SONO CAPO! E ADESSO?

CAPOLEADER

 

 

Come evitare di sprecare le energie del tuo team, non commettere gli errori più comuni dei nuovi capi e costruire la tua nuova identità di CAPOLEADER

Hai mai ragionato su quelle che potrebbero essere le leve per controllare il successo della tua carriera e vivere il tuo ruolo di responsabilità con serenità leggerezza e autorevolezza? Insomma, vuoi essere un CapoLeader felice?

Ciao da Stefano sono l’autore di Capoleader.it e benvenuto o benvenuta in questo ebook gratuito nel quale ti mostrerò come il tuo modo di pensare attuale che ti ha consentito di avere successo come collaboratore ti stia ora sabotando nel tuo passaggio successivo di carriera. Creare in te la figura del CapoLeader è arricchirsi di una nuova identità e di un nuovo modo di pensare, quello che gli americani chiamano growth mindset (mentalità della crescita)

Il nome di questa nuova identità è composto da due anime:

  • la prima è quella del Capo colui che si occupa di trovare la strada più efficace ed efficiente per arrivare al risultato. Capo in questa accezione è sinonimo di Management;
  • la seconda è quella del Leader cioè colui che guida, ispira e valorizza le persone che ha attorno sè. In questo caso Leader è sinonimo di Strategia.
Faro

L’unione dei pregi e delle virtù di queste due entità è quello che serve per dare una svolta alla tua carriera e al tuo team. CapoLeader diventerà il faro che guida la tua carriera; coniugare management e strategia e saper scegliere, a seconda dei casi, tra l’una e l’altra ti permetterà di evitare i passi falsi più comuni di un capo di nuova nomina, in modo da liberare le energie e il potenziale del tuo team.

Per creare questa nuova identità affronteremo due tematiche principali:

la transizione da performer individuale a Capoleader.

i 5 errori tipici che i nuovi capi commettono nei primi mesi attraverso i 5 Passi indietro.

Partiremo parlando del legame tra la mente e le performance lavorative. Ti piacerebbe avere un manuale che ti spiega come funziona la tua mente? Leggendo questa miniguida approfondirai il modo in cui la tua mente immagazzina le informazioni e le trasforma in convinzioni per risparmiare tempo ed energie. Riconoscerai che nel corso della tua carriera lavorativa hai metabolizzato alcune idee che ora plasmano il tuo comportamento.

Ti è mai capitato di provare:

  • FRUSTRAZIONE: nonostante tutto l’impegno che metti nella guida dei tuoi collaboratori questi ti sopportano a malapena.
  • DELUSIONE: i tuoi superiori non riconoscono le tue capacità di leader.
  • DISILLUSIONE: le tue certezze vengono incrinate e incorri in errori che non avresti pensato di commettere.
  • BASSA AUTOSTIMA: cominci a pensare che il nuovo ruolo di responsabilità non sia adatto a te.

Tutto questo nonostante il fatto che avevi sempre pensato che diventare capo ti avrebbe dovuto portare a:

  • SODDISFAZIONE per l’apprezzamento nei tuoi confronti dei tuoi collaboratori;
  • ORGOGLIO per i risultati ottenuti dal tuo team e per i complimenti dei tuoi superiori;
  • MOTIVAZIONE per spingerti a migliorarti e per fare ulteriori passi di carriera;
  • FIDUCIA in te stesso per le competenze che dimostri tutti i giorni.

LA VERITA’ SULLA TUA MENTE

Può sembrarti assurdo o non verosimile ma è quello che ho visto succedere tante volte. In vent’anni di esperienza come manager posso farti un sacco di esempi di approcci sbagliati al nuovo ruolo di capo, che poi si sono risolti una volta adottato il nuovo modo di pensare.

Vai fino in fondo alla lettura di questa guida. Dammi fiducia. Ti verranno in mente domande su come comportarti in determinate situazioni che ora stai vivendo e potresti decidere di contattarmi per chiedermi come muoverti.

Sia chiaro fin da subito che non rispondo a domande specifiche personali via e-mail perché è impossibile valutare il singolo caso da una mail.

