ARTICOLO DEL BLOG:

FALLA N.4:
LA MANCANZA DI CONFRONTO NEL TEAM

Quando la mancanza di confronto nel team rallenta tutto

Se stai leggendo questa parte, probabilmente stai annuendo. Perché nel tuo team le persone parlano. Le riunioni scorrono lisce, i toni sono civili, le decisioni vengono approvate. Tutto sembra funzionare.
Eppure qualcosa non torna.

Lo senti dopo.
Quando l’esecuzione rallenta.
Quando emergono obiezioni che “stranamente” nessuno aveva sollevato prima.
Quando scopri che qualcuno non era davvero allineato, ma non lo ha detto.

Questa non è una semplice difficoltà di comunicazione.
È mancanza di confronto nel team.
Ed è molto più diffusa di quanto si pensi.

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QUANDO IL CONFRONTO SI SPEGNE (SENZA CHE NESSUNO SE NE ACCORGA)

Nei team che crescono, il confronto non sparisce di colpo. Si diluisce.
All’inizio è solo un commento non fatto. Poi un dissenso accennato e subito smussato. Poi il silenzio educato di chi pensa: “non è il momento giusto”.

Un po’ come la rana bollita: l’acqua si scalda lentamente e nessuno salta fuori.
Finché diventa normale lavorare in un contesto dove il confronto nel team è evitato.
Non perché sia vietato, ma perché non conviene.

Il conto arriva sempre dopo: decisioni poco robuste, consenso di facciata, problemi che emergono quando ormai non sono più discutibili. E a quel punto costano il doppio.

Non per controllare. Ma per prevenire sorprese.

E così, senza accorgersene, il coordinamento smette di sostenere il lavoro e inizia a sostituirlo. È un po’ come dare troppe istruzioni a un robot: finisce per bloccarsi.

“MA IO HO SEMPRE DETTO CHE POSSONO PARLARE”

Qui so cosa stai pensando.
“Io lo dico sempre che possono esprimersi.”
“Non ho mai punito chi aveva un’opinione diversa.”
“Se c’è mancanza di confronto nel team, non dipende da me.”

Capisco. Ed è anche parzialmente vero.

Ma il confronto non nasce dalle intenzioni del leader.
Nasce dalle esperienze del team.

Le persone non si chiedono se possono parlare.
Si chiedono cosa succede dopo aver parlato.

Se il dissenso non cambia nulla, smettono di portarlo.
Se chi solleva un problema viene percepito come “quello difficile”, il gruppo impara in fretta.
Non è paura. È adattamento intelligente.

DOVE FINISCE IL DISSENSO QUANDO C’È MANCANZA DI CONFRONTO NEL TEAM

Quando manca il confronto, il dissenso non sparisce. Cambia luogo.
Esce dalle riunioni ed entra nei corridoi.
Esce dal gruppo ed entra nei uno-a-uno.
Esce dal prima ed entra nel dopo.

E indovina chi diventa il collettore di tutto questo?
Il leader.

Senza volerlo, diventa l’unico spazio sicuro per dire ciò che non è stato detto quando serviva. È così che la mancanza di confronto nel team trasforma il capo nel collo di bottiglia del pensiero critico, aumentando carico mentale, frustrazione e lentezza decisionale.

CHIUDERE LA FALLA DI CONFRONTO (SENZA CREARE GUERRE CIVILI)

Non basta “incoraggiare di più”.
E non funziona nemmeno chiedere a fine riunione: “Qualcuno ha obiezioni?”
(seguono silenzi, sguardi bassi, cambio argomento).

Il confronto nel team funziona solo se è previsto, non opzionale.
Se è utile, non solo tollerato.
Se è chiaramente separato dalla fase di esecuzione.

Il ruolo del leader non è proteggere l’armonia.
È proteggere la qualità delle decisioni.
A volte significa rallentare. A volte reggere un momento scomodo. A volte dire chiaramente:
“Qui il confronto è richiesto. Dopo si decide e si va tutti nella stessa direzione.”

Un team segnato dalla mancanza di confronto non è un team tranquillo.
È un team che accumula energia compressa.
E quell’energia, prima o poi, esce: come resistenza passiva, errori evitabili, stanchezza diffusa.

Chiudere la falla di confronto non significa creare conflitto.
Significa trasformare il confronto in uno strumento di lavoro, non in un atto di coraggio individuale.
Ed è così che la mancanza di confronto nel team smette di sabotare le decisioni… e inizia a generare qualità.

Se leggendo ti sei riconosciuto, sappi una cosa: non sei un caso isolato.
La mancanza di confronto nel team è una delle falle più comuni… e anche una delle più invisibili, finché non inizia a rallentare tutto.

A volte basta uno sguardo esterno per capire dove il confronto si è inceppato, e cosa sta succedendo davvero sotto la superficie delle riunioni “che vanno sempre bene”.

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Se ti ritrovi in questo articolo, probabilmente vale la pena parlarne.
Il confronto giusto, al momento giusto, può cambiare molto più di quanto immagini.

