
FORMI IL LEADER O SISTEMI L’AZIENDA?
Perché la formazione manageriale non regge al rientro in ufficio: il costo di scegliere tra il leader e il sistema, invece di lavorare su entrambi.
Perché la gestione del team spesso funziona… solo finché il leader è presente
Chiunque si occupi della gestione del team da un po’ — che sia un manager, un team leader o un professionista HR — conosce bene quella strana sensazione “da equilibrista”. Le persone sono in gamba, il clima in ufficio è sereno e i risultati arrivano pure… ma c’è un “ma”.
Il “ma” è che, non appena la figura di riferimento si assenta o si prende un weekend lungo, il sistema rallenta. Le decisioni rimangono appese, le responsabilità si fanno nebbiose e tornano a galla quei soliti problemini che sembravano risolti tre riunioni prima.
A quel punto, la domanda sorge spontanea: “Si sta chiedendo troppo? O si è di fronte a una difficoltà nel delegare?”. Spesso la risposta è più semplice (e rassicurante) di quanto si pensi: il problema non è nelle singole persone e nemmeno nelle intenzioni di chi le guida. Il problema sono le falle invisibili.
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Molti team di lavoro funzionano su un equilibrio fragilissimo, che sta in piedi solo perché qualcuno continua a “metterci una pezza”.
Nella gestione del team, le falle sono quei punti in cui l’autonomia si disperde. Non sono errori madornali che fanno scattare l’allarme antincendio; sono più simili a micro-perdite in un tubo: non allagano la stanza subito, ma sprecano una quantità incredibile di energia e rendono il leader indispensabile nel modo sbagliato.
Ecco le 5 falle che prosciugano il benessere organizzativo e frenano la crescita:
La falla decisionale: quando anche la scelta della marca del caffè deve passare dall’alto.
La falla di responsabilità: quando tutti sono “sul pezzo”, ma se qualcosa va storto, il colpevole è un misterioso fantasma.
La falla di coordinamento: quando si fanno più riunioni per decidere come lavorare che ore di lavoro effettivo.
La falla di confronto: quando regna la “pace dei sensi”, ma le verità scomode non vengono mai a galla.
La falla di dipendenza: quando il team è una Ferrari, ma solo una persona possiede le chiavi per accenderla.
IL PARADOSSO: LE FALLE NASCONO NEI TEAM CHE FUNZIONANO
Sembra uno scherzo, ma è la verità. Le falle non compaiono nei gruppi disastrati (lì il problema è evidente), ma proprio nei team competenti che stanno crescendo.
All’inizio, essere un leader presente è un vantaggio: si decide rapido, si protegge il gruppo, si risolve tutto. Ma quando il team cresce, quel supporto si trasforma in una stampella. Chi guida inizia a compensare i piccoli attriti “solo per questa volta”, finché quel gesto diventa la norma.
Il sistema si adatta a questa presenza costante e la figura di riferimento diventa il meccanismo di sopravvivenza del gruppo. È un po’ come un’acqua che si scalda lentamente: all’inizio è piacevole, ma se non ci si accorge del cambiamento, si finisce “bolliti”.
NON SERVE PIU’ PRESSIONE, SERVE UN SISTEMA MIGLIORE PER GESTIRE IL TEAM
La tentazione classica di chi si occupa di gestione del team è rispondere alla fatica con… più gestione. Più controlli, più allineamenti, più presenza. Spoiler: non funziona. Le falle non chiedono “più leadership”, chiedono un cambiamento del sistema. L’obiettivo non è uscire dall’acqua lasciando il team a fondo, ma aiutarlo a regolare la temperatura da solo. La vera leadership che scala non è quella che regge tutto con la forza muscolare, ma quella che chiude le falle prima di diventare un collante permanente e faticoso.
COSA SUCCEDERA’ NELLE PROSSIME SETTIMANE?
Questa serie di articoli non serve a dare voti o a indicare errori, ma a rendere visibile dove si stia effettivamente sprecando energia. Nelle prossime puntate verrà analizzata ogni falla, una alla volta, per capire come trasformare la gestione del team da “pronto intervento” a strategia pura.
Quale di queste falle sta già scaldando troppo l’acqua nel sistema?
Il percorso inizierà la prossima settimana dalla più insidiosa: la falla decisionale. Sarà il primo passo per capire come restituire (finalmente) una reale autonomia ai collaboratori.
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FILIPPO POLETTI – Top Voice Linkedin e influencer del benessere al lavoro
ARTICOLI DEL BLOG