Questo ebook ti fornirà le chiavi di lettura e la lente per filtrare quello che non va nel tuo attuale mindset. Prima di iniziare a intervenire nel tuo agire, finisci di leggere questo ebook e apprendi come modellare la tua mente in modo efficiente, questo ti permetterà di fare una svolta.

Ho creato questo breve manuale per darti gli strumenti e farti prendere consapevolezza di quello che ti ha portato a sbagliare da quando sei capo, per renderti più autonomo in questo percorso di generazione della tua nuova identità manageriale.

LA TRANSIZIONE DA ESECUTORE A MANAGER

Nel processo di transizione tra performer individuale e CapoLeader le convinzioni giocano un ruolo fondamentale perché rappresentano degli ostacoli al cambiamento di identità. Prima rimuoverai le convinzioni che ti frenano, prima diventerai un CapoLeader di successo.

Quando diventi un manager, non sono solo il tuo titolo e le tue responsabilità a cambiare. Anche la tua idea di lavoro e la tua identità si evolvono. Come singolo collaboratore, ti sei concentrato sul tuo contributo alla tua squadra. Come leader, devi navigare in un nuovo complesso panorama, dovrai creare l’autorevolezza necessaria per aiutare anche gli altri a fare del loro meglio. Questo viaggio è uno dei più significativi che sperimenterai nella tua vita professionale, un’opportunità eccitante che comporta anche delle sfide. La leadership rappresenta un importante allontanamento da ciò che hai fatto in passato e ciò che ti ha portato al successo finora, non ti aiuterà necessariamente ad avanzare. Per distinguerti, devi capire la natura del tuo nuovo ruolo di capo e leader e prepararti ai cambiamenti e allo stress, che possono accompagnare questo periodo di crescita intensa.

Al livello elementare, il tuo ruolo di Capoleader è quello di impostare la direzione per il tuo team e coordinare le risorse per raggiungere gli obiettivi della tua organizzazione. Il tuo capo e i tuoi collaboratori hanno tutti aspettative diverse su quali aspetti di questo lavoro sono più importanti.

Il tuo superiore potrebbe enfatizzare:

  • la pianificazione e la gestione delle risorse,
  • il supporto degli obiettivi aziendali,
  • la gestione dei rischi
  • l’accettazione della responsabilità finale per il tuo ufficio o reparto.

I tuoi collaboratori probabilmente hanno una visione diversa:

  • guardano a te per organizzare e dirigere gli obiettivi del gruppo;
  • vogliono essere supportati mentre svolgono i loro compiti;
  • desiderano che sia tu a risolvere problemi e rispondere in modo decisivo alle loro domande;
  • vogliono che sia facilitata la loro crescita a lungo termine.

Per quanto riguarda le tue aspettative, hai passato anni a guardare altri manager e ad essere gestito da loro. Lungo la strada, probabilmente hai raccolto molte idee su come farlo bene (e anche alcune idee su come non va fatto). Ma come singolo collaboratore, hai visto solo una piccola parte della vita del tuo capo. Il modo in cui pensava al suo ruolo e il modo in cui interagiva con colleghi, supervisori e contatti esterni all’azienda non ti era completamente visibile. Quindi ora che sei tu ad affrontare questa esperienza, dovrai superare delle comuni convinzioni limitanti. Qui di seguito troverai le maggiori trappole che potresti trovare sul tuo cammino.

PERSONE VS. COMPITI

Quando eri un esecutore individuale, il successo significava completare compiti specifici:

  • fare una chiamata di vendita;
  • progettare un nuovo prodotto;
  • Predisporre reportistica;
  • Approvvigionare i materiali;
  • Effettuare spedizioni;
  • etc.

Potresti essere convinto che continuerai a utilizzare le stesse competenze anche da capo. Ma ora il tuo compito è aiutare i tuoi collaboratori a svolgere queste attività da soli. E’ quello di istruire il venditore che effettua la chiamata o aiutare il progettista che sta lavorando al prototipo, supportare i tuoi collaboratori nello svolgimento delle loro attività. Il tuo scopo è passato dall’eseguire compiti, allo sviluppo e al coordinamento delle persone.

