ARTICOLO DEL BLOG:

FALLA N.1:
PRENDERE DECISIONI AL POSTO DEL TEAM

Perché prendere decisioni al posto del team sembra leadership, ma non lo è

C’è una dinamica che capita spesso nei team guidati da leader competenti ed esperti.
Stranamente, però, quasi nessuno la chiama “problema”… almeno all’inizio.

Non riguarda il controllo e nemmeno la fiducia nel team.
Spesso nasce proprio nei contesti in cui le persone sono motivate, autonome e capaci.

La dinamica è semplice: prendere decisioni, in un modo o nell’altro, torna sempre al leader.

Le proposte arrivano già pensate, a volte anche ben strutturate.
Ma alla fine si chiudono con un innocuo:

“Dimmi tu se va bene.”

Le alternative vengono presentate con attenzione, ma la scelta finale resta sospesa.
E anche quando qualcuno decide, il leader viene comunque coinvolto “per sicurezza”.

In pratica, il punto di chiusura finisce sempre sulla tua scrivania.

Ti interessa questo argomento?

PERCHE’ PRENDERE DECISIONI RICADE SEMPRE SUL LEADER

Non succede perché il team non sa decidere. Succede perché il leader, nel tempo, ha dimostrato di saper prendere decisioni buone.

Hai dato direzione, ridotto rischi, risolto situazioni complesse.
Il sistema impara una lezione semplice: quando decide il leader, le cose funzionano.

Con il tempo, questa convinzione diventa un’abitudine.
Il team pensa, analizza, propone… ma il momento finale per prendere decisioni scivola verso l’alto.

All’inizio sembra efficienza.
Poi, lentamente, diventa dipendenza.
E il leader diventa sempre più centrale… senza accorgersene.

QUANDO IL TEAM NON REGGE PIU’ LA DECISIONE

Il nodo non è che il team smetta di decidere.
Il nodo è che smette di reggere la decisione fino in fondo, con tutte le conseguenze.

Ogni volta che qualcuno chiede conferma, coinvolge il leader “per sicurezza” o aspetta un via libera finale, sposta la responsabilità.
Non perché non sappia scegliere, ma perché il sistema lo ha abituato a non farlo completamente.

Risultato?
Il leader diventa indispensabile affinché le decisioni possano davvero concretizzarsi, anche quando sembrano già prese.

LA METAFORA DELLA RANA BOLLITA

Immagina la famosa storia della rana bollita: se metti una rana in acqua bollente, salta subito fuori. Se invece la metti in acqua fredda e la scaldi lentamente, la rana si abitua senza accorgersene.

Così funziona spesso anche nei team: all’inizio l’acqua è fredda, il team prende decisioni, sperimenta e impara dagli errori. Tutto procede in autonomia, anche se ogni tanto si commettono piccoli sbagli. Poi però arriva una situazione complessa: il leader interviene, prende una decisione e rimette tutto in equilibrio. Il team, abituato a questa sicurezza, la prossima volta coinvolge il leader prima del necessario, “giusto per non sbagliare”. L’acqua si scalda un po’ di più. E col tempo succede ancora e ancora: prendere decisioni smette di essere un compito condiviso e diventa un processo che dipende sempre dal leader.

Non succede perché il team sia incapace, ma perché non è più allenato a reggere la responsabilità fino in fondo. Il leader diventa indispensabile affinché le decisioni si concretizzino, anche quando sembrano già prese.

Il costo è alto e sistemico. Per il leader significa sovraccarico mentale, fatica decisionale costante e difficoltà a staccare davvero; per il team comporta apprendimento più lento, minor senso di responsabilità e abitudine a chiedere conferme invece di assumersi rischi; per l’organizzazione porta velocità apparente nel breve periodo ma lentezza strutturale nel medio-lungo termine. Un sistema che decide solo se il leader è presente fatica a crescere e a scalare.

Molti leader provano a staccarsi: rispondono meno, rimandano o invitano il team a fare da sé. Spesso non funziona. Il problema non è la quantità di decisioni prese, ma come il sistema è costruito attorno alle decisioni. Se il leader sparisce senza ripensare la struttura, l’acqua non si raffredda: si agita ancora di più.

LA DOMANDA CHE CAMBIA TUTTO

La vera leva non è chiedere al team di essere più autonomo, ma chiarire chi decide cosa, entro quali confini e con quali conseguenze.

La domanda utile non è: quante decisioni passano da me?
Ma: quali decisioni devono smettere di passare da me per far crescere il sistema?

Non tutte e non subito, ma alcune sì. Riconoscerle è il primo passo per trasformare il modo in cui il team prende decisioni.

Se ti sei riconosciuta in questa dinamica, buon segno: la tua leadership ha funzionato bene finora. Vedere la falla non significa perdere controllo, ma scegliere dove il tuo intervento è davvero necessario.

Nel prossimo capitolo parleremo di un terreno ancora più delicato: quando le decisioni vengono prese, ma la responsabilità resta sospesa. È lì che la temperatura del sistema può risalire… senza che nessuno se ne accorga.

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“Si legge in un soffio: è un romanzo, ma è anche una guida assistita al lavoro per arrivare a padroneggiarlo.”

“Questo romanzo unisce la teoria alla pratica, invitandoci a rispondere a una questione di fondo: quando il lavoro vale la pena di essere vissuto?”

“Pagina dopo pagina familiarizzerete – passo al voi, avendole già lette in anteprima – con Marco Riva, il protagonista, rispecchiandovi nella sua costante ricerca di felicità. Perché tutti, nessuno escluso, cerchiamo la piena realizzazione.”

