
FORMI IL LEADER O SISTEMI L’AZIENDA?
Perché la formazione manageriale non regge al rientro in ufficio: il costo di scegliere tra il leader e il sistema, invece di lavorare su entrambi.

Nel tanto atteso sequel di Inside Out, le emozioni nella mente di Riley sono aumentate, introducendo tra i vari personaggi: Ansia e Noia.
Queste emozioni, spesso viste come negative, assumono un ruolo cruciale sia nella trama del film che nella vita reale.
L’ansia e la noia assumono un’importanza fondamentale nello sviluppo dello Stato di Flow, poiché ci aiutano a bilanciare sfide e abilità, facilitando una crescita graduale e continua.
Vediamo in questo articolo della Palestra del Flow come lavorare con queste due emozioni per ritrovare lo stato di Flow.
Ti interessa questo argomento?
LA FUNZIONE DI ANSIA E NOIA NEL FILM E NELLA VITA REALE.
Ansia è rappresentata come un personaggio nervoso e sempre in allerta, il cui compito principale è preparare Riley alle possibili minacce e sfide future. Sebbene spesso percepita come negativa, l’ansia ha una funzione protettiva e motivante, spingendoci a migliorare le nostre competenze e a prepararci adeguatamente.
Ansia aiuta Riley a essere consapevole delle difficoltà che potrebbe incontrare, preparandola mentalmente e fisicamente.
Questo è particolarmente importante per affrontare situazioni nuove e impegnative, dove la preparazione può fare la differenza tra successo e fallimento.
Tuttavia, quando l’ansia diventa eccessiva, può portare a situazioni problematiche. Nel corso del film, Riley sperimenta un attacco di panico durante una giornata particolarmente stressante.
L’ansia, raffigurata come un personaggio costantemente in allerta, sovraccarica Riley con pensieri negativi e preoccupazioni incessanti.
La combinazione di nuove sfide, pressioni accademiche e il timore di fallire crea un ambiente mentale insostenibile.
Questo eccesso di ansia provoca in Riley un senso di schiacciante paura e perdita di controllo, culminando in un attacco di panico.
La scena illustra quanto sia importante riconoscere e gestire l’ansia, evidenziando come l’equilibrio tra le emozioni sia fondamentale per il benessere mentale.
Noia, al contrario, è raffigurata come un personaggio apatico e indifferente, che si manifesta quando le attività di Riley non sono più sufficientemente stimolanti.
Noia segnala a Riley che è tempo di cambiare, di trovare nuove attività e interessi che possano stimolarla e renderla felice.
La noia diventa quindi un motore di cambiamento, spingendo Riley a cercare ciò che veramente le interessa e la appassiona.
Questo processo di ricerca e scoperta è essenziale per la crescita personale e per mantenere un equilibrio emotivo sano.
METTITI ALL’OPERA
Inside Out 2 non è solo un bel film d’animazione, ma una riflessione profonda sulle emozioni e sulle loro interazioni nel contesto della crescita personale e del benessere emotivo.
Attraverso l’ansia e la noia, il film ci invita a considerare come queste emozioni, se ben gestite, possano diventare risorse preziose nel nostro viaggio verso lo stato di Flow, un momento di massimo coinvolgimento e soddisfazione nelle nostre attività quotidiane.
In questo percorso, impariamo che ogni emozione ha il suo posto e la sua importanza nel plasmare la nostra esperienza di vita, spingendoci a crescere e a scoprire il nostro potenziale emotivo e creativo.
Ti interessa questo argomento?
ARTICOLI DEL BLOG

Perché la formazione manageriale non regge al rientro in ufficio: il costo di scegliere tra il leader e il sistema, invece di lavorare su entrambi.

Fai una prova. Apri il cedolino paga di novembre e cerca la voce “contributi fondi interprofessionali”. C’è, anche se probabilmente non l’hai mai notata — nessuno la nota, è sepolta tra decine di altre righe che nessun HR legge davvero.
Ogni mese, insieme agli stipendi, la tua azienda versa lo 0,30% del monte salari all’INPS.
Non è una tassa. È un salvadanaio.
Solo che l’80% delle PMI italiane non lo apre mai. E quei soldi, silenziosamente, ogni anno tornano allo Stato — come se non fossero mai stati versati.

Metà agosto. Foto in spiaggia, aperitivo al tramonto, quel libro che porti in valigia da tre anni e non apri mai. Poi il 25 agosto succede la cosa strana: sei tornato, sei abbronzato, e sei comunque cotto come una bistecca lasciata troppo sulla griglia.
Se ti è già successo, buone notizie: non sei pigro, non sei “poco resiliente”, non hai sbagliato meta. Hai solo applicato al riposo lo stesso errore che applichiamo al lavoro: pensare che basti il tempo. Non basta il tempo. Serve l’energia giusta, gestita nel modo giusto. E qui la faccenda si fa interessante, perché è la stessa identica lezione che dovremmo portarci in ufficio undici mesi l’anno.

C’è una cosa che quasi tutti i manager e i responsabili HR hanno in comune, indipendentemente dal settore e dalla dimensione dell’azienda.
Quando descrivono il periodo più difficile della loro carriera, o la perdita di un talento chiave, usano le stesse parole:
“Non me ne ero accorto.”
“Pensavo di reggere.”
“A un certo punto il sistema è semplicemente collassato.”
Il burnout è una delle patologie più subdole del mondo del lavoro moderno. Non arriva con un segnale preciso, si accumula in silenzio, settimana dopo settimana. E quando esplode, il conto è sempre molto più alto di quello che si poteva immaginare.

C’è una lezione silenziosa e straordinaria che la natura insegna ogni giorno tra le vette maestose e le valli : un fiume non lotta mai contro le rocce che trova sul suo cammino, né si ferma a lamentarsi se il letto si restringe. Trova una via, si adatta, plasma la pietra e continua a scorrere, portando vita ovunque passi.
È con questo identico spirito che le persone che ogni giorno custodiscono lo splendido Parco delle Alpi Marittime hanno deciso di mettersi in gioco, trasformando la formazione tradizionale in un’esperienza di pura evoluzione organizzativa.
Come partner strategici di questo viaggio, non abbiamo progettato un semplice corso in aula, ma un vero e proprio ecosistema d’innovazione.

C’è una scena che si ripete in quasi ogni azienda.
Il direttore chiede: “Qualcuno ha idee su come affrontare questo problema?”
Silenzio.
Qualcuno controlla lo smartphone. Qualcun altro annuisce in modo vago. La riunione finisce con i soliti tre che parlano e tutti gli altri che ascoltano passivamente.
Poi, nel parcheggio o davanti alla macchinetta del caffè, emergono le vere opinioni:
“Io avrei fatto diversamente…”
“Secondo me il problema reale è un altro.”
“L’ho detto mille volte, ma tanto nessuno ascolta.”
Questo è il costo invisibile che nessun bilancio societario registra: il valore delle idee che le persone hanno in testa, ma che non portano mai sul tavolo.
Ti interessa a questo argomento?
Parliamone insieme!
Compila il form con i tuoi dati per prenotare una call gratuita di approfondimento.
Verrai contattato al più presto per discutere insieme a noi i dettagli che ti interessano e ricevere ulteriori informazioni sull’argomento.