Questo spostamento può sembrare controintuitivo. Una volta hai avuto il miglior record di vendite nel team e ora stai guardando una persona meno esperta che lotta con i tuoi vecchi prospect. Resistere alla tentazione di mostrare alla persona come una volta lo facevi; la tua padronanza non è il punto. Invece, devi aiutare gli altri a prosperare e sviluppare le proprie competenze, ridefinendo il tuo successo per includere quello delle persone nella tua squadra.

ODIARE IL CAPO

Il proprio capo è il principale motivo di insoddisfazione del 60% dipendenti delle aziende che si sentono non motivati proprio per la relazione con il proprio capo. Perché sono insoddisfatti? Semplicemente quando si diventa capo il lavoro cambia completamente e nel maggior parte dei casi i nuovi capi non sono stati preparati ad affrontare il loro nuovo ruolo. Anche tu nella tua carriera da collaboratore probabilmente hai incontrato qualche soggetto che ti ha infastidito con il suo comportamento e ti ha provocato frustrazione e ansia. Quindi mettiti il cuore in pace tu potresti essere uno dei tanti capi generatori di questa insoddisfazione

L’ISTRUZIONE NON AIUTA

Non necessiti di nuove informazioni x essere capo, ne di strumenti o software per agevolare il lavoro di gruppo. Si, questi in molti casi sono importanti e aiutano, ma alla base del loro utilizzo c’è la tua capacità di essere CapoLeader. Alla scuola ci hanno insegnato che chi ha in mano le conoscenze vince, che impegno e lavoro ad oltranza portano sempre risultati. Ci hanno detto che l’importante è pensare a correggere i nostri difetti e ad imparare più cose possibili, in realta la cultura della competenza in sé non basta va acquisita la cultura della relazione.

Avere un titolo è importante, tuttavia non deve diventare metro di giudizio delle persone. Ho visto tanti manager di successo sprovvisti di laurea, governare aziende e uffici in modo impeccabile, hanno quel quid in più che permette di ispirare e guidare, sanno interagire efficacemente con le persone!

MOLTI SI ARRENDONO

Non è semplice diventare CapoLeader si deve affrontare un percorso di crescita interiore e mettersi in gioco su più fronti. Bisogna essere armati di pazienza e tenacia, la maggior parte dei manager smette di svilupparsi, sospetto, non per scelta personale e consapevole. Semplicemente non sanno perchè.

Ignorano ciò che è richiesto per essere pienamente efficaci, comodi nei loro ruoli e comprensibilmente riluttanti a subire cambiamenti personali a volte dolorosi, credono semplicemente di aver viaggiato abbastanza lontano.

In quale altro modo puoi spiegare il fatto che, in alcuni studi circa la professione di manager, la maggioranza dei capi si giudica “sopra la media” – come possono essere tutti al di sopra della media? – in più molti capi nelle analisi a 360° si valutano meglio delle valutazioni fatte dalle persone che gestiscono. Perché è importante che tu tenga duro e apprenda quello che ti serve per diventare un Capoleader?

  • Ti aiuterà a capire la natura del tuo nuovo viaggio e cosa aspettarti lungo la strada;
  • Ti aiuterà a comprendere lo scopo del tuo viaggio;
  • Ti aiuterà a comprendere a che punto sei del viaggio e cosa ti manca;
  • Il tuo team ha bisogno di te per migliorarsi ed ottenere risultati migliori
  • Non puoi raggiungere le tue aspirazioni di carriera se non continui a fare progressi.

