
FORMI IL LEADER O SISTEMI L’AZIENDA?
Perché la formazione manageriale non regge al rientro in ufficio: il costo di scegliere tra il leader e il sistema, invece di lavorare su entrambi.
Perché ciò che motiva te… potrebbe spegnere qualcun altro
C’è stato un tempo in cui nei team le differenze erano (relativamente) semplici: ruoli diversi, competenze diverse, personalità diverse.
Oggi no.
Oggi entri in un ufficio (o in una call) e sembra di attraversare un portale temporale:
qualcuno ha iniziato a lavorare quando si usavano i fax, qualcuno quando è nato Facebook, qualcuno quando TikTok era già una carriera.
Benvenuti nel mosaico temporale del lavoro moderno.
Tutti insieme.
Tutti competenti.
Tutti… motivati in modo diverso.
E qui arriva il problema vero:
molti leader motivano gli altri come vorrebbero essere motivati loro.
Spoiler: funziona malissimo.
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C’è una convinzione implicita, spesso invisibile:
“Se questa cosa motiva me, motiverà anche gli altri.”
È rassicurante. È semplice.
Ed è anche il modo più veloce per creare frustrazione nel team.
Perché la motivazione non è universale.
È profondamente personale.
E… sì, anche generazionale.
BABY BOOMER — “DATEMI STABILITÀ, NON IL CAOS”
Per i Baby Boomer il lavoro è sempre stato qualcosa di serio. Strutturato. Quasi identitario.
Non cercano solo stabilità. Cercano continuità di valore.
Hanno costruito competenze nel tempo, e si aspettano che questo venga riconosciuto.
Quando entrano in una riunione, non cercano visibilità.
Cercano di contribuire.
E quando quel contributo non viene considerato… qualcosa si spegne.
Cosa li motiva davvero:
Cosa li demotiva:
🎯 Motivarli significa coinvolgerli, ascoltarli e dare spazio alla loro esperienza.
La parola chiave è: riconoscimento autentico.
GENERAZIONE X — “DIMMI COSA, NON COME”
La Generazione X è quella che tiene insieme tutto, spesso senza fare rumore.
Sono concreti, pragmatici, orientati al risultato.
Non cercano attenzione. Cercano spazio.
Se dai loro un obiettivo chiaro, partono.
Se inizi a controllarli troppo, si bloccano.
Non è opposizione. È efficienza.
Cosa li motiva davvero:
Cosa li demotiva:
🎯 Motivarli significa semplificare e fidarsi.
“Questo è il risultato” → e poi lasciarli lavorare.
Parola chiave: fiducia operativa.
MILLENNIAL — “DAMMI UN PERCHÉ, NON SOLO UN TASK”
I Millennial hanno portato una domanda nuova nel mondo del lavoro:
“Perché lo sto facendo?”
Non basta eseguire bene. Serve capire il senso.
Cercano crescita, ma anche connessione.
Vogliono migliorare, ma anche sentirsi parte di qualcosa.
Il silenzio, per loro, è demotivante.
La distanza del leader ancora di più.
Cosa li motiva davvero:
Cosa li demotiva:
🎯 Motivarli significa esserci: spiegare, confrontarsi, dare feedback.
Collegare sempre il lavoro a uno scopo più grande.
Parola chiave: significato.
GENERAZIONE Z — “COINVOLGIMI, O MI PERDI”
La Gen Z è cresciuta in un mondo veloce, interattivo, immediato.
Non ha poca attenzione.
Ha poca tolleranza per ciò che non la stimola.
Se qualcosa è lento o poco coinvolgente, si disconnette.
Subito.
Hanno bisogno di sentirsi dentro il processo, non ai margini.
Cosa li motiva davvero:
Cosa li demotiva:
🎯 Motivarli significa attivarli: obiettivi brevi, feedback veloci, strumenti interattivi.
Parola chiave: energia.
IL FILO ROSSO: IL FLOW (MA NON PER TUTTI UGUALE)
Qui entra in gioco Mihaly Csikszentmihalyi.
Il Flow è quello stato in cui sei completamente immerso, concentrato, motivato.
Ma attenzione:
le condizioni che lo attivano cambiano da persona a persona.
Stesso stato.
Quattro porte diverse.
PERCHÉ FLIGBY È LO STRUMENTO PERFETTO PER ALLENARE QUESTA COMPETENZA
FLIGBY non è “solo” un serious game.
È una simulazione estremamente realistica di quello che succede ogni giorno nei team.
All’interno del gioco:
E indovina?
Sono esattamente come le generazioni di cui abbiamo parlato.
Alcuni cercano riconoscimento.
Alcuni autonomia.
Alcuni crescita.
Alcuni stimolo continuo.
E uno degli obiettivi principali del gioco è proprio questo:
👉 imparare a motivare persone diverse nello stesso team
Non in teoria.
Ma mentre prendi decisioni, sbagli, osservi le conseguenze e aggiusti il tiro.
È qui che succede la vera magia:
inizi a capire che non esiste “il modo giusto”.
Esiste il modo giusto per quella persona.
Il 23 aprile, dalle 12:30 alle 13:15, parleremo proprio di questo nel nostro webinar gratuito.
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E soprattutto vedrai in azione quanto è complesso — e affascinante — motivare persone diverse.
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“Si legge in un soffio: è un romanzo, ma è anche una guida assistita al lavoro per arrivare a padroneggiarlo.”
“Questo romanzo unisce la teoria alla pratica, invitandoci a rispondere a una questione di fondo: quando il lavoro vale la pena di essere vissuto?”
“Pagina dopo pagina familiarizzerete – passo al voi, avendole già lette in anteprima – con Marco Riva, il protagonista, rispecchiandovi nella sua costante ricerca di felicità. Perché tutti, nessuno escluso, cerchiamo la piena realizzazione.”
FILIPPO POLETTI – Top Voice Linkedin e influencer del benessere al lavoro
ARTICOLI DEL BLOG