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FILIPPO POLETTITop Voice Linkedin e influencer del benessere al lavoro

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FALLA N. 4: LA MANCANZA DI CONFRONTO NEL TEAM

Se stai leggendo questa parte, probabilmente stai annuendo. Perché nel tuo team le persone parlano. Le riunioni scorrono lisce, i toni sono civili, le decisioni vengono approvate. Tutto sembra funzionare.
Eppure qualcosa non torna.

Lo senti dopo.
Quando l’esecuzione rallenta.
Quando emergono obiezioni che “stranamente” nessuno aveva sollevato prima.
Quando scopri che qualcuno non era davvero allineato, ma non lo ha detto.

Questa non è una semplice difficoltà di comunicazione.
È mancanza di confronto nel team.
Ed è molto più diffusa di quanto si pensi.

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FALLA N.3: QUANDOIL COORDINAMENTO DIVENTA UN FRENO

Ci sono momenti in cui un team sembra iperattivo, ma in realtà gira a vuoto. Le riunioni si moltiplicano. Gli allineamenti diventano quotidiani. Gli update arrivano puntuali.

Eppure, se guardi ai risultati, l’avanzamento reale è minimo. Il lavoro c’è. L’impegno anche. Ma il sistema non accelera.

Questa è la terza falla: il coordinamento inefficace. Una delle più insidiose, perché sembra buona gestione… ma in realtà è come spingere continuamente un carrello che non ha le ruote ben allineate

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FALLA N.2: QUANDO LA RESPONSABILITÀ È DI TUTTI… E QUINDI DI NESSUNO

In molti team il lavoro procede in modo collaborativo e ben intenzionato.
Le persone partecipano, discutono, propongono e sembrano davvero coinvolte.
Da fuori, tutto appare ordinato, quasi rassicurante.

Poi però arriva il momento in cui un risultato non arriva.
E lì succede qualcosa di interessante.

Nessuno si tira indietro apertamente.
Ma nessuno dice nemmeno: tranquilli, ne rispondo io.

La responsabilità sembra sparsa ovunque, come il parmigiano sulla pasta.
Peccato che, alla fine, non tenga insieme il piatto.

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FALLA N.1: PRENDERE DECISIONI AL POSTO DEL TEAM

C’è una dinamica che capita spesso nei team guidati da leader competenti ed esperti.
Stranamente, però, quasi nessuno la chiama “problema”… almeno all’inizio.

Non riguarda il controllo e nemmeno la fiducia nel team.
Spesso nasce proprio nei contesti in cui le persone sono motivate, autonome e capaci.

La dinamica è semplice: prendere decisioni, in un modo o nell’altro, torna sempre al leader.

Le proposte arrivano già pensate, a volte anche ben strutturate.
Ma alla fine si chiudono con un innocuo:

“Dimmi tu se va bene.”

Le alternative vengono presentate con attenzione, ma la scelta finale resta sospesa.
E anche quando qualcuno decide, il leader viene comunque coinvolto “per sicurezza”.

In pratica, il punto di chiusura finisce sempre sulla tua scrivania.

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GESTIONE DEL TEAM: 5 FALLE INVISIBILI CHE BLOCCANO AUTONOMIA E CRESCITA

Chiunque si occupi della gestione del team da un po’ — che sia un manager, un team leader o un professionista HR — conosce bene quella strana sensazione “da equilibrista”. Le persone sono in gamba, il clima in ufficio è sereno e i risultati arrivano pure… ma c’è un “ma”.

Il “ma” è che, non appena la figura di riferimento si assenta o si prende un weekend lungo, il sistema rallenta. Le decisioni rimangono appese, le responsabilità si fanno nebbiose e tornano a galla quei soliti problemini che sembravano risolti tre riunioni prima.

A quel punto, la domanda sorge spontanea: “Si sta chiedendo troppo? O si è di fronte a una difficoltà nel delegare?”. Spesso la risposta è più semplice (e rassicurante) di quanto si pensi: il problema non è nelle singole persone e nemmeno nelle intenzioni di chi le guida. Il problema sono le falle invisibili.

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IL POTERE DELL’EXPERIENTIAL LEARNING: PERCHE’ IL “FARE” BATTE LO “STUDIARE”

Rileggendo l’ultimo articolo di Capoleader sulle lezioni imparate in questo 2025, mi sono fermata a riflettere sul mio percorso personale. I bilanci sono preziosi, ma hanno valore solo se diventano vita vissuta. Per questo ho sentito il bisogno di condividere un’esperienza che per me è stata la prova concreta di ciò in cui credo: non si smette mai di essere allievi e si impara davvero solo mettendosi in gioco.

Avete presente quella sensazione di quando atterrate in un Paese straniero? All’inizio c’è un po’ di spaesamento, poi i sensi si accendono e, improvvisamente, il cervello inizia a ragionare in un’altra lingua.

Ecco, per vivere tutto questo non ho dovuto prendere un aereo: mi è bastato varcare la soglia di Spazio Casale.

Per sei martedì mattina ho avuto il piacere di partecipare al corso di inglese “English Full Immersion Campus” organizzato da Live & Learn Campus. Sei mattine intense che mi hanno confermato una verità che mi sta molto a cuore: non si impara davvero finché non si fa.

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