FAR CARRIERA A TUTTI I COSTI

Sei brillante, aggressivo, giovane e capace sembri perfetto per la nuova posizione di responsabilità nel tuo ufficio. Ma diversi mesi dopo il tuo nuovo ruolo, stai barcollando sull’orlo del fallimento professionale. La tua squadra è fuori controllo, sei costantemente fuori fuoco e i tuoi migliori collaboratori stanno fuggendo.
Perché questo scenario è così comune?
La responsabilità è da dividere in due. Probabilmente hai avuto troppa fretta di emergere e il tuo superiore per paura di perderti attraverso un passaggio magari alla concorrenza ha assecondato questa tua necessità di diventare capo e bruciare le tappe. Dopo la promozione però ti sei sentito abbandonato e lasciato a te stesso, senza nessuna indicazione su quali sono i passi necessari per non creare problemi a te e alla tua azienda.
Semplicemente non hai avuto il tempo di sviluppare le competenze mentali per ricoprire il ruolo di capo non sei ancora un Capoleader. Ti fanno difetto doti come la pazienza, l’apertura mentale e l’empatia e soprattutto non sei consapevole di avere questo gap.

LA GERARCHIA DISTRUGGE L’EMPATIA

Proprio a scuola hai imparato che quello che è importante è quello che dice il professore (capo) anche se va contro alle tue aspettative. L’insegnante dice “questo è vero” oppure “Fai i tuoi compiti” e alla risposta “perché?” si utilizza normalmente la formula “perché te lo dico io”. Se sei un capoleader questo non funziona non sono l’autorità o i galloni sulle spalle gli strumenti per convincere i collaboratori. Ispirare gli altri è il segreto fondamentale, ma non lo fai perché non ti hanno insegnato ad essere empatico, a percepire i bisogni di chi ti sta attorno.

CERCA LA SOLUZIONE MIGLIORE

Nell’istruzione e in precedenza ti hanno insegnato che quando ti si presenta un problema vanno analizzate le variabili di riferimento, elaborato un calcolo di efficienza e adottata la miglior soluzione possibile che massimizza i risultati ottenuti. In realtà nel mondo del lavoro questo non è quasi mai possibile, si tratta di un’ipotesi accademica. Nel mondo del business è necessario trovare una soluzione che sia facilmente e velocemente adottabile anche se non è la migliore in assoluto. Il tuo cervello è difficilmente abituato a ragionare in questo modo e spesso si blocca in cerca della migliore soluzione possibile e non decide affatto.

PAURA DI SBAGLIARE

Sempre nella nostra educazione ci hanno insegnato che l’errore va evitato, negato e soprattutto punito. Con questa base non risulta difficile accorgersi che si instaura una paura dell’errore che ci impedisce di esplorare nuove strade per raggiungere i nostri obiettivi, di prendere decisioni controcorrente, di uscire dai comportamenti di massa che vediamo attorno a noi e quindi di restare nella nostra zona di comfort. La paura di sbagliare uccide il cambiamento e la capacità decisionale.

IL MIGLIOR SPECIALISTA NON E’ SEMPRE IL MIGLIOR CAPO

Capita spesso che un bravo specialista, diciamo un bravo amministrativo, un disegnatore tecnico, un venditore, un addetto all’assistenza clienti, un manutentore faccia carriera. Il motivo spesso è inerente alla passione, impegno e competenza dimostrate nel suo lavoro quotidiano. Queste 3 doti fondamentali per crescere come individuo non sono però sufficienti a garantire il livello successivo, il gestire un ufficio, un reparto, una funzione aziendale. Quindi il bravo amministrativo non è detto abbia le doti per diventare un buon Responsabile amministrativo, un buon disegnatore non è detto che diventi un buon responsabile ufficio tecnico e un buon venditore diventi un buon responsabile commerciale. Semplicemente non è detto che abbiano sviluppate le abilità necessarie per diventare Capoleader. Anzi se sei stato un eccellente individual performer molto probabilmente avrai più difficoltà ad eccellere come manager.

Questo per 3 ragioni:

  • Se sei abituato ad avere successo probabilmente non hai avuto necessità di un supporto esterno pertanto non sei abituato a ricevere coaching dal tuo superiore. In questo caso sarai difficilmente portato a darne ai tuoi collaboratori. Semplicemente non ne hai sentito la necessità e non ne riconosci l’utilità.
  • Non sei abituato a gestire persone che non hanno il tuo stesso livello di motivazione. Sei abituato ad essere super motivato in quello che fai e non concepisci come alcune persone possano non esserlo. Per te non sarà naturale isprirare gli altri all’agire.
  • Se nella tua carriera hai vinto facilmente hai difficoltà ad imparare dalle esperienze, soprattutto da quelle negative. Quando queste avvengono, stai sicuro che più cresci più arriveranno, avrai difficoltà ad accettarle e a cogliere gli insegnamenti da esse.

