “Qualcuno ha idee su come affrontare questo problema?”
Silenzio.
Qualcuno controlla lo smartphone. Qualcun altro annuisce in modo vago. La riunione finisce con i soliti tre che parlano e tutti gli altri che ascoltano passivamente.
Poi, nel parcheggio o davanti alla macchinetta del caffè, emergono le vere opinioni:
“Io avrei fatto diversamente…”
“Secondo me il problema reale è un altro.”
“L’ho detto mille volte, ma tanto nessuno ascolta.”
Questo è il costo invisibile che nessun bilancio societario registra: il valore delle idee che le persone hanno in testa, ma che non portano mai sul tavolo.

Come manager e leader, il tuo valore aggiunto risiede nella strategia, nella motivazione del team, nella risoluzione di problemi complessi. Eppure, ogni singolo giorno, gran parte del tuo potenziale viene prosciugato da un costante “rumore di fondo” fatto di mille micro-attività ripetitive, notifiche asfissianti e compiti burocratici.
Nelle aziende accade esattamente lo stesso azzardo ogni giorno. Solo che al posto dei medici ci sono i direttori d’area: il Marketing, le Vendite, la Produzione, le Risorse Umane.
Spesso si pensa che basti mettere insieme ottimi professionisti per avere un’azienda efficiente. Mandiamo i manager ai classici corsi teorici, spieghiamo loro l’importanza di “collaborare” e poi li rimandiamo alle loro scrivanie. Il risultato? Il lunedì mattina la realtà li travolge e ognuno torna a difendere il proprio orticello.
Quando un’organizzazione rifiuta di investire sul pensiero sistemico e rinuncia a strumenti di simulazione d’impatto come Friday Night at the ER, non sta semplicemente risparmiando sul budget della formazione. Sta pagando una tassa occulta, altissima e quotidiana.
Ecco il vero conto che i “silos aziendali” presentano al tuo conto economico.

Immagina un Pronto Soccorso il venerdì sera. Le ambulanze continuano ad arrivare, i letti in terapia intensiva sono esauriti e il reparto di radiologia è intasato. Cosa succede se il responsabile dell’accettazione decide di bloccare gli ingressi per “alleggerire” il proprio ufficio, ignorando che così facendo manderà in tilt l’intera rete di emergenza cittadina?
Nelle aziende accade esattamente lo stesso azzardo ogni giorno. Solo che al posto dei medici ci sono i direttori d’area: il Marketing, le Vendite, la Produzione, le Risorse Umane.
Spesso si pensa che basti mettere insieme ottimi professionisti per avere un’azienda efficiente. Mandiamo i manager ai classici corsi teorici, spieghiamo loro l’importanza di “collaborare” e poi li rimandiamo alle loro scrivanie. Il risultato? Il lunedì mattina la realtà li travolge e ognuno torna a difendere il proprio orticello.
Quando un’organizzazione rifiuta di investire sul pensiero sistemico e rinuncia a strumenti di simulazione d’impatto come Friday Night at the ER, non sta semplicemente risparmiando sul budget della formazione. Sta pagando una tassa occulta, altissima e quotidiana.
Ecco il vero conto che i “silos aziendali” presentano al tuo conto economico.
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