FILIPPO POLETTITop Voice Linkedin e influencer del benessere al lavoro

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FALLA N.1: PRENDERE DECISIONI AL POSTO DEL TEAM

C’è una dinamica che capita spesso nei team guidati da leader competenti ed esperti.
Stranamente, però, quasi nessuno la chiama “problema”… almeno all’inizio.

Non riguarda il controllo e nemmeno la fiducia nel team.
Spesso nasce proprio nei contesti in cui le persone sono motivate, autonome e capaci.

La dinamica è semplice: prendere decisioni, in un modo o nell’altro, torna sempre al leader.

Le proposte arrivano già pensate, a volte anche ben strutturate.
Ma alla fine si chiudono con un innocuo:

“Dimmi tu se va bene.”

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E anche quando qualcuno decide, il leader viene comunque coinvolto “per sicurezza”.

In pratica, il punto di chiusura finisce sempre sulla tua scrivania.

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GESTIONE DEL TEAM: 5 FALLE INVISIBILI CHE BLOCCANO AUTONOMIA E CRESCITA

Chiunque si occupi della gestione del team da un po’ — che sia un manager, un team leader o un professionista HR — conosce bene quella strana sensazione “da equilibrista”. Le persone sono in gamba, il clima in ufficio è sereno e i risultati arrivano pure… ma c’è un “ma”.

Il “ma” è che, non appena la figura di riferimento si assenta o si prende un weekend lungo, il sistema rallenta. Le decisioni rimangono appese, le responsabilità si fanno nebbiose e tornano a galla quei soliti problemini che sembravano risolti tre riunioni prima.

A quel punto, la domanda sorge spontanea: “Si sta chiedendo troppo? O si è di fronte a una difficoltà nel delegare?”. Spesso la risposta è più semplice (e rassicurante) di quanto si pensi: il problema non è nelle singole persone e nemmeno nelle intenzioni di chi le guida. Il problema sono le falle invisibili.

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IL POTERE DELL’EXPERIENTIAL LEARNING: PERCHE’ IL “FARE” BATTE LO “STUDIARE”

Rileggendo l’ultimo articolo di Capoleader sulle lezioni imparate in questo 2025, mi sono fermata a riflettere sul mio percorso personale. I bilanci sono preziosi, ma hanno valore solo se diventano vita vissuta. Per questo ho sentito il bisogno di condividere un’esperienza che per me è stata la prova concreta di ciò in cui credo: non si smette mai di essere allievi e si impara davvero solo mettendosi in gioco.

Avete presente quella sensazione di quando atterrate in un Paese straniero? All’inizio c’è un po’ di spaesamento, poi i sensi si accendono e, improvvisamente, il cervello inizia a ragionare in un’altra lingua.

Ecco, per vivere tutto questo non ho dovuto prendere un aereo: mi è bastato varcare la soglia di Spazio Casale.

Per sei martedì mattina ho avuto il piacere di partecipare al corso di inglese “English Full Immersion Campus” organizzato da Live & Learn Campus. Sei mattine intense che mi hanno confermato una verità che mi sta molto a cuore: non si impara davvero finché non si fa.

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COSA CI INSEGNA L’ANNO CHE SI CHIUDE

Il 31 dicembre è uno di quei momenti in cui vale la pena fermarsi.
Non per fare un bilancio preciso, ma per dare senso a ciò che è stato.

Un anno non ci lascia solo risultati, scadenze o obiettivi raggiunti (o mancati).
Ci lascia soprattutto apprendimenti: su come affrontiamo le sfide, su cosa ci pesa davvero, su dove invece siamo più forti di quanto pensavamo.

Prima di pensare a cosa vuoi fare nel 2026, c’è una domanda semplice e spesso trascurata:
che cosa ti ha insegnato questo anno?

Non in teoria.
Ma nella pratica della vita quotidiana, del lavoro, delle relazioni.

Questo è uno spazio di riflessione.
Un invito a guardare indietro quel tanto che basta per andare avanti con più consapevolezza.
Questo mini-quiz di 6 domande ti aiuterà a capire qual è la qualità che ti salva più spesso nelle situazioni natalizie.
⚡ Rispondi d’istinto, senza pensarci troppo (il panettone penserà già a farti dubitare delle tue scelte).

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🎄 QUIZ DELLE SOFT SKILLS NATALIZIE

Le feste sono meravigliose… ma anche una vera palestra per la pazienza, la creatività e la resilienza. Tra parenti chiacchieroni, regali dell’ultimo minuto, cene infinite e luci ovunque, ognuno di noi scopre il proprio piccolo superpotere.

Questo mini-quiz di 6 domande ti aiuterà a capire qual è la qualità che ti salva più spesso nelle situazioni natalizie.
⚡ Rispondi d’istinto, senza pensarci troppo (il panettone penserà già a farti dubitare delle tue scelte).

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LA FORMAZIONE ESPERIENZIALE CHE FUNZIONA: 5 STRUMENTI CHE LE AZIENDE EVOLUTE STANNO GIÀ USANDO

C’è un momento in cui chi si occupa di HR si ferma, guarda il calendario formativo dell’anno e pensa:
“Ok, ma tutto questo produce davvero un cambiamento… o stiamo solo spuntando caselle?”

È una domanda legittima, anzi necessaria.
Perché oggi le persone non vogliono più formazione “che si ascolta”: vogliono formazione che si vive, che li coinvolga, che li faccia ragionare, scegliere, sbagliare e riprovare.
E le aziende più evolute hanno già fatto il salto: stanno usando strumenti esperienziali che trasformano la formazione in un vero laboratorio di crescita.

In questo articolo te ne porto 5, quelli che oggi stanno facendo davvero la differenza.
Non effetti speciali.
Non trend passeggeri.
Ma strumenti concreti, che funzionano quando servono, per chi servono e con un impatto chiaro.

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