Se guardiamo l’esempio nello sport la stella della squadra non è necessariamente la scelta corretta per essere il capitano. I casi sono sotto i nostri occhi, ad esempio nel grande Barça il capitano era Puyol non Messi.

ALLENAMENTO OSSESSIONATO

Visto che siamo entrati nell’ambito sportivo mi piace porre uno spunto di riflessione. Io personalmente seguo dal punto di vista mentale alcuni atleti in sport diversi e riconosco una caratteristica fondamentale agli atleti professionisti di successo: hanno una vera e propria ossessione per gli allenamenti e il miglioramento in tutti gli aspetti della prestazione.

Ogni giorno sostengono allenamenti massacranti per il proprio fisico, per le proprie capacità tecniche e molti anche per le capacità mentali. Considerano un allenamento intenso qualcosa di normale, qualcosa che semplicemente è funzionale a raggiungere il successo, non lo rifuggono ma lo affrontano e cercano di farlo rendere il più possibile.

Si spingono durante gli allenamenti in zone di disconfort in modo da accelerare i miglioramenti. Nell’ambito aziendale c’è la stessa ossessione all’allenamento e alla formazione? Quanti giorni di formazione fai ogni settimana, ogni mese e ogni anno? Sei altrettanto esigente con il tuo percorso di crescita? Oltre alle competenze specialistiche e tecniche ti metti in gioco nel miglioramento delle cosidette soft-skills. Cosa fai tutti i giorni per diventare un Capoleader?

IMPRINTING

Può essere successo che tu stia replicando i comportamenti e gli approcci che hai visto all’opera dai tuoi capi nel corso della tua carriera. Seppur molto criticato il loro comportamento è l’unico che hai visto funzionante, non ti è stato dato un esempio positivo da studiare e replicare.

Se il tuo capo non era bravo a delegare probabilmente ti ha passato questa fragilità, se non era capace a supportare la tua crescita altrettanto farai tu con le tue risorse.

Il segreto è interrompere questo circolo vizioso e iniziare a ricostruire le capacità necessarie per diventare un buon capo. Capoleader si diventa anche se non sei entrato in contatto direttamente e non hai vissuto la tua esperienza da collaboratore con capi perfetti è solo un po’ più faticoso perché devi utilizzare un po’ delle tue energie per smantellare i cattivi insegnamenti che hai sviluppato.

ESSERE UN CAPO PERFETTO NON E’ POSSIBILE

La perfezione non esiste in nessun ambito della nostra vita, figuriamoci nell’ambito lavorativo. Quello che devi imparare a diventare è la migliore versione di CapoLeader possibile, dare il 100% del tuo potenziale ed essere consapevole delle tue aree di miglioramento. Soprattutto quando diventerai CapoLeader non avrai raggiunto la meta finale, si tratta di un percorso di crescita ed evoluzione personale che continui nel tempo. Sarai veramente eccezionale quando ti metterai in gioco continuamente, e anche dopo anni carriera troverai spunti per migliorarti e illuminare i tuoi collaboratori.

TORNARE IN EQUILIBRIO

Nelle arti marziali il concetto di equilibrio è molto importante. Essere o meno in equilibrio permette di sferrare colpi più mirati, di poter agganciare l’avversario con prese più efficaci nonché di poter resistere a colpi e prese messi in atto dal contendente. Essere in equilibrio in questo contesto è il risultato di due aspetti:

  • una buona base d’appoggio formata da un trapezio che contiene i nostri piedi.
  • il baricentro cioè la linea immaginaria che attraversa il nostro corpo che esprime in che punto il peso di esso grava sul terreno.

La regola generale è che il baricentro deve essere all’interno della base d’appoggio. Ogni volta che questo ne è al di fuori siamo in una situazione di disequilibrio.