Perché la formazione manageriale non regge al rientro in ufficio: il costo di scegliere tra il leader e il sistema, invece di lavorare su entrambi.

Fai una prova. Apri il cedolino paga di novembre e cerca la voce “contributi fondi interprofessionali”. C’è, anche se probabilmente non l’hai mai notata — nessuno la nota, è sepolta tra decine di altre righe che nessun HR legge davvero.
Ogni mese, insieme agli stipendi, la tua azienda versa lo 0,30% del monte salari all’INPS.
Non è una tassa. È un salvadanaio.
Solo che l’80% delle PMI italiane non lo apre mai. E quei soldi, silenziosamente, ogni anno tornano allo Stato — come se non fossero mai stati versati.

Metà agosto. Foto in spiaggia, aperitivo al tramonto, quel libro che porti in valigia da tre anni e non apri mai. Poi il 25 agosto succede la cosa strana: sei tornato, sei abbronzato, e sei comunque cotto come una bistecca lasciata troppo sulla griglia.
Se ti è già successo, buone notizie: non sei pigro, non sei “poco resiliente”, non hai sbagliato meta. Hai solo applicato al riposo lo stesso errore che applichiamo al lavoro: pensare che basti il tempo. Non basta il tempo. Serve l’energia giusta, gestita nel modo giusto. E qui la faccenda si fa interessante, perché è la stessa identica lezione che dovremmo portarci in ufficio undici mesi l’anno.

C’è una cosa che quasi tutti i manager e i responsabili HR hanno in comune, indipendentemente dal settore e dalla dimensione dell’azienda.
Quando descrivono il periodo più difficile della loro carriera, o la perdita di un talento chiave, usano le stesse parole:
“Non me ne ero accorto.”
“Pensavo di reggere.”
“A un certo punto il sistema è semplicemente collassato.”
Il burnout è una delle patologie più subdole del mondo del lavoro moderno. Non arriva con un segnale preciso, si accumula in silenzio, settimana dopo settimana. E quando esplode, il conto è sempre molto più alto di quello che si poteva immaginare.

C’è una lezione silenziosa e straordinaria che la natura insegna ogni giorno tra le vette maestose e le valli : un fiume non lotta mai contro le rocce che trova sul suo cammino, né si ferma a lamentarsi se il letto si restringe. Trova una via, si adatta, plasma la pietra e continua a scorrere, portando vita ovunque passi.
È con questo identico spirito che le persone che ogni giorno custodiscono lo splendido Parco delle Alpi Marittime hanno deciso di mettersi in gioco, trasformando la formazione tradizionale in un’esperienza di pura evoluzione organizzativa.
Come partner strategici di questo viaggio, non abbiamo progettato un semplice corso in aula, ma un vero e proprio ecosistema d’innovazione.

C’è una scena che si ripete in quasi ogni azienda.
Il direttore chiede: “Qualcuno ha idee su come affrontare questo problema?”
Silenzio.
Qualcuno controlla lo smartphone. Qualcun altro annuisce in modo vago. La riunione finisce con i soliti tre che parlano e tutti gli altri che ascoltano passivamente.
Poi, nel parcheggio o davanti alla macchinetta del caffè, emergono le vere opinioni:
“Io avrei fatto diversamente…”
“Secondo me il problema reale è un altro.”
“L’ho detto mille volte, ma tanto nessuno ascolta.”
Questo è il costo invisibile che nessun bilancio societario registra: il valore delle idee che le persone hanno in testa, ma che non portano mai sul tavolo.
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