Perché la formazione manageriale non regge al rientro in ufficio: il costo di scegliere tra il leader e il sistema, invece di lavorare su entrambi.

Fai una prova. Apri il cedolino paga di novembre e cerca la voce “contributi fondi interprofessionali”. C’è, anche se probabilmente non l’hai mai notata — nessuno la nota, è sepolta tra decine di altre righe che nessun HR legge davvero.
Ogni mese, insieme agli stipendi, la tua azienda versa lo 0,30% del monte salari all’INPS.
Non è una tassa. È un salvadanaio.
Solo che l’80% delle PMI italiane non lo apre mai. E quei soldi, silenziosamente, ogni anno tornano allo Stato — come se non fossero mai stati versati.

Metà agosto. Foto in spiaggia, aperitivo al tramonto, quel libro che porti in valigia da tre anni e non apri mai. Poi il 25 agosto succede la cosa strana: sei tornato, sei abbronzato, e sei comunque cotto come una bistecca lasciata troppo sulla griglia.
Se ti è già successo, buone notizie: non sei pigro, non sei “poco resiliente”, non hai sbagliato meta. Hai solo applicato al riposo lo stesso errore che applichiamo al lavoro: pensare che basti il tempo. Non basta il tempo. Serve l’energia giusta, gestita nel modo giusto. E qui la faccenda si fa interessante, perché è la stessa identica lezione che dovremmo portarci in ufficio undici mesi l’anno.

C’è una cosa che quasi tutti i manager e i responsabili HR hanno in comune, indipendentemente dal settore e dalla dimensione dell’azienda.
Quando descrivono il periodo più difficile della loro carriera, o la perdita di un talento chiave, usano le stesse parole:
“Non me ne ero accorto.”
“Pensavo di reggere.”
“A un certo punto il sistema è semplicemente collassato.”
Il burnout è una delle patologie più subdole del mondo del lavoro moderno. Non arriva con un segnale preciso, si accumula in silenzio, settimana dopo settimana. E quando esplode, il conto è sempre molto più alto di quello che si poteva immaginare.

C’è una lezione silenziosa e straordinaria che la natura insegna ogni giorno tra le vette maestose e le valli : un fiume non lotta mai contro le rocce che trova sul suo cammino, né si ferma a lamentarsi se il letto si restringe. Trova una via, si adatta, plasma la pietra e continua a scorrere, portando vita ovunque passi.
È con questo identico spirito che le persone che ogni giorno custodiscono lo splendido Parco delle Alpi Marittime hanno deciso di mettersi in gioco, trasformando la formazione tradizionale in un’esperienza di pura evoluzione organizzativa.
Come partner strategici di questo viaggio, non abbiamo progettato un semplice corso in aula, ma un vero e proprio ecosistema d’innovazione.

C’è una scena che si ripete in quasi ogni azienda.
Il direttore chiede: “Qualcuno ha idee su come affrontare questo problema?”
Silenzio.
Qualcuno controlla lo smartphone. Qualcun altro annuisce in modo vago. La riunione finisce con i soliti tre che parlano e tutti gli altri che ascoltano passivamente.
Poi, nel parcheggio o davanti alla macchinetta del caffè, emergono le vere opinioni:
“Io avrei fatto diversamente…”
“Secondo me il problema reale è un altro.”
“L’ho detto mille volte, ma tanto nessuno ascolta.”
Questo è il costo invisibile che nessun bilancio societario registra: il valore delle idee che le persone hanno in testa, ma che non portano mai sul tavolo.
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