Trasportando questo concetto nell’ambito della CapoLeadership si può affermare che i passi approssimativi, gli errori, i malintesi, le paure e le convinzioni limitanti spingono il tuo baricentro di nuovo capo al di fuori della tua base di appoggio mettendoti in una condizione di disequilibrio. Questo stato ti rende molto più vulnerabile alle insidie dell’ambiente circostante. Tu, come il judoka fuori equilibrio, non riesci a incidere come vorresti e sei vittima dei colpi e delle prese dei tuoi avversari. In questo modo insomma sprechi le energie del tuo team.

Per riportare equilibrio è necessario fare dei passi indietro e riportare il baricentro all’interno della tua base d’appoggio. In particolare un nuovo capo deve effettuare i 5 passi indietro per diventare CapoLeader.

 

I 5 PASSI INDIETRO PER DIVENTARE

CAPOLEADER

 

I 5 passi indietro per diventare CapoLeader sono passaggi mentali che permettono di plasmare la mente del nuovo capo e metterlo nelle condizioni di evitare di:

  • sprecare le risorse del team
  • commettere errori ingenui
  • bloccare il proprio potenziale
  • ostacolare la crescita dei propri collaboratori.

Quali sono gli ostacoli all’equilibrio del nuovo capo?

Come individual performer sei stato sostenuto da 5 bisogni principali che hanno plasmato il tuo modo di pensare e che ti hanno permesso di avere successo:

  1. Sfamare il proprio Ego
  2. Desiderio di visibilità
  3. Bisogno di controllo
  4. Paura di sbagliare
  5. Evitamento della vulnerabilità

Questi 5 elementi diventano non appena sei diventato capo delle zavorre che ti impediscono di lasciare andare l’identità precedente e affrontare con leggerezza la nuova sfida.

I 5 passi indietro per diventare CapoLeader vanno ad impattare proprio su questi schemi di pensiero limitanti.

 

1) SMETTI DI PENSARE A TE STESSO

Quando eri esecutore individuale eri il responsabile di tutto quello che accedeva, c’era il tuo lavoro, la tua carriera, la tua crescita personale, i tuoi obiettivi, le tue motivazioni, le tue competenze, i tuoi comportamenti e il tuo tempo. Tutto era incentrato sull’aggettivo “tuo”.

Tutto quello che ti ha portato ad essere apprezzato ha gonfiato il tuo Ego, la tua autostima, la consapevolezza dei tuoi talenti. Ora è necessario resettare il tuo approccio e iniziare a guardare fuori di te.

Smettere di pensare a te stesso significa aprirti verso il mondo esterno, verso i tuoi collaboratori, verso i tuoi superiori e verso le altre persone che popolano il tuo nuovo ambiente.

Sarà necessario capire gli altri, capire le loro motivazioni, i loro comportamenti, i loro obiettivi, la loro volontà o meno di crescita. Il primo passo per rientrare in equilibrio è cominciare a spostare il focus della tua attenzione al di fuori.

2) ALLONTANATI DAI RIFLETTORI

Nel corso della tua esperienza come collaboratore hai sempre cercato delle occasioni per far emergere i tuoi talenti, hai cercato visibilità nei confronti delle persone che avevi intorno. Il tuo obiettivo era dimostrare in queste occasioni il tuo valore e la tua adeguatezza ad un ruolo di responsabilità, proprio quello che ricopri ora.

Ora le cose cambiano decisamente, la tua occasione di visibilità diventa il momento in cui il tuo team ottiene risultati tramite delle prestazioni eccellenti.

Allontanati dai riflettori significa ambire a far apprezzare il lavoro dei tuoi collaboratori, a farli crescere, a farli diventare anch’essi dei CapoLeader.

3) DIVENTA SUPERFLUO

Prima di diventare capo avevi tutte le risorse che ti servivano per raggiungere i tuoi obiettivi. Avevi il tuo tempo e se ne serviva di più per produrre risultati lo prelevavi dalla tua privata. Soprattutto avevi il tuo sistema per controllare l’avanzamento del lavoro, avevi tutti i riferimenti necessari per capire in ogni situazione se eri sul pezzo o se eri in ritardo rispetto alla tabella di marcia. Ora stai scoprendo il paradosso della produttività. Ora per incrementare le performances non bastano più le tue risorse, serve il contributo di tutti i tuoi collaboratori.

Per ottener il meglio da tutti è necessario creare un sistema che possa far esprimere il meglio da tutti. In mancanza dei tuoi soliti sistemi di controllo potresti essere tentato nell’essere coinvolto in qualsiasi compito operativo dell’ufficio e voler far passare da te qualsiasi attività. Potresti sviluppare la mania del controllo.

Diventa superfluo significa trasformarti da esecutore a insegnante e motivatore; significa sviluppare la fiducia nei tuoi collaboratori e dargli anche la possibilità di sbagliare. Sapendo che questa possibilità è l’unico strumento per generare il cosiddetto empowerment.

4) VIVI LA COMPLESSITA’

Nel tuo lavoro come individual performer hai acquisito esperienza, hai imparato a risolvere ogni tipo di problema e sei riuscito a portare le tue performances all’eccellenza proprio perché conoscevi a memoria il tuo ambiente. Lo schema di pensiero era facile, conosco le mie risorse, conosco il mio processo, conosco le variabili in gioco e pertanto governo il mio lavoro.

Le cose ora sono decisamente più complicate, si è ampliata la matrice delle variabili in gioco, ci sono più individui in gioco dei quali non conosci ancora alla perfezione le risorse.

Ti trovi ora di fronte ad un livello di complessità e interdipendenza che ti risulta sconosciuto. L’istinto potrebbe portarti a portare avanti gli schemi mentali usati in precedenza, questo potrebbe portarti a incappare in errori di valutazione, fraintendimenti e malcontento dei tuoi collaboratori, oltre che ad una grande dose di stress.

Vivi la complessità significa accettare la situazione attuale, più complicata e interdipendente, conviverci al meglio e saper prendere decisioni anche quando non hai tutte le informazioni a tua disposizione. La tua risorsa principale per gestire  l’ambiente complesso è attorno a te, sono le tue persone. Loro hanno le competenze e le informazioni necessarie per dare risposta alla maggior parte dei problemi che stai incontrando. Conoscile, valorizzale e chiedi aiuto.

5) RIMANI TE STESSO

Quando non avevi gli occhi di tutti su di te era più facile gestire le proprie emozioni e trovare valvole di sfogo che potessero scaricare lo stress. Lavoravi per ottenere approvazione dai superiori ed era più facile gestirne le aspettative. Eri valutato su risultati tangibili e questo ti dava sicurezza.

Da quando sei capo la tua realtà è evoluta, hai anche gli occhi dei tuoi collaboratori che ti guardano e che ti giudicano. La tentazione potrebbe essere quella di scimmiottare lo stile di leadership di qualcuno che ha avuto successo.

Rimani te stesso significa conservare quella genuinità e originalità che ti contraddistingue. Significa anche mettere in campo la tua umanità e la tua perfettibilità. Puoi commettere errori, puoi provare emozioni, puoi chiedere aiuto e mostrare i tuoi lati deboli. Ricordati che i tuoi collaboratori non hanno bisogno di un robot che processi dati e analizzi il loro comportamento, in realtà hanno bisogno di un  Uomo che li comprenda e che sia simile a loro .

PROSEGUI IL TUO VIAGGIO

Bene! Ora che conosci meglio come gestire la transizione da collaboratore a CapoLeader potresti essere interessato ad approfondire ulteriormente il percorso dei 5 passi. Prima però sono io a chiederti  una mano.

Con Capoleader.com sembra che si sta creando un numeroso seguito di fans e amici, entusiasti dei contenuti che produco. Ma siccome la data di nascita di questo progetto è così recente , ci sono due cose fondamentali che mi mancano:


1) un feedback che mi faccia capire se sono o meno sulla strada giusta, e cosa apprezzi maggiormente di quello che faccio.
2) idee ed opinioni su cos’altro vorresti trovare in CapoLeader.com;

Per queste ragioni, ti sarei veramente grato se volessi girarmi il tuo feedback su contatta@capoleader.com

A presto,

Stefano

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